Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Anziani: alternativa possibile

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2011

Anziani giocano a patruni e sutta

In alcuni miei libri ho parlato a lungo della questione degli anziani sotto i due più importanti aspetti: la previdenza e l’assistenza. Ho, innanzitutto, posto l’accento sull’evoluzione dell’età che ha fatto registrare un importante cambiamento nella sua condizione. Non molti anni fa, infatti, si entrava nell’età adulta più tardi di oggi così come si consideravano “vecchi” i sessantenni. Si vuole quindi valutare più ampliato lo spettro della vita attiva-lavorativa dai 16 ai 60 di allora ai 15 – 77 di oggi. In pratica siamo passati dai 44 anni agli attuali 62. Ma non finisce qui. Tutto l’arco della nostra esistenza si avvale di due fondamentali variabili dettate una dai passaggi formativi-professionali (scuola, master, specializzazioni, ecc.) e l’altra dallo stato di salute che potrebbe permettere ad esempio ad un ottantenne, e anche oltre, d’avere una “mente attiva” ma in un corpo fragile. Questo allungamento della speranza di vita congiunto ad una migliore qualità dell’esistenza si scontra inevitabilmente con altri due aspetti, cioè quello dell’evoluzione tecnologica e scientifica che, tra l’altro, riduce l’impiego di manodopera nelle imprese e l’aumento esponenziale della popolazione mondiale che oggi ha superato i 7 miliardi di persone. E dentro tali componenti ruota l’inevitabile disparità di natalità tra i paesi cosiddetti avanzati e quelli del terzo mondo notoriamente più poveri, o per meglio dire composti da una maggiore e più diffusa povertà. Ciò provoca un flusso migratorio in cerca di regioni più ospitali. Siffatto insieme di cose ci rende consapevoli della necessità di ricercare un modello di società diverso che nel prendere atto dei mutamenti esistenti e della loro evoluzione, in prospettiva, si faccia carico di trovare una risposta adeguata che contemperi sia il contingente sia la possibilità di mettere mano ai necessari correttivi futuri. Ecco perché se ci limitiamo al caso italiano, con una fascia di una popolazione considerata anziana e che va dai sessanta anni in poi e che si può quantificare in oltre 15 milioni di persone ovvero un quarto della popolazione totale, dobbiamo farci carico di iniziative adeguate ed anche prevederne di originali. Consideriamone alcune estratte da un progetto dei Centri studi della Fidest di qualche anno fa:
1) – trasformare la previdenza in assicurazione e stabilire contributi che permettessero ogni dieci anni di ottenere una rendita pari al 20% della media dei corrispettivi retributivi percepiti;
2) – eliminare i limiti di età sia per l’accesso al lavoro sia per lasciarlo pur stabilendo opportuni vincoli soprattutto per evitare il lavoro minorile sostitutivo della scuola;
3) – consentire la mobilità lavorativa per fasce di età considerando che si possono fare dei lavori ad una certa età ma non in altre. L’esempio tipico è dato dal giocatore di calcio professionista che, intorno a 35 anni, appende gli scarpini al chiodo, ma non per questo si considera un pensionato. Si cerca, semplicemente un altro lavoro;
4) – in caso di disoccupazione, diciamo di un cinquantenne, e le difficoltà a trovare un altro impiego, le rendite assicurative nel frattempo accumulate (pensiamo a tre cicli da 10 anni e quindi il 60% della sua media retributiva complessiva) possono evitargli un più cocente disagio economico.
5) – agli “anziani” verrebbe riservata un’altra opportunità che è quella di vivere in una “comunità mista” chiamata dagli ideatori “cittadella del sapere” dove l’esperienza e la conoscenza degli uni si combina con talune prestazioni assistenziali degli altri. E queste condizioni rese operabili nei paesi del terzo mondo permetterebbero, tra l’altro agli autoctoni di acquisire maggiori conoscenze e conseguenti possibilità lavorative in loco o altrove.
Per quanto riguarda l’assistenza il principio guida deve essere quello della “universalità” ma nella prevenzione: meglio prevenire che curare un male avanzato. E per farlo tutta la filiera assistenziale va rivista. Il risultato ci offre un migliore sistema assistenziale e sensibili economie di gestione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
Ulteriori informazioni possono essere attinte dai seguenti link:
http://fidestnews.blog.com/archives/6647/
http://fidestnews.blog.com/archives/6645/
http://fidestnews.blog.com/archives/6068/
http://fidestnews.blog.com/archives/4941/
http://fidestnews.blog.com/archives/3060/
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http://fidestnews.blog.com/archives/1851/
http://fidestnews.blog.com/archives/1583/
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http://fidestnews.blog.com/archives/986/
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