Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Punti nascita in Sicilia e Campania

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2011

Italia, regione Campania, Napoli, panorama del...

Image via Wikipedia

Un quinto delle segnalazioni di presunti casi di malasanità all’esame della Commissione d’inchiesta sugli errori sanitari, riguardano episodi legati a gravidanza o al parto e, precisamente, 104 su 500. L’80% ha avuto come esito il decesso della mamma o del neonato. Evidente lo scarto regionale tra nord e sud, che parla di un Paese diviso da una sanità ancora disomogenea. La metà delle segnalazioni pervenute, infatti, riguarda le regioni Calabria e Sicilia rispettivamente con 32 e 20 segnalazioni. A partire da questi dati – che pur essendo parziali costituiscono un segnale significativo di disagio – la Commissione ha ritenuto necessario approfondire il tema della qualità del percorso nascita in Italia, avviando un’indagine coordinata dall’on. Benedetto Fucci, conclusasi con l’approvazione di una dettagliata relazione. I dati forniti dalle aziende sanitarie (cui va ricondotta la responsabilità sulla regolarità o incompletezza degli stessi) hanno costituito la base dell’analisi del campione relativo 344 punti nascita (sui 570 presenti in Italia)
Analizzando le risposte ai questionari fornite da quattro regioni rappresentative di altrettante macroaree – Nord, Centro, Sud e Isole – emergono dati che sottolinenano la spaccatura tra nord e sud riguardo la percentuale dei tagli cesarei sul totale dei parti effettuati: in Veneto rappresentano il 29,5%, in Toscana il 26,6%, in Campania il 47,3%, in Sicilia il 52,9%. La percentuale media in Italia risulta essere del 35,4%. Simile il quadro che appare se si analizzano gli ancora tanti piccoli punti nascita con un numero parti ritenuto troppo basso per garantire gli standard di assistenza previsti dall’Organizzazione mondiale della Sanità. In base alla presente analisi, che fornisce spunti di lettura della relazione, nel 47,3% dei punti nascita siciliani e nel 39,5% di quelli campani si effettuano meno di 500 parti l’anno, ovvero meno di 41 al mese. Tra questi rientra il P.O. Scarlato di Safati, dove risulterebbero essersi verificati ben 3 dei presunti errori sanitari all’esame della Commissione verificatisi in Campania. La percentuale del numero di parti effettuati cresce salendo verso nord: in Toscana rappresenta il 14,8 e in Veneto il 7,3%. Il basso numero di parti, come insegna la letteratura scientifica in materia, spesso ha come conseguenza la mancanza di necessari standard di professionalità e l`adeguato supporto strutturale, come la presenza di un reparto di neonatologia dedicato, una Utin, lo Sten e lo Stam. In ospedali del genere, il ginecologo che vi lavora effettua circa 1 parto alla settimana, con una media di 4,7 parti al mese. Vi si effettuano in media solo il 9,7% dei parti con analgesia e la terapia intensiva neonatale è presente solo nel 9,5% dei casi.
Misurando altre variabili definite “strutturali”, che si relazionano, naturalmente, alla dimenione e alla numerosità di parti effettuati nei punti nascita emerge che la terapia intensiva neonatale manca nel 68,4% dei punti nascita veneti, 53,8% di quelli toscani, 79% di quelli campani, nell’89,7% di quelli siciliani.
Un reparto di neonatologia dedicato manca nel 14,6% dei punti nascita veneti, 15,38% di quelli toscani, 20,9% di quelli campani e il 52% di quelli siciliani. Lo sten, o trasporto di emergenza neonatale, manca nel 2,5% dei punti nascita veneti, 3,7% di quelli toscani, 19,5% di quelli campani, 73,4 % di quelli siciliani. Lo stam, o trasporto di emergenza in utero, manca nel 12,5% dei punti nascita veneti, 25,9% di quelli toscani, 58,9% di quelli campani, il 87,7% di quelli siciliani. “L’indagine condotta dalla Commissione in collaborazione con le società scientifiche di ostetricia e ginecologia – ha commentato l’on. Benedetto Fucci – ha mostrato in modo organico e dettagliato la situazione dei punti nascita italiani, non limitandosi ad analizzare il singolo presunto caso di malasanità , ma conducendo un’analisi delle cause, presunte o reali, degli episodi critici registrati. Solo rivisitando qualitativamente e quantitativamente i punti nascita penalizzanti, possiamo pensare di garantire standard uniformi. Questo lavoro – ha concluso Fucci – primo nel suo genere, non è punto d’arrivo ma di partenza, affinché si continui a monitorare il tema e si offra qualificata assistenza a mamme e bambini”.

5 Risposte to “Punti nascita in Sicilia e Campania”

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