Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Archive for 30 dicembre 2011

Pensioni? No, rendite

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Il Quarto Stato

Image by gashale via Flickr

Lettera aperta al Ministro del lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero.Il dibattito in questi giorni sul tema controverso delle pensioni e il suo allacciamento all’età lavorativa rappresenta un tourbillon degno di ben altre fatiche, ma pur necessita una riflessione di merito che non va disattesa. La pensione, come si sa, è una forma di remunerazione post lavorativa che in Italia è di natura pubblica e che è erogata da Enti statali, casse di ordini professionali e private, se parliamo, in quest’ultimo caso, della previdenza complementare. Ma se vogliamo dare un altro nome e un diverso modo di considerare i contributi versati dai lavoratori per una vecchiaia senza eccessivi problemi esistenziali, allora ho trovato conveniente riesumare la parola “rendita” e assegnarle un ruolo specifico. Sono partito dall’idea che chi imbocca la strada del lavoro ha due necessità: una diretta e l’altra riflessa. La prima gli consente di vivere in rapporto alla retribuzione percepita e, la seconda, di assicurarsi un futuro nel momento in cui lascia il lavoro. In quest’ultimo caso si cerca di estrapolare da ciò che si guadagna un margine di risparmio da utilizzare per gli imprevisti (una grave malattia, un periodo di disoccupazione, ecc.) La soluzione che propongo, a questo punto, tende a contemperare le aspettative di chi lavora e ha una famiglia da sostenere, consentendogli una salvaguardia minima all’inizio ma in progressione, in corso d’opera. Sul piano pratico potrebbe configurarsi questo scenario: una trattenuta mensile che permetterebbe al lavoratore dopo i primi 10 anni di percepire una rendita pari al 20% della media retributiva riscossa in detto periodo. Le successive cadenze decennali consentirebbbero di cumulare la rendita sino a portarla, in 40 anni di lavoro, all’80% della media contributiva. A questo punto non vi sarebbero limiti d’età da rispettare e si lavora a discrezione dell’interessato. Nello stesso tempo si permette la possibilità di aggiornamenti professionali (sia con corsi serali sia sulla falsariga dell’anno sabbatico dei docenti) per migliorare il proprio profilo professionale in azienda o per scegliere un lavoro meno usurante. I vantaggi di questa scelta sono indubbi. Se ad esempio si resta disoccupati dopo 20 anni di lavoro si può sempre contare su una rendita minima pari al 40% dell’ultima retribuzione e lo Stato potrebbe sopperirvi in misura minore rispetto all’attuale sistema della cassa integrazione. L’argomento, come si può evidenziare è esposto per sommi capi ma esiste a monte uno studio particolareggiato in proposito che tende a rispondere alle varie eventuali perplessità e dubbi sull’efficacia del sistema proposto ed è anche aperto a possibili varianti e correttivi in corso d’opera. In questo modo, gentile ministro, non le toccherà più disquisire sull’età pensionabile e sulle percentuali da assegnare secondo il metodo contributi e non e all’eventuale rilancio della previdenza complementare, che non sembra trovare il gradimento dei lavoratori, concretizzando il tutto in una forma di premio assicurativo ottenibile attraverso una rendita decennale di certo più gradita se non altro per la minore durata della sua scadenza e per la certezza di coprire in questo modo eventuali imprevisti e se riscossa subito trasformarsi in un automatico incremento retributivo. E non finisce qui. In seguito illustrerò il progetto che riguarda quelle che ho chiamato le “Cittadelle del sapere”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

 

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Vivere per pagare le tasse

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

E’ davvero un triste momento. Più passano i giorni e maggiormente cresce la consapevolezza di una dipendenza sempre più intollerabile. Di certo pagare le tasse è una ratio legata al nostro essere insieme e alla necessità di procurarci servizi che tutti noi utilizziamo e che quindi dobbiamo contribuirvi con le nostre risorse, ciascuno secondo i mezzi che dispone. Ma non è questo il punto. La rabbia che coviamo in corpo è allorché ci rendiamo consapevoli che vi sono coloro che ciurlano nel manico e danno meno di quel che potrebbero per avere più di quello che è dovuto. E se ciò accade è perché la nostra società è imperfetta e la sua imperfezione suscita in noi malessere, disaffezione e voglia di rivalsa: tu non paghi? E allora cerco di farlo anch’io. E la ragione che si adduce è tanta che le stesse regole sono avvertite dai trasgressori in senso opposto al loro effettivo significato. E’ quanto mi è capitato ad un incrocio dove chi mi ha investito doveva rispettare la destra. E’ sceso dalla macchina e con rabbia mi ha aggredito in quanto a suo dire ero colpevole di disattenzione: la precedenza era sua. E lo diceva con tanta convinzione che mi son sentito ad un certo punto colpevole di… aver ragione. E’ così che le corporazioni e le lobby cercano di vendere le loro non-ragioni perché hanno per interlocutore un governo del paese solitamente forte con i deboli e debole con i forti. Qui vi è la spiegazione della rabbia di chi paga le tasse e continua ad essere tartassato e chi non le paga e continua a godere di tale franchigia. E se è lo Stato e, soprattutto, il parlamento con le sue leggi e l’esecutivo a fargli il verso, il risentimento delle vittime designate si fa sempre di più evidente.
E’ quanto oggi accade con il governo, cosiddetto di tecnici, che per fare cassa non hanno trovato di meglio che colpire secondo “tradizione” andando ad incidere pesantemente su chi ha già dato privilegiando di conseguenza coloro che poco o nulla hanno dato.
Si dice in attesa delle riforme. Ma quali riforme? Sono decenni che si parla di riforma fiscale, del welfare, dell’assistenza sanitaria, della scuola, della giustizia. Sono stati centinaia i convegni, i dibattiti,le conferenze che hanno rivoltato come un calzino i vari aspetti del nuovo corso che si intendeva percorrere e ci ritroviamo ancora a parlare senza dar seguito ai fatti.
Persino l’ex ministro Tremonti ci aveva assicurati d’avere in tasca, un anno fa, la riforma fiscale, ma si vede che aveva le tasche bucate perché lo ha annunciato in pompa magna ma subito dopo è subentrato un silenzio tombale.
E allora se le cose si dicono ma non si fanno e si sceglie la via più comoda per imporre solo tasse a chi già le paga il governo Monti, tecnico o no, non è diverso dagli altri e come tale si merita tutta la nostra sfiducia. E non lo affermiamo tanto per dire. Nei nostri successivi articoli vi proponiamo una serie di nostri interventi che indicano come le soluzioni ci sono ma si preferisce comportarsi come le famose tre scimmiette: non sentire, non parlare, non vedere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Alta velocità e la velocità italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Il 28 novembre del 2011 è stata inaugurata la nuova stazione AV di Roma Tiburtina, la prima dei cinque grandi progetti architettonici collegata al sistema ferroviario Alta velocità ad essere completata, un hub di livello internazionale. Siamo stati presenti, abbiamo fotografato e persino subite le prepotenze che per motivi di sicurezza, alquanto opinabili, hanno impedito ai giornalisti di muoversi rilegandoli in una sorta di recinto regolarmente transennato e controllato. A distanza di due mesi il nuovo insediamento non è ancora del tutto agibile e forse ci vorrà un altro Presidente della Repubblica per una inaugurazione finale.
Allora cogliemmo anche le rimostranze di chi non invitato intese far sentire una voce di dissenso con un volantinaggio nel quale si osservava, tra l’altro, che “dietro il taglio dei nastri e le strette di mano tra imprenditori e politici, in nome di un fantomatico progresso, si cela l’ennesima grande opera costosa e inutile”. E si osservava a buon intenditore: “Il tav è ovunque e non si tratta solo di un treno. Dal Nord al Sud Italia, ma anche nel resto dell’Europa, interi territori sono stati devastati dalle linee ferroviarie destinate all’alta velocità. Sulle vite delle persone si fanno pagare i veleni e le nocività che questo progetto porta con sé.” E gli estensori del volantino, ad un certo punto, si chiedono: “Quanto costa prendere un Tav? Quanti possono permetterselo? Quanti treni accessibili a tutti cancellati o soppressi? Ora senza voler fare della demagogia ci chiediamo se le ragioni dei critici possono trovare spazio con le ragioni del progresso secondo la logica di uno sviluppo possibile. In Italia quello che si avverte di più è la necessità di una rete intermodale in grado di sfruttare ma soprattutto d’essere efficiente in tutte le aree del nostro paese. Il Tav non sembra soddisfare queste aspettative se si pensa che ancora oggi diventa un’avventura la tratta Roma-Palermo e con treni che vanno a scartamento ridotto, con carrozze vecchie e sporche, in specie nel percorso tra Messina e Palermo e non è certo colpa della mancata costruzione del “famoso ponte sullo stretto”, ma più semplicemente della necessità di un raddoppio dei binari tra Messina e Palermo. Vi è poi il problema dei pendolari che a Parigi, ad esempio, con la Grand vitesse metropolitana, ha favorito la mobilità dei lavoratori e negli Stati Uniti l’abbonamento è regolarmente scaricabile sulla dichiarazione dei redditi. In altri termini progresso si ma omogeneo su tutto ilo territorio e con una particolare attenzione all’ambiente. Solo a queste condizioni lo sviluppo si giustifica e si approva perché è per tutti e non per pochi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La politica che non c’è

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Italiano: Foto con Romano Prodi e Silvio Berlu...

Image via Wikipedia

Il governo Monti ci ha messo al cospetto di una realtà che era nell’aria, e non solo, ma che volutamente ci eravamo imposto d’ignorare. Lo abbiamo fatto dall’oramai lontano 1994 allorchè l’inciucio politico ci ha portati ad ondate successivi i governi Prodi, Berlusconi, Amato, D’alema e ancora Berlusconi, Prodi e Berlusconi. Da allora la politica è diventata una “farsa” dove si prometteva ma non si rispettavano gli impegni assunti. Si andava persino in televisione per “sancire” un patto con gli elettori e poco ci mancava che a presenziarvi non vi fosse un notaio con tanto di carta bollata e suggelli di varia natura. Nel frattempo i problemi reali del paese li abbiamo ingurgitati come si fa con le bolle d’aria e siamo vissuti nel limbo.
Ora abbiamo raggiunto la consapevolezza che per anni abbiamo fatto finta di fare politica e che solo la sveglia suonata con molto fragore ci ha portati ad un brusco risveglio e per quanto non siamo ancora del tutto desti gli effetti del lungo letargo si fanno sentire sempre di più e i danni li avvertiamo sulla nostra pelle, come se si trattasse di una scottatura.
Ora si tratta di riparare i guasti arrecati dalla non-politica e ci dobbiamo prendere, per giunta, i richiami di chi è stato chiamato ad un compito inusuale per surrogare un qualcosa che avevamo mandato a poltrire nel solaio di casa tra le altre robe vecchie.
Ora abbiamo imparato che con la politica non si scherza e che i nodi irrisolti vengono prima o poi al pettine e i rinvii, non fanno che aggravarli. Quel concetto evangelico del “Padre allontana da me l’amaro calice” non è che un semplice auspicio ma la crudezza della realtà non concede sconti nemmeno ai santi.
La politica è mediazione per risolvere i contrasti, per contemperare le esigenze degli uni nei confronti degli altri, ma soprattutto per arrivare alla soluzione più indolore possibile dei problemi che si pongono nella nostra vita in comunità. Non esiste un deficit di politica come non esiste una non-politica in quanto fa parte della nostra stessa esistenza. Chi ci ha addormentati per farci godere un sogno ha infranto una regola sacra e intangibile, e noi che ci siamo lasciati sedurre siamo altrettanto colpevoli di un lassismo che non potevamo e non dovevamo permetterci.
Ora confidiamo che la sveglia sia servita a rinsavirci e a trovare la quadratura necessaria per fare realisticamente politica e il richiamo non è tanto e solo a chi colpevolmente si è disimpegnato da questo ruolo ma anche rivolto a noi perché la politica si incomincia a praticarla nel momento in cui andiamo a votare e scegliamo gli uomini e le donne che dovranno rappresentarci. Non dobbiamo sottrarci da tale impegno perché ne va del nostro presente e ancor più del nostro futuro e dei nostri nipoti. Il letargo lasciamolo ai ghiri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Alcol e vendite su internet

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

La docente Nancy Puccinelli della prestigiosa Università di Oxford, studiosa del comportamento dei consumatori, non ha dubbi sull’influenza dell’alcol sulle scelte dei consumatori ritenendo che gli alcolici possono avere un effetto stimolante all’acquisto in quanto aumenterebbe l’interesse verso i prodotti in vendita.
Proprio sulla connessione tra alcool e propensione all’acquisto il “New York Times” ha pubblicato un articolo in cui si svela che sono molti i negozi online che sono soliti piazzare le proprie offerte speciali di sera o nelle ore notturne per attrarre coloro che navigano un po’ brilli in rete. Indizi di questa tendenza, come si legge su “20min.ch”, sono le informazioni raccolte dai clienti e l’aumento delle visualizzazioni dei siti di compravendita su internet nelle tarde ore serali e della notte. Anche Steve Yankovich, vicepresidente di Ebay mobile, ne è certo: il consumo di alcoolici è uno dei motivi per cui Ebay vede il suo picco di vendite tra le 18,30 e le 22,30. Gilt Groupe, boutique online specializzata negli articoli di design, per esempio, ha moltiplicato le offerte speciali a partire dalle 21 in avanti. Andy Page, presidente dell’azienda, spera che attraverso le bevute serali ai clienti si accenda lo stimolo a “sani e spontanei acquisti”. Che sia nota l’influenza dell’alcool sul comportamento e la tendenza all’acquisto lo ha precisato anche lo psicologo Christian Fichter dell’alta Scuola di Kalaidos, secondo cui tale “farmaco” riduce il controllo degli impulsi, fa venire meno le inibizioni e offusca la capacità di giudizio e la sua influenza porta il compratore ad acquistare con più leggerezza un prodotto che da sobri, invece, difficilmente si comprerebbe. Per tali ragioni, Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” che da tempo si appella ai consumatori sulla necessità di raggiungere la massima responsabilità possibile quando si effettua qualsiasi acquisto, specie su internet, invita i potenziali acquirenti ad essere maggiormente attenti quando si è bevuto più di un drink e ci si accosta al proprio pc.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Giudice di pace: aumento cause

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Luigi Pirandello

Image via Wikipedia

“Sellate la mula!” urlava Don Lollò Zirafa ogni qualvolta si presentava la benché minima questione legale tanto da dover recarsi pressoché quotidianamente dal proprio avvocato. Lo sapeva bene il premio Nobel Pirandello in una delle sue più note commedie, “La giara”, nel sottolineare coloritamente una caratteristica tutta italica quale quella di dover ricorrere per ogni controversia, pur piccola che sia, alla Giustizia.
La conferma che a quasi cent’anni dallo scritto pirandelliano nulla sia cambiato e che anzi gli italiani hanno aumentato la facilità con cui ricorono alle aule dei tribunali anche per vicende di minore entità, viene dallo studio “La litigiosità presso giudici di pace: fisiologia e casi anomali”, pubblicato dalla Banca d’Italia all’interno della collana “Questioni di economia e finanza” e che per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è opportuno diffondere per riproporre alcune questioni che da tempo evidenziamo. Secondo la ricerca, infatti, nel periodo compreso fra il 2001 e il 2008 il contenzioso civile e amministrativo presso i giudici di pace è aumentato di circa il 50%. Con una quantità impressionante rispetto alla domanda di giustizia totale secondo cui nel solo 2008 i procedimenti civili sopravvenuti presso gli uffici del giudice di pace rappresentavano il 40 per cento del totale dei procedimenti in primo grado. Ma il dato più rilevante è che tale crescita è dovuta quasi esclusivamente all’incremento dei ricorsi amministrativi, mentre il numero di controversie civili è rimasto essenzialmente stabile. Tali dati non possono che evidenziare come l’incremento dei ricorsi in opposizione alle sanzioni amministrative sia conseguenza diretta dell’aumento del numero di sanzioni amministrative e multe, comminate quale nuovo strumento degli enti locali per “far cassa”. Ma l’introduzione di un contributo con chiara funzione disincentivante di 30 euro progressivamente aumentato sino a 37 euro per l’avvio dei ricorsi contro le sanzioni amministrative di valore fino a 1.100 euro – anche se la stragrande maggioranza dei verbali si assesta intorno a cifre inferiori ai 200 euro – sembrerebbe aver comportato una riduzione delle impugnazioni, più accentuata in alcune delle sedi a più elevata litigiosità. Gli atti di citazione per il risarcimento del danno prodotto da circolazione stradale si caratterizzano per le forti differenze territoriali e per la presenza di situazioni patologiche specie del Centro-Sud come nel caso delle province di Napoli e Caserta. L’analisi empirica, si legge nel documento, mostra che la frequenza di queste cause è strettamente proporzionale al numero di incidenti e con il grado di sviluppo economico, mentre risulta collegata positivamente con il tasso di criminalità, oltre che, con il numero di avvocati, anche se quest’ultimo dato viene contestato dal Consiglio Nazionale Forense con pesanti ricadute, per non parlare di importanti distorsioni, sul mercato assicurativo. Alla luce dei dati ottenuti verrebbe confermata l’evidenza secondo cui in questo settore sono predominanti comportamenti di natura opportunistica. Analogamente il fenomeno delle cosiddette “cause seriali”, sottolinea come in determinate province si registrino variazioni annuali della litigiosità anche di molto superiori al 100 per cento.

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Appello in aiuto del popolo greco

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

 

Grecia

Image by joluka via Flickr

In riferimento alle drammatiche notizie provenienti dalla Grecia per la crisi finanziaria, a seguito della quale si registrano gravissime ripercussioni sullo stato di salute della popolazione più debole (bambini, anziani, malati), la CVDP – movimento astensionista politico per il rilancio della sovranità popolare, lancia un appello affinchè il Popolo Italiano corra in soccorso di quello Greco. Nello stesso tempo, aderendo alla campagna “Per fermare l’acquisto dei cacciabombardieri JSF”, il movimento esorta il Governo italiano e le Forze politiche che lo sostengono affinchè rinuncino all’acquisto previsto dei 131 cacciabombardieri, che costeranno all’Italia la bellezza di 14 miliardi di euro, destinando parte di tali ingenti risorse per inviare aiuti alimentari e farmacologici al Popolo Greco che versa ormai in una gravissima difficoltà a causa della corruzione politica e delle conseguenti ritorsioni finanziarie subìte.
Si investa nel valore più grande e prezioso in dono all’umanità, che è la vita stessa degli esseri umani, dando al tempo stesso uno schiaffo forte e deciso alle multinazionali della morte e della distruzione dei popoli.
Intente, tra l’altro, ad annientare le radici stesse della storia, della civiltà e della cultura nate proprio dall’asse italo-ellenico.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Estero/world news | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Nuovo equilibrio tra economia libera di mercato e stato sociale

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

“Ci confrontiamo ormai quotidianamente con la crisi di quel progetto europeo che ha rappresentato la più grande invenzione politica della seconda metà del Novecento, sprigionando dinamismo e potenzialità in tale misura da imporsi come punto di riferimento, se non come modello, ben oltre i confini dell’Europa”. E’ partendo da questa considerazione che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una lettera inviata al direttore della rivista “Reset”, Giancarlo Bosetti, ha affrontato il tema dei grandi mutamenti avvenuti all’indomani della seconda guerra mondiale e del 1989: “Siamo ora giunti, in special modo in Europa, a un terzo appuntamento con la storia: quello del calare – approfondendolo come non mai – il nostro processo di integrazione nel contesto di una fase critica della globalizzazione. Ed è vero che questa volta le leadership europee appaiono invece in grande affanno a raccogliere la sfida, innanzitutto nei suoi termini di crisi incalzante dell’euro; appaiono palesemente inadeguate anche a causa di un generale arretramento culturale e di un impoverimento della vita politica democratica, che hanno congiurato nel provocare fatali ripiegamenti su meschini e anacronistici orizzonti e pregiudizi nazionali”.Facendo riferimento agli insegnamenti e all’eredità di Luigi Einaudi, il Presidente Napolitano ha scritto: “Particolarmente acuta è oggi per le forze riformiste l’esigenza di perseguire nuovi equilibri, sul piano delle politiche economiche e sociali, tra i condizionamenti ineludibili della competizione in un mondo radicalmente cambiato e valori di giustizia e di benessere popolare, divenuti concrete conquiste in termini di diritti e garanzie attraverso la costruzione di sistemi di Welfare State in Italia e in Europa”. Il Presidente ha poi affrontato la questione del confine fra un’economia libera di mercato ed uno Stato sociale, ricordando che “con i Trattati di Roma del 1957 e la nascita del Mercato Comune, furono riconosciuti e assunti dall’Italia i fondamenti dell’economia di mercato, i principi della libera circolazione (merci, persone, servizi e capitali), le regole della concorrenza”. Ha sottolineato il Capo dello Stato: “Ora che a minare la sostenibilità di quella grande e irrinunciabile conquista che è stata la creazione dell’euro concorre fortemente la crisi dei debiti sovrani di diversi Stati tra i quali l’Italia, è diventata ineludibile una profonda, accurata operazione di riduzione e selezione della spesa pubblica, anche in funzione di un processo di sburocratizzazione e risanamento degli apparati istituzionali e del loro modus operandi”. “Tale discorso – ha rilevato il Presidente Napolitano – non può non investire le degenerazioni parassitarie del ‘Welfare all’italiana’, rifondando motivazioni, obiettivi e limiti delle politiche sociali, ovvero rimodellandole in coerenza con l’epoca della competizione globale e con le sfide che essa pone all’Italia”.Per il Capo dello Stato “non possiamo ormai che riflettere sull’Italia guardando all’Europa: anche così tornando a incontrare Einaudi, come grande anticipatore e assertore di quella prospettiva di unione federale dell’Europa che oggi siamo chiamati a rilanciare mirando con coraggio einaudiano al più coerente superamento del dogma e del limite delle sovranità nazionali”. (fonte: http://www.criticasociale.net)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Concorrenza imprese straniere

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Non è solo la crisi a mettere in difficoltà le aziende italiane. Anche la concorrenza delle imprese condotte dagli stranieri rappresenta un ostacolo dal momento che il loro numero è sempre in ascesa: +5,7% nell’ultimo anno; ma il vero problema è rappresentato però dalle attività in nero e dall’abusivismo. A detta degli imprenditori italiani la sensazione è che le imprese gestite da immigrati non rispettino appieno le normative e che ci sia bisogno di maggiori controlli da parte degli organi preposti. Più colpiti dalla concorrenza sleale il settore del tessile e del commercio. Il 60% degli intervistati ritiene che comunque le attività abusive e in nero siano molto più dannose rispetto alla concorrenza degli stranieri sempre più presenti nel tessuto imprenditoriale italiano. Questi alcuni dei risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa su 600 imprenditori italiani ai quali è stato chiesto di pronunciarsi in merito alla percezione della concorrenza delle imprese gestite da immigrati.
I numeri dell’imprenditoria straniera. Si contano a giugno 2011 oltre 400mila imprenditori stranieri: questo significa che un imprenditore su dieci è nato all’estero. Ma se il numero di stranieri continua a crescere (+5,7% nell’ultimo anno), quello degli italiani cala (-1,4%). E’ ormai una tendenza consolidata negli ultimi anni: dal 2006 ad oggi la presenza degli immigrati nell’imprenditoria è aumentata del 38,6%, ma è calata quella degli italiani (-6,6%). Roma, Milano e Torino le province che raccolgono il maggior numero di imprenditori stranieri (rispettivamente l’8%, il 6,8% e il 5,1%). Il peso maggiore degli stranieri sul totale degli imprenditori è maggiore a Prato (dove un imprenditore su 4 è straniero), seguito da Trieste (16,9%), Firenze (15,2%) e Roma (14,8%).
La concorrenza con le imprese straniere: quanto percepita e quanto reale? Gli imprenditori italiani intervistati ritengono che la presenza nel tessuto imprenditoriale di aziende condotte da stranieri sia un problema abbastanza rilevante (specie se si tratta di imprese del commercio, meno per edilizia, produzione e servizi). I motivi vanno ritrovati nella concorrenza sleale legata alla vendita di prodotti e di servizi a minor prezzo (57,5%) e di bassa qualità (15,1%), che determinano una svalutazione dei prodotti Made in Italy (27,4%). Ma rispetto alla propria azienda la concorrenza diretta con imprese straniere non rappresenta un vero problema: infatti, il 55,9% degli intervistati non è per nulla coinvolto dalla competizione con gli imprenditori di origine straniera nel proprio mercato di riferimento. Tra coloro che lo ritengono invece un problema, il 36,9% dice di aver perso negli ultimi tre anni tra il 10% e il 25% di fatturato a causa della concorrenza di imprese straniere, il 31,3% oltre 1/4 del fatturato e infine il 29,2% meno del 10%. Il rispetto delle normative. A detta degli imprenditori intervistati, le aziende gestite da italiani rispettano di più di quelle straniere le normative nazionali: oltre il 70% delle prime infatti rispetterebbe le norme sulla sicurezza (76,5%), i contratti di lavoro (76,7%) e la normativa fiscale (71,4%). Si ricavano percentuali molto più basse se si considerano le imprese gestite dagli stranieri dove il valore non supera mai il 40%: in particolare, sempre a detta degli imprenditori italiani, appena il 37,5% degli stranieri rispetterebbe le norme sulla sicurezza, il 36,6% i contratti di lavoro e soltanto il 30,2% le normative fiscali. Per arginare questo problema andrebbero aumentati i controlli da parte degli organi competenti, specie sulla fiscalità e sulle condizioni di lavoro, addirittura proponendo di limitare le concessioni di permessi agli esercizi stranieri (13,8%). Tra tutti i settori di attività i più colpiti dalla concorrenza sleale sembrano essere il comparto del tessile (19,5%), del commercio (18,1%), i bar e i ristoranti (13,0%).
Il vero problema: l’abusivismo. Ma più della concorrenza degli imprenditori stranieri, il problema risulta essere l’abusivismo e le attività in nero. In particolare il 59,6% degli intervistati ritiene che tali attività siano dannose per la propria azienda, mentre la concorrenza straniera risulta problematica per appena il 10,1% del campione; il rimanente 30,3% li considera entrambi alla stessa stregua. Il fenomeno è abbastanza diffuso, dal momento che il 38,3% è a conoscenza (diretta e indiretta) di attività in nero o abusive, in particolare nell’edilizia (50,0%) e nel commercio (40,9%).

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Roma: cartelloni abusivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

A.S. Roma

Image via Wikipedia

Il Sindaco Alemanno ha scelto ancora una volta la stampa per denunciare pubblicamente “cartellopoli” e quella che lui stesso ha definito la mafia delle affissioni abusive. Meglio tardi che mai, anche se sono anni che, nonostante i nostri appelli, dal governo capitolino sono arrivati solo spot. E’ chiaro che buona parte delle responsabilità sono da attribuire all’inerzia e all’incapacità dell’Assessore Bordoni ad affrontare con decisione una questione così spinosa che per anni a Roma ha penalizzato coloro che agiscono legalmente, che pagano puntualmente le tasse e rispettando le norme. Nonostante gli ampi poteri in materia affidati a Bordoni, è dovuto intervenire il Sindaco che, grazie anche all’indagine della Polizia Municipale, ha lanciato l’allarme. Ma era sufficiente ascoltare i colleghi dell’Aula Giulio Cesare, che da tempo segnalano che Roma è diventata una maxi bacheca per annunci pubblicitari. Se a questo aggiungiamo anche “tavolino selvaggio” e il dilagare dell’abusivismo commerciale, ci chiediamo per quale motivo Bordoni sia ancora titolare del commercio nella capitale e non abbia lasciato l’incarico. Chiediamo pertanto la convocazione urgente della Commissione preposta per affrontare una volta per tutte la spinosa questione ed individuare strategie nuove e mirate per sanare questa piaga che da troppi anni affligge Roma. (On. Gianfranco Zambelli)

Posted in Roma/about Rome, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il Pd e le rendite catastali

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

I territori amministrativi e catastali dei com...

Image via Wikipedia

”Il Governo sta decidendo di rivedere le rendite catastali di tutti i fabbricati e di riconsiderare il meccanismo che le determina? Io dico: Finalmente! Si tratta di un provvedimento di vera equita’, un modo per mettere tutti i cittadini sullo stesso piano. Nel corso degli anni si e’ sedimentata una situazione sperequata che mette i cittadini, anche nello stesso comune di residenza, in situazioni di iniquita’. La riforma e’ assolutamente necessaria. Ad esempio, per quanto riguarda le abitazioni in Italia ci sono 14 milioni di residenze con rendita catastale inferiore ai 370 euro. Questo significa che ci sono oltre 14 milioni di famiglie che, con le rendite attuali, pagheranno a partire dal 2012 da zero a un massimo di 50 euro annui di IMU relativo alla prima casa. L’attuale sistema IMU previsto dalla manovra salvaitalia basandosi, di fatto, sulle attuali rendite catastali, crea un elemento di iniquità: famiglie ricche che vivono in abitazioni di alto valore commerciale ma dallo scarso valore catastale che non pagano nulla di IMU e, magari, famiglie povere residenti in appartamenti più recenti di scarso valore commerciale ma con alto valore catastale che invece dovranno pagare cifre spropositate di IMU. Pertanto la scelta del Governo di rivedere le rendite catastali a parità di gettito e’, senza dubbio, un intervento che determinerà maggiore equità e giustizia”. Così Marco Stradiotto, senatore del PD.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Gli italiani e il riciclo doni

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Secondo

Image by Mc-Q via Flickr

Un soprammobile kitsch, un maglione dai colori sgargianti, un profumo dalle note troppo forti. La lettera a Babbo Natale non è proprio arrivata a destinazione per l’80% degli italiani che quest’anno dichiara di aver ricevuto doni sgraditi o banalmente doppi. Secondo un sondaggio online condotto da sito di annunci Vivastreet.it su un campione di più di 6.000 utenti, sotto l’albero il regalo sbagliato è ormai una certezza che si ripete tutti gli anni. Da uno a tre le brutte sorprese per il 74% degli intervistati. Regali sbagliati, sempre da uno a tre, anche per i vicini francesi (53.1%) e inglesi (46.2%). Liberarsi di un dono inutile o sgradito non sarà forse un gesto elegante ma per il popolo del Belpaese è ormai una vera consuetudine che si ripete da diversi anni. Gli italiani risultano essere i più esperti d’Europa nell’arte del riciclo dei doni: ben il 64% degli intervistati infatti afferma di aver venduto regali non graditi negli ultimi 5 anni contro il 45.4% degli inglesi e il 27% dei francesi.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Concorsi pubblici: due pesi e due misure

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Nella giornata odierna abbiamo appreso, con immenso stupore e delusione, che all’interno del Decreto cd. milleproroghe, approvato dal Consiglio dei Ministri in data 23 dicembre 2011, e oggi reso noto dal sito internet del Sole24Ore, è stata prevista la proroga al 31 dicembre 2012 delle graduatorie relative a concorsi pubblici approvate successivamente alla data del 31.12.2005 (art. 1 comma 4). Dispiace constatare, inoltre, come all’interno del medesimo articolo, più precisamente al comma 6, non si sia riservato il medesimo trattamento alle graduatorie concorsuali relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonostante queste ultime abbiamo avuto il medesimo meccanismo di proroga con DPCM del 28 marzo 2011. Infatti, solamente per le graduatorie concorsuali vigenti relative a tutte le altre amministrazioni si fissa il termine del 31.12.2005, come data di “partenza”, modificando di fatto la normale fonte normativa oggetto di proroga. (DPCM 28 marzo 2011). Riteniamo inspiegabile un simile atteggiamento da parte di chi continua a sostenere che in un momento di forte crisi si debba cercare di ridurre al minimo le spese pubbliche e razionalizzarne gli investimenti già impegnati. Giova ricordare, a tal proposito, che la problematica relativa ai vincitori ed idonei di concorso pubblico non assunti trae la sua origine proprio in virtù dei continui interventi normativi in materia di reclutamento di personale da parte delle PP.AA. atti a ridurre le percentuali di accesso (v. blocco del turn over) in ossequio di una non precisata razionalizzazione delle risorse pubbliche.
Infatti, alla luce di quanto sopra, appare ancora più ingiustificata la volontà di cancellare con un solo colpo tutti coloro che, subendo passivamente i predetti interventi, non hanno avuto la possibilità di poter accedere al posto di lavoro meritatamente guadagnato e conquistato passando attraverso il meccanismo previsto dall’art 97 della Costituzione

Posted in Diritti/Human rights, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Napolitano: un discorso che non ascolterò

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

English: President Giorgio Napolitano with Gia...

Image via Wikipedia

Il Presidente della Repubblica in queste ore, di certo, sta limando il suo discorso alla nazione. Posso già pensare, se non altro perché le sue esternazioni le ha in qualche modo rese note con i suoi recenti interventi sia attraverso la carta stampata sia televisivi, che esalterà il sacrificio degli italiani e avvalorerà la tesi della ineluttabilità della manovra di recente approvata dal Parlamento. Poi ci darà una spolverata di ottimismo dichiarando che il nostro futuro sarà più sereno.
Da parte mia ho già deciso di non ascoltarlo. Lo faccio per solidarietà per quanti sono le vittime di una manovra tanto sbilanciata nei confronti delle classi più deboli e che ha trovato proprio nel Presidente della Repubblica il sostenitore più convinto.
Ma sia chiaro. Non dico che non occorresse fare qualcosa a fronte di una situazione resa critica dalla pessima gestione di un esecutivo inetto e pasticcione e che alla fine, per quanto troppo tardi, è stato costretto a gettare la spugna. Dico soltanto che tutto il dispositivo del provvedimento è stato orientato verso soluzioni più facili come quella di colpire i percettori di redditi da lavoro il cui prelievo fiscale è alla fonte. Ma si sono chiesti Monti e lo stesso Napolitano cosa significa per gli italiani che hanno un reddito inferiore a 1500 euro al mese (e si calcola che siano ben 30 milioni) vedere un’addizionale irpef dei comuni che, con effetto dal primo gennaio del 2011, li costringerà a pagare mediamente oltre 300 euro annue in aggiunta alla precedente imposizione? Che per i possessori di una modesta abitazione ci sarà un’aggiunta di 480 euro annui e che tutte le altre tasse saliranno di conseguenza: immondizia, luce, gas, telefono e persino il canone Rai.
Sarebbe credibile se coloro che si preparano a fare i loro annunci televisivi esordissero dicendo: “italiani ci vergogniamo di ciò che abbiamo fatto e nel fare ammenda abbiamo già pronto un provvedimento che inasprendo le leggi ci permette di combattere seriamente la corruzione per recuperarne almeno il 70% e per recuperare un altrettanto 70% delle evasioni e per colpire i capitali degli italiani depositati in Svizzera e di quelli scudati portando il recupero fino al 10%. E vi promettiamo che da questo ricavato il 50% servirà per ridurre l’imposizione fiscale e il restante per stimolare la ripresa economica”. Ma queste cose non sono state dette nella conferenza Monti né lo saranno da Napolitano perché in Italia per chi vive modestamente vale il detto: “cornuti e mazziati” (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

L’avvocato del diavolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

English: Pizza Berlusconi, so-called ‘best piz...

Image via Wikipedia

Editoriale Fidest. Se Berlusconi fosse il diavolo di certo l’on.le Giuliano Cazzola sarebbe il suo avvocato. Si tratta di sicuro una difesa, a tutto tondo, di un uomo che la ragione lo indica indifendibile, ma che l’ardore del leguleio di turno punta e rilancia con il fervore di un neofita.
La ragione ci dice che i guai odierni sono la diretta conseguenza di una politica sbagliata avviata nel 2008 allorchè si negò la crisi e si propendette nel negarla provocando, in questo modo, un aggravamento della situazione e alla debacle di un esecutivo di invertebrati. E la situazione è da considerarsi ancora più grave per quel governo in quanto ottenne una maggioranza parlamentare molto elevata che gli avrebbe permesso porre mano da subito a riforme strutturali e al rilancio dell’economia. Ma c’è di peggio. Mentre si gridava ai quattro venti che era un governo che aveva posto le basi per la lotta all’evasione fiscale i fatti remarono contro. Si pensi, ad esempio, alla depenalizzazione del reato di falso in bilancio. Si voleva riformare la giustizia ma le sole leggi che passarono furono quelle ad personam. Si varò una legge per la riforma della scuola e ci ritroviamo con un sistema che penalizza fortemente la scuola pubblica e favorisce quella privata. Non si fece nulla per fermare la corruzione nella pubblica amministrazione facendo salire, di conseguenza, a detta della Corte dei Conti, il danno dai 4 miliardi di euro di 9 anni fa ad oltre 70 degli odierni. Si fecero rientrare i capitali esportati illegalmente con una penale irrisoria (1,50%) mentre la Gran Bretagna, per analoga manovra, pretese il 20%. Non si fece nulla per tassare i capitali italiani depositati in Svizzera mentre altri paesi europei avviarono accordi in tal senso nei confronti dei loro cittadini. Ma di là di tutto questo l’on.le Cazzola ci dovrebbe spiegare perché un governo che a suo dire ha funzionato bene si è dimesso dando il via alla formazione del governo Monti. Non solo. Afferma che gran parte dei provvedimenti adottati dall’attuale governo siano la naturale continuità del precedente. Ovvio, quindi, l’assurdità delle dimissioni se seguiamo questo filone di ragionamento. La verità, caro onorevole, che se è meritoria la sua difesa di parte, dato che gli avvocati difensori devono fare il loro mestiere, è pur sempre triste rilevare un così stridente rapporto tra ciò che è stato e ciò che si vorrebbe che fosse. Ma vi è qualcosa di più: l’arroganza di chi sbaglia ma pretende di avere ragione e se non ne è consapevole, nel proprio intimo, è davvero sconcertante doverne prendere nota. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Posted in Confronti/Your opinions, Editoriali/Editorials | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Comments »