Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Pensioni? No, rendite

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Il Quarto Stato

Image by gashale via Flickr

Lettera aperta al Ministro del lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero.Il dibattito in questi giorni sul tema controverso delle pensioni e il suo allacciamento all’età lavorativa rappresenta un tourbillon degno di ben altre fatiche, ma pur necessita una riflessione di merito che non va disattesa. La pensione, come si sa, è una forma di remunerazione post lavorativa che in Italia è di natura pubblica e che è erogata da Enti statali, casse di ordini professionali e private, se parliamo, in quest’ultimo caso, della previdenza complementare. Ma se vogliamo dare un altro nome e un diverso modo di considerare i contributi versati dai lavoratori per una vecchiaia senza eccessivi problemi esistenziali, allora ho trovato conveniente riesumare la parola “rendita” e assegnarle un ruolo specifico. Sono partito dall’idea che chi imbocca la strada del lavoro ha due necessità: una diretta e l’altra riflessa. La prima gli consente di vivere in rapporto alla retribuzione percepita e, la seconda, di assicurarsi un futuro nel momento in cui lascia il lavoro. In quest’ultimo caso si cerca di estrapolare da ciò che si guadagna un margine di risparmio da utilizzare per gli imprevisti (una grave malattia, un periodo di disoccupazione, ecc.) La soluzione che propongo, a questo punto, tende a contemperare le aspettative di chi lavora e ha una famiglia da sostenere, consentendogli una salvaguardia minima all’inizio ma in progressione, in corso d’opera. Sul piano pratico potrebbe configurarsi questo scenario: una trattenuta mensile che permetterebbe al lavoratore dopo i primi 10 anni di percepire una rendita pari al 20% della media retributiva riscossa in detto periodo. Le successive cadenze decennali consentirebbbero di cumulare la rendita sino a portarla, in 40 anni di lavoro, all’80% della media contributiva. A questo punto non vi sarebbero limiti d’età da rispettare e si lavora a discrezione dell’interessato. Nello stesso tempo si permette la possibilità di aggiornamenti professionali (sia con corsi serali sia sulla falsariga dell’anno sabbatico dei docenti) per migliorare il proprio profilo professionale in azienda o per scegliere un lavoro meno usurante. I vantaggi di questa scelta sono indubbi. Se ad esempio si resta disoccupati dopo 20 anni di lavoro si può sempre contare su una rendita minima pari al 40% dell’ultima retribuzione e lo Stato potrebbe sopperirvi in misura minore rispetto all’attuale sistema della cassa integrazione. L’argomento, come si può evidenziare è esposto per sommi capi ma esiste a monte uno studio particolareggiato in proposito che tende a rispondere alle varie eventuali perplessità e dubbi sull’efficacia del sistema proposto ed è anche aperto a possibili varianti e correttivi in corso d’opera. In questo modo, gentile ministro, non le toccherà più disquisire sull’età pensionabile e sulle percentuali da assegnare secondo il metodo contributi e non e all’eventuale rilancio della previdenza complementare, che non sembra trovare il gradimento dei lavoratori, concretizzando il tutto in una forma di premio assicurativo ottenibile attraverso una rendita decennale di certo più gradita se non altro per la minore durata della sua scadenza e per la certezza di coprire in questo modo eventuali imprevisti e se riscossa subito trasformarsi in un automatico incremento retributivo. E non finisce qui. In seguito illustrerò il progetto che riguarda quelle che ho chiamato le “Cittadelle del sapere”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

 

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