Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Vivere per pagare le tasse

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

E’ davvero un triste momento. Più passano i giorni e maggiormente cresce la consapevolezza di una dipendenza sempre più intollerabile. Di certo pagare le tasse è una ratio legata al nostro essere insieme e alla necessità di procurarci servizi che tutti noi utilizziamo e che quindi dobbiamo contribuirvi con le nostre risorse, ciascuno secondo i mezzi che dispone. Ma non è questo il punto. La rabbia che coviamo in corpo è allorché ci rendiamo consapevoli che vi sono coloro che ciurlano nel manico e danno meno di quel che potrebbero per avere più di quello che è dovuto. E se ciò accade è perché la nostra società è imperfetta e la sua imperfezione suscita in noi malessere, disaffezione e voglia di rivalsa: tu non paghi? E allora cerco di farlo anch’io. E la ragione che si adduce è tanta che le stesse regole sono avvertite dai trasgressori in senso opposto al loro effettivo significato. E’ quanto mi è capitato ad un incrocio dove chi mi ha investito doveva rispettare la destra. E’ sceso dalla macchina e con rabbia mi ha aggredito in quanto a suo dire ero colpevole di disattenzione: la precedenza era sua. E lo diceva con tanta convinzione che mi son sentito ad un certo punto colpevole di… aver ragione. E’ così che le corporazioni e le lobby cercano di vendere le loro non-ragioni perché hanno per interlocutore un governo del paese solitamente forte con i deboli e debole con i forti. Qui vi è la spiegazione della rabbia di chi paga le tasse e continua ad essere tartassato e chi non le paga e continua a godere di tale franchigia. E se è lo Stato e, soprattutto, il parlamento con le sue leggi e l’esecutivo a fargli il verso, il risentimento delle vittime designate si fa sempre di più evidente.
E’ quanto oggi accade con il governo, cosiddetto di tecnici, che per fare cassa non hanno trovato di meglio che colpire secondo “tradizione” andando ad incidere pesantemente su chi ha già dato privilegiando di conseguenza coloro che poco o nulla hanno dato.
Si dice in attesa delle riforme. Ma quali riforme? Sono decenni che si parla di riforma fiscale, del welfare, dell’assistenza sanitaria, della scuola, della giustizia. Sono stati centinaia i convegni, i dibattiti,le conferenze che hanno rivoltato come un calzino i vari aspetti del nuovo corso che si intendeva percorrere e ci ritroviamo ancora a parlare senza dar seguito ai fatti.
Persino l’ex ministro Tremonti ci aveva assicurati d’avere in tasca, un anno fa, la riforma fiscale, ma si vede che aveva le tasche bucate perché lo ha annunciato in pompa magna ma subito dopo è subentrato un silenzio tombale.
E allora se le cose si dicono ma non si fanno e si sceglie la via più comoda per imporre solo tasse a chi già le paga il governo Monti, tecnico o no, non è diverso dagli altri e come tale si merita tutta la nostra sfiducia. E non lo affermiamo tanto per dire. Nei nostri successivi articoli vi proponiamo una serie di nostri interventi che indicano come le soluzioni ci sono ma si preferisce comportarsi come le famose tre scimmiette: non sentire, non parlare, non vedere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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