Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 1 gennaio 2012

La penicillina sale più dello spread

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

Un altro piccolo grande scandalo italiano ci viene segnalato dalla dottoressa Cristina Reggini che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, riporta integralmente per evidenziare come in Italia si corra il rischio concreto che il diritto alla salute possa diventare un lusso per pochi. Negli ultimi mesi un flacone di penicillina è aumentato del 1.200%, da 2 a 24 Euro, passando da mutuabile a fascia C, totalmente a carico del cittadino. La benzilpenicillina benzatinica, prodotta dalla Biopharma, da maggio 2011 è venduta in un nuovo formato, i due flaconi da miscelare sono stati sostituiti da una siringa già pronta per l’uso. Il nuovo packaging ha fatto lievitare il costo del farmaco al punto da renderlo proibitivo per il Sistema Sanitario Nazionale, che da mutuabile l’ha inserito in fascia C (a carico dell’assistito). La vicenda, nonostante leda il diritto alla salute di tanti cittadini, è passata quasi inosservata. Un mese fa se ne è occupata la trasmissione “Mi manda Rai Tre”, il 26 settembre scorso il Corriere della Sera, con la denuncia da parte di un cittadino, infine, il 10 agosto Repubblica dava voce ai dermatologi che lanciavano l’allarme sifilide. Una ricerca sul web ha confermato la difficoltà di reperire il preparato sul territorio nazionale. Nel sito “Lettere al direttore” si leggono le testimonianze di cittadini rimasti, da un giorno all’altro senza alcuna comunicazione, privi del farmaco, sostituito poi da una versione “lusso”. In tutta Europa la benzilpenicillina continua ad essere venduta a pochi euro, così qualcuno si è rivolto a farmacie estere, in particolare a quelle Svizzere, della Repubblica di San Marino o del Vaticano. Gli appelli e le denunce affidati alla rete sono in gran parte di genitori che curano, con iniezioni di penicillina, la febbre reumatica o altre patologie dei loro bambini. Questo sarebbe già sufficiente per indignarsi, ma l’allarme lanciato dai dermatologi aggrava la situazione. La benzilpenicillina benzatinica è, tuttora, il principio attivo più efficace per il trattamento ambulatoriale della sifilide. Per la guarigione dalla malattia il protocollo prevede sei iniezioni, la cura, totalmente a carico del paziente, raggiunge i 144 euro. In questa vicenda di ordinaria follia una cosa è certa, il diritto alla salute dei cittadini, sancito nell’art. 32 della Costituzione, viene calpestato dagli interessi economici delle case farmaceutiche, nell’indifferenza delle istituzioni, che quel diritto dovrebbero tutelare.

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Nuovi Direttori Generali per le Aziende Sanitarie lucane

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

Italien/Italia/Italy: Basilicata, Prov. Matera...

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Si apprende la notizia che il 30 dicembre la Giunta Regionale di Basilicata ha nominato i nuovi Direttori Generali delle Aziende Sanitarie lucane, che sono Mario Marra per l’ASP di Potenza, Pasquale Francesco Amendola per l’IRCCS Crob di Rionero e Giampiero Maruggi per l’ASM di Matera. I Cittadiniattivi di Bernalda e Metaponto, che osservano con un occhio di riguardo e viva apprensione la realtà sanitaria della Basilicata, auspicano che l’evoluzione in atto sia finalmente improntata in un’ottica di trasparenza e condivisione preventiva delle scelte da intraprendere, soprattutto per l’incalzare della grave crisi economico/finanziaria in corso. La loro speranza, riposta nei nuovi quadri dirigenziali, è che si faccia inoltre chiarezza sulle molteplici pagine buie che hanno contraddistinto la gestione della sanità di questi ultimi tempi, spesso all’insegna di una metodologia padronale mista a clientelismo politico che nulla ha a che fare con il diritto alla salute giustamente rivendicato da ogni cittadino.

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Chemio letale a Palermo

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

English: Piazza Pretoria, Palermo, Sicily, Ita...

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Il Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari, Leoluca Orlando, ha disposto l’invio di una richiesta di relazione all’assessore alla Sanità della Regione Sicilia, Massimo Russo, per avere informazioni in merito a quanto accaduto ad una donna deceduta all’ospedale Cervello di Palermo giovedì scorso. Secondo quanto denunciato dai parenti, alla trentaquattrenne sarebbe stata somministrata un dose letale di chemioterapia. Sul caso, la magistratura ha aperto un’inchiesta e il direttore generale del Policlinico di Palermo, Mario La Rocca, ha avviato un’indagine interna. In base a quanto ricostruito dagli inquirenti, lo scorso 7 dicembre la paziente, che soffriva di tumre alla gola, era stata sottoposta all’ennesimo ciclo di chemioterapia presso la divisione oncologica del Policlinico di Palermo. Ritornata a casa avrebbe accusato un malore, cui è seguito il ricovero presso il Policlinico e l’improvviso aggravarsi delle sue condizioni. Da qui la decisione di trasferirla nel reparto di rianimazione dell’ospedale Cervello, dove è deceduta. “Nell’esprimere solidarietà e vicinanza ai famigliari della signora Lembo, la Commissione d’inchiesta che presiedo – ha dichiarato Orlando – ritiene necessario far chiarezza su quanto avvenuto ed acquisire ogni dato utile a conoscere lo svolgimento dei fatti. Chiederemo, pertanto, all’Assessore Russo, che ha già chiesto informazioni alla direzione generale del Policlinico, di comunicarci, quanto prima, le risultanze degli accertamenti, con particolare riguardo ad eventuali criticità organizzative riscontrate, così come ad iniziative amministrative, sanzionatorie e/o cautelari, assunte a fronte di responsabilità individuali eventualmente emerse. La documentazione acquisita – ha concluso Orlando – sarà valutata per eventuali, ulteriori adempimenti di competenza”.

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Liberazione: tornate subito

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

liberazione quotidiano

Image by agenziami via Flickr

“Quando i giornali torneranno in edicola “Liberazione” non ci sarà. “Torno subito” titola oggi il quotidiano diretto da Dino Greco. E noi ce lo auguriamo. Speriamo che l’assenza dalle edicole sia solo temporanea, che verranno individuate tutte le modalità affinchè questa testata possa tornare nelle rotative, per essere sfogliata e letta, ripiegata nella tasca della giacca o lasciata in autobus o in treno affinchè qualcun altro possa sapere cosa Dino, Fabio, Frida, Roberta, Checchino, Vincenzo, Daniele, Raffaele, Annamaria, Nicola, Tonino, Boris, Carla, Alessandro… hanno da dire sulle cose del mondo. Con un corsivo tagliente, un’analisi sul cedimento della politica (e anche di tanta partedella sinistra) alle lusinghe del mercato, un’inchiesta su una delle tante guerre dimenticate ai margini del mondo”. Così scrive il direttore di Articolo21 Stefano Corradino in un editoriale sull’omonimo sito. “Giornali storici come “Liberazione”, “il Manifesto” e pochi altri hanno il merito di essere molto più di un quotidiano, che esaurisce la sua funzione nelle 24 ore ma sono strumenti di riflessione e di dibattito; luoghi (rari) in cui si esercitano ancora punti di vista critici nei confronti di un’idea cinica del mercato che tutto avviluppa, imbarbarisce, disumanizza. Per
questo vogliamo sperare, anzi siamo sicuri che quello di “Liberazione” sia solo un arrivederci e non un addio e che al più presto ci ritroveremo in edicola per condividere battaglie di giustizia e di libertà; e con il quotidiano sotto braccio nelle manifestazioni, come se fosse una baguette. Perchè l’informazione, soprattutto quella vera e sana è come il pane. E non possiamo nè vogliamo farne a meno”.

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Dubai Welcomes 2012 With Dazzling Fireworks Display in Downtown Dubai

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

This is a photo showing the construction of th...

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Dubai, UAE The centerpiece of Downtown Dubai, Burj Khalifa was fully illuminated in shimmering white, red and green hues, drawing on the colours of the UAE national flag, through the fireworks display. The celebrations were also a salute to the nation, which celebrated its 40th National Day, on December 2, 2011. Mr. Ahmad Al Matrooshi, Managing Director, Emaar Properties, said: “The New Year’s Celebrations 2012 is our tribute to the cosmopolitan spirit of Dubai. The spectacle has reiterated this city’s position as one of the most sought-after destinations for New Year’s celebrations.” The celebrations were telecast live to over 2 billion homes globally, putting the spotlight on Dubai and Downtown Dubai, the 500-acre flagship development of Emaar Properties. Befitting its description as ‘The Centre of Now,’ Downtown Dubai was a sea of humanity with hundreds of thousands of visitors – both residents and tourists specially flying in for the celebrations. The celebrations flagged off with the music-dance performances of The Dubai Fountain. Several firework displays across Downtown Dubai added to the excitement. A countdown was beamed on big-size screens located across Downtown Dubai one minute ahead of the New Year. With ten seconds to go for 2012, for every second, a firework display was made from Burj Khalifa, followed by the grand finale fireworks spectacle which began from the top of the spire of Burj Khalifa at a height of 828 metres (2,716.5 ft), progressing downward to the base. The fireworks display also marked the second anniversary of the grand inauguration of Burj Khalifa. The fireworks were choreographed to a specially composed musical composition that integrated Arabic and World Music notes. Following the fireworks, the celebrations shifted to Burj Park, with the live performance of Deep Forest, and solo violinist Diana Yukawa. Downtown Dubai’s attractions include At the Top, Burj Khalifa, the world’s highest observation deck with an outdoor terrace; The Dubai Mall, the world’s largest shopping and entertainment destination; The Dubai Fountain; world-class residences; commercial offices and the Emaar Boulevard, a 3.5 km boulevard lined with retail and F&B attractions.

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Messaggio Presidente Repubblica

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

Palazzo Quirinale, Roma / Rome, Italia / Italy

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Buona sera e buon anno. E innanzitutto, grazie. E’ un grazie che debbo a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell’Italia unita e i suoi 150 anni di vita. Grazie per la partecipazione sentita e significativa a quelle celebrazioni, per lo spirito di iniziativa che si è acceso nelle più diverse istituzioni e comunità, accompagnando uno straordinario risveglio di memoria storica e di mobilitazione civile, e portando le celebrazioni del Centocinquantenario a un successo, per quantità e qualità, superiore anche alle previsioni più ottimistiche.Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell’Italia. Che fa tutt’uno con fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere dinanzi alle avversità : spirito di sacrificio e slancio innovativo, capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un’economia avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un’eredità culturale e di una creatività universalmente riconosciute.Non mi nascondo, certo, che nell’animo di molti, la fiducia che ho sentito riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice di questi stati d’animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella crisi finanziaria ed economica in cui l’Italia si dibatte.Ora, è un fatto che l’emergenza resta grave : è faticoso riguadagnare credibilità, dopo aver perduto pesantemente terreno ; i nostri Buoni del Tesoro – nonostante i segnali incoraggianti degli ultimi giorni – restano sotto attacco nei mercati finanziari ; il debito pubblico che abbiamo accumulato nei decenni pesa come un macigno e ci costa tassi di interesse pericolosamente alti. Lo sforzo di risanamento del bilancio, culminato nell’ultimo, così impegnativo decreto approvato giorni fa dal Parlamento, deve perciò essere portato avanti con rigore. Nessuna illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se l’economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale.Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi – nessun gruppo sociale – può sottrarsi all’impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici, per evitare il collasso finanziario dell’Italia. Dobbiamo comprendere tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive. Nella seconda metà del Novecento, il benessere collettivo è giunto a livelli un tempo impensabili portando l’Italia nel gruppo delle nazioni più ricche. Ma a partire dagli anni Ottanta, la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato, e ormai insostenibile. E c’è anche chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto : a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità e anche di inquinamento criminale. Né, quando si parla di conti pubblici da raddrizzare, si può fare a meno di mettere nel mirino l’altra grande patologia italiana : una massiccia, distorsiva e ingiustificabile evasione fiscale. Che ci si debba impegnare a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale, è fuori discussione. Sapendo che è un’opera di lunga lena, che richiede accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità : ed è quanto si richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze, di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di privilegio.Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a posizioni acquisite e a comprensibili aspettative.Per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi.Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall’esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro : per la fondamentale ragione che il mondo è cambiato, che l’epicentro della crescita economica – e anche di quella demografica – si è spostato lontano dall’Europa, e non solo il nostro paese, ma il nostro continente vedono ridursi il loro peso e i loro mezzi, e debbono rivedere il modo di concepire e distribuire il proprio benessere, e concentrare i loro sforzi nel guadagnare nuove posizioni e opportunità nella competizione globale. Senza mettere in causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della dignità e dei diritti del lavoro.Mi si consenta una piccola digressione personale : vengo da una lontana, lunga esperienza politica concepita e vissuta nella vicinanza al mondo del lavoro, nella partecipazione alle sue vicende e ai suoi travagli. Mi sono formato, da giovane, nel rapporto diretto, personale con la realtà delle fabbriche della mia Napoli, con quegli operai e lavoratori. E’ un sentimento e un’emozione che ho visto rinnovarsi in me ogni volta che ho visitato da Presidente una fabbrica, incontrandone le maestranze. Comprendo dunque, e sento molto, in questo momento, le difficoltà di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia stata decisiva per la salvezza e il progresso dell’Italia la capacità dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale.Non è stato forse così negli anni della ricostruzione industriale, dopo la liberazione del paese? Non è stato forse così in quel terribile 1977, quando c’era da debellare un’inflazione che galoppava oltre il 20 per cento e da sconfiggere l’attacco criminale quotidiano e l’insidia politica del terrorismo brigatista?Guardiamo dunque con questa consapevolezza alle grandi prove che abbiamo davanti : come superare i rischi più gravi di crisi finanziaria per il nostro paese, e come reagire alle minacce incombenti di recessione. L’Italia può e deve farcela ; la nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa.Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria, nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla competitività del sistema produttivo, all’investimento in ricerca e innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito. E’ a queste misure che ha annunciato di voler lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata per i giovani e per le donne. Si è diffusa, ormai, la convinzione che dei sacrifici siano inevitabili per tutti : ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E’ questo obbiettivo che può meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l’impegno cui non possiamo sottrarci.Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più coerente sforzo congiunto al livello europeo. E’ comprensibile che anche in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta l’Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso l’integrazione europea. Quel che abbiamo costruito, insieme, tenacemente, è stato decisivo per garantirci sempre di più pace e unità nel nostro continente, progresso in ogni campo, crescente benessere sociale, salvaguardia e affermazione nel mondo dei nostri comuni interessi e valori europei.E oggi, ben più di cinquant’anni fa, solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All’Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali. Occorrono senza ulteriori indugi scelte adeguate e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli paesi come l’Italia, perché il bersaglio è l’Europa, ed europea dev’essere la risposta.Risposta in termini di stabilità finanziaria e insieme di rilancio dello sviluppo. E non ci siamo. Particolarmente sottovalutata è la prospettiva della recessione, con tutte le sue conseguenze. In quanto all’Italia, è tempo che da parte di tutti in Europa si prendano sul serio e si apprezzino le dimostrazioni che il nostro paese ha dato e si appresta a dare, pagando prezzi non lievi, della sua adesione a principi di stabilità finanziaria e di disciplina di bilancio, nonché del suo impegno per riforme strutturali volte a suscitare una più libera e intensa crescita economica. Abbiamo solo da procedere nel cammino intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni europee – in condizioni di parità – il nostro contributo a nuove, meditate decisioni ed evoluzioni dell’Unione.In questo senso sta svolgendo il suo mandato il governo Monti, la cui nascita ha costituito il punto d’arrivo di una travagliata crisi politica di cui il Presidente del Consiglio, on. Berlusconi, poco più di un mese fa, ha preso responsabilmente atto. Si è allora largamente convenuto che il far seguire precipitosamente, all’apertura della crisi di governo, uno scioglimento anticipato delle Camere e il conseguente scontro elettorale, avrebbe rappresentato un azzardo pesante dal punto di vista dell’interesse generale del paese. Di qui è venuto quel largo sostegno in Parlamento al momento della fiducia al governo, con una scelta di cui va dato merito a forze già di maggioranza e già di opposizione.E’ importante ora che l’Italia possa contare su una fase di stabilità e di serenità politica. Ciò non toglie che ogni partito mantenga la sua fisionomia e si caratterizzi in Parlamento con le sue proposte rispetto all’azione che l’esecutivo deve portare avanti. Soprattutto, un vasto campo è aperto per l’iniziativa dei partiti e per la ricerca di intese tra loro sul terreno di riforme istituzionali da tempo mature. Queste sono necessarie anche per creare condizioni migliori in vista di un più costruttivo ed efficace svolgimento della democrazia dell’alternanza nello scenario della nuova legislatura dopo il ritorno alle urne.Mi auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di fondo del paese. Non c’è futuro per l’Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica.Solo così ci porteremo, nei prossimi anni, all’altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile, confrontandoci con l’emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti. Occorre una nuova “forza motivante” perché si sprigioni e operi la volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo rivolto “con speranza fondata verso il futuro”. Questo ci hanno detto nei giorni natalizi alte voci spirituali. Esse si sono in effetti rivolte al più vasto mondo in cui si collocano i travagli della nostra Italia e della nostra Europa. Un mondo nel quale sono emerse di recente nuove correnti e forze portatrici di aspirazioni alla libertà e alla giustizia, ma anche difficoltà e tensioni, e ancora feroci repressioni. Mentre restano aperti antichi focolai di contrapposizione e di conflitto, e si manifestano ciechi furori religiosi, fino a dar luogo a orribili stragi di comunità cristiane. L’Italia non può restare, e non resta, estranea a ogni possibile iniziativa di pace e umanitaria : come dice la nostra partecipazione – anche con dolorosi sacrifici di giovani vite – a quelle missioni militari e civili internazionali che vedono migliaia di nostri connazionali farsi onore. Nel salutarli e ascoltarli in occasione del Natale, ho colto accenti confortanti di alto senso di responsabilità e di forte vocazione al servizio del bene comune.Sono accenti che colgo, qui in Italia, in tante occasioni di incontro con le molteplici espressioni dell’universo della solidarietà, del volontariato, dell’impegno civile. Sono accenti che trovo in lettere toccanti che mi vengono indirizzate da persone anziane, da giovani e ragazzi, da uomini e donne che raccontano i loro propositi operosi e le loro esperienze. Lasciatemi dunque ripetere : la fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme nella comunità nazionale come nella famiglia.E allora apriamoci così al nuovo anno : facciamone una grande occasione, un grande banco di prova, per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno l’Italia.A voi tutti, con affetto, buon 2012

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Le contraddizioni di Benedetto XVI

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

Il Papa: umanità lacerata da ingiustizie, (Il Messaggero del 31 dic. 2011) E Rosario Amico Roxas commenta: “Le ingiustizie che lacerano l’umanità sono provocare dal sistema economico occidentale basato esclusivamente sul maggior reddito, meglio se si esclude la costosa incombenza del lavoro attraverso l’economia della finanza. Si è finalmente capito che il liberismo dominante, che si è affermato nel sistema democratico, impadronitosi del potere ha rinnegato la democrazia, per privilegiare un sistema autoritario, in grado di controllare le masse sempre più sfruttate.
Che Benedetto XVI oggi constati la lacerazione delle ingiustizie ci costringe a evidenziare che si tratta di una costatazione fuori tempo, anacronistica, contraddittoria, arrivando solo oggi, ma dopo che il medesimo pontefice ha esaltato il liberismo tessendone le lodi in quella lettera di presentazione al libro di Pera “Perchè dobbiamo dirci cristiani”; ha avuto l’ardire di paragonare il liberismo al cristianesimo, come se Cristo non avesse cacciato i mercanti dal Tempio, ma avesse cercato di instaurare una comunione di interessi.Si tratta di un ripensamento?
Se è così dovrebbe, coerentemente, rinnegare quello scritto e tornare ad aprire il Tabernacolo del cuore ai bisogni della povera gente, che quel liberismo ha condannato alla miseria, riconoscendo la centralità religiosa della Teologia della Liberazione, ingiustamente messa all’indice, colpevole di identificare Cristo nei derelitti del mondo, vittime sacrificali di logiche che non si possono accettare. (Rosario Amico Roxas)

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Di “sovranità” si muore

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

Quanto resisterai

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Il concetto di sovranità andrebbe rivisto alla luce di quanto accade nel mondo e all’idea che sta lentamente prendendo piede l’apolidismo delle genti, per via della permeabilità dei confini nazionali, della circolazione delle merci e dei capitali. Una sovranità in sé alquanto discutibile se la consideriamo sul piano personale. Si può essere “sovrani” in casa propria e in profilo più ampio se ci riconosciamo in una identità cittadina, provinciale, regionale, nazionale o continentale. Alla fine può accadere il contrario e scoprire che la nostra sovranità individuale o collettiva che fosse è solo un artificio giuridico di scarso valore pratico. Noi in quanto appartenenti ad una società composita deleghiamo necessariamente la nostra sovranità agli altri anche se non ce ne accorgiamo. Pensiamo all’euro. In pratica abbiamo perso la nostra sovranità monetaria e con il parlamento europeo dovremmo aver abbandonato anche quella politica se gli strateghi dell’Ue non fossero riusciti ad addolcire la “pillola” creando una struttura acefala. Ma nel farlo hanno provocato un pateracchio in quanto non si può governare la finanza comunitaria senza una ferma e riconosciuta guida politica. La sola che può mediare tra gli opposti interessi che oltre a quelli tradizionali di matrice lobbistica, corporativa e clientelare vi aggiungono i nazionali. Ecco perché l’Europa non funziona e siamo di continuo esposti alla speculazione internazionale che oggi, ad esempio, tiene alto lo spread (ovvero il differenziale tra i titoli pubblici tedeschi di riferimento e quelli italiani) per spuntare nell’acquisto delle emissioni di titoli italiani un interesse il più alto possibile. Questo non accadrebbe se l’economia fosse scorporata dalle “sovranità nazionali” e si affidasse ad un gestore unico. Sappiamo bene quale potrebbe essere il rimedio ma ciò equivarrebbe alla perdita non solo della sovranità economico-finanziaria sulla formazione del bilancio pubblico italiano ma anche di quello tedesco e francese, ad esempio. E qui casca l’asino perché se gli italiano sono disposti a farlo diversamente lo pensano i francesi, i tedeschi e gli inglesi. E la sovranità a senso unico non ha diritto di sussistere in una comunità come quella europea, se al nome vogliamo darle dei contenuti. In caso contrario dovremmo riprenderci anche quella nostra. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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