Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for 22 gennaio 2012

Potenziamento del ruolo del Polo Universitario di Caltanissetta

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

La Giovane Italia della Provincia di Caltanissetta, rappresentata in Consiglio Comunale del Capoluogo dal Coordinatore Provinciale e Capogruppo del PDL, Oscar Aiello, torna ad occuparsi dell’Università, chiedendo a gran voce di puntare al potenziamento del ruolo del Polo Universitario di Caltanissetta nei confronti di tutto il territorio provinciale.“Adesso – dichiara Oscar Aiello – è passato circa un anno da quando il Sindaco Campisi ha provveduto a rinnovare i rappresentati del Comune di Caltanissetta in seno al Consorzio Universitario e non si capisce il perché, ad oggi, l’Asp e la Camera di Commercio non abbiano anche loro provveduto, determinando così una condizione di difficile prorogatio degli organismi statuari con la conseguenza, e loro eventuale responsabilità, che il Consorzio sta proseguendo nelle proprie funzioni nell’alveo delle linee programmatiche e progettuali che erano state definite nel contesto del triennio precedente alla dimissioni del Presidente Prof. Carta, avvenute nel Giugno 2009.In questo modo – ribadisce il Consigliere Aiello – , e per responsabilità che si potrebbero probabilmente attribuire ai soci inadempienti, si sta verificando una forma di marginalizzazione della realtà territoriale della Provincia di Caltanissetta rispetto al sistema universitario regionale.Occorre invece – suggerisce il Capogruppo del PDL – potenziale il ruolo del Polo Universitario di Caltanissetta nei confronti del territorio nisseno, ma per far ciò il Sindaco Campisi non può continuare ad essere lasciato solo da parte degli altri soci. Occorre anche il loro interessamento affinchè si possa arrivare alla definitiva adozione del nuovo Statuto del Consorzio in modo tale che si realizzi il pieno coinvolgimento dei Soci, l’ampliamento degli stessi e soprattutto la rimodulazione del piano finanziario di partecipazione al Consorzio, da anni infatti le quote contributive dei Soci maggioritari sono rimaste le stesse e ciò determina un ridimensionamento delle sue attività.Sarebbe infatti opportuno – continua Oscar Aiello – incrementare la quota di partecipazione annuale dei singoli soci per poter avere un Polo Universitario di qualità che sappia rispondere alle aspettative dei numerosi giovani, non solo della Provincia nissena, che hanno deciso di investire culturalmente ed anche economicamente a Caltanissetta e che in futuro potrebbero continuare a farlo.Oltre che su Caltanissetta – continua a suggerire il Capogruppo del PDL – dove un maggior e serio interesse del’ASP sarebbe determinante per istituire sul Capoluogo il Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche, che potenzierebbe insieme a Medicina e Scienze Biologiche il settore della professione sanitaria, bisognerebbe riconoscere il giusto valore all’adesione al Consorzio del Comune di Gela prendendo seriamente in considerazione la possibilità, per il rilancio anche del territorio gelese, della localizzazione del Corso di Laurea in Ingegneria Chimica presso la città di Gela.Purtroppo – conclude Aiello – il fatto che il discorso Università a Caltanissetta sia diventato un tabù, anche per alcuni politici impegnati solo a parlare di mozione di sfiducia, fa pensare che probabilmente non ci si vuole interessare di questo importante problema per evitare che alla fine sia il Sindaco Michele Campisi ad incassare il risultato del potenziamento del progetto universitario nisseno”.

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La P.A. e i pagamenti alle piccole imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Premio Nuova Pubblica Amministrazione - Contes...

Image by Forum PA via Flickr

“Sono più di 4 i mesi (122,3 giorni) che la Pubblica Amministrazione impiega, in media, per pagare le piccole imprese. Questi i risultati di un’indagine di Fondazione Impresa su un campione di 1.000 imprese italiane con meno di 20 addetti. Nelle transazioni con i clienti privati le piccole imprese devono aspettare di meno (86,5 giorni) ma in questo caso i tempi di pagamento sono cresciuti maggiormente: tra il primo e il secondo semestre del 2011 sono 32,7 i giorni in più rispetto ai +29,1 giorni della Pubblica Amministrazione. In effetti – come sostengono i ricercatori di Fondazione Impresa – nei rapporti commerciali con i clienti privati l’incidenza delle imprese che hanno riscontrato un aumento dei tempi di attesa (rispetto al I semestre 2011) è elevata (50,2% del totale) mentre nei rapporti con la Pubblica Amministrazione la percentuale di piccole imprese che ha dichiarato un aumento dei tempi di pagamento scende al 35,2%. Questo segnale è in parte incoraggiante e si suggerisce che le campagne di sensibilizzazione legate al tema dei ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione possano portare ad una riduzione dei tempi di attesa complessivi. Chiaramente la piaga dei ritardi di pagamento – proseguono i ricercatori di Fondazione Impresa – non è ancora risolta e l’auspicio è quello di un intervento normativo che faciliti la riduzione dei tempi di pagamento in conformità con quanto previsto dalla direttiva dell’Unione Europea che stabilisce pagamenti entro 30 o al massimo 60 giorni da parte della Pubblica Amministrazione”.
I tempi medi di pagamento dei clienti privati sono pari a 86,5 giorni mentre nel caso della Pubblica Amministrazione le piccole imprese (<20 addetti) devono attendere di più (122,3 giorni). Rispetto al I semestre del 2011, i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione si sono tuttavia allungati di meno rispetto al caso dei clienti privati (+29,1 giorni per la PA e +32,7 giorni per i clienti privati). I settori che attendono di più i pagamenti della Pubblica Amministrazione sono la piccola impresa manifatturiera (138,3 giorni) e l’artigianato (125,2 giorni).Per quanto riguarda i rapporti con i clienti privati sono le imprese artigiane ad attendere più giorni (117,5 ); segue la piccola impresa manifatturiera (102,3 giorni). Questi i principali risultati dell’indagine condotta da Fondazione Impresa su un campione di 1.000 imprese con meno di 20 addetti.

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Infezione colpisce neonati

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Serratia marcescens

Image by AJC1 via Flickr

“Chiederemo all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, una relazione in merito all’infezione batterica da ‘serratia marcescens’, che nei giorni scorsi ha colpito due neonati prematuri ricoverati nell’ospedale Carlo Poma di Mantova. Sul tema delle infezioni ospedaliere, tanto grave e diffuso quanto troppe volte sottovalutato, la Commissione che presiedo ha, da tempo, rivolto la propria attività di inchiesta, al fine di stimolare le istituzioni sanitarie ad intervenire adeguatamente, soprattuto in via preventiva”. E’ quanto dichiara il Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, l’on. Leoluca Orlando, che provvederà ad inoltrare, all’assessore competente, una richiesta di relazione in merito all’infezione scoperta mercoledì scorso nel nosocomio mantovano. Il batterio è stato isolato nell’organismo di due prematuri, ora sottoposti a terapia antibiotica, che non sarebbero in pericolo di vita. Intanto, nel reparto di Patologia Neonatale dell’ospedale sono stati bloccati i ricoveri ma i vertici della struttura assicurano, dopo aver effettuato controlli su tutti i bambini ricoverati, che ”non vi e’ in atto alcuna epidemia e che la situazione e’ sotto controllo”. “La Commissione d’inchiesta sugli errori sanitari – ha aggiunto Orlando – intende conoscere ogni dato utile a far luce sull’episodio. Con riferimento e aldilà dello specifico caso, sollecitiamo la massima attenzione da parte del Ministero della Salute e da parte delle Regioni tutte, affinché provvedano ad adeguare le rispettive linee guida in materia e ne garantiscano la puntuale applicazione da parte delle autorità sanitarie locali”.

 

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La vecchia politica

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Prof. Mario_Monti

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Non è un caso che Silvio Berlusconi abbia sentito il bisogno di tornare sulla scena politica dopo un lungo silenzio con un giudizio lapidario sul governo Monti, “la cura non ha dato alcun frutto”, e con un warning, “ci aspettiamo di essere richiamati”, lanciato al Quirinale ma anche agli italiani. Sull’altro fronte, Bersani è più cauto ma non manca di sottolineare i limiti dell’azione del governo. Non sappiamo se tutto questo sia il preludio di una riapertura del dossier “elezioni anticipate”, o la partenza lunga della campagna elettorale del 2013. Di sicuro è un campanello d’allarme per Mario Monti, ed è bene che come tale suoni alle orecchie del governo. Perché non c’è dubbio che la sua azione vada ritarata, sia in sede nazionale che europea. Società Aperta si è dichiarata favorevole al governo Monti fin dall’inizio, ha respinto al mittente le infondate accuse di illegittimità o di scarsa legittimità democratica ad esso rivolte, ha difeso il Capo dello Stato che dell’operazione di chiusura dell’esperienza Berlusconi e di nascita di un governo cosiddetto tecnico è stato l’assoluto protagonista. Per questo le preoccupazioni che intendiamo esprimere oggi non possono essere scambiate per critiche distruttive e preconcette. Ma non possiamo non dire che altre sono le strade che occorrerebbe battere. Questo è un governo nato sull’onda di una drammatica emergenza finanziaria, allorquando per l’Italia, completamente isolata in Europa, si cominciava a temere la deriva greca verso il default. E come baluardo a quella eventualità deve continuare a comportarsi. Sia perché quel pericolo non è scongiurato – per motivi prevalentemente europei, ma ciò ne diminuisce, anzi, l’incombenza su di noi – sia perché è utile al cammino di un governo privo di una propria base parlamentare la reiterazione del monito “chiunque ci metta i bastoni tra le ruote si assume la responsabilità davanti agli italiani di esporli al pericolo”. Era dunque legittimo attendersi una forte manovra economica che avesse la capacità sia di ridurre il principale motivo di debolezza che ci espone alla pressione dei mercati, l’eccesso di debito, sia di mettere in condizioni il sistema economico di rilanciarsi. Fronteggiando e minimizzando la recessione. Così non è stato. La “fase uno” si è tradotta in un intervento sul deficit che, a parte il buon intervento sulle pensioni, non risolve i nostri problemi di finanza pubblica così non risolsero tutti i tagli precedenti (575 miliardi negli ultimi 12 anni). E ora la “fase due” si riduce ad un intervento, utile ma relativamente marginale, sulle liberalizzazioni. Ma perché il governo dell’emergenza finanziaria, nato per evitarci il default, dovrebbe occuparsi di taxi e farmacie? Sia chiaro, è perfettamente legittimo che questo governo si occupi di liberalizzazioni, e sano per l’economia (asfittica) del Paese che esse si facciano. Ma ci si chiede se le questioni oggetto dei provvedimenti contenuti nel decreto, al di là che essi siano giusti o sbagliati nel merito, stiano o meno ai primi posti nella lista delle cose da fare. E se si considera che non c’è ancora all’ordine del giorno nulla che riguardi il tema cruciale della riduzione del debito – da cui dipende la nostra salvezza, sia per evitare la disfatta dell’euro sia, ancor più, nel caso che crolli tutto e si debba tornare alle monete nazionali – è difficile considerare prioritarie le liberalizzazioni, quale che esse siano. Mettiamola così: tanto la manovra per l’azzeramento del deficit, quanto le liberalizzazioni sono misure necessarie ma insufficienti. Nel primo caso, perché è il nostro problema è il debito, non il deficit, e nel secondo perché gli effetti delle liberalizzazioni non possono che essere lenti e a medio termine, mentre noi abbiamo bisogno di uscire dalla recessione al più presto. Occorre dunque far cassa mettendo in gioco patrimonio pubblico e privato, e con essa sia ridurre il debito sotto il 100% del pil sia fare investimenti in conto capitale per il rilancio dell’economia. Insomma, la priorità è la politica industriale. Magari partendo dalla tutela di quello (poco e sempre meno) che ci è rimasto. E invece sui nodi cruciali degli assetti del capitalismo non si è visto ancora nulla.Ma a preoccupare è anche un’altra questione: l’atteggiamento sull’Europa. In un’intervista al giornale tedesco Die Welt, il nostro presidente del consiglio sostiene un po’ arditamente che “non c’è nessuna crisi dell’euro” e che la situazione difficile che stiamo vivendo “non è la conseguenza di un difetto del modello europeo”, per poi trarre la conclusione che “non avremo mai gli Stati Uniti d’Europa, anche perché non ne abbiamo bisogno” e che l’Unione Europea basta e avanza. Non c’è bisogno di vedere nelle parole di Monti un tradimento dell’aspirazione unitaria dei padri fondatori dell’idea stessa di Europa per essere contrari, basta stare sul più banale terreno del pragmatismo per capire che il ragionamento di Monti inciampa. E che rischia di indurre l’Italia a commettere un errore esiziale.Ma partiamo dalla valutazione iniziale: la crisi non è europea. Ciò è vero se ci si riferisce alla crisi finanziaria scoppiata nell’estate del 2007 (mutui subprime), poi diventata nel 2008 crisi del sistema bancario (caso Lehman) e quindi recessione (2009). Quel disastro è nato negli Stati Uniti, ha colpe quasi esclusivamente americane e sulle sue cause ben poco rimedio è stato posto sia dall’amministrazione Obama sia dai vari vertici G8 e G20 che si sono succeduti. Ma è altrettanto vero che i timori dei mercati circa la non finanziabilità del debito denominato in euro nascono dal congenito difetto dell’eurosistema, quello di avere una moneta unica ma 17 economie diverse regolate da altrettanti stati sovrani. Certo, questa era la condizione dell’euro fin dal suo concepimento nel 2002 dopo un decennio di incubazione. Ma fintanto che le cose andavano bene, del problema si occupava solo qualche economista rompiscatole. Poi con la crisi e l’esplosione del debito, a metterlo in risalto ci ha pensato la speculazione. Che ha cominciato dalla Grecia, poi ha messo nel mirino Irlanda e Portogallo, quindi Spagna ma soprattutto Italia, ma avendo sempre come obiettivo l’euro. Ora, se la speculazione finanziaria internazionale scommette sulla tenuta dell’eurosistema, è difficile negare l’esistenza di una crisi. La quale c’è non fosse altro per l’esistenza stessa della pressione speculativa. E quando questa dura due anni e si fa così arrembante da costringere la Bce a emettere warning quotidiani e i leader europei a riunirsi in continui vertici d’emergenza, dire che il problema è americano appare un tantino fuori luogo.Ma la cosa più importante è che se si parte da una diagnosi sbagliata, non si può che arrivare ad una terapia sbagliata. E dire che di un governo federale sul modello degli Usa non c’è bisogno perché vanno bene gli strumenti di governance che l’Unione Europea si è data significa non aver capito quale risposta i mercati pretendono per togliere la pistola della speculazione dalla tempia dell’eurosistema. Il che rende questa operazione di trasferimento di sovranità dagli stati nazionali ad un governo europeo centrale direttamente eletto dai cittadini non un’utopia spinelliana, ma una ben più materiale necessità.Forse le parole di Monti hanno fatto piacere alla Merkel, ma certo non aiutano la formazione di una consapevolezza, prima, e di una volontà, poi, di quale sia il drammatico problema dell’Europa oggi e di come si possa risolverlo prima che sia troppo tardi. In tutti i casi, sarebbe bene che l’Italia finisca di distrarsi – presa com’è tra il risentimento collettivo verso il comandante Schettino e quello corporativo di taxisti e altre categorie – e cominci a discutere di un tema fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro come quello della moneta che abbiamo in tasca. Altrimenti, come ci hanno ricordato Berlusconi e Bersani, il “vecchio” torna a bussare alla porta…. (fonte redazione Terza repubblica)

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Mussolini, la storia non è un supermercato

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Adolf Hitler and Benito Mussolini in Munich, G...

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La consigliera del Pdl Vanda Burnacci, nel porre una questione che il dibattito e i fatti hanno superato da tempo, sembra confondere la storia con un supermercato: perché se è vero che non ci si può sottrarre ad una analisi di quanto avvenuto, è altrettanto vero che non si può svolgere questa operazione a pezzi, come se fosse una porzione di un salume o di qualche pietanza. L’azione di Benito Mussolini va giudicata nell’insieme, non la si può prendere a fette. Perché se così facessimo, allora anche gli Hitler e Stalin, che lei cita, probabilmente qualcosa di non brutale hanno compiuto; e forse se andassimo a scandagliare nel dettaglio le loro esistenze, anche uomini come Saddam Hussein in fondo hanno eretto palazzi e compiuto qualche opera buona. Ma ci verrebbe mai in mente di voler anche solo immaginare l’idea di ripensare ad un volto “buono” e umano di questi dittatori? Io credo di no e non certo per una posizione ideologica, poiché la stagione delle ideologie è passata da tempo, e personalmente non l’ho vissuta. Da tempo si sta affrontando quel Ventennio e la figura di Mussolini senza timidezze e senza timori, lo stanno facendo in modo coraggioso il sindaco di Predappio e la sua comunità, Giorgio Frassineti, lo farà in maniera ampia e approfondita la mostra che nel 2013 si svolgerà al San Domenico a Forlì, dedicata proprio a quella stagione della storia. Il percorso culturale che ci ha portati fin qui, dal dopoguerra ad oggi, ha espresso un giudizio ormai consolidato su Mussolini e su quella stagione.Ci sono atteggiamenti e punti di vista che vanno rispettati, aspetti che non vanno trascurati, passaggi storici che vanno approfonditi; ma il giudizio storico deve essere totale e non parziale. Perché il rischio che si corre non è solo quello di un revisionismo fuori dal tempo, ma anche di rendere vano il percorso, fatti prima di tutto di immani sacrifici umani (ricordiamolo bene) e non solo, che oggi ci fa dire senza tentennamenti che occorre continuare l’impegno affinché quei fatti, quelle tragedie, quelle vite spezzate e quei tempi bui non tornino mai più. Mai più. (Marco Di Maio)

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Main Event del Pokeroom Challenge

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Poker chips

Image by angellea (glitterbug) via Flickr

Al Casinò di Venezia Cà Noghera, ultimi due satelliti per vincere l’iscrizione al Main Event del Pokeroom Challenge. Il primo NLH Freezout è in programma il 22 gennaio alle ore 20.00, 110+20€ il buy-in e 10.000 lo stack iniziale per livelli di 20 minuti e un cap di 50 players. In pratica un ticket ogni 10 iscritti. La sera successiva Super Stallite Pokeroom Challenge con buy-in a 125+25€ e cap a 100 players. Il satellite di domenica scorsa 15 gennaio ha registrato 29 iscritti e regalato due lasciapassare per il Main Event del primo torneo live organizzato da Pokeroom.it in partnership con Tilt Events che partirà con Day 1 unico il 27 gennaio (buy-in 1.000+100€ con montepremi garantito 100.000€).Il Challenge di Cà Noghera si aprirà invece il 26 con tre side event: Pokeroom Warm Up alle ore 15 (buy-in 175+25€), Super Sat Main Event alle 19 (buy-in 125+25€) e Turbo Sat Main Event alle 22.30 (buy-in 80+20). Il 27 è il giorno del Main Event: Day 1 unico a partire dalle 15 con buy-in 1.000+100€ e montepremi garantito di 100.000€. In serata alle 21 Turbo Freezout (buy-in 100+20). Il programma completo di tutti i dieci eventi è su http://www.pokeroom.it dove si può trovare anche il regolamento del pezzo forte del torneo: la classifica a squadre. Accanto ai Team dei 46 siti partners di Pokeroom.it che vogliono conquistare il primo Trofeo Pokeroom Challenge, parteciperanno giocatori del calibro di Cristiano Blanco e Irene Baroni, e Team come Scommesse Italia, Roombet, Candio’s Room, Giocopiù, Full Aces, AssoKappaItalia, Cotton Club; free agent di lusso del poker nostrano come Simone Rossi ex GD e Emanuele Di Domenico ex PS, il Team Stampa composto al momento da Antonio Terraneo di Libero e Massimiliano Lupi di CardPlayer in attesa di rinforzi da qualche collega dell’ultimo minuto, e lo Spruzza Team con Diego Fiorani, Salvatore Mongiovì e Max ‘bandana’ Rossi. Per partecipare alla gara a squadre basta comporre un Team di almeno 2 player: tutti gli eventi assegnano ai giocatori ‘itm’ un punteggio in base a buy-in e numero di partecipanti. La formula è studiata per garantire a tutte le squadre la possibilità di vincere il prestigioso trofeo fino all’ultimo torneo. Nulla è scontato, nemmeno per la squadra il cui giocatore si aggiudicherà il Main Event.

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Tecnologia: in futuro ricaricheremo il telefonino con le scarpe

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

English: Nokia 1209 Italiano: Un telefono cell...

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Ogni giorno molte persone portano con sé, per lavoro o per svago, telefoni cellulari, lettori mp3, computer portatili e videogiochi. Ma le batterie di queste apparecchiature si scaricano in fretta e spesso ci abbandonano nel momento del bisogno. Inoltre la ricarica di questi stessi apparecchi richiede l’allacciamento, per un lungo periodo di tempo, alle prese di corrente. Questo è contrario all’idea di mobilità e di libertà che associamo a queste apparecchiature, non a caso definite portatili. Ora la scienza, si sa, sta facendo passi da gigante, al punto che fra non molto potremo ricaricarli semplicemente camminando per strada. Come? Trasformando il nostro movimento in energia elettrica.
Basta applicare una speciale apparecchiatura alle nostre scarpe. Quando sarà possibile, faremo a meno di trasformatori, di caricabatterie e altri inconvenienti tipo l’impossibilità di ricevere e fare telefonate a causa delle batterie scariche. Faremo alcuni passi, magari di corsa, e quel nostro sforzo diventerà elettricità. La scoperta l’ha fatta uno scienziato americano, il dottor Tom Krupenkin, ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Visconsin. Questa soluzione è stata trovata nel movimento che facciamo senza problemi: camminare. Nella suola delle scarpe che sono state utilizzate come prototipo per effettuare gli esperimenti, è stato inserito un’apparecchiatura speciale la cui parte fondamentale si compone di due piccole sacche piene di minuscole gocce di gallistano. Il gallistano è una lega metallica formata da tre elementi chimici: il gallio, l’indio e lo stagno. La particolarità del gallistano è che a temperatura ambiente è liquido, esattamente come il mercurio, che però è molto tossico, mentre il gallistano non lo è per nulla. La caratteristica vincente del gallistano è se sottoposto a oscillazioni, le minuscole gocce di gallistano cedono elettroni, cioè i corpuscoli più piccoli che formano i flussi di corrente elettrica. Questi sono catturati da una speciale trappola per elettroni, chiamata elettrodo. E’ stato così sfruttato questo sistema per creare un piccolo caricabatterie, a sua volta inserito nella scarpa, capace di produrre dieci Watt di energia, sufficiente per la ricarica delle apparecchiature portatili. Il problema stava nel trasferire l’energia elettrica prodotta alle apparecchiature da ricaricare, ma è stato risolto. Dapprima si è pensato ad un cavo per caricare le batterie, ma poi è stato scelto un altro sistema più pratico perché il cavo poteva costituire un ostacolo. La soluzione trovata è simile al telecomando per accendere il televisore e scegliere i programmi. L’altro sistema trovato è quello di inviare impulsi elettromagnetici alle batterie. La parte che emette energia è stata posta sopra il tacco ed è una minuscola antenna. L’apparecchio che riceve energia può essere applicato alla batteria stessa e tenuto in tasca. In un primo tempo saranno messe in vendita calzature appositamente attrezzate con le sacche di gallistano. Con il tempo, quando il sistema avrà avuto successo, i produttori di calzature potranno applicare alle scarpe una specie di predisposizione, cioè un vano di alloggio per il caricabatterie che ognuno potrà inserire liberamente. Del resto, si tratta di un’apparecchiatura piccola e sottile, simile a una scatoletta di fiammiferi”. La realizzazione delle prime scarpe con la tecnologia incorporata potrà avvenire fra alcuni mesi, poichè rimangono da curare solo pochi dettagli, come ad esempio quello di combinare insieme il posto per l’apparecchiatura nelle scarpe con la comodità delle stesse per il piede di chi le indossa, ma il più è fatto. Seconndo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, dovremmo quindi prepararci a correre verso il futuro.

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Inaugurazione Law and Neuroscience Winter School 2012

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Certosa di Pavia

Image by lo.tangelini via Flickr

Pavia Lunedì 23 gennaio 2012 alle ore 12.00 – Aula Foscolo dell’Università di Pavia la lectio inaugurale del Prof. Giacomo Rizzolatti apre una winter School per laureati e dottori di ricerca che si propone di esaminare il rapporto tra neuroscienze e differenti sistemi legali.The Law and Neuroscience Winter School, i cui corsi si svolgono dal 22 gennaio al 3 febbraio, è organizzata dalla European Center for Law, Science and New Technologies (ECLT) dell’Università di Pavia, presieduta da Amedeo Santosuosso e diretta da Carlo Alberto Redi e Silvia Garagna.Al centro dei corsi il legame tra Neuroscienze, Psichiatria e Genetica e il Diritto, in una prospettiva comparatistica e interdisciplinare. Il programma è finanziato da Erasmus-Intensive Programme dell’Unione Europea. Si tratta di un’iniziativa in collaborazione con la European Association for Neuroscience and Law e con la Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität, Bonn (Germany), la University of the West of England, Bristol (UK), l’Université de Liège (Belgium), la Universidad Complutense de Madrid (Spain) e la RadboudUniversiteit Nijmegen (The Netherlands). L’inaugurazione, il 23 gennaio in Aula Foscolo, proporrà una lectio magistralis del Prof. Giacomo Rizzolatti sul tema”The mirrormechanism: A mechanism for understandingothers”, dedicata alla scoperta dei neuroni-specchio. Il programma completo della Winter School è disponibile sul sito http://www.unipv-lawtech.eu/
Giacomo Rizzolatti nato nell’allora Unione Sovietica, nel 1961 si è laureato in Medicina all’Università degli Studi di Padova ed ha ottenuto nel 1964 la specializzazione in Neurologia. Dopo tre anni passati presso l’Istituto di Fisiologia dell’Università di Pisa, diretto dal professor Giuseppe Moruzzi, nel 1967 è diventato assistente e successivamente professore ordinario di Fisiologia Umana all’Università degli Studi di Parma, dal 2002 è il direttore del Dipartimento di Neuroscienze della stessa università. Ha trascorso un anno presso il Dipartimento di Psicologia della Università McMaster e un anno come Visiting Professor presso il Dipartimento di Anatomia dell’Università di Pennsylvania.
Dal 1985 al 1986 è stato presidente della European Brain Behavior Society. È il coordinatore del gruppo di scienziati che nel 1992 ha scoperto l’esistenza dei neuroni specchio, cellule motorie del cervello che si attivano sia durante l’esecuzione di movimenti finalizzati, sia osservando simili movimenti eseguiti da altri individui. Tale scoperta pone una base fisiologica all’empatia. È membro dell’Academia Europæa, dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dell’American Academy of Arts and Sciences e dell’Académie des sciences dell’Institut de France. È membro onorario della Società Italiana di Neuroscienze di cui è stato presidente.

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A Roma inaugurato il nuovo centro operativo della Marina Militare

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

English: Italian Admiral Giampaolo di Paola, c...

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Una cerimonia in cui è stata sottolineato l’impegno delle Forze Armate, quella di inaugurazione del nuovo Centro Operativo della Marina Militare, a La Storta, Roma, avvenuta giovedì 19 gennaio scorso, alla presenza del ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola e di numerose autorità, tra cui l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi, il sottosegretario agli Affari Esteri Staffan De Mistura, i sottosegretari alla Difesa Gianluigi Magri e Filippo Milone, numerosi parlamentari ed i vertici delle Forze Armate. Nel suo discorso, il ministro Di Paola ha ricordato l’importanza delle Forze Armate: “Siamo una realtà significativa nel Mediterraneo e in Europa e gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato che il nostro Paese sa rispondere nei momenti di difficoltà”. (fonte Cybernaua InformAction Magazine)

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Saction Creates Enterprise Solution Synergies With Virtensys PCIe-Sharing

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Boise downtown at night

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Boise, Idaho (GLOBE NEWSWIRE) Micron Technology, Inc. (Nasdaq:MU), and Virtensys Ltd. today announced that the companies have signed an agreement for Micron to acquire the assets of privately held Virtensys, a provider of PCIe-sharing solutions based in Manchester, England and Beaverton, Ore.The transaction would further strengthen Micron’s enterprise storage portfolio by combining Virtensys’ award-winning PCIe virtualization technology with Micron’s solid state drives (SSDs), enabling data centers to share local storage across multiple servers.”Virtensys’ PCIe-sharing technology has helped change the way data center operators manage and deploy their virtualized I/O resources, and Micron’s enterprise PCIe drive delivers market-leading speed, reliability and power efficiency,” said Edward Doller, Micron Vice President and Chief Memory Systems Architect. “This agreement would enable a combination of enterprise technology solutions that have the opportunity to virtualize SSD storage on the path to a more flexible and dynamic data center.””Virtensys has served as an OEM focused company working to deliver innovative solutions with some of the world’s leading server, storage and I/O adapter manufacturers,” said John Nicholson, Virtensys Chairman and CEO. “Our technology complements Micron’s enterprise products as we strive to empower the virtual data center, and we are delighted to join the Micron family.”The transaction is subject to closing conditions and is currently anticipated to close by the end of the month. Specific terms of the proposed agreement are confidential.
Micron Technology, Inc., is one of the world’s leading providers of advanced semiconductor solutions. Through its worldwide operations, Micron manufactures and markets a full range of DRAM, NAND and NOR flash memory, as well as other innovative memory technologies, packaging solutions and semiconductor systems for use in leading-edge computing, consumer, networking, embedded and mobile products. Micron’s common stock is traded on the NASDAQ under the MU symbol. To learn more about Micron Technology, Inc., visit http://www.micron.com.The Micron Technology, Inc. logo is available at http://www.globenewswire.com/newsroom/prs/?pkgid=6950

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Politica spaziale: i deputati preoccupati per il futuro incerto delle osservazioni terrestri

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Navstar-2F satellite of the Global Positioning...

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Bruxelles, Parlamento europeo. Il programma di osservazione della Terra GMES, che ha lo scopo di monitorare la degradazione ambientale del pianeta, cosi come il sistema di navigazione satellitare, a esso collegato, Galileo, dovrebbero ricevere adeguati finanziamenti, secondo la relazione preparata da Aldo Patriciello (PPE, IT) approvata giovedì dal Parlamento. I deputati chiedono alla Commissione e al Consiglio di includere i finanziamenti per il progetto del Programma di monitoraggio globale per l’ambiente e la sicurezza (Global Monitoring for Environment and Security – GMES) nel prossimo Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020. Fino a oggi, il GMES è stato finanziato direttamente dal bilancio comunitario. Tuttavia, la Commissione europea ha recentemente detto che, dopo il 2013, riceverà fondi dai bilanci nazionali. Secondo i Parlamento, tale scelta è a detrimento della qualità del progetto.
Galileo, il primo satellite di navigazione al mondo disegnato per uso civile, potrebbe permettere all’UE di rimanere indipendente dal sistema USA del GPS (Global Positioning System). Per renderlo completamente funzionale, i deputati chiedono che siano garantiti fondi per coprire i bisogni sul lungo termine.

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Nuove regole sulla gestione dei rifiuti elettronici

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

English: Weee Man, Eden Project WEEE stands fo...

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Bruxelles, Parlamento europeo. Saranno molti di più i frigoriferi, i telefoni e i gadget che saranno raccolti e riciclati grazie ai nuovi obiettivi ambientali approvati dal Parlamento, in accordo con il Consiglio. L’aggiornamento della direttiva 2003 sulla gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Waste Electrical and Electronic Equipment – WEEE) offre inoltre ai consumatori la possibilità di restituire piccoli rifiuti elettronici ai rivenditori e riduce il fardello burocratico per le imprese.”Dopo difficili negoziati sono molto soddisfatto del fatto che siamo riusciti ad accordarci su tassi di raccolta ambiziosi, ma raggiungibili. L’Europa adesso recupererà più materiale grezzo, il che è un’ottima notizia sia per l’economia sia per l’ambiente” ha dichiarato il relatore Karl-Heinz Florenz (PPE, DE), dopo che l’accordo è stato approvato, per alzata di mano, da una schiacciante maggioranza.Una volta che il Consiglio avrà approvato formalmente le nuove regole, e queste saranno pubblicate sulla Gazzetta ufficiale, gli Stati membri avranno 18 mesi per inserire le disposizioni nella legislazione nazionale.Tutti gli Stati membri dovranno incrementare la raccolta dei rifiuti di prodotti elettronici, anche se già soddisfano l’attuale obiettivo forfettario di 4 kg per persona l’anno.Entro il 2016 si dovranno raccogliere 45 tonnellate di rifiuti di prodotti elettronici per ogni 100 tonnellate di beni messi sul mercato nei tre anni precedenti. Entro il 2019, la cifra dovrà salire al 65% o, in alternativa, si potrà raccogliere l’85% dei rifiuti di materiale elettronico prodotto, due misure stimate equivalenti. Dieci paesi che devono migliorare le loro infrastrutture, fra i quali non c’è l’Italia, avranno un obiettivo intermedio del 40% e potranno richiedere una proroga fino al 2021 per raggiungere l’obiettivo finale.Per aiutare ognuno a fare la propria parte, il Parlamento ha chiesto e ottenuto che ai consumatori sia permesso di restituire ai rivenditori piccoli dispositivi elettronici (come i telefonini) in ogni grande negozio del settore (da 400m2 in su), senza dovere per forza acquistare un altro prodotto.Un miglior trattamento aiuterà poi a recuperare le materie prime più preziose, come l’oro utilizzato per i circuiti elettronici e a evitare che le sostanze nocive finiscano in discarica. I tassi di riciclaggio dovranno salire all’80% per alcune categorie di merci. Dovranno essere utilizzate le migliori tecnologie di riciclaggio e i prodotti dovranno essere progettati per essere riciclati più facilmente.Il Parlamento ha anche negoziato controlli più severi sugli imbarchi illegali per evitare che questi tipi di rifiuti siano inviati in paesi in cui le condizioni di lavoro sono spesso pericolose per i lavoratori e per l’ambiente. Sarà compito degli esportatori, e non più dei funzionari doganali, dimostrare che le merci sono state spedite per la riparazione o il riutilizzo, a seconda dei casi previsti dalle nuove regole. I produttori di beni elettronici continueranno a contribuire finanziariamente al conseguimento degli obiettivi. Questi riceveranno invece benefici dalla semplificazione delle procedure di registrazione e potranno nominare dei rappresentanti sul posto invece di dover necessariamente stabilire una sede legale in ogni paese in cui operano. Le nuove misure impediranno la doppia imposizione della tassa di registrazione tra Stati membri.

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Recent News from the Green Movement

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Rainforest-as

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Want to save the world? In addition to eating less meat, green campaigners now have yet another suggestion: use a smaller font size for typing on your computer. The Minus One Project encourages computer users to reduce their font size by one, thus taking a small step to save paper and thus the rainforest. As if we didn’t have enough nannying from the green movement. They want to influence what we drive, eat and now the size of font we type? The reason we use a preferred font size isn’t to save the planet, but so we can read with ease. One can only laugh at the amount of paper that will be wasted when people print off hundreds of pages only to find that the font is indecipherable. Vishal Sagar, the “brains” behind the idea, stated that he hopes “this project will inspire people to come up with more such ideas that have co-existence and sustainability at their core.” For the sake of amusement, we couldn’t agree more.The Obama administration’s energy policy – or lack thereof – has become something of a national joke. Energy prices are soaring, yet rather than embracing market solutions and encouraging more exploration, the administration is obsessed with handing out wads of cash to green energy companies. Many of these companies also happen to be owned by donors to the president. If people thought this crony capitalism was bad, it’s only getting worse. A recent report by CBS revealed “that 80 percent of the Depar tment of Energy’s $20.5 billion in green energy loans went to President Barack Obama’s fundraisers and donors.” What’s more, the administration has also funneled billions to 11 green energy companies that have “since gone bankrupt or are facing serious financial difficulty.” The American people not only can’t afford this. They simply deserve better.
Most ideas emanating from the green movement belong in the toilet, but not literally. The Center for Rural Empowerment and the Environment (CREE) has developed a new ‘eco-toilet,’ especially designed to help “benefit hippos and other wetland species.” Not only do these ‘eco-toilets’ help produce waste that “can be safely used as a fertilizer for crops,” but they also help “to alleviate human-hippo conflict, which occurs when hippos raid villagers’ crops for food.” Alleviate conflict? Does CREE have the capability to make an ‘eco-toilet’ for Greenpeace activists that will stop them from raiding private property?

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Illegal Activity Earns Greenpeace a Hearing

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Deutsch: Schriftzug von Greenpeace English: Gr...

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As energy prices across the world remain volatile, it’s become more important to explore new sources of oil and gas to help alleviate the stress on consumers and businesses. Unless, of course, you’re Greenpeace. Fresh from their successful campaign to halt the Keystone XL Pipeline in the U.S., Greenpeace is now taking action in the United Kingdom to encourage government ministers to drop their support for companies such as Cairn Energy who would like to pursue more oil drilling in the Arctic. Speaking before a parliamentary committee regarding Cairn Energy’s activities is clearly a major change for Greenpeace, given that they have previously resorted to criminal activities in Greenland.Just last year four Greenpeace activists “climbed aboard Cairn Energy’s Stena Don platform off the island’s coast and rigged up hanging tents.” The government of Greenland criticized Greenpeace for its “very grave and illegal attack,” before highlighting its sovereign right to explore “opportunities to secure the economic foundation for its people’s condition of life.” As we have documented in Indonesia and Papua New Guinea, Greenpeace has no respect for state sovereignty. The statement from Greenland’s government could be any country describing their ongoing travails against Greenpeace. British parliamentarians providing yet more publicity to an organization that thrives on criminal activity is an insult to those across the world who have fought Greenpeace for their rights to pursue economic opportunity.

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Levi’s Hoists the Green Flag

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

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Under pressure from radicals like the Rainforest Action Network, Levi Strauss & Company announced that they would become the latest company to surrender to the greens’ onslaught against private business and low consumer costs. In a statement the company revealed that they would “not knowingly purchase wood and paper products from endangered forests and other highly controversial sources such as high-risk regions for illegal logging.” In previous newsletters we documented how Greenpeace was caught playing fast and loose with the truth by repeatedly alleging that tests conducted by Integrat ed Paper Services show that Asian paper manufacturers were somehow using illegal timber fibers. The facts proved otherwise and IPS denied such claims. IPS has even stated, “we are unable to comment on the credibility of the statements Greenpeace has made regarding country of origin” of IPS’ paper samples. Not only did this saga demonstrate how low radical greens would stoop in order to undermine economic growth in the developing world, but it also revealed how these groups use false smears to deceive businesses. In particular, Levi’s now claims it will only source paper products from the Forest Stewardship Council (FSC). The flaws associated with FSC’s standards have been well documented in these newsletters. In particular, a recent report revealed that while Greenpeace and their green lackeys go on the offensive, their very own FSC contains species listed as endangered b y the International Union for the Conservation of Nature (IUCN), most notably the red lauan.

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