Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Le mie lettere a Monti

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2012

Prof. Mario_Monti

Image via Wikipedia

Giorni fa rispondendo ad una mia lettrice ho fatto riferimento ad una mia iniziativa che si è tradotta nello scrivere ben 15 lettere al presidente Monti sui temi di grande attualità e sul modo di pervenire alla crescita competitiva del sistema paese e alla possibilità d’indicare una via diversa ai soliti rimedi da manuale che un’economia capitalista ha scritto e riscritto nei suoi “testi sacri”. La prima domanda che mi sono posto è se la mia iniziativa non fosse un atto di arroganza e di presunzione considerato l’autorevolezza del mio interlocutore rispetto alle mie limitate conoscenze in materia di economia, di bilanci e quanto altro. Poi ho pensato agli esempi che la storia sottopone alla nostra riflessione riguardo personaggi che sono stati in grado d’indicare, tra la diffidenza di tanti, una strada nuova e dimostrare che si può imboccare e percorrerla con successo anche se non si è versati nella disciplina affrontata. Ecco perché non ho ceduto ai limiti che mi riconosco ma, semmai, ho sperato di non essermi imbattuto in colui che possa aver tratto dalla sua dottrina economica un rigido ed esclusivo simulacro. Intendo dire che il “modello capitalistico” che da tempo abbiamo affinato ed esaltato oggi presenta tutti i suoi limiti e se continuiamo ad accettarlo è perché siamo convinti che non vi è alternativa. Possiamo, invece, fare qualcosa di diverso, ma dovremmo anche avere l’apertura mentale per recepirne il messaggio e sperimentarne il percorso senza preclusioni ideologiche. E’ questa la sfida non da poco in quanto ci tocca esplorare un terreno sconosciuto e i timori possono essere tanti ma anche gli interessi e i privilegi acquisiti sono duri a morire.
Quindici lettere non sono di certo riassumibili in poche righe. Mi limito in questa circostanza ad indicare gli argomenti che a mio avviso sono più significativi.
Il primo in assoluto, se non altro per il dibattito che è in atto in queste ore, è quello del lavoro. Oggi la discussione sembra incentrarsi su tre punti cruciali: l’art. 18 indicato come la salvaguardia per il posto di lavoro, l’età pensionabile e il posto fisso. A mio avviso sono dei falsi problemi. Se noi partiamo dal riconoscere un diritto che è quello del lavoro, poiché è un imperativo che ci consente di vivere e di prosperare, allora dovremmo orientarci in modo diverso. Dovremmo partire dal presupposto che si debba stabilire con i lavoratori una regola che consenta loro ogni 10 anni di contributi di percepire una rendita pari al 20% della media retributiva percetta in detto periodo di tempo. Consideriamo i vantaggi di questo percorso che mette i lavoratori nella possibilità di avere una base, via via, sempre più consistente, economicamente parlando, per affrontare le variabili della vita (disoccupazione, riconversione del lavoro, corsi di aggiornamento e specializzazione, malattie invalidanti, ecc.). Da qui ci caliamo in un altro diritto: quello della salute. In proposito dobbiamo uscire dall’equivoco assistenza pubblica o privata. Se riconosciamo il primato della salute dobbiamo convenire che il problema sta a monte: la salute è un bene universale e la prevenzione universale a questo punto diventa un suo punto vitale. Anche qui abbiamo indicato una ricetta e spiegato come pervenirvi. Per il viatico migratorio un altro progetto è quello di consentire una crescita della ricchezza dei ceti meno abbienti, nelle aree depresse, con uno scambio di conoscenze con la costruzione delle cosiddette “cittadelle del sapere”. Altre soluzioni sono state indicale sul fronte delle questioni carcerarie, della sicurezza, della giustizia, della difesa, della lotta al lavoro in nero, dell’evasione fiscale, ecc. In tutto questo va precisato che non è tutta farina del mio sacco e che molti spunti sono venuti leggendo, partecipando, ascoltando quanto è stato detto e scritto in proposito, ma che hanno avuto scarsissima audience, per non dire nulla più per interessi partigiani che per intima convinzione. Convengo, quindi, che un modello di società nuova esiste già anche se i nostri occhi non riescono a riconoscerla per tale, abbagliati come siamo da interessi personali e corporativi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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