Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Italia: politica anomala

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2012

Il Duce standing on top of a tank.

Image via Wikipedia

In un recente commento in una trasmissione televisiva si è fatto cenno all’avvento del berlusconismo classificandolo come una anomalia tutta italiana e che si è ripetuta con il governo Monti. Questo ragionamento mi fa andare ancora più a ritroso. Penso ai tempi dell’unità d’Italia e posso considerare la prima grossa anomalia con una unità giusta, ma anomala in quanto al governo del paese e alla sua burocrazia che non furono le espressioni delle varie parti dell’Italia unitaria, ma solo piemontesi. Seguì la parentesi fascista e anche in questo caso si trattò di un’anomalia in quanto i partiti non furono in grado di governare e dovettero cedere il passo al governo Mussolini. Dopo la seconda guerra mondiale accadde la stessa cosa con la presenza di un partito destinato a succedere a se stesso per mancanza di un’alternativa valida. Così ci trascinammo tra scandali, corruzioni e quant’altro fino alla deriva berlusconiana. E anche allora la rissosità dei partiti non permise il ricambio provocando di fatto una profonda crisi di sistema che si concluse con un’altra anomalia: il governo Monti. Ora con le prossime elezioni politiche del 2013 i partiti dovrebbero riappropriarsi del loro ruolo istituzionale ma i dubbi restano. Chi potrà mai governarci stabilmente? Non si tratta tanto di una legge elettorale. Quella attuale la sua parte l’ha fatta cercando di ridurre il numero dei partiti, di far eleggere persone ritenute affidabili alle rispettive coalizioni, tanto che ci siamo ritrovati in Parlamento gli avvocati del premier e i manager della sua azienda e gli amici fidati. Eppure non è stato sufficiente nemmeno un generoso premio di maggioranza per tenere unita una forza numerica schiacciante. Ora, onestamente, cosa potrà fare di meglio una nuova legge elettorale? Ragione vorrebbe che si andasse al cuore del problema per prendere atto che la governabilità non è strumentale ad una legge elettorale ma, semmai, è la logica conseguenza di un modo diverso di fare politica. E, prima di tutto, renderci conto, tutti noi elettori e politici eletti che i partiti non sono più l’estratto di una ideologia, sia essa di destra, di sinistra o di centro, ma il terreno di conquista di varie consorterie, lobbies, corporazioni et similia. E questo ci impone il rispetto dei principi e programmi che ad essi si richiamano, nonostante tutto. Principi quali il diritto alla vita e a vivere. Vivere per garantire ai nuovi venuti l’assistenza, la previdenza, un tetto sotto cui ripararsi, ad alimentarsi e al lavoro. Non si può, infatti, garantire il diritto alla vita e subito dopo staccare la spina e disinteressarsi del nuovo venuto, o limitarsi alla carità, umiliandolo. Se la società vuole crescere deve farlo con tutti i suoi componenti, nessuno escluso. E deve farlo non sottraendosi al suo dovere di dare certezze e sicurezza a coloro che hanno avuto accesso alla vita. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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