Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Vertice segreto sull’art.18?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2012

La Repubblica ha sparato questa mattina, in prima pagina, la notizia che ci sarebbe stato un vertice segreto Monti-Camusso (e cioè governo – CGIL) che, all’insaputa di tutti, avrebbero trovato un accordo per sospendere agli ex precari e alle nuove aziende l’operatività dell’art. 18.
I diretti interessati hanno smentito entrambi categoricamente, ma altrettanto categoricamente la redazione de La Repubblica (e quindi direttamente il direttore Ezio Mauro) l’ha confermata.
Chi mente? E soprattutto perché? E ancora: può mai essere possibile accettare che su una questione così delicata e importante qualcuno menta? E, se poi dovessimo scoprire che a mentire sia addirittura il Presidente del Consiglio, avrebbe egli ancora titolo morale per continuare a restare al suo posto? Altrimenti vuol dire che un organo d’informazione blasonato, come La Repubblica, si sia prestato a una menzogna così grottesca proprio al fine di far naufragare qualsiasi trattativa sull’art. 18.
Bah! Comunque stanno le cose rimane l’amaro in bocca di un paese in mano alle decisioni di pochi che vengono prese, come al solito, nei sottoscala della politica e mai in modo trasparente, visibile e giudicabile dai cittadini che poi ne pagano le conseguenze.
Quanto al merito della vicenda, credo che si debba, come sempre, partire dalla testa e non dai piedi. Bisogna insomma rispondere onestamente alle due domande dalle quali deriva tutto il resto. Primo: la crisi attuale e il sottodimensionamento delle aziende, che per il 95% sono al di sotto dei 10 dipendenti, deriva dall’art. 18? Secondo: il calo degli investimenti stranieri, diminuiti nel 2011 del 53% mentre negli altri Paesi sono rimasti stabili, è conseguenza dell’art. 18? La risposta a tutte e due le domande è un secco no. La crisi e il calo degli investimenti stranieri derivano nell’ordine: dall’ imprevedibilità dei tempi tra gli investimenti e la loro effettiva concretizzazione, cioè dalla palude burocratica; dalla corruzione che pesa su ogni passaggio del processo autorizzativo; dall’assenza di infrastrutture nel nostro Paese; da un sistema fiscale esagerato che tassa il lavoro al 53% per l’impresa. Su 31mila cause di lavoro, che ci sono state negli ultimi cinque anni, solo l’1% si è conclusa col reintegro, vuol dire che i lavoratori che tornano al loro posto ogni anno grazie all’art. 18 sono appena 600. Cifra irrisoria, che viene poi ulteriormente ridotta grazie alle trattative tra lavoratori reintegrati e aziende.
Tutto questo polverone ideologico viene alzato solo per nascondere il fatto che il governo non ha né la volontà né le risorse per affrontare il problema di 4 milioni di giovani precari senza alcuna garanzia per il presente, e dati i buchi nella contribuzione, nemmeno per la pensione futura. Infine, l’accordo che La Repubblica ha fatto trapelare nella migliore delle ipotesi è una presa in giro. Dire che i giovani precari saranno assunti a tempo indeterminato ma che per tre o quattro anni potranno essere licenziati significa dire che non gli cambierà proprio niente. Anche la promessa d’assunzione al termine di quella fase è una conquista solo a parole. Dopo più contratti consecutivi a tempo determinato con la stessa azienda, infatti, esiste già un meccanismo di conferma a tempo indeterminato. Non sarà, allora, che questa prima riforma dovrebbe essere solo il grimaldello per iniziare a scassinare l’art. 18? Come diceva uno che in materia la sapeva lunga, a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. La linea dell’IdV è chiara e trasparente. Abbiamo presentato al Senato una mozione che chiede di togliere l’art. 18 dalla trattativa e di affrontare l’esigenza di un nuovo welfare per i giovani. Questa mozione deve essere discussa alla luce del sole e tutti devono assumersi le proprie responsabilità.
Per questo, chiediamo ufficialmente al Presidente del Consiglio Monti e al direttore de La Repubblica Mauro un pubblico confronto per sapere da che parte sta la verità.(Antonio Di Pietro)

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