Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Matteo Renzi si confessa

Posted by fidest press agency su martedì, 14 febbraio 2012

Italiano: Matteo Renzi è un politico italiano,...

Image via Wikipedia

Firenze. Su tre punti il sindaco di Firenze esprime la sua opinione e squarcia il velo del silenzio che si era dato per alcuni giorni disertando le tribune mediatiche.
1) Vorrei dare la mia solidarietà a Susanna Camusso. Come? Vi stupite? Nessuna meraviglia, prego. Oggi la Camusso è stata criticata per l’indiscrezione di Repubblica: avrebbe incontrato riservatamente il presidente del consiglio Mario Monti a proposito dei problemi aperti tra il Governo e il Sindacato. Apriti cielo, critiche da tutte le parti! Non so se l’incontro sia stato utile, ma trovo naturale che se c’è da risolvere un problema si provi a farlo vedendosi a quattr’occhi ovunque. Se c’è da incontrare il premier si incontra dappertutto. Solidarietà piena, dunque, alla segretaria della CGIL. Certo, quando ho incontrato io il presidente del consiglio di allora, una certa sinistra mi ha massacrato mediaticamente e ancora oggi pago un prezzo in termini di popolarità per quella scelta: quante volte mi hanno urlato, anche in piazza i militanti del mio partito, “Torna ad Arcore!” Ma lo rifarei domattina e sono troppo occupato per andare a riprendermi le dichiarazioni di chi allora mi accusò dicendo “Gli incontri si fanno solo nelle sedi istituzionali”: io ero andato lì per risolvere alcuni problemi di Firenze parlando con il presidente del consiglio in carica. E ho portato a casa i risultati sperati. Mi auguro che dopo gli incontri riservati e pubblici si possa finalmente riformare il mercato del lavoro ampliando le garanzie per chi oggi non le ha. Nel frattempo se il presidente Monti ha cinque minuti, dove e quando vuole, anche la domenica mattina dal barbiere a Milano, io vado volentieri a trovarlo con la lista della spesa delle questioni fiorentine.
2) Primarie sempre. Oggi tutti i giornali parlano delle primarie a Genova dove per l’ennesima volta un outsider, in questo caso Marco Doria, ha superato i favoriti. Una cosa del genere era accaduta, con minore enfasi sui giornali, non più tardi di due settimane fa a Piacenza. Personalmente credo che non ci siano alternative: alle primarie tutti se la giocano alla pari e non devono esistere i candidati del partito. Chiunque vinca il giorno dopo ha diritto all’aiuto degli altri, in lealtà e trasparenza. Non vorrei che la vicenda genovese – come altre analoghe in tutta Italia – diventasse l’occasione per bloccare il meccanismo delle primarie. Noi dobbiamo uscire dal modello di partiti pesanti che decidono la linea da Roma: stanno in questa filiera le proposte fatte a ottobre alla Leopolda, dall’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (quantomai attuale, visto ciò che è accaduto in questi giorni) al dimezzamento di numero e indennità dei parlamentari regionali e nazionali. Sono molto felice che si discuta di un nuovo modello di legge elettorale perché il porcellum ha tolto ai cittadini la libertà di scelta. Ma niente scherzi, per favore: non si tolga il diritto di scegliere il candidato premier e la coalizione. Certe cose le deve decidere l’elettore nell’urna, non il partito in aula. Io almeno la penso così: bipolarismo, coalizioni serie, primarie a tutti i livelli per la classe dirigente. Vi sembro un inguaribile romantico?
3) Il Governo sta ridando credibilità all’Italia? Bene così, avanti tutta. Sono felice che il Paese sia uscito dall’occhio del ciclone dei mercati finanziari. Ma c’è ancora molto da fare. Le riforme adesso vanno tradotte in fatti concreti. Approfondiremo in una delle prossima enews, anche perché è giusto aspettare per capire se i provvedimenti andranno avanti o no. Una cosa però la dico subito: ci sono 11 miliardi di euro (avete letto bene, undici miliardi di euro!) che sono fermi per il patto di stabilità interno. Cioè: i Comuni hanno questi soldi, hanno fatto appalti, hanno fatto lavori e le aziende non riscuotono per un meccanismo ragionieristico che non esiste in nessun altro paese europeo. Non solo: con il giochino della tesoreria unica lo Stato ha tutto l’interesse a tenere in cassa questi denari, sottraendoli all’economia reale. Soldi che però sono delle comunità locali o meglio: sono di chi ha già realizzato i lavori e in attesa di riscuotere rischia il fallimento. Si parla spesso di misure Crescitalia. Al di là che crescitalia sembra il nome di uno stracchino, c’è un Crescitalia realizzabile subito: restituire ai comuni i soldi dei comuni. E pagare il dovuto alle aziende per non farle fallire. Ci giochiamo una parte del tessuto economico, niente scherzi!

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