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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Corte dei conti: anno giudiziario 2012

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2012

Il segretario del partito Pensionati Carlo Fatuzzo nel riprendere la relazione del presidente della Corte dei Conti che, per l’ennesima volta, sottolinea la gravità della corruzione in Italia invita un po’ tutti ad una seria riflessione. Noi, come cronisti sappiamo bene che questo “rituale” si ripete oramai da anni. Da una parte i segnali d’allarme e, dall’altra, i tanti politici, grand commis di Stato, manager privati e pubblici, che ritualmente si coprono il capo di cenere e promettono interventi decisi contro questo tarlo che corrode la parte sana del Paese. Tra qualche mese, nella migliore delle ipotesi, non ne parleremo più. Il prossimo anno lo scenario non cambierà, anzi può peggiorare. E così via. Eppure qualcosa dobbiamo fare. Le cifre ufficiali ci dicono che la corruzione ha un budget annuo di 60 miliardi di euro, ma coloro che la sanno lunga ci assicurano che tocca se non supera i 100 miliardi di euro. Cento miliardi che vanno ad aggiungersi ai 230 di evasione fiscale e, per non dire altro potrebbero da soli abbassare d’un sol colpo del 15% il nostro debito primario. Ma potrebbero anche servire, almeno in parte, a rilanciare la produzione e a potenziare le infrastrutture da quelle tecnologiche ai trasporti. Eppure ci troviamo con un governo, come quelli che lo hanno preceduto, che per fare cassa non trova di meglio che infierire sulla parte più debole del paese: famiglie monoreddito e pensionati. Ma ritornando al monito del presidente della Corte dei conti che chiamato a dire la sua sulla possibile ricetta per invertire questa perversa forma di corruttele si rifà alle “regole di comportamento” per le Pubbliche amministrazioni. E’ una pia illusione. Lo è in quanto se pur disponendo di uno strumento valido come quello della Corte dei conti si continua ad avere una miriade di corrotti e di corruttori. E’ che nessuno vuole lanciare un segnale chiaro ed esserne conseguente. Non lo fanno le istituzioni se il Parlamento legifera la depenalizzazione del reato di falso in bilancio. Lo è se mancano i controlli, non certo a campione o una volta tanto, ma continui perché è sotto gli occhi di tutti chi ostenta ricchezza e paga le tasse meno di un pensionato con un reddito di diecimila euro all’anno, e continua a lucrare indisturbato. Lo è se la classe politica non riesce di togliersi di dosso quella sua parte malata che è corrotta e corrompe, che è incline al voto di scambio, che cede al ricatto del malaffare. Purtroppo sino ad oggi non ci sono segnali confortanti su una possibile inversione di tendenza. Tra torturati e torturatori trionfa il masochismo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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