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Cambogia: sfruttamento sessuale di donne e bambine

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 febbraio 2012

Cambogia - Vogliamo un nome

Cambogia - Vogliamo un nome (Photo credit: Cifa Onlus)

In Cambogia la problematica riguardante lo sfruttamento sessuale di donne e bambine è sempre più grave. Per molte famiglie ormai lo sfruttamento sessuale dei figli per scopo commerciale è diventata una (a volte l’unica!!) strategia di sopravvivenza. Nascere donna oggi in Cambogia in alcune zone significa trasformarsi quasi immediatamente in una potenziale vittima di violenza a sfondo sessuale. Intervita Onlus da anni conduce una ricerca approfondita e ha attivato un database che permette di raccogliere informazioni accurate dalle vittime con lo scopo di aiutare il governo a pianificare un mirato ed efficace intervento sul territorio per fermare l’impressionante fenomeno.Dai dati semestrali della ricerca (report finale luglio 2012) emerge un fatto particolarmente preoccupante: sempre più vittime di violenza sessuale sono bambine. Come se non bastasse, l’età media delle bambine violate continua a scendere, passando negli ultimi tre anni da 14 a solo 12 anni. Un dato impressionante se si pensa che alcune vittime hanno un’età compresa tra 1 e 4 anni! In Cambogia la violenza sessuale verso donne e bambine è spesso correlata al fenomeno del traffico di esseri umani nel sud est asiatico, che in Cambogia ha un volume di circa 200-225 mila tra donne e bambini: un terzo dell’intero traffico mondiale. Data la domanda, generata dal turismo internazionale, e la facilità di alti guadagni, il traffico di bambine e donne per sfruttamento sessuale è molto aumentato. Intervita Onlus in occasione della festa della donna rinnova il proprio appello per un aiuto concreto a quelle che saranno le donne di domani, per cambiare per sempre il futuro e le possibilità delle bambine di oggi in Cambogia. Intervita Onlus interviene con progetti con obiettivi diversi e complementari:
– Progetto Tuk Tuk: diffondere un messaggio per la sensibilizzazione dei turisti (e della popolazione in genere) a un turismo responsabile e di tutela di bambine e donne
– Progetto centro recupero Battambang:reinserire nella società le vittime di violenza o della tratta umana rendendoli soggetti meno vulnerabili, aumentando le loro possibilità di sostentamento economico.
Il progetto Tuk Tuk ha proprio l’obiettivo di incrementare la consapevolezza dei turisti sul problema del turismo sessuale e di sostenere la prevenzione dello sfruttamento sessuale e della prostituzione delle bambine. I moto risciò (tuk tuk), principale mezzo di trasporto locale, sono stati usati, infatti, come “mezzo di affissione” fondamentali della campagna di sensibilizzazione con la diffusione della linea telefonica “Help line” per denunciare abusi o chiedere aiuto, oltre, parallelamente, come deterrente per potenziali frequentatori dei circuiti del turismo sessuale.
Il Progetto Battambang si concretizza nella gestione di un centro di accoglienza e recupero rivolto a bambine dai 5 ai 18 anni vittime del traffico di esseri umani espulsi dalla Thailandia e bambini di strada a rischio di sfruttamento. Per recuperare la salute psico-fisica dei bambini e degli adolescenti accolti nel Centro, è stato creato un ambiente protetto e attento ai loro bisogni, dove personale qualificato si prende cura di loro attraverso:
Assistenza medica e psicologica, ricerca e valutazione della famiglia di provenienza
Inserimento nella scuola pubblica e istruzione informale (alfabetizzazione, corsi di riparazione, attività manuali per acquisire abilità utili)
Formazione professionale e accompagnamento all’inserimento lavorativo per gli adolescenti al di sopra dei 15 anni
Individuazione di una sistemazione alternativa al centro nel caso in cui non sia possibile il reinserimento in famiglia.

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