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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Il cancro alla mammella: prima e dopo la terapia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2012

Português: Locais do corpo nos quais a braquit...

Image via Wikipedia

Oggi sopravvivere al tumore del seno non è più un obiettivo esclusivo, si guarda avanti. In Italia la sopravvivenza dei malati di tumore, a 5 anni dalla diagnosi, è pari al 50% per gli uomini e al 60% per le donne. Questo dato è superiore alla media europea ed è simile a quello registrato nei Paesi scandinavi. La sopravvivenza a 5 anni per il cancro della mammella, poi, è tra le più alte, raggiungendo l’87%. Pertanto, agli aspetti puramente terapeutici se ne aggiungono altri, ancora in gran parte sconosciuti, che riguardano il “prima e dopo” la malattia.
Per quanto riguarda il prima, recenti nuove conoscenze mettono in guardia su fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo della neoplasia, quali ad esempio alcuni difetti genetici che influiscono sulla produzione degli ormoni endogeni, o le stimolazioni ormonali ripetute per indurre gravidanza e ancora l’impiego di ormoni per alleviare i disturbi legati alla menopausa. Inoltre, emergono da numerosi studi clinici, i benefici della “prevenzione farmacologica” con agenti ormonali in donne a rischio di sviluppare il tumore. Per il dopo, invece, un primo obiettivo è il controllo dei sintomi da carenza estrogenica a causa della scomparsa transitoria o definitiva di mestruazioni, pur nel rispetto della patologia oncologica di partenza. Due nuovi test, introdotti di recente nei nostri Istituti, inibina B e ormone antimulleriano consentono una valutazione della fertilità sempre più accurata.
Si confrontano su questi temi esperti mondiali quali: Jack Cuzick, Dror Meirow, Angiolo Gadducci, Sara Giraudi, Piero Sismondi, Sandra Cecconi ed Ettore Cittadini, riuniti dai presidenti dell’evento, Patrizia Vici, Luciano Mariani, Silverio Tomao e Enrico Vizza.
“Fattori di rischio genetici o ambientali, prevenzione farmacologica, preservazione della fertilità – dichiara Patrizia Vici, Oncologa dell’Istituto Regina Elena e promotrice dell’evento – sono tutte problematiche emergenti, legate alla elevata percentuale di donne guarite dal cancro, così come l’analisi delle correlazioni, ancora poco note, tra cancro della mammella e gravidanza: rischi durante le terapie, probabilità di rimanere o tornare fertile, entità del rischio per le pazienti di avere una gravidanza dopo la malattia, ecc.. “ Il passaggio della donna da cancer-patient a cancer-survivor, orienta l’intervento del terapeuta al recupero della vita della paziente, nella sua completezza.
Alla luce di questi presupposti si deve considerare che il 20-30% dei cancri della mammella colpiscono donne in età premenopausale, per lo più sottoposte a chemioterapia adiuvante, ovvero “precauzionale”, la cui scomparsa delle mestruazioni, transitoria o definitiva, costituisce un importante effetto collaterale. Inoltre, la successiva terapia con Tamoxifene ha proprio lo scopo di bloccare l’attività degli ormoni estrogeni, per proteggere la donna da eventuali recidive, poiché, com’è noto, un alta percentuale di tumori di questo tipo è ormono-dipendente. In quest’ottica la paziente può trovarsi ad affrontare una menopausa precoce, accompagnata da tutti i fastidi ad essa correlati: sudorazione, vampate, atrofia vaginale con peggioramento della vita sessuale, osteoporosi e via di seguito.“In queste pazienti – spiega Luciano Mariani, ginecologo oncologo presso l’Istituto Regina Elena e responsabile del progetto Prometeo riservato alle donne in menopausa – non possiamo, naturalmente, prescrivere terapie ormonali sostitutive, ma dobbiamo prendere in considerazione volta per volta terapie dirette ai singoli sintomi. Come ad esempio gli antagonisti della ricaptazione della serotonina a basso dosaggio che possono efficacemente controllare la vampata di calore e la sudorazione notturna, così come i bisfosfonati contro l’osteoporosi.”La farmaco-prevenzione è un altro tassello altamente innovativo di cui parla, nella lettura magistrale Jack Cuzick , luminare di fama internazionale. “Quattro importanti studi – riferisce Patrizia Vici, – dei quali uno italiano, dimostrano che il noto antiestrogeno Tamoxifene determina il 43% di riduzione di incidenza di cancro della mammella ormono-dipendente, entro i 5 anni di trattamento. Dal 6° al 10° anno persiste comunque il beneficio, con ulteriore riduzione del 38%. La sperimentazione è stata testata su donne sane ritenute ad elevato rischio di sviluppare cancro della mammella. Anche 3 studi con Raloxifene, farmaco simile, hanno dato come risultato un importante riduzione del rischio, e sono stati recentemente resi noti i risultati del primo studio con inibitori dell’aromatasi, con dati ancora più favorevoli”.La valutazione della fertilità dopo trattamenti per carcinoma della mammella costituisce un altro aspetto nuovo e poco esplorato. “Nell’ambito di tale argomento – evidenzia Enrico Vizza, Responsabile della ginecologia oncologica IRE e della Banca del Tessuto Ovarico della Regione Lazio – sono da definire le varie metodiche del tutto “emergenti”, come il trapianto di tessuto ovarico.”

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