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“La pezzata di Capracotta” I 50 anni della sagra tra le prime venti più famose in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2012

Sono stati festeggiati sabato con un convegno organizzato dal Comune di Capracotta alla presenza di rappresentanti istituzionali e professionali, produttori e tanti giovani. Il piatto simbolo della transumanza che ogni prima domenica di agosto anima“Prato Gentile”, poco sopra Capracotta, il Comune che, con i suoi 1421 metri s.l.m., guarda dall’alto tutti gli altri comuni del nostro Appennino. Un appuntamento fisso per gli appassionati della cucina e della natura, dei paesaggi mozzafiato che presentano il Molise e l’Abruzzo dirimpettaio, con le Mainarde sullo sfondo. Il nome “pezzata” lascia pensare a una pecora fatta a pezzi e posta in un contenitore di rame per essere cotta con le erbe che caratterizzavano il manto erboso delle antiche autostrade dell’umanità e i campi vicini al suo percorso. C’è da dire che, anche se è vero che la pecora viene ridotta a pezzi, il nome fa riferimento al panno “pezza” che serve per filtrare il brodo di cottura e renderlo privo di pezzi grossolani. Una straordinaria tradizione che si perde nella notte dei tempi e che, da 50 anni, anima una delle Sagre (vera e non fasulla) più famose (18° posto) tra quelle che si svolgono nelle piazze più belle della nostra fantastica Italia, o, come nel caso di questo piatto unico per bontà, un immenso pianoro “Prato Gentile” delimitato da faggi, che, d’inverno, è meta degli appassionati dello sci di fondo. Mezzo secolo di successi con migliaia di affezionati frequentatori che sono diventati, nel tempo, cultori di un piatto simbolo della civiltà della transumanza che vive grazie alla passione di chi continua ad allevare pecore che, come sa chi conosce la cultura e il mondo della pastorizia, sono sempre state, a differenza degli agnelli e dei castrati, utilizzate vive. Una regola ferma della civiltà dei pastori, salvo la necessità di un abbattimento delle pecore per zoppia o infortuni lungo il percorso di andata e ritorno, trac-tur (tratturo), che, in autunno, dall’Abruzzo portava, attraverso il Molise, alla Puglia per poi risalire, in primavera, facendo il percorso inverso.
La passione di Michele Conti, da una vita notaio a Isernia, che non ha mai perso il suo legame con Capracotta e la sua attività di sempre, nel momento in cui continua a rimanere, con la sua stalla di 700 e più pecore e la produzione, rigorosamente con l’utilizzo di latte crudo, del “Pecorino di Capracotta” dall’antica fama, uno dei 24 allevatori dei 167 che popolavano cinquant’anni fa questo splendido territorio così vocato. Allevamenti moderni, non più con il pensiero alla transumanza, che hanno portato a moltiplicare per tre il patrimonio ovino lasciando intatto il numero delle vacche allevate. Due esempi di amore e passione per la propria terra e le proprie tradizioni, di attaccamento al proprio territorio, che hanno fatto vivere momenti di emozione, insieme con quelli del ristoratore, che torna a Capracotta per aprire un ristorante e, così, investire anche lui su quel territorio di straordinaria bellezza e così forte delle sue peculiarità e tipicità; del Presidente della Pro-loco, Rosignoli, che, dopo aver fatto rileggere il libro di questi cinquant’anni di “pezzata”, ha sottolineato gli aspetti organizzativi, in particolare la grande partecipazione dei volontari, che sono alla base del successo della Sagra; le problematiche, da quella economica a quella logistica e metrologica; le prospettive per dare sempre più per l’immagine dell’iniziativa che è tanta parte della comunicazione del territorio.
Un incontro organizzato dal Comune e presieduto dal sindaco Monaco, aperto dai saluti dei Presidenti della Provincia e della Camera di Commercio di Isernia e concluso dagli assessori regionali all’Agricoltura, la Sig.Ra Angela Fusco Perrella, e quello alle attività produttive e turismo, già presidente della Confindustria del Molise, Michele Scasserra, che hanno mostrato di dialogare e di voler collaborare per attivare quelle sinergie di cui ha bisogno il Molise per affrontare il futuro.
La ricetta de “La Pezzata di Capracotta”
Dopo aver ricordato il “Pecorino di Capracotta” e dovendo citare un’altra eccellenza famosa “le lenticchie” sempre di Capracotta, entrambe meritevoli, insieme alla “pezzata” del marchio Dop e/o Igp, vogliamo riportare il procedimento così come codificata nel 2005 dall’Accademia della Cucina Italiana- Delegazione di Isernia: una caldaia in rame con pezzi grossi di pecora precedentemente sgrassati coperti di acqua e portata a bollore preoccupandosi, però, di togliere via via la schiuma che si forma. Una necessità per la delicatezza dei profumi e dei sapori della “pezzata” come quella di aggiungere gli odori, il sedano, il sale e patate tagliate in quattro, qualche pomodoro e peperoncino. Girare fino a quando l’acqua, soprattutto grazie alle patate, non si sarà trasformata in un sughetto cremoso. Un’operazione lunga quattro ore, dopodiché il passaggio nella pezza prima di servirla in un tegame di terracotta per mantenerla sempre calda insieme a una fetta di pane. Avere l’accortezza di sentire, prima di gustarla e poi digerirla con il palato impresso di bontà, l’intensità e la delicatezza dei suoi profumi e non perdere l’occasione di abbinarla con i grandi vini rossi del Molise, in primo luogo il Pentro di Isernia o la Tintilia che è una straordinaria motrice dell’immagine della Regione. (Pasquale Di Lena) (capracotta)

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