Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for marzo 2012

“Parlamenti e cittadini: colmare il divario”

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

This is a view of Kampala from the top of one ...

This is a view of Kampala from the top of one of the hills on the outskirts of the city. It was taken by Michael Shade in the fall of 2006. Use it for whatever. Category:Kampala (Photo credit: Wikipedia)

Kampala Si apre oggi la 126esima Assemblea dell’Unione Interparlamentare (IPU) a Kampala in Uganda, il cui tema principale è “Parlamenti e cittadini: colmare il divario”. Questa organizzazione, che è la più vecchia delle istituzioni internazionali di tipo politico, attiva sin dal 1889, conta oggi 159 Paesi membri e 9 Paesi associati. “La promozione e la pratica del buon governo possono diventare gli strumenti migliori per diffondere i valori della pace in tutti gli angoli del globo, anche in quelli più sperduti e distanti da noi, e per garantire la sicurezza anche in quelle aree cosiddette ‘a rischio’. Ritengo che sia indispensabile che proprio da questo osservatorio privilegiato, qual è l’Unione Interparlamentare, noi membri e delegati dai nostri Stati nazionali stabiliamo concretamente le relazioni positive tra la sovranità, il miglior modo di governare un Paese e il livello di pace e sicurezza presente in tutto il mondo, riaffermando i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale”. È quanto ha dichiarato la senatrice Barbara Contini (Fli), Vicepresidente della Commissione Sviluppo Sostenibile, Commercio e Industria dell’Unione Interparlamentare.

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Iva sui rifiuti

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Il pagamento dell’Iva sui rifiuti della Tia1 sembra non avere avuto un punto fermo dopo le sentenze di Corte Costituzionale e Cassazione che ne hanno sancito il carattere tributario e quindi la non legittimita’ dell’imposta Iva. In assenza del Governo (che ha praticamente non risposto ad un’interrogazione in commissione Finanze della Camera), al momento l’unica iniziativa legislativa in merito e’ quella di un emendamento del deputato Pd Alberto Fluvi che, in barba a Corte Costituzione e Cassazione, ribadisce che la Tia1 ha natura di corrispettivo e dunque l’Iva va pagata…. come dire: chi se ne frega dell’altro potere (giudiziario) dello Stato che afferma e ribadisce, io che sono il potere legislativo faccio come mi pare e piace senza minimamente considerare quella che dovrebbe essere l’integrazione tra le attivita’ dei vari poteri dello Stato… che detto in “soldoni” significa mettere le basi per mantenere eternamente aperto un conflitto in cui la certezza del diritto degli amministrati potra’ essere affidata solo al giudizio di un giudice, piu’ o meno “attento” rispetto al potere. Nel contempo le aziende partecipate che nei vari Comuni gestiscono il servizio rifiuti, si guardano bene dall’aprire un contenzioso con l’amministrazione fiscale dello Stato per farsi restituire il maltolto e, di conseguenza, continuano a chiedere l’Iva agli utenti del loro servizio.
Il quadro sconfortante e’ il seguente:
– c’e’ la legge zoppicante e poco chiara;
– i massimi organi giudiziari e costituzionali sono intervenuti per dire che non è come la legge dice e, quindi, bisogna cambiare in direzione no-Iva;
– l’esecutivo non dice la sua;
– il legislatore ignora l’esistenza degli altri poteri dello Stato e insiste sull’esistente zoppicante;
– i gestori del servizio non solo se ne fregano, ma minacciano, in caso di mancanza dell’Iva sulle loro bollette, di aumentare i costi del servizio (come se l’Iva fosse un guadagno che viene loro sottratto e non una partita di giro… c’e’ qualcosa che non torna, se non che loro non hanno nessuna intenzione di farsi rimborsare dal Fisco e se saranno costretti ad emettere fatture senza Iva e rimborsare il maltolto agli utenti, hanno intenzione di rifarsi solo verso questi ultimi…. bell’esempio di amministrazione democratica e ‘consumer frendly’);
– gli utenti continuano a pagare e possono rivalersi solo se hanno la costanza di portare in giudizio i gestori, trovando un giudice che dia loro ragione.
E’ ovvio che e’ un braccio di ferro con un solo risultato certo al momento: la credibiita’ zero delle istituzioni, con una curva di peggioramento che aumenta ogni giorno e che -ovviamente- non portera’ il cittadino contribuente ad avere sempre meno fiducia verso lo specifico gestore dei rifiuti, ma verso le istituzioni tutte.Continuiamo a farci male?

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10 ragioni contro la riforma dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

In riferimento alla ipotesi di modifica dell’art. 18 S.L. introdotta dal Governo, appare utile sviluppare alcune semplici riflessioni in merito alla scelta effettuata, al fine di valutare le ragioni sostanziali pro e contro la norma attuale e quella preesistente. A prescindere da astratte argomentazioni volte a sostenere che i principi elaborati nel 1970 siano anacronistici in ragione del semplice passare del tempo, si dovrebbe, invece, riscoprire come la legislazione sia più che mai all’avanguardia, avendo, nello specifico, introdotto un principio di civiltà giuridica e sociale che, nel confronto con altre legislazioni, non costituisce un pregiudizio, bensì un motivo di vanto. Un corpus normativo che tuteli la libertà e la dignità del dipendente appare necessario in un ambito in cui la sperequazione della forza tra datori di lavoro e lavoratori è particolarmente rilevante.
1) Per quanto riguarda la previsione di un indennizzo in sostituzione al reintegro nei licenziamenti per ragioni economiche e, in parte, in quelli disciplinari, va detto come la soluzione adottata dal Governo non sia in linea con i principi generali per la tutela integrale del diritto leso, oltre a contrastare con le norme sull’adempimento e in materia di risarcimento in forma specifica, secondo cui, chi viene illegittimamente leso in un diritto, dovrebbe essere reintegrato nell’identica “posizione” in cui si trovava precedentemente.
Al contrario, il risarcimento per equivalente costituisce una forma di tutela “alternativa”, quando non è possibile la reintegra in forma specifica e richiede la valutazione della “entità” del bene compromesso, al fine di stabilirne il valore corrispondente per la “monetizzazione” del pregiudizio arrecato al lavoratore, con tutte le difficoltà relative a tali processi valutativi.
2) La forfetizzazione del risarcimento in caso di licenziamento illegittimo, stabilita nella misura variabile da 15 a 27 mensilità retributive costituisce, dunque, un’astratta standardizzazione in materia di risarcimento, in quanto non permette di “personalizzare” con precisione l’entità del risarcimento dovuto con riferimento alla specificità del caso concreto e, nell’introdurre un limite massimo e minimo, rischia in molti casi di non costituire un effettivo risarcimento, bensì di acquisire un carattere sanzionatorio, sostitutivo del diritto al risarcimento.
3) La “nuova” formulazione della norma consentirebbe, inoltre, di utilizzare il licenziamento per motivi oggettivi o economici al fine di “espellere” dall’azienda lavoratori scomodi ed in particolare gli attivisti sindacali, con effetti discriminatori e con l’unica conseguenza di versare il risarcimento forfetizzato, nel caso in cui il dipendente riesca a dimostrare in giudizio la pretestuosità dei motivi economici, tenuto conto della difficoltà per i lavoratori di conoscere e contrastare i dati organizzativi e produttivi in possesso dell’impresa.
4) Del pari, il “nuovo” art. 18 S.L. consentirebbe, alle aziende, di usare il licenziamento per motivi oggettivi o economici e/o disciplinare al fine di “espellere” dall’azienda i lavoratori più anziani e più costosi, quelli con limitazioni operative e quelli fisicamente e/o psichicamente svantaggiati, con le notorie difficoltà per questi individui di trovare una nuova occupazione lavorativa.
5) Il licenziamento per motivi oggettivi o economici potrebbe anche essere utilizzato in alternativa ai licenziamenti collettivi per crisi aziendale, evitando le prescritte procedure di confronto con le organizzazioni sindacali (L.223/91) e, quindi, il controllo, da parte delle stesse, al fine di evitare licenziamenti discriminatori, oltre che verificare la sussistenza della effettiva criticità e delle esigenze di riduzione dell’organico, con conseguente neutralizzazione del ruolo del sindacato.
6) La modifica introdotta, tesa a stabilire una differenza nella stabilità del rapporto tra i dipendenti di aziende private ed i dipendenti di aziende pubbliche o di pubbliche amministrazioni, si rivelerebbe poi incongruente ed anacronistica, oltre che contraria al dettato ordinamentale, stante la privatizzazione del cd. pubblico impiego e la omogeneizzazione dei rapporti lavorativi con il settore privato introdotta con i D.Lgs. n. 29/93 e n. 80/98 e il passaggio della giurisdizione al giudice ordinario.
7) Le nuove norme sul licenziamento per motivi oggettivi o economici non potrebbero, comunque, essere estese ai dipendenti di p.a., stante la impossibilità di individuare, in tale ambito, il requisito dei motivi “economici”, che giustificherebbero il licenziamento nelle aziende private.
8) Escludere per legge la possibilità di reintegro del lavoratore e stabilire limitazioni all’entità del risarcimento nel caso di licenziamento illegittimo per motivi economici comporta, sostanzialmente, una evidente sfiducia nell’indipendenza e nell’operato della magistratura, competente istituzionalmente a tutelare i diritti ingiustamente lesi.
9) Va, inoltre, evidenziata, la inesistenza di ragioni giustificatrici all’introduzione delle modifiche operate, con riferimento alla lentezza della giustizia, in quanto, per ogni diritto leso, esiste un rimedio generale costituito dalla possibilità di ricorrere al Giudice (cd. legge Pinto) e chiedere il risarcimento dei pregiudizi subiti, senza dovere dotare le aziende di ulteriori maggiori ed eccezionali tutele.
10) Le modifiche introdotte si appalesano, poi, inadeguate, in quanto non si è tenuto conto dell’ambiente politico-sociale italiano, in cui esiste un contenzioso lavoristico notevolissimo (200.000 cause all’anno), evidentemente a causa di una diffusa illegalità nei rapporti di lavoro, sicuramente non per responsabilità dei lavoratori. Mirco Rizzoglio (Avvocato)

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Occupazione giovanile

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Crotone railway station

Crotone railway station (Photo credit: Wikipedia)

Gli under 40 hanno pagato il prezzo più alto della crisi. Tra il 2008 e il 2011 i lavoratori con meno di 40 anni sono diminuiti dell’11,4%, facendo mancare all’appello 1.233.500 occupati. Contemporaneamente i lavoratori con più di 40 anni sono aumentati del 5,2%, pari a 663.700 unità. Ma sono le imprese più piccole a pagare il conto più salato: per quelle con meno di 50 addetti il costo del lavoro ammonta a 173,2 miliardi di euro ed è pari al 51,6% del valore aggiunto. Tra il 2003 e il 2009 l’incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto creato dalle imprese fino a 50 addetti è aumentato del 10,7%, passando dal 40,8% al 51,6%. Nello stesso arco di tempo, per le imprese medio-grandi l’incremento è stato inferiore (+6,6%). La grande recessione ha colpito anche l’imprenditoria giovanile. Tra il 2007 e il 2011 si registra una diminuzione del 17,1% di imprenditori italiani under 40, pari a 387.400 unità in meno. Nel nostro Paese la diminuzione è più accentuata rispetto al calo medio del 14,7% di giovani imprenditori verificatosi nell’Unione europea Nonostante questa flessione, l’Italia rimane sul gradino più alto del podio europeo per numero di imprenditori e di lavoratori autonomi tra i 15 e i 39 anni: sono 1.872.500 e staccano nettamente il Regno Unito che ne conta 1.303.700, la Polonia che ne conta 1.127.300 e la Germania che arriva a contarne 1.055.900. Nel nostro Paese, quindi, il 19,6% dei giovani occupati under 40 lavora in proprio, una percentuale quasi doppia rispetto al 10,3% della media europea.(Confartigianato imprese Crotone)

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Pressione fiscale per le imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

L’Italia è il primo Paese in Europa e il 13° al mondo per la più alta pressione fiscale sulle imprese. Imposte e tasse pagate dalle aziende sui profitti lordi, vale a dire il cosiddetto total tax rate, raggiungono la percentuale del 68,5%, un vero e proprio record che non ha eguali in Europa, nella classifica dei Paesi europei con il maggiore prelievo fiscale sull’attività d’impresa dietro l’Italia c’è la Francia con il 65,7%, poi la Germania con il 46,7%, la Spagna con il 38,7% ed il Regno Unito con il 37,3%. Per i nostri imprenditori le cose peggiorano se si considerano i tributi aggiuntivi come l’Iva sui consumi, le accise sui carburanti e sull’energia elettrica, l’IMU, l’Irpef e i contributi sociali del dipendente pagata dal datore di lavoro, l’Irap. Si calcola che tutte queste voci fanno lievitare all’86,4% il prelievo di risorse per le imprese. E mentre le imprese italiane sopportano questo salasso, una larga parte dell’economia sfugge a qualsiasi tassazione e prospera indisturbata. Alcuni autorevoli studi indicano che le attività sommerse infatti generano un valore aggiunto che oscilla tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di 275 miliardi di euro, pari rispettivamente al 16,3% e al 17,5% del PIL.(Confartigianato imprese Crotone)

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Salute: il latte fresco va sempre bollito

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Caffe Latte

Caffe Latte (Photo credit: Wikipedia)

Il Ministero della Salute ha inviato alla Federazione italiana medici di medicina generale e alle Federazioni mediche e Società scientifiche di pediatria e neonatologia una comunicazione per segnalare alcuni casi di sindrome emolitico-uremica (SEU) associati a infezione da E. coli produttore di verocitotossina (VTEC) in pazienti di età pediatrica, probabilmente acquisite attraverso il consumo di latte crudo (non pastorizzato) contaminato. Il Ministero ha chiesto di diffondere la nota ai medici di medicina generale e ai pediatri perché sensibilizzino genitori e pazienti sulla problematica, informandoli sulla necessità di bollire il latte crudo prima di un eventuale consumo. Come è noto, il Ministero della Salute ha stabilito con l’ordinanza ministeriale del 10 dicembre 2008 (il cui termine di validità è stato recentemente prorogato al 31 dicembre 2012) che il latte crudo deve essere venduto attraverso distributori automatici, appositamente registrati e controllati dalle Asl, che devono riportare correttamente l’indicazione che il latte crudo è da consumarsi previa bollitura, mentre in caso di cessione diretta è il produttore che deve obbligatoriamente informare il consumatore su tale modalità di consumo. Giovanni componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sottolinea come la bollitura è indispensabile per eliminare l’eventuale presenza di agenti patogeni che possono essere presenti nel latte crudo anche se questo viene prodotto nel totale rispetto delle norme: i pur rigorosi controlli sul latte e sugli allevamenti, da soli, non possono garantirne la completa sicurezza, come invece può fare il processo di bollitura. Per tale motivo, sollecita le autorità preposte a verificare che l’invito a bollire il latte prima di consumarlo sia scritto a chiare lettere sulle macchine distributrici ed eventuali bottiglie dato che con la bollitura si mantengono inalterati tutti i macro nutrienti del latte, come calcio, proteine, lipidi.

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Chirurgia toracica per il tumore polmonare

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Gaspare Tagliacozzi - De curtorum chirurgia pe...

Gaspare Tagliacozzi - De curtorum chirurgia per insitionem - illustration n. 2 Italiano: Gaspare Tagliacozzi - De curtorum chirurgia per insitionem - illustrazione n. 2 (Photo credit: Wikipedia)

Presso il Centro Congressi Humanitas di Rozzano per due giorni riuniti i maggiori esperti di chirurgia toracica da tutta Italia per un Corso dedicato alla VATS – Chirurgia Toracica Video-Assistita nel trattamento del carcinoma polmonare. Nonostante le evidenze scientifiche positive e i vantaggi per i pazienti, questa tecnica ha in Italia una diffusione ancora molto limitata.
Milano, 29 marzo 2012 – Riduzione del trauma, del sanguinamento, del dolore, tempi di ospedalizzazione più rapidi, così come quelli di recupero per il paziente. Questi, in estrema sintesi, i principali vantaggi della chirurgia mininvasiva che da diversi anni sta ormai sempre più sostituendo quella tradizionale o “open” in moltissime indicazioni chirurgiche. Ma se questi vantaggi sono universalmente riconosciuti nella chirurgia addominale, ginecologica, cardiochirurgica, otorinolaringoiatrica, ecc., non sono altrettanto noti per quella toracica polmonare, nonostante diversi studi riportati dalla letteratura internazionale evidenzino chiari benefici, soprattutto per alcune categorie di pazienti come gli anziani, con funzionalità respiratoria compromessa.
La VATS – Chirurgia Toracica Video-Assistita per il trattamento del carcinoma polmonare (malattia per la quale in Italia muoiono oltre 27.000 persone ogni anno), ad esempio, viene praticata in Italia in un numero molto limitato di Centri, gli unici ad avere chirurghi specificatamente formati.
In questo contesto si inserisce un Corso di Chirurgia Toracica, che si svolgerà da oggi, 29 marzo, fino a domani presso il Centro Congressi Humanitas di Rozzano, cui parteciperanno i massimi esperti di Chirurgia Toracica provenienti da tutta Italia, organizzato dal Professor Marco Alloisio, responsabile della Chirurgia Toracica di Humanitas Cancer Center, al quale interverrà il Dottor Renè Petersen del Dipartimento di Chirurgia Toracica del Rigshospitalet di Copenhagen, dove negli ultimi 7 anni sono stati praticati oltre 500 interventi di lobectomia polmonare tramite VATS.
La lobectomia per il trattamento del carcinoma polmonare con tecnica VATS, rispetto alla toracotomia tradizionale, prevede l’utilizzo di strumenti toracoscopici dedicati, inseriti attraverso 2 – 4 incisioni di accesso di piccole dimensioni. Una tecnica mininvasiva messa a punto per la prima volta in Italia agli inizi degli anni ’90 dal Professor Giancarlo Roviaro, ma che non ebbe, in quegli anni, grande diffusione nel nostro Paese. Al contrario dal 2000 la VATS incontrò un grande successo all’estero, in particolar modo negli St ati Uniti, dove venne ampiamente sviluppata, per ritornare, poi, in Italia negli ultimi anni. “I principali vantaggi della chirurgia toracica video-assistita per le patologie oncologiche polmonari, rispetto alla tecnica tradizionale, evidenziati dalla letteratura scientifica – afferma il Professor Marco Alloisio – riguardano principalmente (grazie al minore trauma) un minor tasso di complicazioni, soprattutto nei pazienti anziani con significative comorbidità e un miglioramento della sopravvivenza a 5 anni (79% per il gruppo trattato con VATS rispetto al 75% trattato con toracotomia)”. Un altro fronte di ricerca di grande interesse riguarda la possibilità, già suggerita dal trial, che i pazienti sottoposti a una lobectomia in VATS, possano avere una migliore tolleranza verso la chemioterapia dopo l’intervento chirurgico. Nel nostro Paese, tuttavia, questa tecnica stenta ancora a decollare e la casistica, circoscritta a pochi Centri specializzati, è contenuta.

 

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Ortopedia penitenziaria

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Polizia Penitenziaria

Polizia Penitenziaria (Photo credit: Wikipedia)

La conferenza sul carcere è terminata da qualche giorno, qualcosa mi rimanda a quanto abbiamo ascoltato, detto e risposto. Qualcosa sta di traverso, come se l’incontro svolto poggiasse le gambe su un tavolo tarlato, su un interrogativo che scava. Dialogare sul valore della pena, della legalità, della giustizia, nasce da una esigenza profonda di sapere, di conoscere, per contribuire al bene comune, oppure è il risultato di una curiosità, dettata da una morbosa disattenzione. per fare qualcosa di diverso, un rumore, un ritmo, una specie di crociera da spendere per passare in rassegna le isole del castigo, negli spazi dove si è obbligati a pagare il proprio debito con la società. La sensazione è che il pubblico-contribuente non conosca il carcere, erroneamente percepito come terra di nessuno, mentre apprezza quello rappresentato dai films o dai fumetti, delle storie inventate. Sovraffollamento irraccontabile, carenza endemica di personale, investimenti al lumicino, non fanno altro che rendere teatrale la sofferenza che transita dentro le celle di un penitenziario, la tragedia che incombe sui troppi morti che escono con le gambe in avanti, una cartellonistica suicidiaria che oramai travalica perfino il più alto dei muri di cinta. Non c’è più neppure sufficiente coerenza a denominare i detenuti per ciò che sono diventati: numeri in quantità industriale, da trattare senza troppi rimorsi di coscienza. C’è chi interviene per sostenere la cultura come badante di una “pena” ammalata, chi invoca il lavoro come unico strumento di riordino, chi confida nell’importanza di incontri autorevoli per fornire supporto a un vero e proprio ripensamento culturale. Siamo in tanti a spendere parole, significati, contenuti, a indicare le molte strade da percorrere, siamo in pochi a individuare le possibili terze vie da intraprendere, in ogni caso partendo dal rispetto di una doverosa esigenza di giustizia di chi è vittima, e scoprendo nuove opportunità di riscatto e riparazione. Bisogna osservarlo bene il carcere, se intendiamo svolgere una analisi corretta che non ci faccia perdere contatto con la sostanza delle cose, con gli strumenti occorrenti per arginare il perseverare del suo meccanismo perverso. Detenuti tossicodipendenti commettono reati per farsi, per comprare, per vendere, non si tratta di un vizio, è gia malattia, forse potrebbe essere buona cosa la presa in carico in comunità dai requisiti a registro, dove spesso l’accoglienza è cura e salvezza di vita.
Detenuti extracomunitari, ultimi tra gli ultimi, troppi e accatastati l’uno sull’altro, in attesa di un altro niente che non sta a buona vita domani, forse occorre più autorevolezza nel protocollare intese umanitarie che risultino davvero condivise anche nei paesi di origine. Detenuti autoctoni, microcriminalità, eccesso di reati che fanno emergenza, creano urto, fastidio e rabbia, un bacino-utenza da ripensare: dove collocare, adibire a lavori socialmente utili, dentro una pena che risulti finalmente un esercizio di responsabilità.
Sul carcere mille cose si tolgono dove già poco c’è, il cosiddetto fiore all’occhiello non basta più a coprire quanto è disperante lo spettacolo del disonore che non si vuole fare vedere, nella più disumana indifferenza.
Amnistia no, ma i tribunali rimangono oppressi e impantanati da milioni di carte usurate dal tempo e finanche destinate alla prescrizione, camere di sicurezza elette a domicilio, detenzioni domiciliari che poco servono, c’è in atto uno svuotamento delle idee, al punto che non c’è neppure un “giusto” a sottolineare la condizione in cui sopravvive gran parte della comunità ristretta: non c’è solamente delinquenza, ma una quantità corposa di persone espansa su tutto il territorio, che potrebbero essere diagnosticate doppia diagnosi, patologie da disturbi della personalità border-line, un disagio psichico per niente difficile da appurare, dove la problematica principale non sta nell’uso e nell’abuso di sostanze, nei reati, nella trasgressione che è già devianza, ma in un vero e proprio schianto mentale tra start adrenalinico e latitanza emozionale dalle conseguenze imprevedibili. Indipendentemente dalle varie e bizzarre “ortopedie penitenziarie” intese a fare camminare correttamente dentro percorsi socialmente condivisi ( cosa ci sarà mai di socialmente condivisibile in un carcere che ancora non c’è, e peggio, non si riappropria del suo ruolo e della sua funzione ) occorre confermare quanto davvero fa sicurezza, salvaguardia della collettività, forse è ora di ritornare a pensare a un carcere che “è” società, perché ne fa parte e disegna legalità, possiede giustizia sufficiente a creare momenti di riparazione. Un carcere che ci dice chi entra nelle sue viscere, ma soprattutto chi, non “cosa” esce: è urgente impegnarsi per un carcere diverso, per auspicare il ritorno nella società di persone migliori, questo è quello che si dice un preciso “interesse collettivo”.(Vincenzo Andraous)

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Governo Monti: la politica deve reagire

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

“Non è più tollerabile il tono con cui il Prof. Monti si rivolge ai partiti ed alla politica nel suo complesso. Chiedo uno scatto d’orgoglio in nome della democrazia italiana” lo dichiara l’on. Americo Porfidia Presidente nazionale dell’NpS- Noi Sud-per il partito del Sud e sindaco di Recale nel casertano. “I partiti politici, i movimenti di cittadini, la complessa rete di associazioni che si dipana sul territorio dalla val di Susa alla Sicilia, sono tutti espressione della democrazia, della sua pratica quotidiana sui territori, tra le persone e le mille difficoltà delle famiglie. Il settore lavoro è sull’orlo dell’abisso, sia sul versante imprenditoriale che su quello dei lavoratori, pubblici e privati che siano, un quadro deprimente sul quale a ritmo ormai quotidiano si configurano gesti estremi tra la vita e la morte degli individui. In questo contesto il Prof. Monti non può permettersi di attaccare la politica ed i partiti, cioè le forze democraticamente espresse dal corpo sociale del paese. Spero – conclude Porfidia – che altri parlamentari, e presidenti di partito raccolgano questo invito all’orgoglio della politica e delle categorie costituzionali per un riequilibrio di ruoli e responsabilità storiche”

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Micron Technology risolve la causa con Oracle

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Boise downtown at night

Boise downtown at night (Photo credit: Wikipedia)

Boise, Idaho, (GLOBE NEWSWIRE) – Micron Technology, Inc. (Nasdaq: MU), ha annunciato oggi di aver raggiunto un accordo con Oracle America Inc. (“Oracle”) per risolvere una causa intentata da Oracle contro Micron presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto settentrionale della California. La causa riguarda l’accusa di un accordo per aumentare i prezzi delle DRAM e di altre violazioni di leggi federali e statali in materia di antitrust e concorrenza sleale basate sul presunto comportamento per il periodo che va dall’1 Agosto 1998 ed almeno fino al 15 giugno 2002; la causa è relativa a vari danni solidali triplicati, così come la restituzione, la reversione degli utili, le spese legali, i costi ed il provvedimento ingiuntivo. Ai sensi dell’accordo transattivo, le parti hanno convenuto un accordo di risoluzione ed il rilascio di tutte le rivendicazioni, oltre all’assoluzione con pregiudizio del contenzioso.Secondo i principi contabili applicabili, l’effetto di quest’accordo sui risultati operativi di Micron per il secondo trimestre fiscale del 2012 rappresenta una riduzione del fatturato ed un aumento della perdita netta attribuibile agli azionisti Micron di 58 milioni di dollari rispetto ai risultati precedentemente comunicati in data 22 marzo 2012, insieme agli aggiustamenti relativi ad altri elementi inclusi nei risultati operativi della società. Di conseguenza, per il secondo trimestre dell’anno fiscale 2012, la perdita netta di competenza degli azionisti di Micron è stata di 282 milioni di dollari, o 0,29 dollari per azione diluita, su un fatturato netto di 2,009 miliardi dollari. L’effetto completo dell’accordo sui risultati delle operazioni di Micron e la posizione finanziaria per il secondo trimestre dell’anno fiscale 2012 saranno forniti nel modulo 10-Q di Micron.Micron Technology Inc. è uno dei maggior fornitori al mondo di soluzioni avanzate per semiconduttori. Attraverso i suoi impianti di produzione a livello mondiale la Micron produce e commercializza una gamma completa di memorie DRAM, memorie flash NAND e NOR, così come altre tecnologie di memoria innovative, moduli di memoria e sistemi a semiconduttori per l’uso in prodotti d’avanguardia, prodotti al consumo, per il networking, per la telefonia mobile e sistemi integrati. Le azioni ordinarie della Micron sono quotate al NASDAQ con il simbolo MU. Per ulteriori informazioni su Micron Technology Inc., visitare il sito http://www.micron.com

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Roma: Imu ed evasione fiscale

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Palazzo dei Senatori in the Piazza del Campidoglio

Palazzo dei Senatori in the Piazza del Campidoglio (Photo credit: Wikipedia)

“Ridurre al minimo l’aliquota Imu sull’abitazione principale è possibile se si punta davvero al recupero di fondi provenienti dall’evasione e dall’elusione fiscale, grazie a verifiche sulle imposte dei fabbricati, soprattutto di quelli mai dichiarati e dunque sconosciuti al Dipartimento Risorse Economiche. Altri controlli potrebbero essere effettuati sulla tassa rifiuti per gli immobili non domestici, che potrebbero portare nelle casse comunali oltre 100 milioni di euro all’anno che, con interessi e sanzioni ammonterebbero a circa 180 milioni di euro, senza contare i controlli delle aree fabbricabili e della tari domestica, che porterebbero nelle casse capitoline oltre 1 miliardo di euro in tre anni. Tale progetto, oltre a produrre un gettito straordinario, consoliderebbe di circa 250 milioni di euro le entrate ordinarie, il tutto a costo zero per il bilancio di Roma Capitale. Non è comprensibile come la giunta capitolina non abbia puntato su questi numeri che fanno tremare i polsi e che non sono mai stati accertati. Non è accettabile incidere sulle spese di tante famiglie coinvolte da questa tassa iniqua e lasciar fuori i proprietari di fabbricati fantasma che da anni la fanno franca”. Lo dichiara in una nota il consigliere di Roma Capitale Fabrizio Santori, promotore di una petizione per la massima riduzione dell’Imu sulla prima casa e primo firmatario di una mozione in Campidoglio già approvata all’unanimità da 9 Municipi, su proposta iniziale del consigliere del Pdl del IX Municipio Roberto Fedeli, che ha fortemente voluto approvare due ordini del giorno per sollecitare l’Amministrazione a venire incontro alle esigenze dei cittadini romani, molto penalizzati dalla nuova imposta sulla casa.

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Lazio: modificare la legge regionale sul commercio

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

010212 C Colombo Regione Lazio

010212 C Colombo Regione Lazio (Photo credit: Wikipedia)

“Dal momento che sarei scarsamente documentato sulla vicenda dei camion bar che seguo da oltre quindici anni, rivolgo all’amico e assessore Di Paolo, che stimo e rispetto, i seguenti interrogativi: perché la Regione Lazio non ha ancora avviato la riforma complessiva della legge regionale n. 33 del 1999 sul commercio, compreso quello ambulante, facendo solo e d’urgenza, nel 2011, la modifica dei due articoli relativi ai saldi? Non poteva essere quella la sede in cui aggiungerne un altro, che avrebbe consentito lo spostamento dei camion bar in zone meno centrali e più utili, considerando il fatto che dove ci sono i camion bar ci sono accanto anche i bar? Non poteva essere l’occasione per rivedere il principio della ‘ricollocazione equivalente’, citata anche dall’Assessore Bordoni come elemento ostativo allo spostamento dei camion bar? Perché il tavolo tecnico delle Soprintendenze, istituito nel 2007, ha smesso di lavorare e non si è applicata la Legge Galasso? Dobbiamo sperare nella Direttiva Bolkestein per liberare il nostro patrimonio archeologico e culturale dall’orrendo urbano dei camion bar?”. Così il presidente della Commissione Cultura di Roma Capitale, Federico Mollicone (PdL), replica alle dichiarazioni dell’Assessore alle Attività Produttive della Regione Lazio, Pietro Di Paolo.
“Se la responsabilità di questo situazione ricadeva, fino a qualche anno fa, sulle Giunte Marrazzo e Veltroni, credo che oggi, dopo quattro anni al governo di Roma Capitale e due anni alla Regione Lazio, non ci siano più attenuanti sulla nostra inattività nei confronti di un problema che riguarda, non solo i 120 mila residenti del centro storico, ma l’immagine di Roma nel mondo e i milioni di turisti, costretti a tornare a casa con indimenticabili foto del Colosseo e dei Fori Imperiali sullo sfondo dei camion bar”, ha concluso Mollicone.

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Rohinton Medhora appointed incoming president of The Centre for International Governance Innovation

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Waterloo, Canada The Centre for International Governance Innovation (CIGI) is pleased to announce the appointment of Rohinton Medhora as president, effective May 19, 2012.Dr. Medhora is currently vice president of programs at the International Development Research Centre (IDRC), a federal crown corporation that supports research in developing countries to promote growth and development. Previously, he was director of IDRC’s Social and Economic Policy programs and led the centre’s Micro Impacts of Macroeconomic and Adjustment Policies and Trade, Employment and Competitiveness initiatives.“Rohinton’s distinguished experience and his leadership of internationally renowned research programs make him an ideal candidate to carry forward CIGI’s mission to conduct world-leading policy research and analysis,” said Jim Balsillie, chair of CIGI’s Operating Board of Directors. “We look forward to Dr. Medhora building on CIGI’s growing reputation as an authority on significant global economic and security challenges, deepening our research programs and expanding the think tank’s role in influencing policy makers to innovate.” Dr. Medhora received his doctorate in economics in 1988 from the University of Toronto, where he also subsequently taught for four years. His fields of expertise are monetary and trade policy, aid effectiveness and international economic relations. He has been a member of CIGI’s International Board of Governors since 2009. Dr. Medhora will assume his new position on a half-time basis over the summer while completing projects at IDRC and looks forward to assuming the CIGI role on a full-time basis in September.
“CIGI is a Canadian institution with its face to the rest of the world,” Rohinton Medhora said. “Its mission to improve multilateral governance resonates with an abiding concern in Canada and indeed across countries. I am thrilled and honoured to have been selected to lead CIGI into its second decade.” Dr. Medhora succeeds CIGI Executive Director Thomas A. Bernes, who was appointed in December 2009 and is assisting in the transition through May. Mr. Bernes, who has held high-level positions in the International Monetary Fund, the World Bank and the Government of Canada, will continue with CIGI as a Distinguished Fellow, with special expertise in the global economy and global governance.
The Centre for International Governance Innovation (CIGI) is an independent, non-partisan think tank on international governance. Led by experienced practitioners and distinguished academics, CIGI supports research, forms networks, advances policy debate and generates ideas for multilateral governance improvements. Conducting an active agenda of research, events and publications, CIGI’s interdisciplinary work includes collaboration with policy, business and academic communities around the world. CIGI was founded in 2001 by philanthropist Jim Balsillie, then co-CEO of Research In Motion (RIM), and collaborates with and gratefully acknowledges support from a number of strategic partners, in particular the Government of Canada and the Government of Ontario. For more information, please visit http://www.cigionline.org.

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La rivoluzione chi la fa?

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Lenin

Lenin (Photo credit: Wikipedia)

L’idea rivoluzionaria nel vecchio continente ha avuto più volte il suo battesimo del fuoco a partire da quella francese e, per dirne un’altra, parimenti grande, la russa scatenata da Lenin. Ma si fa anche osservare che non è stata infiammata dai servi della gleba ma dalla borghesia, ovvero da quelli che avrebbero potuto, economicamente parlando, farne a meno. Il popolo, alla fine è stato trascinato nel vortice ma non ne è stato il promotore se non nei mugugni e nelle sofferenze.
Questo potrebbe spiegare il motivo per il quale il primo atto della manovra del governo Monti è stato quello di diminuire le pensioni e le retribuzioni e di favorire l’aumento del costo della vita, ma si è guardato bene di tassare la patrimoniale e d’intaccare le ricchezze private. Tanto è vero che è di oggi la notizia diramati dagli organi ufficiali dello Stato, ma è una circostanza che si perpetua da anni, che i redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati sono i più tartassati. La loro pressione fiscale ha raggiunto la soglia del 50% se vi calcoliamo imposte dirette ed indirette e il mare magnum dell’Irpef nazionale e le sue addizionali locali. Gli altri, quelle che le imposte le pagano di meno, molto di meno, perché godono di “sconti fiscali autodeterminati”, posseggono barche, ville e Suv. Persino l’enorme spesa sanitaria ad esempio, tanto criticata dai benestanti, viene pagata nei fatti dai più deboli, compresi gli sprechi e le ruberie che l’hanno attraversata. Costoro, i soliti ricchi per intenderci, si sarebbero seriamente arrabbiati se il nostro presidente del consiglio avesse osato intaccare i loro privilegi. Ci saremmo trovati nel bel mezzo di una rivoluzione cruenta e in prima fila, c’è da giurarci, avremmo trovato i pensionati e i lavoratori dipendenti, i disoccupati e i precari, per usarli come carne da macello. Dovremmo, quindi, considerarci fortunati a non avere soldi, a dover fare i salti mortali per vivacchiare e a congratularci per la lungimiranza del nostro presidente del Consiglio. Ma questo non è un vivere ma è un sopravvivere e senza voler parlare di rivoluzione, che come la giriamo è sempre una brutta cosa ed è un rimedio peggiore del male, potremmo fare la nostra “rivoluzione democratica” mandando, con il voto, in pensione questa novella triplice alleanza dei benestanti fatta dal Pd, Pdl e Fli e votare gli altri partiti. Forse saranno anch’essi indegni ma per lo meno avremmo il piacere di lasciare a casa i prosperi della politica. Pensateci gente, pensateci. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Governo Monti: Si volta Pagina?

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani (Photo credit: PD Cagliari)

Non direi e lo dimostro. Già nel precedente articolo (cliccare qui) ho indicato il background di questa nuova esperienza governativa e che ci ha portati, tanto per riallacciarmi al precedente articolo, ad avere la prova provata che nemmeno una maggioranza parlamentare qualificata è in grado di avviare il processo di rinnovamento del paese. E ora, come giustamente osserva l’on.le Massimo Donadi “Dopo il decreto Salva-Italia, da 30 miliardi finanziati dall’aumento delle tasse, all’aumento dell’Iva e delle accise, fino alle reintroduzione dell’Imu, non c’è traccia di alcun provvedimento per la crescita. Le misure adottate in passato, nel recente passato, stanno mostrando la loro efficacia? A quanto pare no. La mission del governo tecnico si sta rivelando impossibile per incapacità oggettiva e manifesta? A quanto pare sì. Il punto è non tanto quello di non opporsi alle riforme e di contribuirvi con spirito costruttivo, come dice Bersani. Il punto è di quali riforme stiamo parlando. Dell’articolo 18? Di quello che lo stesso presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha definito inutile per le imprese che non sapranno cosa farsene? Del decreto liberalizzazioni, un pannicello caldo deturpato, svilito, spolpato dalle grandi lobbies? E per il futuro? Cosa si prospetta all’orizzonte? A quali misure per la crescita sta pensando il governo “dei tecnici” per risollevare il Paese, per farlo uscire dalla recessione? Per ora, le uniche risposte che sono giunte sono state quelle a favore di banche e assicurazioni, non dei cittadini e delle piccole e medie imprese”. Per essere meno impietosi dovremmo dire che i limiti che si è posto questo governo non è quello del rilancio del paese ma solo per garantire i nostri creditori che possiamo essere solvibili non per quello che potremmo fare ma per le disponibilità che abbiamo. Non so se gli italiani hanno chiara la percezione del danno che stiamo ricevendo. Non mi riferisco alla nostra perdita del potere di acquisto, pur grave e che poteva essere evitata, con un carrello dei beni di prima necessità aumentato di circa il 5% mentre le retribuzioni (per via delle addizionali irpef, e di altri tributi in corso d’opera) sono calate del 4%, ma alla caduta verticale del prestigio istituzionale. Ci troviamo con un parlamento sotto “amministrazione controllata” ed umiliato con continui voti di fiducia e l’ammonimento a non cambiare i disegni di legge governativi e con un presidente della Repubblica passato nel giro di qualche mese da “salvatore della patria”, per via del ben servito dato al governo Berlusconi e alla sua fallimentare politica, a un difensore delle cause perse perché ha perso l’occasione per rimettere in gioco con un voto anticipato la volontà popolare e a far riassumere al Parlamento il suo ruolo istituzionale e al governo di trovarne la sintesi. D’altra parte è proprio i complimenti che dall’estero provengono a Monti che ci dimostrano quanto in basso siamo calati. Sembra un controsenso ma non lo è. E’ semmai lo stupore che possa accadere che un presidente del consiglio tartassi i suoi sudditi, in specie se poveri, e ne ricavi il convincimento di avere il loro consenso. A Napoli direbbero: cornuti e mazziati”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

 

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In nome dell’anticomunismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Big Three at the Potsdam Conference in Germany...

Big Three at the Potsdam Conference in Germany: Prime Minister Winston Churchill, President Harry S. Truman and Generalissimo Josef Stalin, seated in garden. (Photo credit: Wikipedia)

Il mio pensiero va oggi a coloro che nutrono delle perplessità riguardo alcune esternazioni del Presidente del Consiglio Mario Monti riguardo al fatto che in passato si è ecceduto sui diritti tralasciando i doveri con i conseguenti maggiori costi sociali. In effetti ha ragione ma con qualche riserva.
Incominciamo con il dire che il tutto ha una radice storica nella conferenza di Yalta che si tenne dal 4 all’11 febbraio del 1945, alcuni mesi prima la resa della Germania. In quell’occasione e nella successiva conferenza di Potsdam (17 luglio-2 agosto 1945) si stabilirono i termini per l’assetto geopolitico internazionale e nello specifico nella divisione dell’Europa per sfere d’influenza. Stalin in quell’occasione non mantenne gli impegni presi di favorire, nei paesi dell’Europa centro-orientale occupati dalle truppe russe, le libere elezioni e di fatto li incorporò senza mezzi termini all’U.R.S.S. Da qui ebbe inizio la Guerra fredda con le conseguenze che noi tutti sappiamo. Vi furono, inoltre, delle aree che possiamo definire “cuscinetto” come la Yugoslavia di Tito che pur dichiarandosi comunista pose dei distinguo, rispetto alla Russia, e tanto da essere blandita dall’occidente che non esitò a favorirla con il trattato di pace con l’Italia cedendole la Dalmazia. Ma anche l’Italia era vista con sospetto, avendo al suo interno il più forte partito comunista d’Occidente. E i comunisti italiani furono così pressanti sui diritti che non si trovò di meglio che allargare a dismisura questo varco in nome di una invocata pax-sociale. Diritti, stranamente a dirsi, che sia l’Urss sia l’Occidente non avrebbero riconosciuto ai loro cittadini ma che divennero per “ragioni di stato” il punto nodale della politica italiana con le deformità che ben conosciamo: sperequazioni retributive per favorire quelle corporazioni più affidabili alla tenuta dell’anticomunismo e poi ancora clientelismo, voti di scambio, corruzione, ammortizzatori sociali (gonfiando a dismisura gli organici delle imprese pubbliche e persino private dalle ferrovie alle poste e alla Fiat) e, non certo ultima, la mano tesa verso la criminalità mafiosa, per tacitarla. Di tutto questo se ne resero conto negli anni ’70 sia Moro sia Berlinguer tanto che pensarono ad un “compromesso storico” per tarpare le ali ad un andazzo che rischiava di degenerare in modo irreversibile. Ma l’occidente, ancora una volta, si mise di traverso timoroso che l’Italia, in qualche modo, potesse scivolare nell’area comunista dell’Urss. Il costo che ne derivò fu un sistematico ed irrefrenabile indebitamento pubblico da tutti conosciuto e da tutti tollerato come un male minore, doloroso ma necessario. Poi vennero, nell’ordine, il muro di Berlino e la stagione di “mani pulite”, ma la classe politica italiana non sembrò accorgersene continuando nel suo processo degenerativo. Ora siamo giunti ad un punto nodale con il governo tecnico di Mario Monti, ma è anch’esso un fallimento dichiarato non tanto per suo demerito quanto per la mancanza di una consapevolezza collettiva sui cambiamenti in atto nella comunità internazionale e la necessità che tutti, indistintamente, si sentano coinvolti in un risanamento non tanto economico quanto nell’idea stessa di società in cui dobbiamo fare i conti ed è un fatto più culturale che politico. Da qui possiamo incominciare a parlare del presente e lo farò con il successivo articolo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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L’Islam è compatibile con la democrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Giuliano Amato, Italian politician. Festival d...

Giuliano Amato, Italian politician. Festival della Creatività 2009, Florence, Italy. (Photo credit: Wikipedia)

Lo ha affermato oggi a Roma Giuliano Amato nel corso di un convegno dedicato a ‘L’Europa e le primavere arabe’, promosso dall’europarlamentare Debora Serracchiani con il gruppo ‘Socialists & Democrats’ del Parlamento europeo.
‘A chi continua a pensare anche oggi, come Tocqueville nell’Ottocento, che l’Islam e’ incompatibile con la democrazia – ha spiegato Amato – suggerirei di guardare allo spettacolo che ci offre la nostra vita quotidiana nell’Europa multietnica e le esperienze nascenti nell’Africa del Nord’.
Anche Serracchiani ha osservato che ‘a un anno di distanza dalla rivolta che ha spazzato i regimi in Tunisia, Egitto, Libia e che sta minando la Siria, il processo di democratizzazione del nord-Africa e’ un interesse vitale dell’Europa e il nostro contributo deve essere piu’ incisivo, e non consistere solo in interventi militari o accordi commerciali’, ha concluso. (Giancarlo Lancellotti)

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Apple responds to outcry from 250,000 consumers over working conditions

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Washington, DC – Today, the Fair Labor Association (FLA) released its assessment of working conditions in Apple supplier Foxconn’s factories. The assessment details numerous violations as well as commitments by Foxconn, working with Apple and the FLA, to improve working conditions. Today’s move comes in response to online outcry over the treatment of workers that make popular Apple products.Mark Shields, who started the popular Change.org petition, responded to the news: “Apple is making good on their brand promise and thinking different. There’s still important work to be done, but Apple and Foxconn have made serious commitments to improving the lives of their workers. Change.org provided a platform for so many Apple customers who needed a way to ask Apple to do better – and to their credit, they are listening.”Creator of popular petition on Change.org applauds Apple’s commitment to improving factory conditions

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Micron Technology Settles Lawsuit With Oracle

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

The Carnegie library in Boise, Idaho.

The Carnegie library in Boise, Idaho. (Photo credit: Wikipedia)

Boise, Idaho, (GLOBE NEWSWIRE) — Micron Technology, Inc. (Nasdaq:MU), announced today that it reached an agreement with Oracle America Inc. (“Oracle”) to settle a lawsuit filed by Oracle against Micron in the U.S. District Court for the Northern District of California. The lawsuit alleged a conspiracy to increase DRAM prices and other violations of federal and state antitrust and unfair competition laws based on purported conduct for the period from Aug. 1, 1998, through at least June 15, 2002, and sought joint and several damages, trebled, as well as restitution, disgorgement, attorneys’ fees, costs and injunctive relief. Pursuant to the settlement agreement, the parties agreed to a settlement and release of all claims and a dismissal with prejudice of the litigation. Under applicable accounting principles, the effect of this settlement on Micron’s results of operations for the second fiscal quarter of 2012 is a reduction in revenue and an increase in the net loss attributable to Micron shareholders of $58 million as compared to the results previously reported on March 22, 2012, with corresponding adjustments to other items included in the company’s results of operations. As a result, for the second quarter of fiscal 2012, Micron’s net loss attributable to its shareholders was $282 million, or $0.29 per diluted share, on net sales of $2.009 billion. The full effect of the settlement on Micron’s results of operations and financial position for the second quarter of fiscal 2012 will be provided in Micron’s Form 10-Q. Micron Technology, Inc., is one of the world’s leading providers of advanced semiconductor solutions. Through its worldwide operations, Micron manufactures and markets a full range of DRAM, NAND and NOR flash memory, as well as other innovative memory technologies, packaging solutions and semiconductor systems for use in leading-edge computing, consumer, networking, embedded and mobile products. Micron’s common stock is traded on the NASDAQ under the MU symbol. To learn more about Micron Technology, Inc., visit http://www.micron.com.

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Art 18: solo ai nuovi contratti?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

BRUSSELS/BELGIUM, 11 MAY 2010 - Emma Bonino (V...

BRUSSELS/BELGIUM, 11 MAY 2010 - Emma Bonino (Vice-President, Senate, Italy) captured at the World Economic Forum on Europe held in Brussels, Belgium, May 11, 2010. (Photo credit: Wikipedia)

Il calo di gradimento del governo Monti emerso da alcuni sondaggi “e’ una conseguenza delle riforme che sono state fatte”. Lo dichiara Emma Bonino in un’intervista al quotidiano online Clandestinoweb. “Questo tipo di riforme sono indispensabili, anche se sarebbe stato meglio farle quando c’era il bel tempo e non ora che c’è un temporale – continua – Questo aumenta l’ansietà delle persone. Purtroppo, a causa dell’irresponsabilità della classe politica precedente, questi provvedimenti non sono stati presi e ora si vanno ad aggiungere alle preoccupazioni per una crisi da cui, nonostante le illusioni iniziali, non siamo ancora usciti”.
L’ex ministro non è d’accordo con chi ritiene che da parte del governo non ci sia stata abbastanza apertura nei confronti delle parti sociali sulla riforma del lavoro. “Questo è un vizio tutto italiano – ha spiegato -, un metodo a cui Monti era ostile fin dal principio. Il premier ha detto che avrebbe parlato con tutti ma il governo si sarebbe poi assunto la responsabilità delle decisioni. Secondo me questo non è un atteggiamento negativo. La riforma del lavoro ha comunque delle ombre. Il nuovo articolo 18, per esempio, credo debba essere applicato solo ai nuovi contratti. Spero comunque che in Parlamento venga apportata qualche modifica”.

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