Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

La crisi finanziaria globale

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

Da due anni a questa parte la crisi finanziaria globale ha fatto oscillare i suoi flussi negativi dagli Usa all’Argentina per poi passare all’Europa incominciando dall’anello più debole: la Grecia. La sua situazione di bilancio, per quanto nota agli addetti ai lavori, non era stata resa palese dalle statistiche ufficiali. Si è poi passati all’irlanda rea nel non aver posto rimedio alla profonda crisi delle sue banche e al Portogallo per il suo squilibrio sui conti con l’estero. Per l’Italia vi è stato un problema di governance. Il governo Berlusconi e gli altri di segno opposto, che si sono avvicendati in questi ultimi 20 anni, hanno fatto molto poco per il risanamento della finanza pubblica, per la lotta all’evasione fiscale, per le riforme strutturali, per l’ammodernamento del sistema paese dalla rete viaria intermodale a quella tecnologica e per colmare il divario economico-industriale tra Nord e Sud del Paese. E’ stato necessario sostituire i “politici” con i “tecnici” alla guida dell’esecutivo per compiere progressi prima ritenuti impensabili in direzione della sostenibilità finanziaria, dell’efficienza del sistema tributario, per la lotta all’evasione fiscale, per la razionalizzazione delle norme, istituzioni e prassi che tengono imbrigliate le energie del Paese comprimendo la competitività delle imprese e mortificando le aspettative dei giovani. Ma con il passare del tempo ci siamo resi conto che anche il governo Monti presenta i suoi limiti anche se la cura avviata sembra dare qualche buon frutto come la riduzione della pressione dei mercati sullo spread del debito pubblico. Le tanto decantate liberalizzazioni, infatti, sono state licenziate dal Parlamento in forma alquanto annacquata e la riforma delle pensioni ha creato più malumori che risultati positivi. In quest’ultimo caso il punto debole riguarda l’incapacità di chi ci governa di definire una “vera riforma” del sistema lungo la filiera “istruzione-lavoro-aggiornamenti professionali-pensioni”. Adottare provvedimenti “parziali” senza una visione d’insieme delle varie problematiche che vanno ad intrecciarsi, inevitabilmente, tra loro, significa aggravare inutilmente posizioni già critiche senza trarre quei benefici attesi per mettere in sicurezza, non nell’immediato, ma in prospettiva le politiche di risanamento globale. I miei centri studi hanno cercato di dimostrarlo ma è stata una vox clamans in deserto per il semplice motivo che non ragionano con la logica delle lobby ma progettano soluzioni i cui interessi sono erga omnes. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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