Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Riforme strutturali globali

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

La domanda che in primis ci poniamo è se il sistema capitalistico, nato con l’avvento della produzione industriale del XVI secolo, è oggi giunto al suo capolinea, oppure è in grado di reggere al meglio le sfide della nostra contemporaneità. A mio avviso Il capitalismo, a tutt’oggi, ha solo dimostrato d’avere una forte capacità di sopravvivenza attraverso l’adozione di accorgimenti tattici e tecniche camaleontiche per celare sotto una cortina fumogena i suoi insuccessi. Il primo serio colpo alla sua credibilità è stato inferto da Marx nel XIX secolo, ma non si è riusciti ad esserne conseguenti nella fattispecie pratica. Lo stesso tentativo marxista-leninista del 1917, dopo un settantennio di tensioni, di false partenze, di eccessive attese, di gravi errori ideologici ed economici si è spento, alla fine, nel nulla. Eppure esiste un’alternativa valida, a ben considerarla, se noi usciamo dalla logica degli interessi corporativi ed anche, se non soprattutto, dal diverso approccio culturale in cui non ci siamo riconosciuti. Tanto per cominciare possiamo dire che abbiamo perso la visione del nostro essere e del nostro divenire. Abbiamo alzato il tiro sul diritto alla vita, ma abbiamo, al tempo stesso, negato l’altro fondamentale e conseguente diritto a vivere. Due condizioni che non possono essere distinte tra loro poiché, come sta purtroppo accadendo, noi esaltiamo la natalità e poi permettiamo che milioni di bambini muoiano ogni anno di fame e per mancanza di assistenza sanitaria. Abbiamo, in sostanza, provocato una selezione della specie attribuendo a pochi privilegiati l’avere senza essere e agli altri, la stragrande maggioranza, l’essere senza avere. E vi abbiamo aggiunto una vergognosa e sadica cultura della sofferenza, della rassegnazione, della rinuncia come se da esse provenisse la salvezza di là della vita e con una logica che suona in questo modo: sulla terra vi sono i ricchi e i poveri. I primi stanno bene ora ma soffriranno dopo morti. I secondi soffrono da vivi ma si riscatteranno da morti. In tal modo diamo una continuità tra i due eventi e ciò rappresenta il massimo dell’ipocrisia e dell’inganno. Sono invece due momenti distinti e si maturano in realtà diverse. In ognuna di esse l’essere umano deve vivere per ciò che è e non per ciò che ha in termini di possesso e di ricchezza, in specie se a spese degli altri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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