Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Riforme strutturali

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

Continua la “melina” governativa sulle riforme strutturali e più passano i giorni e più appaiono misure di là da venire anche se qualche aggiustamento è previsto ma come un pezza aggiunta al costume di Arlecchino. Eppure più volte, e non solo da noi che sarebbe ben poca cosa, ovviamente, è stato ribadito che questa dovrebbe essere una data storica per mettere mano a riforme da tempo lasciate languire negli angoli più nascosti della nostra casa comune. Questo perché i partiti sono ad un livello così basso di popolarità che sono pronti, per superare l’impasse esistente, a digerire di tutto. Non certo per il fatto che sono manovre “punitive” ma per il semplice motivo che lo sono contro le corporazioni, gli interessi clientelari, le lobby e non ultimi gli interessi di bottega, alias voti elettorali. In queste ore, ad esempio, si fa un gran parlare della riforma dell’istituto del lavoro e alla fine ci ritroviamo con un solo argomento, quello del licenziamento previsto dall’art.18 sulla giusta causa, che pur importante non è risolutivo in una visione globale del problema. Ci sembra invece un plateale espediente per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema dell’occupazione, in specie giovanile e delle ridotte attività imprenditoriali.
Il vero punto focale è, invece, di tutt’altra natura e punta al nocciolo del problema che è quello del costo del lavoro che non è dato dai salari, che per altro in Italia sono ai minimi storici se comparati con quelli vigenti nell’U.E., ma dal carico fiscale, previdenziale ed assistenziale esistente. Ciò, tra l’altro, provoca un incremento del lavoro in nero e ciò significa meno introiti previdenziali, assistenziali e fiscali. Non solo. Ma se dividiamo la classe lavoratrice tra coloro che hanno il prelievo alla fonte e gli altri no ci ritroviamo con chi paga automaticamente e chi può giocare al ribasso. Ed è questa la prima anomalia. La seconda è data dall’incapacità di far fruttare al meglio i prelievi previdenziali e assistenziali aggiungendovi, ad esempio, la componente “risparmio” per trasformare quello che si può definire fondo pensioni in un fondo sicurezza. E ci spieghiamo. Passare ad esempio dall’idea di un versamento previdenziale ad uno “assicurativo” con un prelievo che possa prevedere a partire dai dieci anni di contributi ad una rendita pari al 20% del salario medio percepito e della durata di 25 anni. Il vantaggio sarebbe anche quello di abbattere le barriere dell’età pensionabile attraverso un sistema di impieghi lavorativi adattabili all’età: come dire si può essere un giocatore di calcio professionista ma a 35 anni si vedrà costretto ad appendere gli scarpini al chiodo ma non per questo sentirsi un “pensionato”. Si cercherà semplicemente un altro lavoro più idoneo alla sua età. Cosi dovremmo interpretare la mobilità del lavoro e non è detto che nell’ambito dei lavoro di una grande azienda o alle sue collegate non vi siano opportunità di funzioni così dette sedentarie per assicurarne i passaggi. E questo è solo un aspetto trattato in un corposo progetto elaborato dai Centri studi della Fidest. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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