Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Nuova golden share protezionista europea?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2012

Prima di dire bene o male nello specifico dei progetti della nuova golden share di cui si comincia a leggere qualcosa in questi giorni, e’ bene aspettare il provvedimento definitivo, tra l’altro annunciato a breve. Ma ci sono gia’ alcune certezze sulle quali e’ bene rilevare incongruenze che denotano come la liberta’ di mercato, e quindi la liberazione dell’economia dai condizionamenti e dalle limitazioni dello Stato, e’ forse ancora una chimera del nostro tempo… nonostante Mario Monti che di liberta’ di mercato e trust dovrebbe capirne piu’ di tutti noi messi insieme…
Vediamo queste nostre due perplessita’:.
– il provvedimento di ampliamento del potere di golden share arriva quando sul nostro Paese e’ in atto una procedura di infrazione da parte dell’Ue per non ave limitato i troppi poteri che lo Stato nazionale ha sulle attuali aziende sotto questo controllo: Enel, Eni, Telecom Italia, Finmecanica e Snam. E proprio oggi il commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier, ha auspicato che l’Italia risolva la questione “in maniera definitiva e in tempi rapidi”;
– una delle poche certezze di questo decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri (DPCM) che dovrebbe ampliare questi poteri di veto dello Stato, e’ che gli stessi potranno essere esercitati se l’acquirente che potrebbe sconvolgere gli assetti societari delle aziende ritenute strategiche per la sicurezza dello Stato, siano soggetti esterni alla Ue. Si passera’, quindi, dall’attuale protezionismo nazionale ad un protezionismo europeo. In sostanza: sempre e comunque protezionismo. Cioe’ contro la liberta’ di un mercato che, stabilire a priori che possa essere accettabile solo nei confini Ue, significa avere una limitata prospettiva e qualche deficit di analisi sui movimenti di capitali e merci nel Globo.
Noi, che siamo in prospettiva per qualcosa tipo gli Stati Uniti d’Europa, lo siamo non perche’ abbiamo desiderio e necessita’ di una nuova Patria in quanto ci sta stretta quella attuale dello Stivale, ma solo perche’ crediamo che gli interessi di consumatori e produttori hanno bisogno di regole adeguate non per limitarne il raggio di azione e di recepimento, ma per far loro meglio fruire di opportunita’ che, nel 2012, credere che siano limitate all’Ue significa -per l’appunto- avere una limitata prospettiva economica. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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