Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Il coraggio delle scelte popolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2012

Luhmman scriveva che “il futuro non nasce perché non ha tempo per crescere, divorato da un presente che vive di scadenze sempre più frequenti”. Il saggio di A. Diotallevi e G. Falcucci fornisce la conferma di questo giudizio applicato ad un sistema politico che, sotto la pressione degli interessi elettorali ed incalzato da una stretta agenda temporale, più che fare riforme realizza scorrerie nei diversi campi generando condizioni di incertezza e timori per il futuro. I temi a cui i due autori si dedicano sono quelli del lavoro e della previdenza, che toccano quella “comunità del lavoro” che costituisce l’architrave del nostro ordinamento costituzionale.
In concreto si parla dei “diritti acquisiti” in funzione dei quali sono state programmati piani di vita, costruite reti di relazioni familiari, diritti non conquistati con la presa della Bastiglia ma regolati secondo i canoni delle procedure democratiche. I due autori sono consapevoli che viviamo di una condizione eccezionale (anche se il richiamo allo stato di eccezione di C. Schmidt promosso da molti analisti politici è fuori luogo) e concordano che tutte le parti devono fare la loro parte anche perché ci aspetta un’epoca di aspettative decrescenti, misurate con il tradizionale parametro dei consumi privati. Ma la situazione eccezionale può rimettere in gioco i diritti acquisiti dei cittadini dal legislatore di turno, senza con ciò turbare le regole di un ordinamento democratico, costruite per contenere il potere costrittivo dello Stato?
Questa è la domanda posta. Già nei tempi antichi (basta pensare all’Antigone di Sofocle) si soleva distinguere la legalità della legge dalla sua legittimità, si parlava del rapporto fra “lex” ed “ius” rappresentato, questo ultimo, dai principi di convivenza e di solidarietà sociale al cui interno la legge deve operare.
Gli autori, più avveduti di me in questa delicata questione, lanciano una proposta: “I crediti di solidarietà”. Se i cittadini sono chiamati a concorrere al salvataggio dello Stato e come sempre sono in prima fila quelli che appartengono alla comunità del lavoro, possono divenire titolari di “crediti di solidarietà”, in funzione dei sacrifici richiesti, esigibili quando la condizione finanziaria dello Stato lo renderà possibile?
L’ambito di questo scambio solidale, oltre che a valere nei rapporti Stato-cittadini, può essere esteso all’interno delle imprese quale soluzione per sperimentare inedite forme di democrazia economica, in grado di riequilibrare i rapporti tra capitale e lavoro?
Dostoevskiy profetizzava un mondo futuro ove sono molte le greggi da tosare e pochi i pastori. I crediti di solidarietà, proposti dai nostri autori a sostegno di scelte popolari nel senso che siano percepite dai cittadini a tutela del bene comune, possono invertire una tale profezia? (Prof. Giuseppe Bianchi)

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