Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Dove va l’economia…e l’energia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

L’ultima nota di “Popolo Sovrano” formulava un quesito elementare: dobbiamo salvare l’art. 18 oppure salvare i posti di lavoro? La questione ha sollevato un mare di commenti, a favore e contro. Ai tanti a cui non abbiamo avuto il tempo di rispondere, destiniamo queste ulteriori riflessioni, chiarendo che l’art. 18 della legge 300/1970 non è direttamente responsabile dell’introduzione della soglia dei 15 dipendenti, addebitabile invece alla legge 11/5/1990, n.108.
1) da piccole e medie imprese, alzando la soglia dei 15 dipendenti se scende sulla Terra il solito marziano che nulla sa di art. 18, di Fornero, di Monti e CGIL, e indaga sulle ragioni della montante disoccupazione italiana, prima o poi si imbatte in un dato eclatante: il 95% , ossia pressocchè la totalità, delle imprese italiane, ha meno di 16 dipendenti. Non è necessario essere marziani per scoprire che questo numero-blocco è tutt’altro che accidentale, ma figlio della legge italiana. Anche un infante avanzerebbe la proposta di mettere mano a questa soglia, lasciare mano libera agli imprenditori, per licenziare, da una parte, ma, per assumere, dall’altra, timori e problemi. Ci chiediamo: perchè mai il Governo Monti-Fornero non pensa semplicemente di alzare la soglia dei non reintegrabili (con risarcimento monetario) dall’attuale numero di 15. Si potrebbe fare la prova per un quinquennio e “vedere l’effetto che fà”.
2) pagare di più chi rnuncia alla sicurezza della illicenziabilitàla contrattazione privata, per Costituzione, è e dovrebbe essere libera, mentre da decenni si impone agli assunti il cappello sindacale, con evidente atteggiamento – questo sì – anticostituzionale. In base a questa osservazione la vera rivoluzione del Governo Monti potrebbe essere costituita dall’obbligo, per tutti i dipendenti, al momento dell’assunzione, di optare per l’accettazione o il rifiuto della tutela dell’art. 18. A ciascuna opzione dovrebbe ovviamente corrispondere un trattamento economico differenziato, almeno il 10 o il 20% di differenza. Insomma, andremmo a dare sostanza alla recente polemica del Primo Ministro sul posto fisso, ossia sicuro, chiarendo quello che allora non fu chiarito. Il posto fisso è un valore economico e come tale va contrattato. E da sprovveduti dell’economia trattare allo stesso modo quelli che non rischiano il posto di lavoro e quelli che lo rischiano. In sostanza, chi sceglie la licenziabilità, dovrebbe essere adeguatamente retribuito per questo rischio rispetto a chi opta per l’illicenziabilità. Si potrebbe pensare ad una assicurazione che l’azienda paga per chi accetta la licenziabilità. In questo modo si verrebbe a chiarire il sempre sottaciuto concetto del costo della sicurezza del posto di lavoro. Solo una subcultura sindacale ignorante e peggio dispregiativa nei confronti del principio ineluttabile del costo (non c’è nulla che non abbia un costo), ha potuto portare avanti per decenni la teoria della gratuità della sicurezza del posto di lavoro. Rcordiamo non a caso che un disastro immane il sindacato l’ha commesso facendo perdere decine di migliaia di posti di lavoro, quelli di portinai. Avendo inserito nei contratti collettivi che la casa data in uso gratuito al portiere non aveva praticamente peso nella valutazione della retribuzione, quei miopi sindacati hanno ottenuto il risultato che tutti i condomìni si sono affittati la casa, molti camcellando definitivamente il posto di lavoro del portinaio, molti riducendolo nell’orario.
3) manomissione dell’art. 18? del tutto costituzionale ai molti (stranamente) che hanno opposto alla nostra alternativa l’obiezione della impraticabilità costituzionale di una manomissione dell’art. 18, chiariamo che già in occasione del referendum per l’abolizione dell’articolo 18, promosso dal Partito radicale e celebrato nel 2000, la Corte costituzionale si è espresso a favoe della compatibilità costituzionale del referendum, ammettendo quindi come del tutto costituzionale la sua ipotetica abolizione. Nella pletora di altre leggi, incluso il Codice civile, non mancano comunque articoli che si occupano della illicenziabilità e della reintegrabilità del lavoratore licenziato.
4) livellamento inevitabile. riguardo alle scorpacciate di “libertà”, “dignità”, “democrazia”, le litania che tanto piacciono ai quacquaracquà sempre pronti ad intervenire alla radio o in tv sul tema del lavoro, vorrei ricordare che con il crollo dell’URSS è scattata la cosiddetta globalizzazione. E’ come se gli stati, prima in qualche modo isolati ciscuno in un blocco, siano stati messi in comunicazioe tra loro. E’ il principio dei vasi comunicanti che stabilisce una regola inovviabile: chi stava peggio andrà a migliorare, chi stava meglio andrà a peggiorare. E’ una legge della fisica che nessun marchingengo potrà eludere. Al più ritardare. Non si tratta di essere pessimisti o ottimisti, ma semplicemente realisti. Se in Slovenia, appena più in là di Trieste, un ingegnere guadagna 300 euro/mese, fino a quando si potrà sostentere la discriminazione per cui al di qua, a qualche kilometro di distanza, un pari ingegnere deve guadagnane 7 volte tanto? e se in Polonia una dottoressa che lavora in un ospedale pubblico guadagna 600 euro mese, come giudicherà quelli che con la stesa cifra in Italia denunciano di morire di fame? Il tema è complesso, lo sappiamo, ma i fatti o fatti.
5) bolletta energetica e fusione fredda: Rubbia parli
l’Italia paga ad altri stati una bolletta energetica di oltre 60 miliardi di euro/anno, ossia 120 mila miliardi di lire. Un dissanguamento immane. E non spenderli più ci farebbe un gran comodo, di questi tempi. Ecco perchè chiediamo al prof. Rubbia di dirci che fine ha fatto il rapporto che anni or sono gli era stato consegnato dai tre ricercatori a cui lui, allora presidente dell’ENEA, aveva commissionato una ricerca sulla fusione nucleare a bassa energia (volgarmente detta fusione fredda). Quel rapporto aveva dato esiti positivi. Come mai tutto è scomparso nel nulla? (Fausto Carratù – Associazione popolo sovrano)

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