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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Il grillo parlante

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

Pinocchio by Enrico Mazzanti (1852-1910) - the...

Pinocchio by Enrico Mazzanti (1852-1910) - the first illustrator (1883) of Le avventure di Pinocchio. (Photo credit: Wikipedia)

E’ il personaggio immaginario del romanzo di Carlo Collodi. Si introduce nel racconto mostrandosi dotato di generosità, saggezza e intelligenza. Oggi dopo le varie versioni compresa quella di Disney lo catturiamo per farlo esordire in quella parte del mondo che soffre a fronte di altri che di quel dolore mostrano poca sensibilità e interesse.
E Collodi si è dovuto servire di un “non umano” per penetrare nei pensieri altrui ricercandovi la ragione smarrita, il senso del giusto, il valore della vita.
E quante volte oggi dobbiamo pensare a quel cittadino del mondo che si lascia sedurre dall’imbonitore di turno sacrificando la sua intelligenza sull’altare dell’opportunismo, della venalità, della superficialità, e chiederci cosa lo riduce a rendere inascoltata la voce che cerca di richiamarlo al giusto. Ma in questa società così protesa verso il possesso, come status symbol della propria identità, come si fa a richiamare l’attenzione sul valore dell’essere? Sembra trovarci nel bel mezzo di una corsa ciclistica dove si è attorniata da girini che ce la mettono tutta per superare gli altri e se qualcuno si ferma rischia d’essere travolto da questo gruppo di velocipedi.
Si ha quindi l’impressione che l’unico modo per non farsi male è quello di seguire la corrente, pur sapendo che il traguardo diventa una chimera per molti, perchè è semplicemente la fata Morgana dei nostri tempi. Eppure si corre e la schiera s’infittisce sempre di più. E’ una follia dei nostri tempi. Quando sarà possibile voltare pagina in sicurezza? Perché insieme non ci fermiamo e cerchiamo di prendere coscienza di cosa siamo diventati e porre un freno all’ansietà che ci pervade?
Forse dovremmo cominciare a ponderare meglio le cose della vita, ai valori reali che essa esprime, ai piccoli piaceri che certamente non ci assicurano benessere ma ci permettono tranquillità, riflessione, assennatezza. Per comprendere, finalmente, che mettere al mondo un nostro simile non significa molto se non gli permettiamo di vivere, senza correre, ma per guardare la propria esistenza con l’occhio del saggio. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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