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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 8 aprile 2012

Ultime notizie Fidest

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Fidest: ecco i titoli delle ultime notizie:

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Incontro con profughi del centro di Amantea

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Amantea, Calabria

Amantea, Calabria (Photo credit: Galli Luca)

L’incontro è servito a raccogliere le drammatiche testimonianze dei profughi del nord Africa e dell’Africa subsahariana. Gente in fuga da Paesi oggetto di terribili conflitti e di numerose stragi. Circa 20 le testimonianze raccolte in diretta dal Parlamentare del PD accompagnato dagli amministratori di Amantea e da alcuni esperti di problemi internazionali, soprattutto del continente africano. Passa chiara la drammatica vicenda di gran parte dei profughi i quali chiedono di ottenere una protezione di rifugiati che impedirebbe la loro espulsione, che metterebbe a rischio la loro vita.
L’on. Laratta ha annunciato di voler portare a conoscenza del Parlamento e del Governo un appello affinché si valutino adeguatamente le circostanza nelle quali è avvenuta la fuga dei profughi. Sarà presentata un’interrogazione urgente, al Presidente del Consiglio, affinché si preveda, con apposito Decreto, la concessione di protezione temporanea con il rilascio di un permesso di soggiorno di un anno per i cittadini stranieri che hanno raggiunto l’Italia nei mesi scorsi fuggendo dalla guerra in Libia e dagli altri paesi Africani. “Urgente trovare soluzioni eque e ragionevoli per tutti colori che sono fuggiti soprattutto dalla Libia causa del terribile conflitto e per tutti coloro che hanno subito forme di violenza e persecuzioni”. Così ha detto l’on. Laratta a conclusione dell’incontro ed ha anche annunciato che chiederà al Governo di adottare misure volte a facilitare il processo di integrazione per coloro i quali è riconosciuta una forma di protezione internazionale.

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Pasqua: Una luce nella notte

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Italiano: Durer, La Grande Passione - La Risur...

Italiano: Durer, La Grande Passione - La Risurrezione. Dall'archivio della libreria antiquaria Bourlot di Marco Birocco, Torino (Photo credit: Wikipedia)

E subito dopo un grido di gioia. Il canto dell’Exultet, che annuncia la Risurrezione di Cristo. Nella Basilica Vaticana, come in tutte le chiese del mondo, luce e canto hanno annunciato ieri sera che «la vita è più forte della morte, il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio, la verità è più forte della menzogna». E le parole di Benedetto XVI, nell’omelia che Avvenire pubblica integralmente in questa stessa pagina, hanno accompagnato, spiegandola nei suoi profondi significati, la madre di tutte le Veglie.
«Pasqua – ha detto il Papa – è la festa della nuova creazione». Ma proprio per questo «la Chiesa comincia in tale giorno la liturgia con l’antica creazione, affinché impariamo a capire bene quella nuova».
Ricchissimo è infatti l’insieme dei riti che compongono la Veglia pasquale. Si è cominciato, come vuole la tradizione, con la benedizione del fuoco, cui è seguita la processione in Basilica con il cero pasquale, la celebrazione della Liturgia della Parola e di quella battesimale. Sono stati otto ieri sera, i catecumeni, di quattro continenti, che hanno ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima e Eucaristia). E infine la Veglia è terminata con la liturgia eucaristica e i riti conclusivi. Papa Ratzinger, nella sua omelia, ha come preso per mano i fedeli, conducendoli a comprendere meglio i diversi momenti. La luce innanzitutto. Quella luce che poco prima, con un effetto altamente suggestivo, si era diffusa in Basilica di candela in candela, risalendo dal fondo verso l’altare. La luce, ha spiegato il Pontefice, «rende possibile la vita. Rende possibile l’incontro. Rende possibile la comunicazione. Rende possibile la conoscenza, l’accesso alla realtà, alla verità. La luce pertanto è anche espressione del bene che è e crea luminosità». Con la Risurrezione, dunque, «Dio ha detto nuovamente “Sia la luce!”». Così Gesù «ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della Risurrezione e vince ogni forma di buio».
Benedetto XVI si è soffermato in maniera particolare su questo dualismo luce-buio. «Il buio su Dio e sui valori è la vera minaccia per la nostra esistenza e per il mondo in generale – ha sottolineato –. Se Dio e i valori, la differenza tra il bene e il male restano nel buio, allora tutte le altre illuminazioni, che ci danno un potere così incredibile, non sono solo progressi, ma al contempo sono anche minacce che mettono in pericolo noi e il mondo».
Ma come può la Risurrezione di Cristo entrare nella nostra vita e diventare una realtà in cui siamo coinvolti? La risposta di Benedetto XVI è stata chiarissima: «Mediante il Battesimo e la Professione di fede, il Signore ha costruito un ponte verso di noi». Cristo «prende per mano» ogni uomo, ha ricordato il Papa anche e soprattutto agli otto catecumeni provenienti da Italia, Albania, Slovacchia, Germania, Turkmenistan, Camerun e Stati Uniti d’America, che sono stati battezzati durante la Veglia pasquale. Infine il Pontefice ha invitato a guardare il cero che resterà acceso durante tutto il tempo di Pasqua. «Il cero vive in virtù del sacrificio», cioè «consumando se stesso». Così è il mistero di Cristo che si dona agli uomini e li illumina di luce che emana calore. Inoltre, poiché la cera è opera delle api, questo è anche un simbolo ecclesiale. «La nostra comunione – ha concluso il Papa – esiste affinché la luce di Cristo possa illuminare il mondo».(fonte:“Avvenire – in vetrina”, pag. 3 Quotidiano Cattolico Italia rilevato da Ciani Vittorio x l’Ufficio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio)

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Racconti di mezza estate

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Milano 21 aprile 2012 h 19.30 vegan_buffet @Barrio’s Cafè h 21.30 inizio spettacolo Racconti di mezza estate @Barrio’s h 22.30 inizio concerti punk rock @Barrio’s Cafè Milano Via Barona, ang. Via Boffalora spettacolo teatrale sulle giornate di Chiomonte di luglio 2011 Serata benefit per le spese legali degli arrestati il 3 luglio.
Racconti di mezza estate è uno spettacolo di fili intrecciati, una raccolta di storie lanciate verso il cielo come gomitoli di lana, a legare le esperienze, le emozioni e i pensieri. | Sono racconti che arrivano dalla valle, testimonianze che prendono forma grazie alla voce delle donne e che ci parlano di maschere a gas, di insalata da lavare e di limoni da schiacciare sulla faccia, di manganelli, di reti metalliche, di gesti di purificazione, e di preghiere. Sono giorni vissuti correndo, edificando baracche, lottando per difendere la propria terra dal passaggio dell’Alta Velocità. C’è una protesta, lassù tra le montagne. | C’è gente comune che si mette in marcia, che pianta tende nei prati, che crea legami di solidarietà e di fratellanza. | C’è voglia di esserci, voglia di metterci la faccia, voglia di costruire una realtà diversa, sostenibile, libera. Il popolo e il cantiere sono divisi da un fiume, occupando le due sponde di una stessa conca, a sancire una divisione soprattutto culturale. | Da un lato il pensiero di chi vuole correre attraverso le Alpi a 300 km orari, perchè il progresso è una macchina vorace che divora roccia e denaro, indipendentemente dalla volontà della gente. | Sulla riva opposta, il pensiero di chi vuole fermare questa folle corsa verso l’autodistruzione, nella convinzione che il futuro non possa essere imposto ma debba essere creato giorno per giorno, investendo sulla qualità della vita.

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Nomination grandesignEtico International Award 2012

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Milano Martedì 10 aprile 2012 alle ore 11.30, Palazzo Isimbardi Corso Monforte 35, presso la Sala Affreschi, è previsto il benvenuto del Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano.
Nomination grandesignEtico International Award 2012 giunge alla terza tappa del suo percorso di selezione. Dopo gli appuntamenti di giugno e novembre 2011, in data 10 aprile 2012 nuove aziende verranno insignite della Nomination alla 12ª edizione di grandesignEtico International Award. L’evento di comunicazione, organizzato dall’Associazione Culturale Plana, inaugura il 20° anno di attività di grandesignEtico. In questa occasione la Provincia di Milano rinnova la collaborazione ospitando l’iniziativa nella prestigiosa sede di Palazzo Isimbardi.
A seguire, la consegna delle targhe alle nuove aziende selezionate dal Board di grandesignEtico International Award 2012. Tali aziende vanno ad aggiungersi a quelle che hanno ricevuto la Nomination negli appuntamenti precedenti per concorrere al Premio che si terrà il 22 novembre allo Spazio Oberdan a Milano. Il Premio, opera d’arte, sarà presentato in anteprima dall’artista Giorgio Milani.I prodotti, selezionati dal Board di grandesignEtico, saranno protagonisti di una presentazione multimediale. Le immagini andranno a costituire un’anticipazione del catalogo cartaceo che verrà distribuito in occasione del Salone del Mobile per agevolare la più ampia visibilità possibile alle aziende e designer partecipanti.
Ad illustrare il progetto L’idea e la forma. Dialoghi fra fotografia e design – 7a edizione Design Photo Remix sarà il suo curatore: il critico d’arte e fotografia, Roberto Mutti. La mostra, che si terrà nel foyer dello Spazio Oberdan di Milano dal 22 al 25 novembre 2012, “comprende trenta immagini di altrettanti fotografi scelti per la loro capacità di far emergere l’intima natura dei prodotti selezionati da grandesignEtico. Accanto alle fotografie compariranno anche alcuni loro video che oggi rappresentano una nuova frontiera espressiva”.
Patrizio Fiombo presenterà un Work in progress sugli eventi internazionali, riservati alle aziende selezionate da grandesignEtico, da sempre organizzati dall’Associazione e sostenuti sia dalla Provincia di Milano che dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia, concentrandosi su mete quali: Città del Capo, nominata Capitale Mondiale del Design nel 2014; Montreal e Vancouver, tappe di una mostra itinerante che approderà in Canada.
Aziende selezionate per la Nomination:
Adek Italia by Firdesign, Adria Sail, Alessi, AlessiChair by Lamm, Anemos, Arctic Paper Italia, AsusTeK Italy,
Atala, Ballarini Paolo & Figli, Blindato Effepi, Byografia, Carl Zeiss Vision Sunlens, CeeBee, Ceramica Globo,
Clei, Coltellerie Berti, Crocs, Domus Stone, Dow Italia, Duravit Italia, Dyson, Elephant Parade, GiPlanet,
Guna, Idrosanitaria Bonomi, Ifi, Iggesund, Irinox, Irobot by Nital, Kundalini, La Bottega Del Mobile, Lettera G,
Loccioni, Manifesto Design, Maresca, Mg Lab by Emmegi, Morfeus, Nikon by Nital, Offecct, Oltremateria by Ecomat, Porro, Prandina, Renault Italia, Riva Industria Mobili, Rychiger, Sitland, Sorgenia, Think Simple, Tornos,
Trerè Innovation, Typuglia, Varlion, Vaude Sport, Veneta Cucine, Viganò & C., Vortice Elettrosociali.(lollypot, dyson)

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Caso marò: ricostruzione tecnica

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Sri lanka Navy

Sri lanka Navy (Photo credit: Wikipedia)

Il St. Antony potrebbe essere stato mitragliato per aver sconfinato in acque dello Sri Lanka. E’ quanto emerge
dall’accurata analisi tecnica realizzata dall’ingegnere Luigi Di Stefano (e pubblicata in rete all’indirizzo
http://www.seeninside.net/piracy/), le cui conclusioni sono state oggi al centro di una conferenza stampa a CasaPound. Nel corso dell’incontro, Di Stefano, che è stato tra l’altro perito di parte civile nell’inchiesta sulla Strage di Ustica (1995/1999), ha illustrato alla stampa le prove che a suo avviso scagionano senza
ombra di dubbio i due fucilieri del Reggimento San Marco che erano imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie e che sono ancora agli arresti in India con l’accusa di aver ucciso i due pescatori Valentine Jalstine e Ajesh Pinki.
Sono due, in particolare, le novità principali che emergono dalla perizia. Sul fronte della balistica, Di Stefano ha dimostrato che ilcalibro del proiettile usato è incompatibile con le armi in dotazione ai nostri militari e ha individuato chi nella zona utilizza la cartuccia 7,62x54R: ‘’Si tratta appunto – spiega – dei barchini ‘Arrows Boat’ della Guardia costiera dello Sri Lanka’’, paese che con l’India, sottolinea l’esperto, ‘’si contende le zone di pesca’’. Inoltre, aggiunge, ‘’dall’analisi del contesto, viene fuori che i
tempi di rientro del St. Antony nel porto di Neekandara sono completamente sballati, sia per la posizione indicata dal capitano Freddy Bosco sia per la posizione indicata dalla Guardia Costiera indiana: mancano all’appello infatti circa 4 ore’’. Insomma, sottolinea Di Stefano, ‘’prende sempre più corpo l’ipotesi che il St. Antony sia stato mitragliato perchè sconfinato in acque dello Sri Lanka’’.
Quanto alla Enrica Lexie, a bordo della quale si trovavano i due militari italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, la perizia dimostra che ‘’nel momento in cui il peschereccio St. Antony è stato colpito la petroliera italiana si trovava 27 miglia più a nord’’. Per questo, conclude Di Stefano, ‘’gli autori dell’omicidio dei due pescatori vanno ricercati altrove, piuttosto che nel personale imbarcato sulla Enrica Lexie. E credo di poter dire che esaminando i tracciati radar non potranno venire che nuove conferme in questo senso’’.

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Open day: Lectio magistralis di Gian Antonio Stella alla scuola di open data journalism

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Roma Venerdì 13 aprile alle ore 11 Gian Antonio Stella terrà una lectio magistralis aperta al pubblico in occasione del lancio del primo corso di giornalismo open data. L’evento si svolgerà a Roma presso la Domus Talenti, in via delle Quattro Fontane 113.La sempre maggiore disponibilità di dati in formato digitale richiede ai giornalisti e a quanti si occupano a vario titolo di comunicazione la capacità di divulgarli a un pubblico più vasto. Per farlo sono necessarie nuove competenze che vanno dalle tecniche di visualizzazione alla statistica, dalle procedure e tecnologie per l’acquisizione di database alla loro corretta lettura e trattamento. La scuola – un progetto congiunto di Agorà digitale, l’Associazione di giornalismo investigativo e Radio Radicale – mira alla formazione di un nuovo profilo professionale in grado di rispondere a tutte le esigenze di un settore innovativo del panorama informativo in grande espansione in tutto il mondo. Non è un caso che il governo Monti abbia creato 6 gruppi di lavoro sull’Agenda digitale, uno dei quali riguarda proprio “E-government e Open data”, mentre la prossima edizione del Forum della Pubblica amministrazione sarà interamente dedicata al tema dell’Open government. Sembra quindi diffondersi l’esigenza di reporter e comunicatori in grado di ottenere e accedere ai dati di interesse pubblico in formato aperto e utilizzare le tecniche del DataJournalism al fine di produrre reportage, analisi giornalistiche, dossier e infografiche. Tra i docenti del corso vi sono i nomi di punta del giornalismo digitale e delle professionalità statistiche e informatiche tra cui: Simon Rogers, editor del Guardiandata blog, Elena Egawhary della BBC News, Mario Tedeschini Lalli, vice-responsabile Innovazione e Sviluppo del Gruppo Editoriale L’Espresso, Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera, Marco Lillo, giornalista di inchiesta de il Fatto Quotidiano, Donato Speroni, curatore del blog numerus su Corriere.it e docente di economia statistica alla scuola di giornalismo di Urbino, Alberto Zuliani Ordinario della Sapienza di Roma, Vittorio Zambardino, giornalista, Ernesto Belisario, avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie e molti altri.

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Giornata mondiale emofilia

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Tree of hemophilia transmission between the de...

Tree of hemophilia transmission between the descendants of Queen Victoria Italiano: Albero della trasmissione dell'emofilia tra i discendenti della regina Vittoria (Photo credit: Wikipedia)

Roma 17/4/2012 ore 12:00 Palazzo Santa Chiara Piazza di Santa Chiara, 14. Nell’ambito delle iniziative organizzate dalla World Federation of Hemophilia (WFH), il 17 aprile 2012 si celebra l’8° Giornata Mondiale dell’Emofilia in 113 Paesi, destinata a promuovere il tema “Close the Gap”. Fedemo, la Federazione che riunisce le Associazioni di Emofilici del nostro Paese, in occasione della Giornata, affronterà il tema “100% cure” che rimanda a un duplice impegno:
· In Italia, raggiungere una parità di trattamento per i pazienti emofilici su tutto il territorio nazionale ottimizzando le risorse ed eliminando gli sprechi.
· Nel mondo, rendere disponibili i farmaci per tutti quei pazienti che ad oggi non vi hanno ancora accesso.
Intervengono:
Daniele Bosone – Vice Presidente 12a Commissione Igiene e Sanità del Senato
Gabriele Calizzani – Presidente FedEmo
Adelfio Elio Cardinale – Sottosegretario alla Sanità (da confermare)
Gianluigi Magri – Sottosegretario di Stato alla Difesa (da confermare)
Alessandro Gringeri – Fondazione IRCCS Ca Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e Centro Emofilia di Milano
Giuliano Grazzini – Direttore Centro Nazionale Sangue, Ministero della Sanità
Aldo Ozino Caligaris – Presidente FIDAS, Associazione donatori
Seguirà una Tavola Rotonda Istituzionale sul tema “Close the Gap – Garantire pari opportunità di accesso ai trattamenti” che si svolgerà alle ore 15:00 presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, a pochi passi da Palazzo Santa Chiara.

 

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“Caffè Letterario ARTEA” incontra Rita Verdirame

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Catania 18 aprile 2012 ore 18:00 presso la nostra sede Artea sita in Via Giovanni VERGA n° 20, San Gregorio di Catania, vedrà la gradita presenza della Prof.ssa Rita VERDIRAME e di uno dei suoi ultimi lavori che siamo lieti di presentarvi: “NARRATRICI & LETTRICI (1850-1950) – le Letture della Nonna, dalla Contessa Lara a Luciana Peverelli (con testi rari e documenti inediti)”, edito da LIBRERIAUNIVERSITARIA.it – Padova (2009)
Rita Verdirame è docente di Letteratura Italiana e di Letteratura Italiana e Comunicazione Mediatica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Catania. | Studiosa in particolare di autori dell’ Otto e del Novecento, ha allestito per Le MONNIER l’edizione dei due primi romanzi verghiani, portando alla luce un testo disperso di Verga, Felis Mulier (Sellerio, 1999), ha curato per BOMPIANI il volume di racconti sconosciuti di Vitaliano Brancati Il sogno di un valzer , e ha riscoperto aree poco frequentate della Scapigliatura. | Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo L’almanacco del delitto. I racconti polizieschi del “ Cerchio Verde ” (Sellerio, 1990); Tra letti e salotti. Norma e trasgressione nella narrativa femminile fra Otto e Novecento (Sellerio, 2001) ; Canto e Controcanto. La parodia nella letteratura italiana dalle origini al Novecento (CUECM, 2007). Di recente ha ottenuto l’insegnamento di Letterature Comparate presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso la Università degli Studi di Ragusa.(narratrici)

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Il dolore nei bambini

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Presentata a Milano l’iniziativa “Accendi un sorriso”, promossa dall’Associazione vivere senza dolore, con il patrocinio del Ministero della Salute. Al vaglio 59 pediatrie: a circa 2 anni dalla Legge 38, quasi il 60% dei reparti non ha ancora aumentato la misurazione del dolore e per 6 genitori su 10 il figlio ricoverato prova sofferenza. Necessarie terapie più appropriate e un ascolto più attento della “voce” dei bambini, affinché il dolore non lasci su di essi un segno che duri fino all’età adulta. Lampade colorate in dono ai piccoli pazienti delle pediatrie che hanno aderito al progetto.
Un dolore soprattutto di origine non oncologica, presente in più del 40% dei piccoli pazienti, misurato – nella metà dei casi – meno di 6 volte su 10 e gestito attraverso l’impiego di terapie che vedono al primo posto il paracetamolo (nel 34,2% dei casi). Sono alcuni dei numeri che descrivono la situazione dei reparti di pediatria in Italia, per quanto attiene il trattamento della sofferenza inutile. A redigere il quadro, l’Associazione pazienti vivere senza dolore, che oggi a Milano ha presentato l’iniziativa “Accendi un sorriso”, patrocinata dal Ministero della Salute. Cuore del progetto, un’indagine condotta su 59 pediatrie italiane, tra ottobre e dicembre 2011, per comprendere come in queste strutture il dolore venisse monitorato e trattato. I reparti sottopostisi alla survey riceveranno in dono variopinte lampade di cartapesta realizzate da bambini di scuole, ospedali, Comuni e laboratori artistici di varie zone d’Italia, nella speranza di “cambiare il colore al dolore”, illuminando le giornate dei piccoli pazienti ricoverati.
La survey ha coinvolto anche i familiari dei bambini ricoverati, attraverso la distribuzione di 722 questionari. È emerso come sia la mamma, nel 71,6% dei casi, a farsi carico del problema. I genitori hanno consapevolezza della sofferenza del figlio in oltre il 60% dei casi, così come ad oltre il 66% risulta che il dolore venga monitorato. Dell’avvenuta prescrizione e del tipo di terapia sono consapevoli rispettivamente il 56,4% e il 63,2% dei familiari. “Questi dati – aggiunge Marta Gentili – indicano che, in media, il 40-50% dei genitori dei bambini con dolore non viene informato in merito al problema”.
Tornando ai medici, le loro richieste per poter operare al meglio vanno dalla necessità di formazione (25%), alla dotazione di algometri pediatrici (16,7%), a una cartella clinica che riporti il parametro dolore (11,9%) e alla presenza nel prontuario farmaceutico dell’ospedale di farmaci adeguati per la cura del dolore nel bambino (7,1%). “Richieste condivisibili”, afferma Luca Bernardo, Direttore del Dipartimento materno-infantile e dell’U.O. di Pediatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, tra i reparti che hanno aderito al progetto. “Ma noi medici possiamo fare già molto con un approccio nuovo, che vada verso una migliore comunicazione con i pazienti. Ad esempio, può essere molto utile programmare all’interno della giornata il momento più consono per parlare del problema dolore con genitori e bambini, ovviamente secondo le modalità più opportune. Quando l’Associazione vivere senza dolore ci ha descritto il progetto ‘Accendi un sorriso’ – continua Bernardo – siamo rimasti entusiasti e abbiamo subito capito che non potevamo non partecipare. Il nostro reparto si è presto trasformato in una piccola fabbrica di lampade colorate, che siamo felici di donare ora ad altri piccoli pazienti”.
E proprio dalle pagine introduttive di questo volume arriva il messaggio di Marco Spizzichino, Direttore Ufficio XI, Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute. “Il percorso per il raggiungimento della tutela del diritto del cittadino ad accedere alle reti di cure palliative e di terapia del dolore è ancora molto lungo, in particolare per quanto riguarda l’assistenza dei piccoli pazienti, e solo l’assunzione di una precisa responsabilità degli attori coinvolti sarà garanzia del conseguimento di un totale successo” (Antonella Martucci in sintesi)

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Rita Verdirame – Narratrici e lettrici, (1850 – 1950)

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Le letture della nonna dalla contessa Lara a Luciana Peverelli Libreriauniversitaria.it, Padova 2009 «Il romanzo sono le donne; generalmente scritto per loro, spesso su di loro, talvolta da loro», scriveva Albert Thibaudet. In questo “talvolta” i lettori italiani possono contare – nel periodo trattato da Rita Verdirame in questo informatissimo volume – scrittrici del calibro di Matilde Serao, Grazia Deledda, Sibilla Aleramo (Rina Faccio), ma anche Neera (Anna Zuccari), Contessa Lara (Evelina Cattermole), Marchesa Colombi ( Maria Antonietta Torriani Viollier), Mura (Maria Volpi Nannipieri), Annie Vivanti, Amalia Guglielminetti, Bruno Sperani (Beatrice Speraz), Luigi di San Giusto (Luisa Gervasio), Jolanda (Maria Majocchi Plattis), Luisa Saredo, Ada Negri, Donna Paola (Paola Baronchelli Grosson), Térésah (Corinna Teresa Ubertis Gray), Regina di Luanto (Guendalina Lipperini Ratti), Paola Bianchetti Drigo, Benedetta Cappa Marinetti, Gemma Ferruggia, Carolina Invernizio, Liala (Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi), Luciana Peverelli. | Non solo romanziere (o “romanzatrici” come le chiamava Benedetto Croce), ma anche verseggiatrici, novellatrici, scrittrici di odoeporica (letteratura di viaggio), insomma una coorte di donne invade la nostra tranquilla ed exclusive (Arbasino), fino ad allora, Repubblica delle lettere. La formazione del mercato unitario interno (anche quello delle lettere, del prodotto-libro dunque), la lotta all’analfabetismo, la diffusione delle biblioteche circolanti prima e delle edicole delle stazioni dopo, favoriscono l’emersione della “letteratura donnesca”. Che è silenziosa, imperiosa quanto vincente presso il pubblico degli indotti (non solo donne, poiché unisex è il target di riferimento). Sembrerebbe, non certo per consapevole programma delle scrittrici, ma in parte per i limiti interni alla loro produzione e in parte per i divieti di accesso al cerchio dell’alta letteratura, sorvegliato da arcigni critici (Boine, Croce, Serra, e per altro verso Gramsci), che le donne puntino più che al Parnaso letterario al mercato letterario tout-court (compresi i bassifondi, vedi la Invernizio con i suoi titoli necrofili) sapendo catturare con rabdomantiche doti demo-piscologiche – da “strega” si direbbe, usando al loro indirizzo un termine da esse contestato e rivendicato- quello che Dwight McDonald chiama il mass-cult. (Che su un altro medium, quello televisivo oggi, altre donne sanno magistralmente governare ed alimentare). | Quel che più conta è che le donne « le “escluse”, catturate dall’amore molesto per la scrittura, intingono la loro penna nell’inchiostro dell’anima, mediano e divulgano, trivializzandoli, i modelli culturali vigenti, intercettano i gusti correnti, accolgono le mode, ma si cimentano con i temi emergenti di un femminismo molto spesso concettualmente disorganizzato e certamente non ancora elaborato su una salda humus progettuale e su procedure argomentative coerenti, ma rispondenti all’affioramento dell’autoscoscienza». | I rapporti coi letterati maschi non sono al centro dell’indagine, anche se qualche giudizio maschile colpisce: «Se scrivono male ci irritano. Se scrivono bene ci umiliano». Ma è la genesi e la struttura del “campo letterario” italiano, ora nazionale, a conquistare l’attenzione di Verdirame e dunque dei suoi operatori principali: critici, editori (da qui l’impressionante sarchiatura dei cataloghi delle case editrici estinte), scrittori, anzi scrittrici più o meno a pieno titolo, eppure abilissime come abbiamo visto, a sapere invadere e presidiare quel campo. | Metà del lavoro è dedicato alla ripresa di alcuni testi di Luciana Peverelli, l’anti-Liala, maestra del palpito cardiaco (rosa e giallo), intellettuale antifascista, partigiana, emancipata, e di fulgida carriera. Molto bella la sua autobiografia che chiude il volume: da sola reclama l’ispezione di questo prezioso lavoro scientifico di Rita Verdirame. (Alfio Squillaci)

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Rom: il rogo di via Bonfadini

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Londra domenica 8 aprile 2012, nella ricorrenza della Giornata Mondiale del Popolo Rom, duecento manifestanti si raduneranno davanti all’Ambasciata italiana a Londra fra le 13 e la 14 per chiedere alle autorità scrupolose indagini riguardanti il rogo di via Bonfadini, a Milano, e un piano di sostegno per le famiglie che sono rimaste senza alcun riparo. Il corteo, che promuove la fine degli sgomberi e della persecuizone dei Rom, partirà dal Memoriale del’Olocausto in Hyde Park a mezzogiorno”.Lo storico attivista Rom britannico Grattan Puxon ha annunciato da Londra che questa iniziativa è a sostegno dell’appello umanitario promosso da EveryOne e nazione Rom.Vi è grande indignazione in tutto il mondo per la reazione della autorità all’incendio del campo Rom di via Bonfadini, a Milano. Dopo che il rogo ha distrutto circa quaranta baracche e i beni personali di tante famiglie Rom, nessun programma umanitario è stato messo a punto dalle istituzioni. Il poeta e difensore dei diritti umani Paul Polansky*, che si trovava presso il campo, ha testimoniato l’episodio, rilevandone una possibile natura dolosa. “Ma quello che sorprende è la condizione della famiglie colpite dal rogo,” ha detto nel corso o di un intervista al network Milano in Movimento, “venti delle quali sono sono ora senza alcun rifugio. Il fuoco ha consumato ogni loro bene e le autorità non hanno provveduto neanche a fornire tende e soccorsi adeguati. Anziché soccorritori e personale sanitario, si vedono due auto della polizia ferme nei pressi delle macerie”. Il rogo di via Bonfadini è l’ennesimo che negli ultimi anni ha colpito la comunità Rom in Italia. Una recente mostra fotografica, intitolata Nel fuoco e nel ricordo** documentava i molti bambini uccisi dalle fiamme di incendi avvenuti in Italia, spesso di natura dolosa. Il Gruppo EveryOne e Nazione Rom hanno lanciato un appello alle Istituzioni nazionali e milanesi, affinché sia approntato con urgenza un piano di sostegno rivolto alle famiglie colpite dall’incendio. Finora, tuttavia, si segnala solo la reazione ostile da parte del Comune di Milano, che tramite un assessore ha definito in una mail lapidaria “idiozie al cubo” l’appello umanitario e la testimonianza del poeta Paul Polansky. “Ci amareggia e dispiace la reazione del Comune di Milano,” commenta il Gruppo EveryOne, “perché questo è il momento di cercare la verità e di essere solidali con le famiglie Rom di via Bonfadini, che non sono un ‘problema di sicurezza’ ma esseri umani in una condizione di grave emergenza umanitaria”.(Roberto Malini)

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The Balkan employment crisis

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Leskovac panorama

Leskovac panorama (Photo credit: Wikipedia)

Leskovac, once known as the Serbian Manchester, is home to a textile industry that began in the 19th century, flourished under communism, and survives – albeit barely – till today. The town, which lies in the south of Serbia, boasts a textile school (set up in 1947), an association of textile engineers, and its very own textile magazine. The boom years are a distant memory, however. Leskovac’s socialist-era companies are bankrupt, their production halls empty, their machines dismantled and sold as scrap metal. In the past two decades Leskovac has seen its population decline from 162,000 (1991) to less than 140,000. The drop in the working-age population has been disproportionately high, and unemployment has increased. At the heart of the town’s plight, and that of so many other regions in the Western Balkans, is the impact of dramatic de-industrialization.Contemporary Serbia is a society whose population is both aging (with an average age of 41, it is one of the oldest in the world) and shrinking. So is its industry. A recent article in the local press cites that 98 large, complex, industrial companies have shut down over the past two decades. And, most worrisomely, so is total employment. After stagnating throughout the economic recovery of the 2000s, it has been sharply declining since 2008. Today the employment rate is down to about 45 per cent, more than 20 per cent below the EU average. Half of the young are unemployed. In the textile and clothing sector, the number of workers has collapsed from 160,000 in 1990 to around 40,000 in 2010.
Serbia’s textile industry is representative of much of its industry, and Serbia’s labor market trends are representative of those in all the post-Yugoslav states. The employment rate in Albania is also one of the lowest in Europe. It is true that Europe’s textile industry has been put on the defensive by the emerging Far East. However, it would be wrong to conclude that Serbia’s textile industry’s decline has been inevitable. In recent decades, the sector – one of the most highly globalized in the world – has seen employment shift from Germany to Poland, from Hong Kong to China, from Italy to Hungary and Turkey, and then to Bulgaria and Romania. In many peripheral regions across South East Europe, textiles have been a recent locomotive of growth and exports, creating hundreds of thousands of low-skilled jobs. The question we need to ask is why so few of these jobs have found their way to the Western Balkans. Bulgaria was able to increase its exports in the textile and clothing sector from 280 million USD to more than 5 billion USD between 1990 and 2010, contributing more than 100,000 industrial jobs. Why hasn’t this been possible in Serbia, Bosnia or Albania? The same questions could be asked about other industries in the Balkans. Why are there more than 10,000 jobs in the furniture industry in the Central Anatolian city of Kayseri, far from any woods, but not in Bosnia and Herzegovina? Why are household appliance producers doing well in Slovenia, Western Romania and Western Anatolia, but not in the Western Balkans? How about agro-processing for the EU market? And what about Bosnia’s armaments industry, the mainstay of its industry in the past? Was its collapse really inevitable? One answer is that the growth model adopted in the Western Balkans over the last decade has discouraged governments from asking such specific questions. Driven by distrust of the legacy of socialist planning, as well as by fear of state capture by corrupt businesses and corruption in the administration, the preferred economic policies have been hands-off, focusing not on specific sectors of the economy but on the general business environment. Policymakers have been praised for avoiding the temptation to shield declining areas of the economy from the discipline of the market. At the same time they found it hard to acknowledge when many former socialist businesses were past the point of possible recovery, overburdened by their debts and in urgent need of liquidation. Neither the political debates nor the legal framework in the region acknowledged that liquidation, sometimes, is the best way to ensure that existing resources—people and capital—remain in use, by being re-employed in the new growing private sector. These key ingredients of the standard recipes of economic policy in the past decade are important, of course: a stable macroeconomic environment and a good business climate, in which it is easier to open and close businesses, are a necessary condition for sustained recovery. But they are not sufficient. In a region ravaged by conflict and the sheer length of economic decline, a policy mix of “hands-off”, “rules-based” privatization and deregulation cannot be sufficient to launch sustained economic recovery. Even during the periods of relative economic growth and high FDI inflows, the employment generated by the new, entrepreneurial private sector was not sufficient to offset the jobs shed by the slowly restructuring and privatized old industries. The financial crisis of 2008 has wiped out more than the jobs generated in the recovery period, even if informal job generation is taken into account. While the recovery lasted, there was a hope that FDI would yet accelerate and begin to generate more employment. Now, however, it is clear that the growth model needs to be changed. This has been noted by international institutions, most explicitly the European Bank for Reconstruction and Development (EBRD). More importantly, regional policymakers, under increasing pressure to generate jobs, have begun reaching for desperate measures, such as large, blanket, subsidies for foreign investors. This is the kind of step that has so often in the past given industrial policy a bad name. What would an alternative model of economic growth look like? In answering this question, it helps to keep in mind that there is not, in fact, one simple answer. Each time, the answer depends on the context. Clearly, the key is the inclusion into global chains of industrial production. Credible industrial policies are needed to define ways of encouraging the mobile global investments to those sectors – from food processing to clothing, from furniture to basic engineering assembly – where declining industrial regions in the Balkans possess a comparative advantage. For this one needs a better understanding of the drivers behind the industrial jobs that are already being generated. In Leskovac, for example, over the past five years new jobs have been linked to investments by companies from Germany, South Korea and Turkey.
A competent industrial development agency, modelled, for example, on the Irish Industrial Development Agency (IRA) could do this job. The key word here is “competent”. It would have to be able to offer support and advice – based on credible and painstaking sectoral analysis – to local administrations and companies. It would need to help educate local governments about ways of attracting investors. It could also offer grants for private sector management training, to enable their companies to move up the value chain in different sectors of production.This is not an easy task. However, there is no reason to assume that such competence in the Western Balkans could not be put together and built up. For this, however, it is necessary, that a new philosophy for the role of industrial policy in economic growth be embraced. This can only be done by the policymakers and governments of the countries themselves.The EU could also help, however. All too often in the past two decades, the message coming across from EU officials and international financial institutions has, instead, been one of blanket discouragement of government intervention. The EU could do more to support the countries’ ability to develop and pursue credible multiyear strategies in a whole range of sectors, including agriculture and rural development, transportation, environment, and regional development. During the last enlargement wave, each candidate country integrated such strategies into a National Development Plan (NDP), which functioned both as a national roadmap and as a programming document for EU assistance. Such an approach would benefit the countries of the Western Balkans, where the public sector suffers from a dearth of planning capacity and resources for policy development.Last but not least, the credibility of Western Balkan integration into the EU market could be enhanced. For the Western Balkans, the last few years have seen agonizingly slow progress in this area, with no country other than Croatia having so much as opened EU accession talks. The more realistic the perspective of EU membership for countries such as Serbia or Albania, the bigger the incentives for those interested in long-term investments in industrial production in the Balkans.
The lack of employment opportunities today in the Western Balkans is generating quiet despair, especially among the young. Without radical change, without a serious and visible commitment to a new set of policies, the sense of despair now palpable in the region may become burning. There is, in fact, no greater, more urgent, social and economic issue in the Balkans. Fortunately, experiences of successful industrial recoveries and turnarounds abound. Learning from them could turn around the fate of people in Leskovac, and countless other towns just like it.

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Guerra Balcani: 20 anni dopo

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

 

Venti anni dopo lo scoppio della guerra nei Balcani, il Visionaria Film Festival Internazionale che quest’anno è dedicato al cinema del reale, riaccende i riflettori su una delle pagine dimenticate della storia recente del Vecchio Continente. Alla riflessione sul conflitto dei territori dell’ex Jugoslavia sarà dedicata, infatti, la giornata di martedì 17 aprile della rassegna promossa dall’associazione culturale Visionaria con il contributo di Comune di Piombino, Galsi, Inail, Toremar, Unicredit, Dal Pont, Cave di Campiglia e in programma dal 14 al 21 aprile a Piombino.
L’evento speciale dal titolo “Nema Problema, la Jugoslavia venti anni fa” vedrà la proiezione dei documentari “Cinema Komunisto” di Mila Turajlic e “Bijelo Dugme” di Igor Stoimenov che raccontano la società jugoslava prima dell’entrata in guerra che ha cancellato decenni di convivenza senza però raccontare la cronaca di quegli anni maattraverso il racconto di due forme artistiche: il cinema e la musica. Spazio anche alla proiezione di “Mostar United” di Claudia Tosi, sensibile e attenta documentarista. I registi, ospiti della rassegna prenderanno parte alla tavola rotonda alla quale parteciperanno anche la scrittrice Silvia Badon autrice del libro “Esperienze di cinema dalle ceneri della Jugoslavia – Bosnia Erzegovina” per Gabbiano editore e Stefano Landucci, autore del libro fotografico “Srebrenica, per non dimenticare. Silvia Badon saggista e ricercatrice nel suo libro racconta gli ultimi venti anni di cinema bosniaco, il cinema nato dalla cesura della guerra, che arriva “dopo la pioggia”, quella pioggia che al cinema ci ha fatto scoprire l’orrore del conflitto nel bellissimo film di Milcho Manchevski (Prima della pioggia, 1994). Stefano Landucci invece è un attento e curioso viaggiatore che ha saputo raccontare e mostrare in un libro scritto e fotografato con Marco Bani, l’orrore che tarda a lasciare Srebrenica, un passato che pesantemente ricopre le belle pagine fotografiche del libro. «Per il titolo dell’evento ci siamo ispirati alla frase Nema Problema che spesso era ripetuta durante la guerra o nelle settimane che l’hanno preceduta quando nessuno credeva che la situazione potesse precipitare – spiega Giuseppe Gori Savellini curatore dell’evento – una frase che incarna lo spirito fatalista di un popolo catapultato nell’orrore di un conflitto del quale probabilmente ignorava l’entità. Non vogliamo però parlare solo della fatalità di una guerra civile che si è rivelata cruentissima, ma anche dell’ottimismo legato alla ricostruzione, attraverso la lente del cinema». (Natascia Maesi) (bd poster, 2010 cinema komun)

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Il film Diaz è falso, inutile e pericoloso

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

“Falso perché racconta un episodio togliendolo dal contesto dei quattro giorni di inferno del G8 di Genova. Pericoloso perché non serve più a nessuno girare il coltello nella piaga di fatti avvenuti undici anni fa e di errori che non si sono mai più verificati. Pericoloso perché rischia di fomentare nuove violenze contro le Forze dell’Ordine che ogni giorno mettono a repentaglio la propria vita per garantire la sicurezza dei cittadini”. E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. “Ho avuto il ‘privilegio’ – racconta Maccari – di assistere all’anteprima nazionale del film a Genova ed alla fine della proiezione sono stato pervaso da un profondo senso di angoscia. Lo stesso senso di angoscia e tensione che ha caratterizzato quei giorni irreali vissuti a Genova nel 2001. Ma ho provato anche una forte indignazione. Perché è vero che, in quei giorni terribili, degli errori possono essere anche stati commessi dalle Forze di Polizia. Nessuno vuole evitare le responsabilità o negare i fatti, che tra l’altro nel film sono raccontati con dovizia di particolari e seguendo fedelmente le risultanze processuali. Ma non basta seguire le carte dei processi per ricostruire la verità. Perché ogni episodio è figlio di una situazione e raccontare quei fatti estrapolandoli dal contesto in cui si sono verificati significa travisare la realtà. Ed a Genova, in quei giorni, è stata scatenata una terribile guerriglia, la città messa a ferro e fuoco, con continue violentissime aggressioni contro le Forze dell’Ordine da parte di molti manifestanti. Certo, ciò non giustifica comunque quanto avvenuto alla scuola Diaz, ma aiuta a comprendere lo stato d’animo dei poliziotti chiamati ad operare in un clima di stress e di tensione assolutamente straordinaria, anche per il timore per la propria incolumità personale. Ciò che mi ha maggiormente indignato del film -prosegue Maccari- è la totale disumanizzazione dei poliziotti, raffigurati come un esercito di esaltati senza cervello buoni solo a infierire sulle proprie vittime. Certamente chi ha commesso degli errori deve pagare, ma a decidere chi e quanto è responsabile ci sono le sentenze della magistratura. Non può essere certo un regista a processare ed offendere un’intera categoria, mischiando la ricostruzione delle responsabilità con un evidente odio politico verso la Polizia, descritta come un mostro di cui aver paura perché capace di scatenare la sua violenza anche senza motivo. Ormai la discussione su quanto avvenuto alla Diaz non ha più alcun valore, se non quello di inchiodarci sul risentimento e alimentare l’odio. Episodi del genere non si sono più verificati, perché non è più successo che la politica si immischiasse nella catena di comando della gestione dell’ordine pubblico. Dall’esemplare gestione del G8 dell’Aquila, fino alle più recenti e problematiche manifestazioni No-Tav, mai più nessuno ha interferito con i Questori e non si sono più verificati episodi che potessero gettare ombre sulle Forze dell’Ordine. Se dobbiamo riaprire quelle pagine – conclude Maccari – dobbiamo farlo su tutti i quattro giorni di violenze, perché ad oggi a pagare sono stati soltanto alcuni poliziotti, non certo i violenti che hanno seminato sangue e distruzione”.

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L’epoca di malafede

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

E’ stato scritto: “La nostra non è un’epoca di fede, ma neppure d’incredulità. E’ un’epoca di malafede, cioè di credenze mantenute a forza, in opposizione ad altre e, soprattutto, in mancanza di altre genuine…” Questo accade nei nostri percorsi culturali e religiosi, scientifici e sociali. Questa visione del nostro modo d’affrontare la vita e ancor più i rapporti sociali che vi intercorrono mostrano chiari limiti d’incompletezza e di palesi contraddizioni con il nostro modo d’essere e di divenire. Abbiamo, in pratica, perso il senso della misura nei rapporti umani partendo da una concezione patriarcale e solidale tribale in uno stacco generazionale che genera sovente confronti conflittuali, incomprensioni e rivalità. Il tutto è avvelenato da una speculazione mediatica costruita proprio sul clamore che derivano i contrasti, le opposizioni non più ideologiche, ma di costume.
In questo contesto va precisato che qui non parliamo di modelli generazionali che si evolvono e denotano nel corso degli anni un modo diverso di leggere i passi della vita, ma della loro degenerazione sistematica e cruciale che inquina, che lascia tracce ammorbanti.
La ricerca del sapere, della conoscenza come stimolo per crescere culturalmente e socialmente, è umiliata da quella dell’avere come spinta al possesso, all’odio per il diverso, alle distinzioni razziali, religiose e culturali. Ognuno cerca di coltivare la propria nicchia d’interessi che si restringe sempre di più da quella del clan, alla famiglia che si forma e sino a toccare il singolo componente in opposizione a tutti gli altri. Da qui spuntano le piccole e grandi degradazioni che passano dai contrasti appena velati da formalità comportamentali a quelli traumatici dell’aggressione e della violenza mortale. Il detto latino homo homini lupus sembra attagliarsi a questa fattispecie di atteggiamento. E il veleno di questa tendenza è ancora più efficace, nella sua penetrazione, se si pensa all’esaltazione della ricchezza come potere, come dominio sugli altri. E chi ricco non è cerca in tutti i modi di adeguarsi a quel modello per trovare la propria soddisfazione esistenziale perché siamo al trionfo dell’apparenza, dell’edonismo quale unica ragione di vita. Da qui un modello di società che si presenta come un bel coccio visto da fuori ma privo di contenuti al suo interno. E la vacuità che ne deriva è anch’essa malafede a tutto tondo perché neghiamo ai valori della vita il diritto ad esistere. Se non cambiamo atteggiamento i danni che provochiamo e che demandiamo ai posteri saranno inevitabilmente molto gravi e devastanti soprattutto sul piano sociale. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Napolitano e C. denunciati

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

La formale denuncia sporta il 2 aprile scorso presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Cagliari, dall’avvocato cagliaritano Paola Muso nei confronti del Presidente della Repubblica, Mario Monti, i ministri del suo governo e tutti i membri del Parlamento riguardano reati molto gravi quali:
– attentato contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato;
– associazioni sovversive;
– attentato contro la Costituzione dello Stato;
– usurpazione di potere politico;
– attentato contro gli organi costituzionali;
– attentato contro i diritti politici del cittadino;
– cospirazione politica mediante accordo;
– cospirazione politica mediante associazione.
La denuncia è la conseguenza delle vicende seguite alle dimissioni del governo Berlusconi. In quell’occasione era dovere del Presidente della Repubblica sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. E’ stata, invece, scelta una strada che la denunciante considera incostituzionale con i reati che ne fanno da corollario.
Il Presidente della Repubblica ha cercato, a suo tempo, di giustificare il suo operato adducendo a sostegno la grave crisi economica che aveva colpito il Paese. Ma così facendo ha, se non altro, dimostrato, come si evince dal testo della denuncia, che è stata disattesa non solo la sovranità di un popolo in materia di politica ma anche “monetaria, economica e fiscale” ovvero attraverso gli strumenti, che un popolo determina le sue sorti. Il paese, quindi, è diventato strumento passivo della volontà altrui avendo ceduto la sua sovranità alla Banca Centrale Europea la quale non ha fatto altro, negli ultimi mesi, che dettare le politiche economiche del Governo Monti.
La denuncia è passata sotto silenzio per diversi giorni prima di “esplodere” sul web ma tacitata dalla carta stampata dando ragione alle dichiarazioni di Antonio Pietro che considera l’informazione sotto il bavaglio degli interessi di regime. Pochi giornalisti hanno dato il loro sostegno e tra essi spicca Paolo Barnard che già in altre occasioni aveva espresso le sue perplessità sulle mosse di Palazzo che hanno portato alla situazione odierna. Per lui e per altri si tratta, senza mezzi termini, di un “golpe finanziario”. Sconcerta che tutto questo sia accaduto pur avendo a tutela della costituzione personalità fortemente sensibili ai valori e ai contenuti della carta costituzionale. Sarà difficile, tuttavia, che si avrà il coraggio istituzionale di assumersi la responsabilità di tali gravi atti e di trarne le dovute conseguenze. Il testo integrale della denuncia è reperibile nel seguente link: http://www.scribd.com/doc/87677876/Denuncia-in-Procura-Del-2-Aprile-2012#fullscreen (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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