Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 11 aprile 2012

In Friuli un convegno sul nuovo status del farmacista

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2012

Avviare una riflessione sullo stato della farmacia nel contesto di un quadro normativo in continua evoluzione e trovare un punto di equilibrio tra servizio al cittadino e impresa etica. Questo sarà al centro del convegno “La farmacia in Italia oggi: tradizione e prospettive”, organizzato a Codroipo (Ud) dal Conasfa e dalle associazioni farmacisti non titolari della provincia di Pordenone e di Udine, con il patrocinio dell’Ordine regionale. Il convegno si propone di indagare la status e l’essenza della farmacia alla luce delle modifiche al sistema della distribuzione, dovute alle ultime modifiche normative, ma anche del concetto della farmacia dei servizi. In particolare, la discussione sarà diretta a capire come sia possibile raccordare le nuove esigenze del Ssn, sempre più alle prese con tagli ai finanziamenti e contemporaneamente con diversi bisogni di salute, e dare una risposta efficiente al territorio. Un aiuto alla discussione arriva anche dal quadro sulla situazione al di fuori dei confini nazionali, con uno sguardo alle realtà europee. Parte importante della discussione andrà poi all’ordinamento didattico e alle possibilità formative per la figura del farmacista che è chiamato a esercitare un ruolo sempre più centrale.(fonte farmacista33)

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Pace-maker per obesi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2012

Centosessanta pazienti reclutati in Europa, cinquanta in Italia, e l’Ospedale di Civita Castellana di Viterbo, diretto dal dott. Franco Bifulco, è uno dei quattro Centri in Italia prescelti per lo studio europeo sul pace-maker gastrico applicato ai pazienti obesi. Ma che cos’è questo dispositivo? É un sistema intelligente per cercare di far perdere peso ottenendo risultati simili a quelli indotti da altri interventi di chirurgia bariatrica, ma con ulteriore minore invasività, minor rischio di complicanze e ridotta necessità di modificare il proprio stile di vita alimentare. La nuova tecnologia, che si chiama Abiliti, verrà presentata nel corso del congresso SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità) che si terrà ad Abano Terme dal 18 al 20 aprile. Messo a punto dalla ditta IntraPace (ha ricevuto il marchio CE nell’Unione Europea), Abiliti consiste in uno stimolatore, basato su un principio di funzionamento simile ai pace-maker cardiaci, che invia impulsi elettrici allo stomaco del paziente in determinate fasce orarie, inducendo così senso di sazietà. Lo studio, della durata di 2 anni, è randomizzato, nel senso che i partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere il trattamento sperimentale o il trattamento di controllo, in questo caso il bendaggio gastrico. Si tratta di pazienti obesi con indice di massa corporea (rapporto fra peso e altezza) compreso fra 35 e 50, affetti da disordine alimentare, ossia abitudine a mangiare fuori dai pasti, da destinare, con rapporto 2=1, rispettivamente all’impianto e al tradizionale bendaggio gastrico. Per condurre questo studio sono stati scelti, in Italia, quattro Centri di comprovata esperienza nel trattamento dell’obesità e nella chirurgia per questa malattia. La tecnica chirurgica, come per la chirurgia bariatrica classica, è laparoscopica, ma l’impianto del dispositivo non comporta alcun bisogno di modificare parti anatomiche, come avviene invece per il bendaggio gastrico o il bypass gastrico, che comportano l’uno la restrizione della via digestiva, l’altro la restrizione associata ad una modifica della via di transito del cibo nell’intestino. Inoltre, entrambe le procedure impongono comunque limitazioni allo stile di vita dei pazienti e hanno significativi effetti collaterali, con tassi di complicanze che lasciano molti in attesa di un’alternativa migliore. Il dispositivo, invece, una volta impiantato e attivato, rileva quando una persona consuma cibo o bevande e invia semplicemente una serie di impulsi elettrici allo stomaco, che inducono la necessità di ingerire quantità di cibo ridotte per la presenza di una sensazione di pienezza. La stimolazione ad alta frequenza della parete dello stomaco aumenta infatti il senso di sazietà che già di per sé una persona avverte quando assume cibo o liquidi. L’effetto finale è quindi di ridurre il volume di sostanze esterne ingerite. L’unico impegno da parte dei pazienti portatori di pacemaker gastrico è di rispettare l’orario di assunzione dei pasti, dal momento che lo stimolatore invia segnali al di fuori delle fasi prandiali. Si tratta ovviamente di una stimolazione gastrica personalizzata su ciascun paziente e il sistema contiene rivelatori destinati a tenere traccia del consumo energetico e dell’attività fisica effettuata, monitorizzando quindi i progressi di un paziente verso l’obiettivo della perdita di peso. I pazienti interessati all’arruolamento possono mettersi in contattocon l’Ospedale di Civita Castellana.
Abitudini alimentari scorrette, unite a stili di vita sempre più sedentari, stanno provocando la cosiddetta “epidemia di obesità”. Nel 2005 l’Oms-Organizzazione mondiale della sanità aveva calcolato in circa 1,6 miliardi gli adulti sovrappeso e almeno in 400 milioni gli obesi. Entro il 2015 si stima che ben 2,3 miliardi di persone saranno in sovrappeso e 700 milioni saranno obesi. E il segmento in più rapida crescita è quello degli individui patologicamente obesi. Naturalmente queste categorie, sia le persone in sovrappeso sia gli obesi, sono a maggior rischio per alcune delle principali cause di morte prematura, fra cui il diabete di tipo 2 (il 90% delle persone che soffrono di questa patologia è in sovrappeso), la malattia coronarica (l’obesità è ampiamente riconosciuta come un fattore di rischio per malattia coronarica, la principale causa di morte nel mondo), l’ictus (un recente studio ha rilevato che l’obesità, in uomini di mezza età, può aumentare notevolmente il rischio di ictus), il cancro (recenti studi dimostrano che l’obesità aumenta il rischio di tumori alla mammella, all’utero, al colon, al rene e all’esofago). Essere obesi comporta inoltre costi notevoli per i sistemi sanitari di tutto il mondo. Oltre alla chirurgia, che ad oggi è l’opzione terapeutica più efficace per il trattamento dell’obesità patologica, pur con le variabili già elencate, esistono i piani dietetici uniti ad attività fisica, ma non garantiscono risultati duraturi nel tempo. Le terapie farmacologiche, invece, spesso inducono effetti collaterali indesiderati e devono essere interrotte. In questo senso il pacemaker gastrico può rappresentare, per i pazienti obesi che devono necessariamente dimagrire, un buon compromesso fra minore invasività e maggior beneficio possibile.

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Mercato lavoro in piena recessione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2012

Giuliano Cazzola, deputato del PdL e Vice presidente della Commissione Lavoro della Camera scrive oggi su MF, il quotidiano dei mercati: “Quando nell’autunno del 2008 scoppiò all’improvviso la crisi finanziaria con i suoi effetti sull’economia (le imprese si trovarono di punto in bianco prive di credito e di ordini in portafoglio, mentre quelli che avevano venivano ritirati) il ministro Maurizio Sacconi non ebbe un attimo di esitazione: escluse ogni modifica importante delle regole del mercato del lavoro, si oppose il più a lungo possibile ad ogni intervento sull’età pensionabile (soprattutto delle lavoratrici private) sostenendo che, in tempi di crisi, anche la pensione finiva per svolgere la funzione di ammortizzatore sociale e trovò il modo di finanziare con apporti straordinari la cassa integrazione, allo scopo di accompagnare le imprese nell’impegno di non procedere a licenziamenti di massa ma di mantenere attivo il rapporto con le loro maestranze, nonostante che la produzione fosse ferma. In quegli stessi mesi l’opposizione di sinistra rivendicava una riforma in senso universalistico dell’indennità di disoccupazione non rendendosi conto che così si sarebbe mandato alle imprese il segnale di licenziare. Ma questa è acqua passata. Basti solo ricordare che grazie a quella scelta del precedente governo furono salvati almeno 700mila posti di lavoro. Quale è invece la linea di condotta dell’esecutivo presieduto da Monti ? Non neghiamo che un maggior tasso di riformismo fosse necessario, che il governo precedente si fosse un po’ incartato (le difficoltà a decidere da parte della ex maggioranza durante la manovra estiva sono un ricordo ancora fresco e presente)… ma est modus in rebus. In pochi mesi, in un contesto non solo di crisi ma di netta recessione con effetti importanti sui livelli di occupazione, l’areopago dei professori ha cambiato tutto: le pensioni, gli ammortizzatori sociali, i contratti di lavoro che più vengono usati. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: una riforma delle pensioni grazie alla quale il nostro si trasforma nel sistema più rigoroso di Europa; l’esclusione dalle nuove regole di un numero imprecisato di persone (il dato dei 357mila derogati che possono avvalersi delle regole vigenti non è mai stato smentito) per le quali non è sufficiente la copertura finanziaria stanziata; una ristrutturazione degli ammortizzatori sociali che vede accorciato il periodo di fruizione, soprattutto nella parte in cui non è interrotto il rapporto di lavoro con l’azienda. Che dire ? Sicuramente queste misure andavano assunte, ma nella realtà concreta, sorgono tanti problemi: in piena recessione si riduce l’ambito di protezione del reddito per chi ha perso il lavoro mentre si allontana la possibilità di accesso alla pensione. La riforma del mercato del lavoro aggiunge ancora incertezza per le imprese: a fronte di un intervento poco più che simbolico sulla disciplina del licenziamento individuale (il fatidico art.18), si presume ope legis che tutti i contratti flessibili in entrata siano fasulli, salvo prova contraria. La sanzione è la trasformazione del rapporto atipico in uno a tempo indeterminato. In sostanza, sempre nel bel mezzo di una grave recessione, il mercato del lavoro diventa più rigido. Tutto ciò che non serve alle imprese e ai lavoratori”. (Ufficio Stampa di Giuliano Cazzola Vice presidente della Commissione Lavoro della Camera)

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Famiglia Bossi: famiglia di martiri?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2012

Famiglia Bossi – Bardoscia (Assotutela): “Indecente il tentativo di farsi passare da Martiri” Non sono bastate le dichiarazioni di Umberto Bossi che ha annunciato le sue dimissioni da Segretario accusando ”Roma Farabutta” di aver inviato i giudici ad indagare sull’eventuale uso improprio dei finanziamenti pubblici da parte della famiglia Bossi e di alcuni Dirigenti, ora è il turno del figlio Renzo il quale comunica di dare il buon esempio dimettendosi dal consiglio regionale della Lombardia. Sinceramente riteniamo indecente il loro tentativo di passare da “presunti colpevoli” a “Martiri” della Lega Nord. Lo comunica in una nota il Segretario Nazionale dell’Associazione per la tutela del Cittadino Assotutela Pietro Bardoscia. Ho deciso – prosegue Bardoscia – di mettere a disposizione l’ufficio legale della nostra associazione ai militanti e simpatizzanti della Lega Nord qualora vogliano agire per vie legali, contro la famiglia Bossi e i Dirigenti eventualmente coinvolti nella vicenda, per richiedere non solo la restituzione del denaro illecitamente sottratto al partito, ma anche gli eventuali danni morali e materiali causati ai militanti e al partito a causa delle loro azioni. Pensiamo che, dopo il caso del tesoriere della Margherita Luigi Lusi, del tesoriere dell’UDC Giuseppe Naro sul caso ENAV e ora della Lega Nord sia arrivato davvero il momento di imporre regole certe sul finanziamento di denaro pubblico ai partiti (sotto forma di rimborso elettorale), rendendo tutto trasparente e contabilizzando dettagliatamente tutte le entrate e tutte le uscite sotto la supervisione di un organo di controllo esterno come ad esempio la Corte dei Conti.

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The Patient Safety Programme

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2012

WHO’s Patient Safety Programme is proud to announce the release, last week, of the results of the first multi-country study on hospital adverse events, conducted in the Eastern Mediterranean and African Regions of WHO. These data show that patient safety concerns are as important in these regions as had been previously recognized in more economically developed ones. Results from the Eastern Mediterranean/African Adverse Events Study reveals that patients are suffering preventable permanent disability or dying due to unsafe health care in developing and transitional countries. On average, health-care related harmful incidents affected 8 in every 100 patients studied. These are conservative estimates that probably only reveal the tip of the iceberg, but that nevertheless highlight the importance and urgency of addressing patient safety globally.Experts found that an average of 8.2% of patients suffered what they term an “adverse event”. These were defined as unintended injuries that resulted in permanent disability or death that came about as a result of health-care management. In some hospitals, the situation was much worse, with almost one in five patients being affected by accidents and poor care. The researchers say that adverse events happen in the developed world too, but they point out that the chance of dying from an adverse event in a developing world hospital is much higher.
With 26 hospitals participating in the research, spread across Egypt, Jordan, Kenya, Morocco, Tunisia, Sudan, South Africa and Yemen, and in collaboration with the respective ministries of health and the two WHO Regional Offices, this study, which started back in 2005, has been one of the largest ones undertaken by the Patient Safety Programme.WHO would like to thank the participating hospitals who agreed to participate in this important and valuable patient safety study, acknowledging their courage and determination to help improve the situation in their own hospitals and further afield. Recognition is also due to the scientific teams in the eight participating countries, led by Prof. Ross Wilson. This study will now contribute towards placing patient safety strongly on the health policy agenda of developing and transitional countries. The EMRO-AFRO Adverse Event Study will shortly be published in the British Medical Journal (BMJ 2012;344:e832).The article can be read via this link to BMJ’s website http://www.bmj.com/content/344/bmj.e832, and you can also find below a link to our website where you can read the policy booklet prepared by PSP, as well as a media piece from the BBC: http://www.who.int/ patientsafety/ research/evidence_ of_unsafe/en/index.html, http://www.bbc.co.uk/news/health-17359796.

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Governo: il bastone e la carota

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2012

Editoriale Fidest. Abbiamo parlato di un “governo tra i peggiori se non il peggiore” dall’unità d’Italia ad oggi e più passa il tempo e più ci convinciamo di non aver esagerato. Abbiamo già e più volte esposte le nostre ragioni che hanno motivato quanto in precedenza affermato, e ora vorrei aggiungervi una riflessione in più. Deriva dal fatto che nel mentre constatavamo lo smantellamento sistematico dello stato sociale e l’impoverimento delle famiglie mi chiedevo da cosa poteva derivare tanta protervia. Ora ho chiaro l’intendimento. Sotto la suggestione delle esternazioni volte ad indicarci che quanto si sta facendo è ispirato ad una concezione nuova nel modo di gestire il paese, si stanno facendo dei passi indietro per riportarci agli anni postbellici della seconda guerra mondiale. Era il tempo in cui l’esistenza della guerra fredda e dei blocchi contrapposti fece dell’Italia una sorta di sorvegliata speciale per via dell’”espansionismo sovietico” e per l’essere il paese con il più numeroso partito comunista dell’occidente. E il mondo occidentale per blandirci favorì la stagione dei diritti. Ora il governo Monti sta azzerando tutti i passi avanti sin qui realizzati incominciando a penalizzare le pensioni in quanto ritenute concesse con generosità, a colpire le piccole proprietà immobiliari perché considerate il frutto di quei guadagni non dovuti, a mettere mano alla riforma del lavoro che umili i diritti per esaltare i doveri ma solo, ovviamente, quelli dei lavoratori. E il costo della vita è diventato anch’esso uno strumento repressivo per ridurre il potere d’acquisto dei redditi già di per sé medio-bassi e a ridurre di conseguenza la bilancia dei pagamenti esteri a partire dal conto energetico. Ora abbassando la capacità finanziaria delle amministrazioni locali le costringe a chiedere più tasse ai propri cittadini favorendo la loro contrarietà al solo scopo di dirottare il malumore dal governo centrale a quello periferico. E tutto questo avvalendosi dell’arbitrio esercitato dalla comunità internazionale che guarda all’Italia come una nazione da punire e non da aiutare commissariandola con il suo fiduciario più affidabile. E noi che facciamo? Lasciamo che i ricchi si tutelino e si arricchiscono di più e diamo la fiducia a chi proprio non se la merita? Come dire: chi è causa del suo mal… (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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