Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 17 Mag 2012

“Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Roma – Medici Senza Frontiere (MSF) pubblica oggi il rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (Marsilio Editori) realizzato per l’ottavo anno in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con il contributo di importanti rappresentanti del mondo giornalistico e accademico, e lancia l’applicazione per iPhone e Android per accendere un riflettore sulle crisi dimenticate.Per il 2011, MSF ha deciso di porre l’attenzione su come i telegiornali italiani hanno trattato il tema della migrazione a seguito delle rivolte esplose in Tunisia, Egitto e Libia e su due fronti di crisi: le “crisi sanitarie”, malnutrizione in Somalia, HIV/AIDS e le malattie tropicali dimenticate; e le “crisi umanitarie” su cui i riflettori dei media italiani si sono accesi solo parzialmente Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrein Repubblica Democratica del Congo).Su richiesta di MSF, l’Osservatorio di Pavia ha analizzato lo spazio dedicato in un anno dalle edizioni serali – prime time dei TG Rai, Mediaset e La7 – alle crisi individuate da MSF. Nel 2011, i telegiornali hanno dedicato circa il 10% del totale dei servizi a contesti di crisi, a conflitti e a emergenze umanitarie e sanitarie, e tra questi spiccano naturalmente le rivolte della Primavera araba (Libia in primis) e il terremoto in Giappone. È proprio tale attenzione a spiegare l’incremento rispetto al 6% del 2009.Per la prima volta, MSF ha deciso di far monitorare come e quanto i TG italiani hanno raccontato l’arrivo in Italia dei migranti in fuga da Libia, Tunisia ed Egitto. Nel 2011, sono state dedicate 1.391 notizie al tema e seppur non si tratti di una crisi dimenticata, preoccupa il modo in cui è stata rappresentata. Dall’analisi degli sbarchi in alcune settimane campione, spicca come il termine emergenza sia il più diffuso per comunicare il contenuto della notizia, mentre le condizioni medico-sanitarie dei migranti non sono quasi mai il focus centrale della narrazione. “Il dato più sconcertante – dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale MSF Italia – è che in questi servizi è praticamente assente la voce dei migranti. I protagonisti a cui è data voce sono nel 65% dei casi i politici, fra Governo e amministrazioni locali. Alle testimonianze dei migranti è stato riservato solo il 14% dello spazio; il 12% alle comunità locali e il 10% alle realtà impegnate nella gestione del fenomeno – forze dell’ordine, esponenti religiosi, società civile, organizzazioni”. Nelle immagini utilizzate, inoltre, i bambini che approdano sulle coste italiane sono mostrati in video senza nasconderne il volto.In tempi di informazione globale, nel 2011 sono stati solo 5 i servizi dedicati al Congo (RDC), 10 alla Costa d’Avorio, 14 quelli sull’HIV/AIDS, zero quelli sulle malattie tropicali neglette (leishmaniosi viscerale/kala-azar, malattia del sonno, Chagas e ulcera di Buruli) che falcidiano la popolazione dei Paesi in via di sviluppo. Resta in ombra anche il Bahrein con solo 24 notizie. All’emergenza nutrizionale nel Corno d’Africa dedicate 41 notizie e 44 al Sudan. Il totale dello spazio dato a tutte queste crisi insieme resta comunque lontano dalle 413 notizie dedicate invece alle nozze reali di William e Kate. Il matrimonio di Alberto di Monaco si è invece guadagnato “solo” 91 servizi.Il Congo in realtà è totalmente scomparso, se si considera che le uniche 5 notizie dedicate, si occupano di incidenti aerei e di altri eventi e non delle violenze in corso o dell’AIDS che flagella il paese con un milione di contagiati. L’analisi mostra che di AIDS, in generale, si è parlato soprattutto in relazione ai viaggi del Pontefice e, a differenza di altri anni, nessuno dei TG dedica una notizia alla pandemia in occasione della Giornata Mondiale (1 dicembre). L’AIDS è ormai invisibile. E, altrettanto drammaticamente, si ignora la crisi finanziaria in cui versa il Fondo Globale per la Lotta contro Aids, Tubercolosi e Malaria, che, se non affrontata, avrà effetti devastanti per i pazienti affetti da HIV/AIDS e tubercolosi multiresistente ai farmaci. La “nostra” influenza stagionale è stata invece abbondantemente coperta dai TG con 92 servizi.“Non siamo sicuri che le parole siano in grado di salvare vite, ma sappiamo con certezza che il silenzio può uccidere. Per questa ragione continuiamo a stimolare i media a parlare delle crisi umanitarie. In questo nuovo rapporto, fra le varie crisi che hanno determinato la Primavera araba, abbiamo voluto accendere un riflettore sul Bahrein, crisi pressoché ignorata dai media, ma gravissima ed esemplare dal punto di vista della manipolazione dell’assistenza medica come strumento di identificazione e arresto dei dimostranti”, dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale di MSF Italia.Il caso del Bahrein è emblematico: in ben 7 servizi dei 24 totali, si parla del Paese solo in relazione al Gran Premio di Formula 1 e alla sua possibile cancellazione, come conseguenza dell’instabilità politica del paese. Ancora oggi in Bahrein, l’accesso alle cure è un problema, nonostante le riforme, e i pazienti continuano a evitare di rivolgersi agli ospedali pubblici per farsi curare, a causa della discriminazione percepita, delle molestie e dei maltrattamenti. MSF chiede di operare nuovamente in Bahrain dove da marzo non è più autorizzata a entrare.Ma è la condizione dei rifugiati dal Mali fuggiti in Burkina Faso, Mauritania e Niger la crisi su cui oggi MSF chiede di accendere un riflettore. “Il Burkina Faso è, dopo la Mauritania, il paese con il più alto numero di rifugiati in fuga dal Mali dove fornire assistenza medica è estremamente difficile e i rifugiati continuano ad arrivare di giorno in giorno mentre l’aiuto internazionale è lento e insufficiente. Chiediamo ai media italiani di accendere un riflettore su quest’area del tutto dimenticata, colpita pesantemente dalla siccità e dall’insicurezza alimentare”, aggiunge Kostas Moschochoritis. MSF si impegna da sempre per portare sotto i riflettori le crisi dimenticate, per questo, oltre al rapporto, lancia in questi giorni la nuova applicazione mobile gratuita per Android e iPhone “MSF – Senza mai restare a guardare” con l’obiettivo di aggiornare gli utenti sulle sfide e l’impegno di MSF in difesa delle popolazioni più vulnerabili. Rendere visibili le sofferenze di milioni di persone è da sempre parte del mandato di MSF e oggi anche le tecnologie di ultima generazione si prestano per dare loro voce. Crisi Dimenticate – i VIDEO di Medici Senza FrontiereAccendi un riflettore sulle crisi dimenticate. Condividi i video sui social networks!“Burkina Faso: i rifugiati dimenticati” >>“Sud Sudan: 90.000 rifugiati sudanesi in fuga dalla violenza” >>Il canale di MSF Italia su YouTube >>

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Osteoartrosi temporomandibolare: review Cochrane

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Nel trattamento dell’osteoartrosi (Oa) dell’articolazione temporomandibolare (Atm) esistono evidenze sufficienti a dimostrare un’equivalente efficacia nel ridurre il dolore e il fastidio nella regione orofaciale tramite iniezioni intrarticolari di ialuronato di sodio o preparazioni cortisoniche, così come vi sono prove di una pari diminuzione algica ricorrendo al diclofenac sodico o a uno splint occlusale. Inoltre, la glucosamina sembra essere tanto efficace quanto l’ibuprofene. È l’esito di una revisione realizzata da Rafael F. de Souza dell’università di San Paolo (Brasile) e colleghi con l’obiettivo di confrontare i benefici ottenibili con le differenti opzioni chirurgiche e mediche nella gestione dell’osteartrosi dell’Atm. I ricercatori hanno consultato i principali archivi informatici, senza restrizioni linguistiche. Sono stati presi in considerazione trial randomizzati e controllati (Rct) che mettevano a confronto qualsiasi forma di terapia medica o chirurgica per l’Oa dell’Atm in adulti di età superiore ai 18 anni con diagnosi clinica e/o radiologica della patologia. Come outcome primari si sono considerati dolore/tumefazione/fastidio all’Atm o ai masseteri, l’autovalutazione del grado di movimento mandibolare e dei rumori articolari. Gli outcome secondari, invece, sono stati la qualità della vita o la soddisfazione del paziente valutati tramite questionario, i cambiamenti morfologici dell’Atm rilevati mediante imaging, i suoni articolari colti tramite auscultazione e qualsiasi evento avverso. Al termine, sono stati inclusi nella revisione 3 trial e il raggruppamento dei dati per l’effettuazione di una meta-analisi non è stato possibile per via dell’ampia diversità clinica tra gli studi. Data la scarsità di evidenze di alto livello riguardanti l’efficacia degli interventi, secondo gli autori di questa revisione andrebbe incoraggiato l’avvio di studi a piccoli gruppi paralleli che includano soggetti con diagnosi di certezza e soprattutto che si valutino alcuni dei possibili interventi chirurgici. Cochrane Database Syst Rev, 2012; 4:CD007261 (fonte doctornews33)

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Agenda e tecnologie per la PA del futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Cisco partecipa all’edizione 2012 di Forum PA, che si apre oggi alla Fiera di Roma. L’azienda è presente, in qualità di partner tecnologico, presso lo stand del partner EMC, e parteciperà attivamente con suoi rappresentanti al ricco programma di incontri e workshop che caratterizza la manifestazione quali l’evento “Broadband Forum: Agenda Digitale e banda larga nell’Italia delle Regioni”, che si terrà la mattina del 17 maggio; scopo dell’appuntamento, fare il punto sull’evoluzione del programma Agenda Digitale in Italia e discutere delle soluzioni che, coinvolgendo la PA, possono garantire il diritto d’accesso alla rete e lo sviluppo della banda larga per tutti i cittadini..
Cisco prende parte anche a momenti dedicati specificamente alle tecnologie per la Pubblica Amministrazione, organizzati presso lo stand EMC.
Il 18 maggio, dalle 14 alle 14.50 vi sarà il workshop “Soluzioni di End User Computing per la Pubblica Amministrazione” organizzato con EMC e VMware per presentare le opportunità della virtualizzazione dell’ambiente desktop per le finalità gestionali e operative degli enti pubblici, quali contenere i costi, semplificare i processi, proteggere al meglio le informazioni – ma anche migliorare i piani di intervento in caso di eventi critici, promuovere risparmio e sostenibilità e incrementare l’efficienza generale dell’amministrazione.

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Objet Establishes Local Presence in Japan

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Rehovot, Israel and Tokyo,(PRNewswire) Objet Ltd, the innovation leader in 3D printing for rapid prototyping and additive manufacturing today announced the establishment of Objet Japan KK (‘Objet Japan’), a new joint venture formed together with the 3D Printer division of Fasotec Co. Ltd (‘Fasotec’), Objet’s longstanding distributor in the region. The new entity is established in line with Objet’s global strategy to offer local support in key strategic markets, meeting the increasingly intricate requirements due to complexity of product portfolio and adapting to suit unique local conditions. Objet holds majority of ownership share of the new entity.Objet has been providing the Japanese market cutting-edge 3D printing technology since 2003. Demand for the latest technology and advanced applications have been growing steadily over the years, and are expected to continue. Driven by the advanced requests, the new entity is established to be closer to the market for better understanding of specifications and to keep with the pace of the fast-changing Japanese market. Combining the experience of market knowledge and industry best-practices, Objet Japan is committed to satisfy both partners and customers on both products and services. Registration of the new entity was completed on April 20, 2012 and commencement of business operation is set to be in effect from July 1. Eric Goguy is appointed as the CEO of Objet Japan.
Objet Ltd, is a leading provider of high quality, cost effective inkjet-based 3D printing systems and materials. A global company, Objet has offices in North America, Europe, Japan, China, Hong Kong, and India.
Objet’s 3D printing systems and 3D printing materials are ideal for any company involved in the manufacture or design of physical products using 3D software or other 3D content. Companies using Objet’s solutions can be typically found in sectors such as consumer goods & electronics, aerospace & defense, automotive, education, dental, medical and medical devices, architecture, industrial machinery, footwear, sporting goods, toys and service bureaus. Founded in 1998, the company has thousands of customers worldwide including a substantial share of the relevant Fortune 100 and Fortune 500. Its award-winning technology (13 awards in 8 years) is based upon over 110 patents and patent pending inventions.Objet’s 3D printers are available in a range of form-factors, from cost-effective desktop 3D printers ideal for entry-level professionals all the way to industrial-scale multi-material machines for front-line designers and top manufacturers. Objet’s 3D printers feature the industry’s highest-resolution 3D printing quality, based on 16-micron (0.0006 in.) super-thin layering, wide material versatility, office friendliness and ease of operation.For more information, visit us at http://www.objet.com, and for more about 3D printing industry-related news, business issues and trends, read the Objet blog.
Fasotec Co., Ltd. is engaged in the PLM (Product Life Cycle) business as a provider of engineering solutions, mainly CAD/CAM/CAE/PDM systems, through technology and know-how regarding 3D digital data utilization. Fasotec is also involved in the CAP (Computer Aided Prototyping) business, offering 3D printers and prototyping materials from Objet along with maintenance services, as well as offering prototyping outsourcing services. Fasotec’s main customer base comprises the automotive industry, plus a wide range of other sectors including electrical/electronics, aerospace, and consumables. Recently, the company has also entered new sectors such as healthcare, by combining digital data processing with 3D printing and prototyping technology. Fasotec was established in 1983, and currently has subsidiaries in Japan and China. For more information, visit us at http://www.fasotec.co.jp/.

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Cipomo: contro i tumori più medici di famiglia e meno esami

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Appropriatezza ma anche sobrietà e sostenibilità» sono i criteri chiave della “green oncology”, una nuova visione dell’oncologia al centro del XVI° Congresso nazionale Cipomo che si svolgerà a Cosenza dal 17 al 19 maggio. «In un’epoca di crisi e ridimensionamento e di ricerca di una sanità più equa e disponibile» sottolinea il presidente dei Primari oncologi medici Roberto Labianca «intendiamo fornire il nostro contributo garantendo una conversione ecologica nell’agire clinico, che si affianchi ai tradizionali criteri di appropriatezza – prescrittiva, diagnostica e terapeutica – di sobrietà e di sostenibilità». Cipomo ha promosso un gruppo di studio permanente con Aiom, Simg e Favo sulla necessità che l’attività di follow up del paziente oncologico sia assorbita da più figure professionali come quella del medico di famiglia. «Il coinvolgimento del medico di famiglia è un obiettivo importante» conferma Cristina Oliani del Consiglio direttivo Cipomo «e il suo ruolo andrebbe valorizzato meglio». Non si tratta di delegare al mmg, spiega l’oncologa «ma di definire un percorso di cure condiviso e un adeguato trasferimento di competenze al medico di famiglia. Una figura centrale» continua la rappresentante del Cipomo «per il benessere della persona e più che mai di un paziente come quello oncologico». Da non sottovalutare anche l’aspetto dell’appropriatezza delle procedure «troppi esami sono uno spreco» rileva Labianca «in Italia, per fare un esempio, si fanno 40 milioni di Tac ogni anno. Un numero eccessivo. Compito dell’oncologo» conclude il presidente Cipomo «è anche trovare il miglior equilibrio tra appropriatezza delle cure e sostenibilità delle stesse». (Marco Malagutti – fonte doctornews33)

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Cancro: farmaci nuovi

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Vanno assicurate a tutti i pazienti oncologici pari opportunità di cura, assistenza e trattamento. Persistono ancora nel Paese diversità di accesso ai “nuovi” farmaci antitumorali tra le Regioni, dovute a differenti meccanismi di valutazione per l’inserimento nei Prontuari Terapeutici Regionali (PTR). Oggi solo in quattro Regioni (Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia-Giulia e Marche) e nella Provincia autonoma di Bolzano vengono recepite immediatamente le indicazioni registrative dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). In tutte le altre, dotate di un proprio Prontuario, i farmaci “nuovi” non vengono resi disponibili ai malati fino a quando, e solo se, vengono esaminati e approvati anche da Commissioni tecnico-scientifiche regionali. La denuncia è avanzata dalla FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) nella VII Giornata nazionale del malato oncologico e contenuta nel IV Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici presentato oggi al Senato. “Insieme all’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e alla Società Italiana di Ematologia (SIE) abbiamo inviato una lettera al Ministro della Salute Renato Balduzzi per evidenziare questa situazione preoccupante – afferma il prof. Francesco De Lorenzo, presidente FAVO -. Dall’autorizzazione internazionale di un farmaco alla delibera che ne permette l’immissione in commercio in Italia trascorrono in media dai 12 ai 15 mesi. E ulteriori ritardi sono determinati dai tempi di latenza per la messa a disposizione a livello regionale dopo le approvazioni degli enti regolatori internazionali e nazionali. Le lentezze del sistema rischiano di creare disparità tra i pazienti italiani e quelli di altri Paesi europei e tra i malati che risiedono in Regioni diverse”. In Italia nel 2011 sono state circa 420.000 le nuove diagnosi di tumore, 230.000 (55%) fra gli uomini e 190.000 (45%) fra le donne. “Se la Commissione regionale ha dato parere favorevole, il farmaco antitumorale è introdotto nel PTR dopo un tempo che può raggiungere anche i 50 mesi per alcuni farmaci in alcune Regioni – sottolinea il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM, che ha sottoscritto, insieme al prof. Fabrizio Pane, presidente SIE, la lettera indirizzata al Ministro -. Con rammarico constatiamo che l’accordo della Conferenza Stato-Regioni del novembre 2010 non ha contribuito al raggiungimento dell’obiettivo di sanare le inaccettabili disuguaglianze tra i malati italiani”. “È pertanto necessario stabilire – si legge nella lettera indirizzata al prof. Balduzzi – nel nuovo patto per la salute che per ‘specifiche fattispecie’ (come i tumori) il parere dell’AIFA sia da ritenere non derogabile ed immediatamente valido in tutte le Regioni del Paese, ed individuare criteri condivisi per definire il grado di innovatività di un ‘nuovo’ farmaco in oncologia”.
I ritardi burocratici compromettono le possibilità di cura dei pazienti. Un’analisi condotta dall’AIOM nel marzo 2011 ha evidenziato una “non uniformità” nell’inserimento nei PTR dei 18 farmaci antitumorali ad alto costo autorizzati da AIFA prima del novembre 2010. Dai risultati dell’analisi, ripetuta dalla società scientifica nel febbraio 2012, emerge un miglioramento rispetto all’anno precedente con l’inserimento di quattro farmaci in quattro Regioni (lapatinib nel Lazio, everolimus in Val d’Aosta, temsirolimus in Sardegna, trabectidina in Veneto). Tuttavia permangono ancora alcune criticità, in particolare un ostacolo è rappresentato dai tempi a volte molto lunghi tra le discussioni in Commissione regionale e le effettive pubblicazioni delle delibere, fondamentali per la concreta messa a disposizione del farmaco per i pazienti. “Compito del Sistema Sanitario Nazionale – afferma l’Avv. Elisabetta Iannelli, Segretario FAVO – è garantire un accesso equo a trattamenti efficaci e sicuri, in grado di soddisfare le richieste dei pazienti ed il cui utilizzo deve tradursi in un miglioramento dello stato di salute generale della comunità, nel rispetto del principio di sostenibilità. Nel contempo, occorre che il sistema sia in grado di recepire sollecitamente ogni reale innovazione che emerga nel campo farmaceutico per garantirne una pronta disponibilità sull’intero territorio nazionale”. AIOM ha definito in un documento come interpretare il concetto di innovatività. “Un nuovo prodotto – conclude il prof. Cascinu – può essere considerato veramente innovativo in particolare se possiede un meccanismo d’azione innovativo e/o utilizza un meccanismo di veicolazione innovativo che si rifletta sulle modalità di diffusione nei tessuti e sull’attività antitumorale, se risponde ad una esigenza di salute ancora insoddisfatta e se ha dimostrato una superiorità significativa rispetto allo standard di cura non solo dal punto di vista statistico ma soprattutto da quello clinico”

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Grande successo al salone del libro di Torino

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Torino. Abbiamo affrontato il mercato con determinazione, sapevamo che non sarebbe stato facile, ci abbiamo messo energia e voglia di esserci. Abbiamo creato un gruppo di lavoro che si dedica in modo esclusivo alla distribuzione: centinaia di contatti, incontri, agenti, promozione e impegno quotidiano ci hanno fatto raggiungere obiettivi che sembrava impossibile da realizzare.
Attraverso questo grande lavoro l’ostacolo della distribuzione è stato affrontato, superato e oggi possiamo serenamente affermare che la Casa Editrice Kimerik distribuisce nelle librerie (in centinaia di punti vendita in tutta Italia). Noi non stampiamo solamente, facciamo in modo che il libro sia inserito nei circuiti nazionali di vendita. Questo per un presupposto importante: abbiamo il rispetto di chi scrive. Chi sente il bisogno (dovere) di scrivere ha un’altissima motivazione e crediamo di dover dare spazio a chi ha cose interessanti. Cosa possiamo fare per realizzare il tuo bisogno di esprimerti?
Dobbiamo prima di tutto fare dei bei libri, per questo i nostri libri sono curati e realizzati dopo decine di stesure. Le copertine sono realizzate con amore, cura del dettaglio, con il desiderio di creare un’opera unica.
Eppure tutto ciò non basta. Affinché ciò che tu racconti sia letto è necessaria una buona distribuzione. Per questo abbiamo rapporti quotidiani con le librerie in tutta Italia. In fondo abbiamo l’innegabile obiettivo di rendere l’autore identificabile e riconoscibile.
Ecco l’anima celata di Kimerik, ecco perché la Casa Editrice Kimerik è una delle prime case editrici italiane per i nuovi Autori La presenza sul territorio e la diffusione in tante librerie italiane ci rendono unici.

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L’Inps provoca disagio sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Dichiarazione dell’On. Cesare DAMIANO e dell’On. Luigi BOBBA (PD) “L’Inps ha indirizzato a numerosi pensionati lettere in cui si richiede la restituzione di somme erroneamente corrisposte per periodi (in alcuni casi di dieci annualità) che coprono gli anni dal 1992 al 2011. Queste lettere stanno generando situazioni di allarme sociale (allarme sfociato in un caso nel suicidio di una persona anziana). E’ grave che l’Inps non tenga conto della situazione reddituale, sociale e familiare dei destinatari, e invii lettere con motivazioni generiche, senza previsione di possibilità di rateazione del debito, e perfino contrastanti con la normativa in materia. Per questo abbiamo presentato una Risoluzione, approvata dalla Camera, che impegna il Governo a intervenire con urgenza perché l’Inps non può trattare i pensionati come pezze da piedi”: così dichiarano l’On. Cesare DAMIANO (Capogruppo PD Commissione Lavoro) e l’On. Luigi BOBBA (PD, Vicepresidente della Commissione Lavoro), proponenti della Risoluzione in questione (sottoscritta anche dalla parlamentare Elisabetta RAMPI).
Spiegano Cesare DAMIANO e Luigi BOBBA: “La motivazione addotta dall’Inps a fondamento della pretesa di restituzione delle somme è di varia natura, ed in alcuni casi genericamente indicata nell’espressione ‘A seguito della revisione delle operazioni di calcolo è risultato che l’importo della pensione spetta in misura inferiore a quella corrisposta’. Nella lettera ci si limita a dire che l’interessato può presentare ricorso amministrativo esclusivamente on line e che, in casodi mancato riscontro, si procederà a recupero coattivo del credito. Non si prevede alcuna possibilità di rateazione né si tiene conto dei termini prescrizionali ordinari previsti per la ripetizione degli indebiti pensionistici in caso di errore dell’Inps e non viene neppure indicato il responsabile del procedimento al fine di facilitare il pensionato nella richiesta di informazioni sul debito. E’ questo il modo di trattare i pensionati che non hanno nessuna responsabilità per gli errori dell’Inps?”. “Abbiamo chiesto al Governo di intervenire per effettuare una ricognizione delle dimensioni del fenomeno e per approfondire le ragioni che hanno determinato l’errore da parte dell’Inps perfino in casi risalenti a ventanni addietro – aggiungono Cesare DAMIANO e Luigi BOBBA – ma soprattutto bisogna che l’Inps tenga conto del ‘principio di affidamento’, ovvero la necessità che la pretesa di ripetizione delle somme si concili con la situazione reale del cittadino che sulla pensione fa affidamento per condurre una vita dignitosa. Il Governo deve emanare disposizioni di indirizzo all’Inps per rimediare alla situazione di allarme sociale che è stata generata, definendo misure idonee ad attutire o eliminare le decurtazioni reddituali a persone che percepiscono pensioni modeste e prevedendo da parte dell’Inps una nuova notifica agli interessati che contenga l’indicazione dell’importo dovuto e che contempli la possibilità della rateazione”.

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L’alto rendimento dei ME offre delle opportunità molto interessanti

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Il debito ad alto rendimento dei mercati emergenti offre oggi una delle opportunità più interessanti all’interno della classe di asset costituita dai Mercati emergenti (ME), purché gli investitori capiscano i rischi specifici legati ai singoli paesi, spiegano a Western Asset Management (Western), la sussidiaria di Legg Mason.Robert Abad e Matthew Graves, membri del team di Western responsabile per i mercati emergenti, ricordano che nel 2011, sullo sfondo di una volatilità senza precedenti, gli asset dei ME da loro gestiti hanno registrato una “stupefacente” crescita del 41% se confrontati agli indici del debito dei ME di JP Morgan.
Gli investitori, spiegano i gestori, sono stati attirati verso questa classe di attivi dall’innalzamento della qualità dei fondamentali del credito sovrano dei ME, ma i flussi si sono intensificati maggiormente solo quando i volani tradizionali della performance di questa classe di asset cominciava a perdere energia, spingendo i partecipanti al mercato a cercare rendimenti e utili nell’intera crescente gamma di opportunità legata al debito dei mercati emergenti.”La trasformazione della qualità del credito sovrano in buona parte del mondo emergente ha ben posizionato questa classe di attivi per la post-crisi, e la sua performance dal 2008 rappresenta una rottura strutturale con il suo passato volatile”, dice Graves. “Ciononostante, l’espansione di questa classe di asset si è verificata proprio quando i tradizionali driver degli utili – la compressione degli spread sovrani – si era in buona parte già realizzata. Il risultato è che molti partecipanti al mercato alla ricerca di addizionali fonti di rendimento e della tipologia rendimento assoluto, si sono rivolti a tutti i comparti dei mercati del credito corporate e delle valute locali dei ME, contribuendo al rapido sviluppo di questi segmenti del mercato”.Abad e Graves fanno notare che poiché questo processo è ormai consolidato, chi investe nell’alto rendimento dei ME deve fare i conti con una gamma di rischi che varia da paese a paese (mentre non è così per chi investe nell’alto rendimento negli Stati Uniti). “I rischi tradizionali presi in considerazione da chi investe nell’alto rendimento sono validi anche per i mercati emergenti, ma in questi ultimi essi possono essere innescati anche da fattori sociali e politici”, precisa Abad. “Ciò ha delle implicazioni importanti quando si valuta il rischio emittente. Dato che la maggior parte delle economie dei ME è molto sensibile alle fluttuazioni del ciclo economico globale, un approccio che si limiti al bottom-up trascurerebbe delle vulnerabilità critiche di questa classe di attivi a livello dei singoli paesi e macroeconomico”.Difatti, il team di Western è convinto che questo approccio possa essere fuorviante perché presume che la combinazione tra una domiciliazione nei ME e dei rating da alto rendimento producano come risultato una versione a più rapida crescita del mercato dell’alto rendimento Usa, con caratteristiche e funzioni analoghe. “La questione è molto più complessa”, dice Graves, “perché chi investe nei ME potrebbe dare per ammesse le garanzie legali su cui poggia il sistema statunitense, proprio quelle garanzie che hanno permesso all’alto rendimento Usa il funzionamento che lo caratterizza. Questi fattori possono variare nei paesi ME e in alcuni casi non essere neppure presenti”.Ciò non dovrebbe però scoraggiare gli investitori rispetto a questa classe di asset”, precisano gli esperti di Western . “Al contrario”, afferma Abad, “non consideriamo questa classe di asset una delle opportunità più interessanti nei mercati emergenti, se si comprendono bene le specificità del paese dove si investe”. Graves aggiunge che se, da una parte, la crescita in questa classe di attivi è stata stimolata da diversi fattori, dall’altra, lo sviluppo di un quadro che permetta di gestire l’esposizione nel corso di un intero ciclo economico inclusi i picchi e i pavimenti, non ha tenuto il passo con lo sviluppo del mercato di riferimento. “Per gli investitori pazienti disciplinati, questo divario rappresenta una opportunità molto interessante”, aggiunge Abad.Quanto alle prospettive dell’alto rendimento nei ME, i due gestori sono positivi nel lungo termine, ma non escludono che il 2012 possa rivelarsi un altro anno difficile.
“All’interno del settore societario dei ME, continueranno ad esserci, a nostro avviso, le indicazioni tecniche per gli investimenti in asset di qualità con alti rendimenti”, precisa Abad. “Ciò dovrebbe tradursi in una maggiore domanda del credito meglio posizionato nel processo di rientro dall’addebitamento e che conta su bilanci robusti solidi e in grado di resistere a shock esogeni”.Il team di gestori di Western privilegia l’esposizione alle aziende latinoamericane con rating B e BB, con un accento sui produttori di petrolio e gas della parte iniziale della filiera e sugli operatori di telecomunicazioni e media di Messico e Caraibi. I due gestori fanno notare che evitano i settori nei quali potrebbero emergere problemi di governance societaria e certi paesi asiatici, come la Cina.

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Gli italiani e gli inquilini stranieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

EasyStanza.it, il principale sito italiano dedicato alla ricerca e all’offerta di alloggi in condivisione, ha condotto una ricerca sulle principali caratteristiche che gli italiani prediligono nella scelta del proprio coinquilino e sulle diverse nazionalità delle persone che condividono un alloggio.Per prima cosa il sondaggio ha voluto indagare i pregi e i difetti principali che gi italiani riscontrano nelle persone con cui condividono l’abitazione: per il 56% degli intervistati ordine e pulizia sono le caratteristiche più apprezzate, per il 42% la puntualità nel pagare l’affitto e le spese, la simpatia per il 41%, e per il 28% la disponibilità a collaborare nelle faccende domestiche. Per qualcuno sono invece fondamentali le qualità relazionali del coinquilino, cioè se fa conoscere gente nuova (6%) o se è un bravo organizzatore di feste (3%).
Al contrario i difetti principali che gli italiani proprio non sopportano sono: punti di vista e abitudini differenti per il 41%, poca collaborazione nelle faccende domestiche per il 31%, disordine e poca igiene per il 30%, ritardo nel pagare l’affitto e le spese per il 13,5% e infine le abitudini di portare troppa gente sconosciuta in casa e organizzare troppe feste, rispettivamente per il 13% e il 5%.Anche la nazionalità del proprio coinquilino risulta essere un punto molto importante nella scelta di quest’ultimo, e dalle risposte emerge comunque un buon grado di integrazione fra diverse culture nel condividere un’abitazione: il 39% degli intervistati infatti, convive con persone di diversa nazionalità. Di questi, il 40% divide la propria casa con cittadini europei (per la maggior parte francesi, spagnoli e tedeschi), il 18% con asiatici (di cui per lo più cinesi), circa il 9% con persone provenienti dal Nord America (soprattutto dagli Stati Uniti), il 7% con sudamericani e il 5% con africani. Dal sondaggio emerge che ben il 31% degli intervistati dichiara di preferire un coinquilino straniero piuttosto che italiano. Si tratta di un dato significativo considerando che gli italiani sono per definizione un popolo molto legato alle proprie abitudini e che mantiene un legame particolare con i connazionali e con le proprie origini in qualsiasi parte del mondo si trovi. Tra le nazionalità “più gettonate” con cui gli italiani vorrebbero dividere l’alloggio troviamo Spagna, Regno Unito, Germania e Francia per l’Europa, gli USA per chi ha scelto l’America del Nord e il Giappone per chi ha dato la propria preferenza al continente asiatico. L’Europa risulta comunque il continente privilegiato con il 59% delle preferenze, mentre il 17% degli intervistati dichiara che accetterebbe volentieri coinquilini di qualsiasi nazionalità.
La ricerca, in modo più approfondito, ha provato a capire quali sono le qualità fondamentali dei coinquilini stranieri rispetto a quelli italiani e viceversa. Dalle risposte date emerge che l’83% preferisce uno straniero perché può entrare in contatto con culture diverse, il 53% perché può esercitarsi nel parlare lingue straniere e il 28% perché la convivenza permette di sperimentare la cucina di altri Paesi.
Viceversa, chi preferisce condividere la propria abitazione con un connazionale ha risposto con il 64% perché lo stile di vita simile rende più semplice la gestione degli spazi comuni, seguito poi dalla facilità di comunicazione per il 48% e dalle stesse abitudini alimentari per il 15%.

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46ͣ Giornata mondiale delle comunicazioni sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Roma 20 maggio celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva, alle ore 10,30. (ddf)
La Giornata delle Comunicazioni Sociali è da tempo uno dei momenti più utili di riflessione, dialogo e confronto per il mondo dell’informazione. Un confronto che, sia chiaro, non può essere unidirezionale o autoreferenziale, ma ha il dovere (oltre che l’utilità) di guardare ai soggetti che della comunicazione sono i più diretti interessati, ovvero i cittadini.
In un momento di grave crisi globale, crisi che intacca anche il mondo dell’editoria e lo costringe a rivedere i suoi modelli di business, influenzati anche da un cambiamento dei costumi e della fruizione della notizia che non possiamo considerare disgiunti dal tema valoriale, soffermarsi sul significato dell’ascolto e del racconto è essenziale.Mi si invita gentilmente a proporre un momento di considerazione personale che voglio, senza alcuna presunzione, allargare al mondo dell’informazione pubblica, perché lavorare per una azienda di Stato che propone quotidianamente un “tappeto informativo” continuativo, il rischio di correre dietro alle sirene del mercato (specie nel contesto attuale) comporterebbe più di una conseguenza. Se questo non accade (e da qui il mio voler includere colleghi e tecnici, impiegati e dirigenti) è grazie al lavoro condiviso e convinto di tutta RadioUno e del Giornale Radio, che ho l’onore di dirigere.Ma un onore contiene spesso anche un onere, che in questo caso è, appunto, quello di non perdere mai di vista il significato e il senso del messaggio, considerando sempre per prima la prevalenza del fatto, il rispetto nel racconto, l’alternarsi delle voci e delle posizioni. Credo sia questo il concetto di “Silenzio e Parola” che il Papa Benedetto XVI ha voluto regalarci nell’intenso messaggio diffuso in occasione della festività del Patrono dei Giornalisti, San Francesco di Sales, in vista della Giornata delle Comunicazioni Sociali di quest’anno.
Benedetto XVI sintetizza in questo modo cosa siano silenzio e parola: “due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato”.
Quante volte, da cronisti, per “bruciare” una notizia, abbiamo avuto la tentazione di non ascoltare tutti i protagonisti della vicenda? E quanto spesso ci capita di assistere a talk show o dibattiti dove il prevaricare l’altro, zittirlo, alzare i toni serve solo per una effimera impennata dello share? Ecco, quando questo accade, la prima domanda che dovremmo porci è quale esempio stiamo dando a chi ci ascolta, a chi ci legge, a chi dialoga con noi magari grazie all’ausilio delle nuove tecnologie digitali.
I nuovi cittadini si formano compiutamente e correttamente se hanno a disposizione elementi di conoscenza e di giudizio non urlati o imposti. La coscienza critica deve prima di tutto essere il patrimonio di chi scrive un articolo o conduce un’intervista. Indagare su una vicenda giudiziaria, “scavare” nel privato di un personaggio pubblico o meno non autorizza nessuno, men che meno un operatore del mondo dell’informazione, a “pretendere” una risposta, un documento, un segreto.
La grande competizione crossmediale che si sta delineando in Italia e in tutto il mondo, mette sempre più spesso sullo stesso piano i professionisti della comunicazione e gli altri attori della notizia, siano essi blogger, free lance o i componenti di quello che troppo sbrigativamente viene chiamato citizen journalism. Se le regole valgono per tutti (e ci mancherebbe), anche i diritti sono gli stessi, purché non si dimentichi che il desiderio di raccontare non deve mai superare il limite della mancanza di rispetto. La dignità della persona umana è il caposaldo di qualsiasi momento dell’agire umano e lo è – se possibile – ancora di più di fronte all’informazione. Basta un attimo per diventare oggetto di una discriminazione o di un errore che è poi fatalmente “eterno” nelle memorie dei computer che non sanno riconoscere il “diritto all’oblio”.
“Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti – scrive ancora Benedetto XVI –, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio”. Imparare da queste semplici, ma profondissime parole, che il ruolo del professionista dell’informazione è, oggi più che mai, testimonianza di come si debba vivere nella comunità, servendola e non usandola è uno degli impegni che quotidianamente dobbiamo rinnovare per mantenere il rispetto degli altri e il senso stesso della professione che abbiamo il privilegio di seguire.

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Cancro e visite di controllo

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Il 73% dei pazienti con una precedente diagnosi di tumore teme la recidiva della malattia, ma vive la visita di follow up (cioè l’insieme dei controlli clinici e strumentali successivi alla fine del trattamento) come un momento rassicurante, un modo per prendersi cura della propria salute. In meno del 20% dei casi questi controlli provocano ansia e preoccupazione. Il peso di questa attività non può però ricadere solo sull’oncologo, ma deve essere assorbito da più figure professionali, a partire dal medico di famiglia. È quanto emerge dalla prima indagine sull’organizzazione del follow up, che ha coinvolto sia gli oncologi che i pazienti, presentata oggi al Senato nella VII Giornata nazionale del malato oncologico organizzata dalla FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia). L’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) ha promosso un gruppo di studio permanente in collaborazione con CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri), SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) e FAVO su questo tema. “Il follow up – sottolinea il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM – ha un impatto fondamentale sulla qualità di vita e sulla riduzione della mortalità dei pazienti. È necessario creare strumenti operativi per realizzare una proficua collaborazione con altre figure professionali. Più del 90% degli oncologi afferma che il ruolo del medico di famiglia andrebbe valorizzato meglio”. Il modello organizzativo prevalente nel nostro Paese è quello “sequenziale”: dopo una prima fase di follow up esclusivamente specialistico, è prevista una completa delega del paziente al medico di medicina generale. “Ma il tempo che intercorre tra i due momenti – continua il prof. Cascinu – è variabile tra le diverse strutture (2-3, 5 o 10 anni) e non è trascurabile la percentuale di oncologi che dichiarano di mantenere in cura i pazienti per tutta la vita (55% nel caso delle neoplasie del seno e 30% di quelle del colon-retto). Il 35% dei pazienti riferisce di essere in follow up da più di 5 anni, a conferma che è diffusa, nelle oncologie italiane, la tendenza a proseguire indefinitamente questa pratica”. In Italia vi sono circa 2.250.000 persone (pari ad oltre il 4% della popolazione residente) che vivono con una precedente diagnosi di tumore. Il 57% di questi casi (pari a 1.285.680 persone) ha ricevuto la diagnosi di neoplasia da oltre 5 anni e rappresenta una quota rilevante di persone con bisogni peculiari. “Chiediamo – afferma il prof. Francesco De Lorenzo, presidente FAVO – che venga adottato un modello di ‘cure integrate’ che si caratterizza per una costante interazione tra i professionisti coinvolti nel follow up, in tutte la fasi della storia clinica della persona. Tale modello, pur non facendo mancare al paziente un riferimento sicuro, definisce un percorso di cura condiviso, garantisce un adeguato trasferimento delle competenze e distribuisce in modo più uniforme il peso dell’assistenza. Dal punto di vista delle risorse l’applicazione di un simile modello potrebbe contribuire a distribuire il carico assistenziale tra ospedale e territorio, evitando di privare il paziente e il medico di medicina generale del supporto dello specialista. Il mantenimento di un contatto con il centro di cura rappresenterebbe una garanzia di rapido rientro nel ‘circuito’ specialistico nel caso di sospetta ripresa di malattia.”
Le competenze necessarie sono articolate e non possono essere concentrate da un unico attore. Ripetuti studi clinici hanno documentato come non sia cruciale “chi” esegue il follow up: nel sistema sanitario anglosassone, ad esempio, sono stati testati con successo il follow up del medico di famiglia e quello infermieristico in alternativa al controllo specialistico, senza alcuna ricaduta negativa sull’anticipazione diagnostica e sulla soddisfazione dei pazienti. “La sopravvivenza media a 5 anni dalla diagnosi di tumore è del 52% fra gli uomini e del 61% fra le donne – continua il prof. De Lorenzo -. È necessario prendere in considerazione tutti gli aspetti che incidono sulla qualità della vita dopo il tumore. L’oncologia moderna deve saper rispondere ai nuovi bisogni di salute delle persone guarite dal cancro. A questo si aggiunge il problema delle risorse: infatti, l’esplosione della domanda, non accompagnata da una seria riflessione organizzativa né da una adeguata programmazione sanitaria, sta mettendo in crisi le strutture oncologiche obbligandole a ridurre la qualità dell’offerta per poter mantenere i servizi”. Esiste inoltre un problema di appropriatezza delle procedure. “A fronte di numerose raccomandazioni istituzionali autorevoli contro l’uso eccessivo di accertamenti – conclude il prof. Cascinu -, nel follow up esiste una diffusa tendenza alla richiesta di esami, probabilmente non sempre appropriata. Il 53% delle persone riferisce di eseguire in media tre o più esami per ogni visita. Un dato coerente con quanto riportato dagli oncologi. L’elemento fondamentale della visita di follow up è rappresentato dall’esame clinico, che consiste nel riscontro anamnestico e nell’esame obiettivo. A ciò si aggiungono pochi accertamenti di laboratorio e strumentali che, almeno per le patologie oncologiche più frequenti, sono definiti a priori e sono limitati. Solo in caso di sospetto su base clinica si eseguiranno approfondimenti diagnostici più complessi. La ricerca clinica ha dimostrato in diversi settori oncologici che metodiche di follow up strumentale più intensive non producono reali vantaggi in termini di sopravvivenza complessiva. Il problema del corretto impiego delle risorse assume un’importanza rilevante: i tempi e gli strumenti diagnostici utilizzati dovrebbero essere rigorosamente definiti”. Al questionario, contenuto nel IV Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, hanno risposto 395 pazienti (nel 62% dei casi i sondaggi sono stati compilati da donne con cancro del seno) e hanno partecipato circa cento strutture.

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Centinaia di migliaia di libri con il 20% di sconto

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Dal 19 al 23 maggio: è l’iniziativa proposta dagli editori, in collaborazione con i librai indipendenti, con le catene, con le librerie online e con la Grande distribuzione per “festeggiare” in modo eccezionale il Maggio dei Libri e far crescere la lettura in Italia.In Italia i lettori sono infatti il 45,3% della popolazione con più di 6 anni di età (25,9milioni di italiani). Di questi, circa la metà (il 45,6%, pari a 11,8milioni di italiani) non legge più di tre libri all’anno (Fonte: Istat): sono persone che hanno un rapporto debole con gli autori, i generi, i marchi editoriali, che entrano con fatica nei vari canali di vendita e nelle librerie.
E’ in primo luogo a loro che si rivolge in questi cinque giorni in tutta Italia e in tutti i punti vendita aderenti la campagna “Leggere fa crescere”, organizzata con il contributo operativo dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e il sostegno dell’Associazione Librai Italiani (ALI): la maggior parte dei libri saranno così disponibili con uno sconto importante, solo per questi cinque giorni e solo in occasione del Maggio dei Libri.
I numeri dell’iniziativa sono imponenti: 308 i marchi editoriali aderenti, oltre 1000 le librerie fisiche (indipendenti e di catena), 12 quelle online, 2500 i punti vendita della grande distribuzione (supermercati e ipermercati).La campagna pubblicitaria sui media (radio, quotidiani e internet) partirà giovedì 17 maggio per culminare nel 23 maggio, la Giornata conclusiva del Maggio e vera e proprio Festa del libro. In tutta Italia saranno esposti oltre 12mila locandine e cartelloni per identificare i punti vendita che aderiscono alla promozione. Per sapere tutto sugli aderenti e sui materiali disponibili: http://www.aie.it/EVENTI/Leggerefacrescere.aspx

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“Finanza, Etica ed Europa: un percorso comune”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Roma 31 maggio 2012 h 17:00 Villa Celimontana, Via della Navicella 12 Organizzato dalla Fondazione Atlante, in collaborazione con l’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito e la Rivista Giuridica Notarilia, l’incontro intende rappresentare un momento di confronto sull’attuale situazione europea, ponendo l’attenzione sul tema dell’etica economica collegato alla finanza.Non pura retorica, ma concrete prospettive e spunti per costruire un sistema più efficiente ed equo, che tenga conto delle differenti istanze della società civile.L’Italia deve essere in grado di convogliare l’enorme risparmio privato su imprese e canali d’investimento.Per ottenere ciò, il risparmio non va falcidiato e la domanda non va mortificata, con un eccesso di imposizione fiscale, sull’altare del contenimento del debito.Il risparmio va sostenuto ed alimentato attraverso efficaci politiche che tengano da conto:
il cuneo fiscale, che deve essere ridotto;
le opportunità occupazionali, promuovendo investimenti in infrastrutture ed edilizia;
il flusso di capitali da mettere immediatamente in circolazione con il tempestivo pagamento da parte della Pubblica Amministrazione. Altresì, in un tale processo virtuoso, la possibilità di battere il credit crunch mediante “l’umanizzazione” del rating d’impresa, la cultura del venture capital, del private equity, la quotazione nei mercati AIM e MAC, nonché il private placement di obbligazioni corporate all’estero, rappresentano passaggi utili, se non indispensabili, per la crescita.
Programma dell’evento ed i relatori presenti.
Prof. Franco Salvatori – Presidente Società Geografica Italiana
Prof. Notaio Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone- Presidente Fondazione Atlante
Cav. Lav. Prof. Ercole P. Pellicanò- Presidente ANSPC
Avv. Nunzio Bevilacqua – Direttore Rivista Giuridica Notarilia
Interventi
Prof. Antonio Baldassarre – Pres. Emerito della Corte Costituzionale
Prof. Luigi Cappugi – Economista
Dott. Divo Gronchi – A. D. Cassa di Risparmio di San Miniato
Prof.ssa Maria Giuseppina Lucia – Ordinario Geografia Economico-Politica Univ. Torino
Cav. Lav. Dott. Giampietro Nattino – Pres. Banca Finnat
Prof. Vincenzo Scotti – Pres. Link Campus University
Mons. Dom. Pietro Vittorelli – Abbate di Monte Cassino
Moderatore
Dott. Paolo Brocato – Giornalista dell’Osservatore Romano

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Ricostruzione Libia, missione ItalAfrica con 14 aziende nazionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Saranno 14 le aziende italiane che, organizzate dalla Camera di Commercio ItalAfrrica Centrale, parteciperanno alla fiera “Libya Build 2012” in programma a Tripoli dal 20 al 24 maggio.La delegazione partirà il 20 maggio dall’aeroporto di Roma Fiumicino.“La Libia va ricostruita sia nella sua parte infrastrutturale che nei rapporti con le aziende occidentali. Andiamo a Tripoli consapevoli di trovare un Paese ferito, ancora lontano dalla normalità, non sereno ma anche desideroso di costruire sulle macerie una nuova fase di sviluppo e di crescita sociale”, spiega l’ing. Alfredo Cestari, Presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale. “In questo momento di crisi economica e di incertezza ritengo più che positiva la risposta delle nostre imprese. Significativa proprio oggi che, attraverso certosine azioni di diplomazia, alcuni tra i maggiori Governi europei stanno facilitando l’interscambio e la cooperazione tra la Libia ed i settori privati dei rispettivi Paesi. Gli interessi sono enormi: vittima delle scelte sbagliate dell’ex Governo, il sistema delle PMI italiane, fino ad un anno fa il maggiore partner commerciale di Tripoli, deve velocemente recuperare terreno nel rapporto con la Libia. Perciò la Camera di Commercio ItalAfrica Centrale ha immediatamente colto le sollecitazioni giunte da alcuni associati ed ha organizzato questa partecipazione alla fiera strutturandola, però, come una vera e propria missione imprenditoriale”.Pur impegnato nella organizzazione delle elezioni democratiche di giugno, il Governo libico in carica ha stabilito le priorità per la ricostruzione del Paese. “Innanzitutto le infrastrutture” continua Cestari. “In generale però, in questo momento di start up, la Libia chiede alla comunità internazionale l’esportazione di know-how e tecnologie per lo sviluppo in tutti i settori: edilizia e costruzioni, opere pubbliche e ingegneria, energia elettrica, trasporti e comunicazioni, sanità, acqua e ambiente. Per il piano di generale ricostruzione un primo stanziamento riguarda i 100 miliardi di dollari scongelati all’estero al termine del conflitto.
Nelle prossime settimane la Camera di Commercio ItalAfrica Centrale aprirà un ufficio a Tripoli il cui compito sarà facilitare alle imprese italiane la internazionalizzazione in Libia delle proprie attività”.
La missione sarà articolata, oltre che sulle ordinarie attività in fiera, anche su incontri settoriali appositamente organizzati dalla Camera di Commercio ItalAfrica.Organizzate da ItalAfrica, saranno presenti le seguenti aziende:
Sembenelli Consulting Srl (Progettazioni grandi opere – Sedi: Milano/Roma);
Mobilferro Srl (Progettazione e arredamento spazi destinati all’educazione – Sede: Trecenta, RO);
Winfly Srl (Compagnia aerea; aviazione generale, voli executive; aviazione civile, voli di linea – Sede: Salerno);
Finance&Planning International Group (assistenza tecnica e finanziaria a soggetti economici privati e ad Enti Pubblici in Italia, in Europa e nei Paesi ACP – Sedi: Napoli/Bruxelles)
Simar Srl (Produzioni infissi, porte, finestre ed interni in PVC –Sede Viggiano PZ);
Leoplast Srl (produzione box doccia, complementi d’arredo, avvolgibili, porte a soffietto in PVC – Sede: Atena Lucana, SA).
Benelligru Srl (Costruzione, installazione, consegna e assistenza gru idrauliche per autocarro e piattaforme aeree per sollevamento persone – Sede: Poviglio, RE)
Elettromena Srl (Produzione di energia da fonti rinnovabili; analisi, studio, progettazione e realizzazione impianti– Sede: Napoli)
Arte&D Srl (sedie ufficio ergonomiche e poltrone per ufficio di alta qualità – Sede: Monselice PD).
Tecno Edil Sistem Spa (Produzione, commercializzazione macchine intonacatrici –Sede: Salerno);
Trivellazioni D’Auria Vittorio Srl (Trivellazioni, discariche – Sede: Teverola, CE);
Terra Srl – Ricerca e Sviluppo (Produzione humus naturale per agricoltura biologica – Sede teverola CE);
ICIE Srl (costruzione, montaggio, esecuzione di attività di installazione di impianti energetici alternativi – eolico, fotovoltaico e produzioni da biomasse. Impiantistica civile, industriale, infrastrutturale – Sede: Assemini, CA).
Studio Ippoliti (consulenze tecnico-economiche, progettazioni, direzione, contabilità e coordinamento lavori di ingegneria ed architettura – Sede: Salerno). (Ing. Alfredo Cestari)

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