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Archive for 20 Mag 2012

Settimana nazionale della bonifica e dell’irrigazione

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Si conclude in questo week-end, con un successo superiore alle aspettative, l’edizione 2012 della Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione, cui stanno partecipando decine di migliaia di persone attraverso centinaia di eventi, organizzati sul territorio nazionale. Particolarmente gradito risulta il tema lanciato quest’anno dall’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni: “Consorzi di bonifica ed Enti Locali: una forza per il territorio”, sintetizzato nel logo, che stilizza una stretta di mano fra elementi della natura: a partire da questo obbiettivo, la “Settimana” sta sottolineando la rinnovata collaborazione fra realtà territoriali (in primis le Amministrazioni Comunali), cui fanno da cornice i Protocolli d’Intesa sottoscritti dalle Unioni Regionali Bonifiche con le omologhe articolazioni dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e le svariate centinaia di Accordi di Programma locali, operanti lungo la Penisola.
“Consorzi di bonifica e Comuni sono un autentico front-office per le esigenze del territorio” commenta il Presidente A.N.B.I., Massimo Gargano. Nel prossimo week-end, a fare da “collante” alle tante iniziative in programma, sarà l’apertura delle ormai ribattezzate “cattedrali dell’acqua”, vale a dire le grandi opere idrauliche: dalle centrali idrovore, che garantiscono sicurezza “dalle” acque agli impianti irrigui, che garantiscono l’ottimale utilizzo “delle” acque; tante sono le visite guidate previste.
Accanto a ciò saranno molte le occasioni per avvicinarsi, in maniera informale, ai grandi temi, oggetto della quotidiana attività dei Consorzi di bonifica: la difesa idrogeologica, la tutela e la gestione delle acque di superficie, la salvaguardia ambientale fino alla garanzia della salubrità alimentare. Tra i tanti appuntamenti, si segnalano:
DOMENICA 20 MAGGIO Terracina (Latina), “Navigare l’Ufente”: discesa in canoa e trekking lungo il corso del fiume Stellata di Bondeno (Ferrara), “Straburana”: biciclettata in bonifica (itinerari da 24 a 28 kilometri)
Modena, Festa dell’Acqua Codevigo (Padova), premiazione concorso scolastico “Colori e voci dell’acqua. Percorsi, manufatti, testimonianze, racconti, immagini” e visita al Museo delle Idrovore
Terni, “Lungo il fiume Nera”: escursione e discesa in gommone lungo il corso
Città della Pieve (Perugia), “Il Chiani in bicicletta”: percorso di 20 kilometri con rappresentazione teatrale itinerante
Barberino Val d’Elsa (Siena), trekking durante il quale sarà presentato l’intervento di recupero delle briglie storiche, già citate nei Codici di Leonardo da Vinci ed il percorso dell’Alto Aglierna
Carpi (Reggio Emilia), “Festa del canale Secchia ed animazione per bambini”: “Bonificacross”, biciclettata lungo gli argini, festa di primavera “Orti sul Secchia”, apertura di aree naturalistiche
Ieri, sabato, è stata, invece, la volta di Guidizzolo (Mantova), pedalata e inaugurazione della ciclovia “Canale Virgilio”, lunga 12 kilometri
Nonantola (Modena), inaugurazione degli interventi di riqualificazione dell’habitat e delle zone d’acqua; visita guidata all’Area di Riequilibrio Ecologico Torrazzuolo
Concordia Sagittaria (Venezia), inaugurazione dell’intervento di riqualificazione ambientale in località Lame ed accensione degli storici motori diesel nell’impianto idrovoro di Sindacale
Chiesina Uzzanese (Pistoia), “Incontriamoci sul fiume”: passeggiata a piedi o in bicicletta
Marcon (Venezia), premiazione concorso scolastico “Scopri il fiume Zero!” e visita ai vicini percorsi didattico-naturalistici
Pisa, inaugurazione del Parco della Bonifica
Cesena, “Papaveri e lucciole”: passeggiata notturna lungo il Canale Emiliano Romagnolo

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Chirurgia vertebrale e innovazione terapeutica

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Intervista a Giuseppe Costanzo Chirurgo Ortopedico, Professore ordinario al Polo Pontino, Facoltà di Farmacia e Medicina, Sapienza Università di Roma Il Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale G.I.S. (Gruppo Italiano Scoliosi) è arrivato alla sua XXXV edizione: dalla prima edizione a Pisa, nel 1977, la Chirurgia vertebrale ha avuto uno straordinario sviluppo. Qual era lo scenario della disciplina fino a qualche anno fa? La Chirurgia Vertebrale si sviluppa e assume dignità autonoma verso gli Anni ’50-’60 con la messa a punto di tecniche di cura della scoliosi e delle ernie del disco. Inizialmente erano i chirurghi generali a occuparsi di queste patologie, ma nel tempo la disciplina si è andata specializzando, per cui attualmente si sono definite specifiche competenze, ortopediche per le deformità e successivamente neurochirurgiche per le patologie midollari e radicolari: lo sviluppo dei reparti di Neurochirurgia in Italia si ha a partire dagli Anni ’60. Negli Anni ’70-’80, ad esempio, per intervenire sulla scoliosi si utilizzava un sistema di trazione con una barra e due uncini posizionati sulle vertebre ai due estremi della curva in modo da tener dritta la colonna. Chi si sottoponeva a questo intervento doveva rimanere ingessato e immobile per svariati mesi e veniva addirittura fornito di occhiali prismatici per poter guardare in avanti: senza, avrebbe dovuto tenere lo sguardo fisso al soffitto.
D. E lo scenario attuale?
R. Oggi i progressi nelle tecnologie degli impianti e degli strumentari, lo sviluppo della Chirurgia mini-invasiva e assistita dal computer consentono ai pazienti di affrontare gli interventi senza essere costretti a fermare per mesi la loro vita. Siamo in grado di eseguire interventi per scoliosi in 4-5 ore, con risultati decisamente migliori e decorso post-operatorio brevissimo: dopo 1 o 2 giorni i pazienti sono già in piedi e non hanno quasi mai bisogno di corsetto; tutte le vertebre della curva sono tenute in posizione da viti e/o uncini fissati a due barre longitudinali parallele, un po’ come le traversine delle ferrovie sono fissate ai binari.
Anche per quanto riguarda le fratture, 20-30 anni fa il trattamento erano gessi e corsetti, adesso ci sono dei sistemi d’intervento sempre più sofisticati e sempre più precoci, anche in caso di danno del midollo, che consentono di ridurre al minimo l’immobilizzazione. Certo, un midollo sezionato non si sistemava quarant’anni fa e non si sistema adesso, tuttavia la parte ossea di sostegno viene riparata e stabilizzata in modo che il paziente possa essere rapidamente messo in condizioni di essere sottoposto a riabilitazione.
Per quanto riguarda l’ernia del disco, all’intervento classico di asportazione dell’ernia si sono andate associando altre tecniche che sono tecniche riabilitative, col microscopio, col laser, con sistemi di radiofrequenza e quant’altro.
D. Quali sono le innovazioni che hanno modificato negli ultimi tempi la Chirurgia Vertebrale?
R. Oltre agli strumentari sempre più perfezionati, stabili e resistenti, che in qualche caso è possibile inserire in modo meno invasivo, per i pazienti anziani con fratture osteoporotiche abbiamo sviluppato una serie di procedure che, utilizzando iniezioni di cemento, consentono l’eliminazione del dolore e l’immediata ripresa del movimento.
Esiste inoltre la possibilità, con piccoli interventi ancor meno invasivi, di applicare degli spessori tra una vertebra e l’altra: a soggetti molto anziani, in cui la degenerazione dei dischi e l’ingrossamento delle articolazioni creano una compressione cronica con difficoltà a camminare, è possibile, con interventi a volte fatti in anestesia locale, ridare un po’ di sollievo e mobilità.
D.Il mal di schiena affligge milioni di persone e rappresenta, tra l’altro, la prima causa d’assenza dal lavoro: quali sono le ragioni di questa diffusione e come affrontare il problema?
R.Il problema coinvolge schiere sempre più ampie della popolazione per due motivi: l’allungamento della durata media fa sì che si diventi più anziani, per cui i fenomeni degenerativi aumentano, i dischi cedono, le articolazioni vertebrali si deformano, un po’ come accade per anche e ginocchia; al contempo il tipo di vita che si conduce è sempre più sedentario e questo non mantiene la colonna in buone condizioni, in elasticità. Da ciò deriva l’aumento delle persone con patologie degenerative dolorose della schiena, che possono peggiorare fino all’invalidità. Il chirurgo vertebrale deve comunque saper mantenere un atteggiamento equilibrato e operare solo quando serve, anche se i sistemi a disposizione sono sempre più perfezionati.
D. Parliamo ora di ernia del disco: secondo dati dell’ISS non recenti, l’8,2% della popolazione italiana ha problemi di ernia del disco (7,3% maschi e 9,3% femmine): la chirurgia rimane l’unica opzione?
R. Nel passato, una volta individuata la presenza di un’ernia del disco, non si poteva far altro che ricorrere alla chirurgia. Tuttavia, se quel disco è nel nostro organismo è perché ha una specifica funzione, per cui l’asportazione non risolve sempre la situazione e può determinare in casi particolari un’insufficienza meccanica della colonna: ogni intervento crea una cicatrice di riparazione che a volte dà fastidio come un’ernia.
È dunque consigliabile, in prima battuta, lasciar riassorbire l’ernia, che è composta da materiale gelatinoso, per mezzo di una serie di trattamenti anche antidolorifici. Questi trattamenti di attesa non sono però indicati in caso di compressione della radice nervosa con compromissione del movimento, per la possibilità che si determini un danno motorio permanente del paziente.
D.Rispetto alle patologie della rachide che ha indicato è possibile parlare di pratiche di prevenzione?
R. Oggi siamo sempre più capaci di eseguire interventi, sia complessi sia meno, che possano dare soluzione anche a casi importanti.
Tuttavia, è possibile e molto importante per tutti fare prevenzione, che consiste nel far lavorare bene la schiena, un organo estremamente complesso che svolge contemporaneamente funzioni di sostegno, movimento e, non meno importante, di protezione del midollo e delle radici nervose. Tra le attività semplici consigliate, è utile anche solo camminare per 30-40 minuti al giorno, e alzarsi e stirarsi, allungando i muscoli della schiena se si deve stare seduti a lungo; se questo non si può fare, è bene eseguire dell’attività fisica 2-3 volte la settimana e utilizzare delle posizioni di lavoro alla scrivania che siano di buon sostegno della colonna.
Un’attività fisica adeguata aiuta quindi a mantenere in forma la colonna limitando gli interventi chirurgici. Oggi le percentuali di successo della Chirurgia Vertebrale sono intorno all’85%: ciò vuol dire che se operiamo 20 persone, 17 ci ringraziano, le altre 3 non migliorano, si convincono di essere state operate male… e si rivolgono all’avvocato.D. E lo scenario attuale?
R. Oggi i progressi nelle tecnologie degli impianti e degli strumentari, lo sviluppo della Chirurgia mini-invasiva e assistita dal computer consentono ai pazienti di affrontare gli interventi senza essere costretti a fermare per mesi la loro vita. Siamo in grado di eseguire interventi per scoliosi in 4-5 ore, con risultati decisamente migliori e decorso post-operatorio brevissimo: dopo 1 o 2 giorni i pazienti sono già in piedi e non hanno quasi mai bisogno di corsetto; tutte le vertebre della curva sono tenute in posizione da viti e/o uncini fissati a due barre longitudinali parallele, un po’ come le traversine delle ferrovie sono fissate ai binari.
Anche per quanto riguarda le fratture, 20-30 anni fa il trattamento erano gessi e corsetti, adesso ci sono dei sistemi d’intervento sempre più sofisticati e sempre più precoci, anche in caso di danno del midollo, che consentono di ridurre al minimo l’immobilizzazione. Certo, un midollo sezionato non si sistemava quarant’anni fa e non si sistema adesso, tuttavia la parte ossea di sostegno viene riparata e stabilizzata in modo che il paziente possa essere rapidamente messo in condizioni di essere sottoposto a riabilitazione.
Per quanto riguarda l’ernia del disco, all’intervento classico di asportazione dell’ernia si sono andate associando altre tecniche che sono tecniche riabilitative, col microscopio, col laser, con sistemi di radiofrequenza e quant’altro.
D. Quali sono le innovazioni che hanno modificato negli ultimi tempi la Chirurgia Vertebrale?
R. Oltre agli strumentari sempre più perfezionati, stabili e resistenti, che in qualche caso è possibile inserire in modo meno invasivo, per i pazienti anziani con fratture osteoporotiche abbiamo sviluppato una serie di procedure che, utilizzando iniezioni di cemento, consentono l’eliminazione del dolore e l’immediata ripresa del movimento.
Esiste inoltre la possibilità, con piccoli interventi ancor meno invasivi, di applicare degli spessori tra una vertebra e l’altra: a soggetti molto anziani, in cui la degenerazione dei dischi e l’ingrossamento delle articolazioni creano una compressione cronica con difficoltà a camminare, è possibile, con interventi a volte fatti in anestesia locale, ridare un po’ di sollievo e mobilità.
D.Il mal di schiena affligge milioni di persone e rappresenta, tra l’altro, la prima causa d’assenza dal lavoro: quali sono le ragioni di questa diffusione e come affrontare il problema?
R.Il problema coinvolge schiere sempre più ampie della popolazione per due motivi: l’allungamento della durata media fa sì che si diventi più anziani, per cui i fenomeni degenerativi aumentano, i dischi cedono, le articolazioni vertebrali si deformano, un po’ come accade per anche e ginocchia; al contempo il tipo di vita che si conduce è sempre più sedentario e questo non mantiene la colonna in buone condizioni, in elasticità. Da ciò deriva l’aumento delle persone con patologie degenerative dolorose della schiena, che possono peggiorare fino all’invalidità. Il chirurgo vertebrale deve comunque saper mantenere un atteggiamento equilibrato e operare solo quando serve, anche se i sistemi a disposizione sono sempre più perfezionati.
D. Parliamo ora di ernia del disco: secondo dati dell’ISS non recenti, l’8,2% della popolazione italiana ha problemi di ernia del disco (7,3% maschi e 9,3% femmine): la chirurgia rimane l’unica opzione?
R. Nel passato, una volta individuata la presenza di un’ernia del disco, non si poteva far altro che ricorrere alla chirurgia. Tuttavia, se quel disco è nel nostro organismo è perché ha una specifica funzione, per cui l’asportazione non risolve sempre la situazione e può determinare in casi particolari un’insufficienza meccanica della colonna: ogni intervento crea una cicatrice di riparazione che a volte dà fastidio come un’ernia.
È dunque consigliabile, in prima battuta, lasciar riassorbire l’ernia, che è composta da materiale gelatinoso, per mezzo di una serie di trattamenti anche antidolorifici. Questi trattamenti di attesa non sono però indicati in caso di compressione della radice nervosa con compromissione del movimento, per la possibilità che si determini un danno motorio permanente del paziente.
D.Rispetto alle patologie della rachide che ha indicato è possibile parlare di pratiche di prevenzione?
R. Oggi siamo sempre più capaci di eseguire interventi, sia complessi sia meno, che possano dare soluzione anche a casi importanti.
Tuttavia, è possibile e molto importante per tutti fare prevenzione, che consiste nel far lavorare bene la schiena, un organo estremamente complesso che svolge contemporaneamente funzioni di sostegno, movimento e, non meno importante, di protezione del midollo e delle radici nervose. Tra le attività semplici consigliate, è utile anche solo camminare per 30-40 minuti al giorno, e alzarsi e stirarsi, allungando i muscoli della schiena se si deve stare seduti a lungo; se questo non si può fare, è bene eseguire dell’attività fisica 2-3 volte la settimana e utilizzare delle posizioni di lavoro alla scrivania che siano di buon sostegno della colonna.
Un’attività fisica adeguata aiuta quindi a mantenere in forma la colonna limitando gli interventi chirurgici. Oggi le percentuali di successo della Chirurgia Vertebrale sono intorno all’85%: ciò vuol dire che se operiamo 20 persone, 17 ci ringraziano, le altre 3 non migliorano, si convincono di essere state operate male… e si rivolgono all’avvocato.

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Congresso chirurgia vertebrale

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

I progressi della Chirurgia vertebrale al centro dell’attenzione medica: se ne parla in questi giorni al XXXV Congresso Nazionale della Società di Chirurgia Vertebrale G.I.S. (Gruppo Italiano Scoliosi), in corso a Roma.
Le patologie della colonna vertebrale sono estremamente diffuse nei Paesi industrializzati e impongono ai pazienti notevoli limitazioni e forte scadimento della Qualità della Vita: per le persone con problemi o traumi alla colonna vertebrale anche le più semplici attività quotidiane possono causare dolore e sofferenza.
Il cosiddetto mal di schiena, ad esempio, colpisce dal 60 all’80% degli adulti, è la causa più rilevante d’infermità lavorativa e di disabilità sotto i 45 anni e si calcola che almeno 15.000.000 di persone soffrano di ernia del disco lombare, una malattia molto dolorosa e invalidante, che colpisce prevalentemente i giovani e gli adulti in piena età lavorativa, tra i 20 e i 50 anni, creando enormi problemi sul piano socio-sanitario ed economico. Le statistiche sanitarie indicano infatti che ogni anno vengono effettuati oltre 50.000 interventi chirurgici per tentare di risolvere problemi legati a questo problema.
Aumento dell’età media della popolazione e stili di vita troppo sedentari sono i fattori che rendono sempre più nutrite le schiere di persone che soffrono di tali patologie: i dischi cedono, le articolazioni si deformano, la colonna perde di elasticità per il poco movimento.
Fino a qualche decennio fa l’intervento chirurgico nell’ambito vertebrale era caratterizzato da operazioni estremamente complesse e invasive, come nel caso della scoliosi, per la quale si utilizzava un sistema a due barre con uncini e viti agganciati a ogni vertebra in modo da tener dritta la colonna. Chi si sottoponeva a questo intervento, inoltre, doveva rimanere ingessato e immobile per svariati mesi. Per quanto riguarda l’ernia del disco, all’intervento classico di reimpostazione dell’ernia si sono andate associando altre tecniche che sono tecniche riabilitative, che utilizzano microscopio, laser, sistemi di radiofrequenza.
Oggi, rileva il professor Giuseppe Costanzo, Chirurgo Ortopedico, Professore ordinario al Polo Pontino presso la Facoltà di Farmacia e Medicina della Sapienza Università di Roma, nonché Presidente del Congresso, «i progressi nelle tecnologie degli impianti e degli strumentari, lo sviluppo della Chirurgia mini-invasiva e assistita dal computer consentono ai pazienti di affrontare gli interventi senza essere costretti a fermare per mesi la loro vita. Siamo in grado di eseguire interventi per scoliosi in 4-5 ore, con risultati decisamente migliori e decorso post-operatorio brevissimo: dopo 1 o 2 giorni i pazienti sono già in piedi».
Le persone con problemi di colonna per i quali è indicato l’intervento chirurgico possono quindi contare su una chirurgia meno invasiva, tempi più rapidi in sala operatoria, più breve degenza, più rapida riabilitazione e minor rischio d’insuccesso. Ottime notizie anche per le persone non più giovani: sono state sviluppate una serie di procedure per i pazienti anziani con fratture osteoporotiche che, utilizzando iniezioni di cemento, consentono l’eliminazione del dolore e l’immediata ripresa del movimento. Esiste inoltre la possibilità, con piccoli interventi ancor meno invasivi in anestesia locale, di applicare degli spessori tra una vertebra e l’altra a soggetti molto anziani, in cui la degenerazione dei dischi e l’ingrossamento delle articolazioni creano una compressione cronica con difficoltà a camminare, ridando un po’ di sollievo e mobilità.
Tuttavia, come in tutti gli altri ambiti della salute, prevenire è sempre meglio di curare, per cui, sottolinea il professor Costanzo, «è bene far lavorare bene la schiena, un organo estremamente complesso che svolge contemporaneamente funzioni di sostegno, movimento e, non meno importante, di protezione del midollo e delle radici nervose. È utile anche solo camminare per 30-40 minuti al giorno, e alzarsi e stirarsi, allungando i muscoli della schiena se si deve stare seduti a lungo; se questo non si può fare, è bene eseguire dell’attività fisica 2-3 volte la settimana e utilizzare delle posizioni di lavoro alla scrivania che siano di buon sostegno della colonna».

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Dipendenti pubblici: mediatori si, mediatori no

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Ci son voluti due anni per il dipartimento della funzione pubblica per dire che i mediatori appartenenti alla pubblica amministrazione possono, nel rispetto di determinati principi, offrire la propria disponibilità a mediare al fine di essere designati per la risoluzione di controversie in materie civili e commerciali. E’ da due anni che il ministero di Giustizia ha risolto il quesito posto dall’A.N.P.A.R. ed ha autorizzato i cancellieri dei tribunali e dipendenti ad esercitare l’attività di mediatore.
Il dipartimento della funzione pubblica infatti dice la medesima cosa dell’autorizzazione rilasciata dal ministero di Giustizia a suo tempo. Dice infatti che “l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di mediatore civile e commerciale per il pubblico dipendente può essere concessa solo nel caso in cui questa non generi incompatibilità con la funzione pubblica (ovvero quando sussiste un conflitto di interesse) né quando implichi una vera e propria attività professionale. E’ pertanto auspicabile che, al fine di assicurare una certa omogeneità di trattamento e per conferire il massimo grado di trasparenza, ogni amministrazione adotti dei criteri generali per il rilascio delle autorizzazioni. E’ quanto stabilito dalla nota n.3357/2012 del dipartimento della Funzione pubblica, che fornisce indicazioni in merito al regime autorizzatorio per lo svolgimento di attività di mediatore civile e com! merciale da parte dei pubblici dipendenti. Nel silenzio delle disposizioni legislative in materia, il dlgs n.28/2010 e il dm n.180 del 18.10.2010, la Funzione pubblica precisa che occorre richiamare i principi sull’incompatibilità previsti all’articolo 53 del dlgs n.165/2001. Norma che non consente al dipendente pubblico lo svolgimento di incarichi retribuiti, anche se occasionali, che non sono compresi nei compiti e doveri d’ufficio, senza la preventiva autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza.
Onde procedere all’autorizzazione, l’amministrazione, in sede di istruttoria, dovrà dunque verificare la natura dell’incarico che dovrà essere caratterizzato dall’occasionalità e non dovrà presentare alcun profilo di conflitto di interesse rispetto all’attività istituzionale. Inoltre, l’eventuale autorizzazione dovrà contenere espressamente la “clausola” che l’incarico dovrà svolgersi al di fuori dell’orario di lavoro, eventualmente utilizzando gli strumenti oggi vigenti (ferie, permessi personali), sempre che questi siano compatibili con le esigenze dell’amministrazione.

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Smart City 2012

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Costruendo lo skateboard / Making the skateboard

Costruendo lo skateboard / Making the skateboard (Photo credit: aldoaldoz)

Torino Smart City 2012, 30 e 31 Maggio p.v.- Lingotto Fiere. La Società Consulman SpA di Torino parteciperà il 30 e il 31 maggio p.v. a due importanti eventi del panorama fieristico torinese: B2B CREARE MERCATO e COSTRUENDO.Questi due eventi saranno un’occasione per favorire e sviluppare relazioni di business tra imprenditori. Essi sono promossi e organizzati dal Comitato Eventi Smart, al cui interno apportano la propria attività le associazioni: Apid Imprenditorialità Donna, Api Torino e CDO Piemonte.L’evento “B2B CREARE MERCATO” avrà come obiettivo, come dice lo stesso titolo, di creare un mercato attraverso degli incontri bilaterali tra aziende di diversi settori, preventivamente stabiliti tramite un portale ad hoc, strutturati secondo un’agenda creata sulla base dell’interesse tra domanda e l’offerta.L’evento “COSTRUENDO” sarà dedicato in particolare alla filiera dell’EDILIZIA con l’obiettivo di rispondere all’esigenza di conoscersi e di collaborare tra imprese e professionisti, prevalentemente di piccole dimensioni e distribuiti sul territorio locale.

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La Sapienza e la Banca d’Italia ricordano l’economista Federico Caffè a 25 anni dalla scomparsa

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

federico caffè

federico caffè (Photo credit: Wikipedia)

Roma giovedì 24 maggio, ore 9.30 Facoltà di Economia – aula Tarantelli via del Castro Laurenziano 9, La facoltà di Economia della Sapienza e il dipartimento di Economia e diritto, con il concorso della Banca d’Italia, intendono rendere omaggio alla figura e al pensiero del grande economista e docente della Sapienza Federico Caffè scomparso nel 1987. Nella giornata del 24 maggio è prevista una serie di eventi, tra cui un intervento del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, una lezione del Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, e una Tavola rotonda sul tema “Crisi, equità, sviluppo”, alla quale contribuiranno il Presidente dell’Istat Enrico Giovannini e i docenti Gustavo Piga, Nicola Acocella, Roberto Artoni e Elena Granaglia. Nel corso della giornata verrà proiettato un docufilm introdotto da Ermanno Rea. Concluderà l’attore Roberto Herlitzka che leggerà alcuni brani tratti dagli scritti di Federico Caffè, con l’accompagnamento musicale della Numinoso Jazz Ensemble.

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Dolore episodico intenso

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Fa tappa oggi a Milano, presso lo StarHotels Echo di Viale Andrea Doria 4, il corso di formazione itinerante sull’HTA nel dolore episodico intenso. L’iniziativa consiste in una serie di workshop che si svolgeranno in 8 città d’Italia, per illustrare i criteri dell’Health Tecnology Assessment (HTA) applicati ad una delle più insidiose e rilevanti manifestazioni di dolore che colpiscono i pazienti affetti da patologie oncologiche, appunto il Breakthrough cancer Pain (BTcP) o dolore episodico intenso. Il programma di HTA, che si avvale del sostegno incondizionato di Grünenthal Italia, ha il preciso obiettivo di condividere le conoscenze, creare confronto, collaborazioni e sinergie tra professionisti, organizzazioni, aziende e istituzioni per valorizzare e consolidare la valutazione delle tecnologie come patrimonio dei servizi sanitari. L’HTA, strumento multidisciplinare di valutazione, è di grande attualità in tempi in cui è indispensabile ottimizzare la spesa sanitaria. La sua applicazione è necessaria per fornire ai decisori prove scientifiche, al fine di intraprendere le scelte migliori in termini di efficacia, efficienza ed equità nel contesto sanitario. Nello specifico caso del dolore episodico intenso, a due anni dall’entrata in vigore della legge 38 che disciplina terapia del dolore e cure palliative, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha elaborato un modello farmacoeconomico per la gestione del BTcP, con la collaborazione di un panel di esperti della Società Italiana di HTA (SIHTA), della Società Italiana Cure Palliative (SICP), della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri (SIFO) e della Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Nel tour formativo, che si svolge sotto l’egida del Ministero della Salute, prendendo le mosse dagli aspetti clinico-epidemiologici, farmacologici ed etici del dolore episodico intenso, un pool di esperti affronterà il tema dell’HTA, per stimolare un dialogo mirato al raggiungimento di un modello di gestione integrata delle cure palliative.
“L’Health Tecnology Assessment – spiega il professor Amerigo Cicchetti, dell’Unità di Valutazione delle Tecnologie del Policlinico Gemelli – è un approccio multidimensionale alla valutazione delle tecnologie sanitarie. Si basa su un metodo scientifico di analisi delle terapie, finalizzato al supporto delle decisioni da prendere nel contesto sanitario, e quindi a beneficio dei policy makers, sia a livello nazionale e regionale che a livello aziendale. Di qui la composizione dell’uditorio che sarà presente in aula: i pubblici decisori dei diversi livelli, ma anche coloro che contribuiscono alla creazione delle evidenze scientifiche da condividere con i policy makers, e quindi ricercatori, analisti economici, operatori sanitari e farmacisti. Per la valutazione della nuova terapia, infatti, prendiamo in esame molti parametri, che coinvolgono gli attori più diversi del panorama sanitario: anzitutto la sicurezza della nuova tecnologia, poi l’efficacia clinica, subito dopo l’impatto economico – la cosiddetta cost-effectiveness – e infine l’impatto organizzativo, sociale, etico e legale. Per quanto concerne l’HTA nella gestione del Breakthrough cancer Pain, ovvero il dolore severo che compare nei pazienti oncologici benché già in cura per il tamponamento del dolore di base, mi pare che abbia particolare rilievo il profilo valutativo che afferisce alla sfera etica. Le implicazioni equitative dell’introduzione di una terapia contro il dolore episodico intenso, infatti, coinvolgono aspetti di giustizia sociale che non possono rimanere sullo sfondo delle nostre valutazioni politico-economiche: per un paziente oncologico che soffra di dolore episodico severo, veder correttamente trattato questo sintomo significa avere accesso ad una qualità di vita di livello superiore, e ciò è tanto più apprezzabile quando si tratti, come purtroppo accade spesso, di un’esistenza cronologicamente limitata proprio dalla patologia che al dolore dà luogo. Emerge così che le valutazioni etiche, nel caso dell’HTA nel dolore episodico intenso, sono forse il profilo valutativo più importante tra quelli presi in considerazione”. Il professor Cicchetti conclude presentando il panel dei relatori della giornata di formazione milanese sull’HTA nel dolore episodico intenso: “Tra i relatori che prenderanno oggi la parola, avremo i rappresentanti della SIFO, della Società Italiana di Farmacologia, della SICP, del Ministero della Salute, nella persona del dottor Marco Spizzichino, e il dottor Marco Marchetti per la SIHTA”.
Prossime tappe del Progetto, dopo la partenza da Roma della scorsa settimana e la giornata milanese di oggi, saranno Padova 21 maggio, Ancona 5 giugno, Messina 11 giugno e Firenze 18 giugno. Seguiranno, dopo la pausa estiva, Bari 13 settembre e Novara (data in corso di definizione). Le 8 città toccate dall’iniziativa sono state scelte cecando di includere, in base alla posizione geografica, il maggior numero di stakeholder.
L’accesso ad un’adeguata terapia antalgica è uno degli obiettivi della Legge 38 del 15 marzo 2010, attraverso la quale l’Italia si è distinta per sensibilità e attenzione verso i diritti del paziente: la cosidetta “legge 38 sul dolore” è infatti il primo sistema normativo, in ambito europeo, che riconosce al problema del dolore un’incidenza sulla qualità di vita del paziente e una capacità inabilitante che vanno arginate attraverso il riconoscimento e la tutela di veri e propri diritti fondamentali del malato. Si tratta di obiettivi ambiziosi, il cui raggiungimento appare un continuo work in progress soprattutto nell’ambito oncologico, nel quale il dolore può divenire uno dei principali problemi da fronteggiare. Per quanto concerne la diagnosi e il trattamento del dolore oncologico, negli ultimi anni particolare attenzione è stata posta nell’identificazione e gestione del BTcP, un tipo di dolore sottostimato e non trattato ancora in maniera appropriata.

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ECON, niente golden rule per il patto di stabilità

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Ci aveva provato l’eurodeputati Roberto Gualtieri (Pd – S&D) ad inserire la golden rule, cioè la norma che, ispirandosi a quanto ipotizzato dal Premier italiano Mario Monti, chiedeva di scorporare dal calcolo del deficit nel Patto di stabilità Ue i 2/5 della spesa pubblica per investimenti. Ma non c’è riuscito. E’ stata infatti bocciata nella Commissione economica (Econ) con un leggero scarto di voti. La bocciatura ha comunque avuto un effetto positivo in quanto ha riscosso un’ampia convergenza sul fatto di non imporre criteri così stringenti da bloccare la crescita economica. Per Gualtieri significa che è ancora possibile trovare nuovi consensi e vincere in Plenaria. La commissione economica dell’Europarlamento ha poi approvato un’altra proposta importante, riguardante il cosiddetto “Fondo di riscatto del debito”, una sorta di sistema di eurobond in salsa tedesca, che prospetta la mutualizzazione del debito pubblico a livello di Eurozona. (Piero Tatafiore fonte aiccre)

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Theatre music art

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Milano 22, 23 e 24 giugno 2012 San Colombano al Lambro, Theatre music art Dopo il successo della prima edizione, dal 22 al 24 giugno, torna a San Colombano al Lambro THEATRE MUSIC ART, festival di teatro e musica fortemente aperto alla contaminazione e al confronto tra le arti, realizzato a cura dell’Associazione Le Cicale dell’Arconte in collaborazione con la Fondazione Milano – Milano Teatro Scuola Paolo Grassi e Milano Civica Scuola di Musica -, con il sostegno della Regione Lombardia e del Comune di San Colombano al Lambro, e grazie al contributo di Fondazione Cariplo. Tra i protagonisti presenti a questa seconda edizione: l’attore e regista Claudio Morganti, la giovane compagnia teatrale Barone Cheli Ferrari, vincitrice del concorso “Pre-Visioni”a cura del Teatro della Tosse di Genova, e i trampolieri dell’Ensemble Lodi. Inoltre, confermando anche quest’anno l’attenzione alla creatività giovanile e la vocazione a proporsi come vetrina per le nuove realtà artistiche, il festival ospita le performance degli allievi dei corsi di teatro e teatro-danza della scuola Paolo Grassi di Milano e dà spazio a giovani realtà emergenti, invitate a partecipare alla manifestazione attraverso una Open Call diramata in rete. Proseguendo in questa direzione, anche quest’anno alla proposta di spettacoli dal vivo si affianca quella di workshopcon professionisti al fine di favorire l’emergere di nuovi talenti nei molteplici ambiti della produzione artistica e culturale. Dal 9 la 14 giugno, S.P.ARCH. Studio Pratico Architettura e l’architetto Paolo Mestriner, ideatore e fondatore diSTUDIOZERO, conducono un laboratorio di bioarchitettura con la progettazione e la costruzione di microarchitetture temporanee che sapranno valorizzare ancor di più i luoghi del festival e faranno da scenografia naturale agli allestimenti scenici proposti. Nel pieno rispetto dei principi di sostenibilità, intesa come capacità di esaltare le ricchezze del patrimonio storico, paesaggistico e culturale esistente, gli interventi realizzati a partire dai materiali di recupero provenienti dalle realtà locali ospitanti, mirano ad esaltare l’innata eleganza e l’armonia paesaggistica, regalando alle performance artistiche suggestive cornici naturali, con un ulteriore beneficio anche per la sostenibilità economica del Festival, che anche in questo modo risponde alle ormai fisiologiche decurtazioni dei contributi pubblici alla cultura, che lo hanno inevitabilmente interessato.
Il laboratorio teatrale di Claudio Morganti, dal 14 al 17 giugno, e quello del Maestro Michele Monetta (18 – 22 giugno) completano la proposta formativa.Tutti gli spettacoli in programma sono ad ingresso gratuito.
Theatre music art è l’espressione italiana di una tendenza artistico-culturale già ampiamente diffusa nel resto d’Europa e che si propone di favorire il dialogo e il confronto tra ambiti disciplinari differenti mettendo in campo professionisti affermati con giovani emergenti. Il Festival, giunto quest’anno alla sue seconda edizione, si presenta come il naturale prosieguo di un’iniziativa di più ampia portata, “La creatività contaminata: strumento privilegiato delle giovani generazioni”, progetto vincitore del bando Cariplo “Valorizzare la creatività giovanile in campo artistico e culturale”. http://www.videosoundart.com). (morganti)

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Giuseppe Cutillo: la telomerasi e i suoi effetti

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Cancer pathogenesis Italiano: Patogenesi di ne...

Cancer pathogenesis Italiano: Patogenesi di neoplasmi: disposizione, esposizione, casualità, apoptosi, proliferazione cellulare, promotori, fattori rischio, cancerogeni (Photo credit: Wikipedia)

Data l’importanza e l’interesse non solo a livello scientifico che la telomerasi suscita nell’opinione pubblica ci siamo avvalsi oltre all’autorevole intervento del Prof. Vincenzo Marigliano, del contributo informativo del Dott. Giuseppe Cutillo, Direttore UOC Ginecologia Oncologica a Businco – Cagliari. al fine di avere, attraverso alcune nostre domande, una maggiore conoscenza della rilevante scoperta scientifica della prof. Carol Greider e delle sue possibili implicazioni.
D. Dott. Cutillo secondo lei, date le attuali conoscenze sulla telomerasi, quali utilizzazioni potrebbero esserci per le altre patologie?
R.In campo oncologico l’interesse per la telomerasi deriva dal fatto che le cellule cancerogene, in circa il 90% delle neoplasie umane, ipersprimono l’enzima che viceversa è silente nelle cellule normali. La ricerca medica ha quindi esplorato la possibilità di portare a morte le cellule tumorali inibendo con farmaci specifici l’eccessiva produzione di telomerasi, che bloccando l’apoptosi (cioè la morte cellulare programmata) determina, viceversa, l’immortalizzazione delle cellule. Naturalmente il passaggio dalla teoria alla pratica non è sempre così semplice e per il momento non vi sono ancora risultati soddisfacenti nella pratica clinica. Ad ogni modo, qualsiasi terapia basata sulla riattivazione della telomerasi (come ad esempio ipotetici trattamenti anti-invecchiamento) dovrà tenere in considerazione, come potenziale effetto collaterale, il rischio di favorire lo sviluppo di tumori maligni.
D. A che punto sono le ricerche sulle “terapie antitelomerasi” in oncologia?
R. Al momento siamo ancora in una fase embrionale e concrete applicazioni terapeutiche sull’uomo non sono ancora all’orizzonte. Gli studi sono stati svolti prevalentemente in vitro o su modelli animali, cioè contro cellule tumorali umane inoculate in cavie. La risposta antineoplastica è stata significativa e molto selettiva in quanto ha indotto morte cellulare programmata (apoptosi) prevalentemente nelle cellule tumorali. Da questi studi, inoltre, è emerso che l’attività antineoplastica dei farmaci antitelomerasi si esplica, probabilmente, anche con meccanismi diversi dal blocco dell’immortalizzazione cellulare. Le ipotesi più accreditate sono quelle di un’induzione diretta del’apoptosi e/o un’attività antiproliferativa. Ciò potrebbe aprire ulteriori prospettive terapeutiche. Così come nuove prospettive potrebbero arrivare da studi in corso sull’uomo che utilizzando vaccini anti-telomerasi cercano di stimolare il sistema immunitario contro l’enzima. Tuttavia, poiché la regressione clinica del tumore, in risposta a queste terapie, potrebbe avere tempi troppo lunghi per un significativo risultato terapeutico, un’altra strategia che viene esplorata è quella di colpire direttamente il telomero mediante la somministrazione di molecole, che alterandone la struttura, ne bloccano la funzione. Come si può capire il razionale di queste terapie è molto affascinante ed ha stimolato la fantasia dei ricercatori, ma i tempi dell’applicazione clinica nell’uomo sono ancora imprevedibili.
D. In Italia i finanziamenti per la ricerca scientifica hanno subito notevoli riduzioni, esistono centri di studi sulla telomerasi?
R. A mia conoscenza uno dei centri italiani più avanzati nella ricerca di base sulla telomerasi è il Dipartimento di Genetica dell’Università di Pavia con la professoressa Elena Giulotto. Per quanto riguarda, però, la sperimentazione clinica sull’uomo, credo che al momento tutti i trials clinici attivi siano in corso negli Stati Uniti. (Alberto De Marco)

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Prestigioso riconoscimento a Carol Greider

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Carol Greider (in red) and Elizabeth Blackburn...

Carol Greider (in red) and Elizabeth Blackburn. Carol Greider is a molecular biologist who discovered the enzyme telomerase in 1984 while working with Elizabeth Blackburn. Elizabeth (Liz) Helen Blackburn FRS (born November 26, 1948 in Hobart, Tasmania) is an Australian-born U.S. biologist at the University of California, San Francisco (UCSF), who studies the telomere. (Photo credit: Wikipedia)

Carol Greider is a molecular biologist at John...

Per la XV Edizione del Concorso Internazionale Antonio de Curtis, Totò, è stato assegnato il riconoscimento più prestigioso per la Sezione Premio alla Carriera alla Prof.ssa, Carol Greider la medaglia d’argento della Presidenza della Repubblica, che sarà consegnata nel mese di dicembre del 2012 alla scienziata dislessica americana, Premio Nobel nel 2009 per la Fisiologia e la Medicina.
Nel corso dei secoli diversi personaggi autorevoli erano affetti da dislessia: condottieri, scienziati, politici, personaggi dello spettacolo, ad es. Napoleone Bonaparte, Galileo Galilei, Carlo XVI, Gustavo di Svezia, Carlo Magno, Winston Churchill, Alexander Graham Bell, Isaac Newton, Pablo Picasso, John F. Kennedy, sembra che lo fosse anche Leonardo da Vinci, Albert Einstein, George Washington, il Primo Presidente degli Stati Uniti d’America, Walt Disney, Henry Ford, Tom Cruise, etc … Un altro importante Premio alla Carriera, medaglia d’argento della Camera dei Deputati è stato assegnato nel campo della Medicina al Prof. Vincenzo Marigliano. Come per tradizione le premiazioni del Concorso Internazionale Antonio de Curtis, Totò, che si terranno presso la Camera dei Deputati saranno precedute da un importante Convegno, nella fattispecie sarà scientifico e riguarderà l’importante scoperta dell’enzima telomerase. Si è ipotizzato altresì di offrire un congruo contributo per potenziare la suddetta ricerca, attraverso l’imminente vendita, di grande valenza storica ed artistica, della collezione del Pontefice Pio XII.
Una delle più straordinarie invenzioni scientifiche, che potrebbero determinare un’ulteriore evoluzione della specie umana, è della professoressa Elizabeth Blachburn. La ricercatrice presso l’Università della California con la scoperta dell’enzima telomerase del 1984, ha ricevuto nel 2009 il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina, avendo per prima utilizzato le nuove tecniche di sequenziamento genico ai telomeri ed avendone scoperto la natura ripetitiva, unitamente ai colleghi: Carol Greider e Jack Szostak, con i quali ne ipotizzarono il ruolo, come stabilizzatori del cromosoma, nonché l’esistenza di un enzima in grado di mantenerne costante la lunghezza. Un valido apporto alla ricerca era stato offerto dall’allieva di Blachburn, la biologa statunitense, specializzata in biologia molecolare, nata a San Diego il 15 aprile 1961, attualmente lavora all’Università Johns Hophins, che ha avviato la ricerca sul modo in cui i cromosomi sono protetti dai telomeri e dall’enzima telomerasi. I loro studi hanno permesso di collegare la progressiva riduzione dei telomeri, che avviene ad ogni replicazione cellulare, al fenomeno della senescenza: quanto più una cellula si divide, tanto più si riducono i suoi telomeri. Quando le porzioni terminali dei cromosomi hanno ridotto le dimensioni da non consentire di garantire la stabilità genomica, la cellula blocca la propria attività replicativa. Il telomero è la regione terminale del cromosoma, da cui deriva il nome stesso, è composto da sequenze ripetute di DNA e da alcune proteine. Ha la funzione di proteggere le terminazioni dei cromosomi con un ruolo determinante nell’evitare la perdita di informazioni durante la loro duplicazione. Le nostre cellule, già dalla nascita sono dotate di sequenze di DNA, contenute nei telomeri e ripetute fino alla fine. Ad ogni divisione ne perdiamo un pezzetto, finché questo non si riduce, nella dimensione del tempo ad un’attività di divisione, dove tutto il codice genetico è ricopiato fino alla morte della cellula. Infatti sembra che a livello embrionico il telomero abbia una concentrazione di 15.000 nucleotidi, mentre alla nascita abbia una riduzione a 10.000 per giungere a 5000, quando la cellula muore portando a termine l’esistenza della vita umana. In riferimento alla scoperta dell’enzima e degli effetti che potranno produrre in un prossimo futuro abbiamo posto alcune domande al Prof. Vincenzo Marigliano, Docente all’Università di Medicina e Chirurgia “La Sapienza” di Roma e Direttore del Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, Divisione di Geriatria e Gereontologia di Medicina I al Policlinico Umberto I.
D. Accettando l’assunto, che la lunghezza del telomero, o meglio il suo progressivo accorciamento, abbia una funzione determinante nella senescenza della singola cellula, come possiamo definire il ruolo che hanno i telomeri nell’invecchiamento?
R.L’invecchiamento è caratterizzato da una serie di modificazioni biochimiche cellulari che a loro volta dipendono sia da fattori genetici che ambientali. Dunque per poter capire come e quando il singolo individuo invecchierà e se invecchierà in misura maggiore o minore rispetto ad un altro individuo, occorre prendere in considerazione anche l’ambiente che lo circonda e le abitudini quotidiane. Per esempio se un soggetto fuma, è obeso, oppure è sottoposto a stress psicofisico, sicuramente è predisposto a invecchiare prima di un altro che non fuma, che segue una dieta equilibrata e che pratica sport. Anche il ruolo delle telomerasi risulta sicuramente molto importante nel processo di senescenza, in quanto è stato dimostrato che con l’avanzare dell’età i telomeri cellulari si accorciano sempre di più, ma sarebbe un errore limitarsi a considerare solo questo aspetto in un ambito molto più complesso come quello dell’essere umano e della sua interazione con l’ambiente che lo circonda. Quindi possiamo concludere affermando che l’invecchiamento è il risultato dell’interazione tra geni e ambiente (epigenetica).

D. Gli sforzi della ricerca gereontologica oltre che prolungare la vita, non dovrebbero anche migliorarla?
R.Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo invecchiamento della popolazione; in Italia la speranza di vita è addirittura aumentata a 76,7 anni per gli uomini e a 82,9 anni per le donne. Con l’aumento dell’età però si assiste anche a un progressivo aumento del numero di patologie (polipatologia) di cui il paziente anziano è affetto; di conseguenza aumenta anche il numero di farmaci assunti e il numero di ricoveri ospedalieri, rischiando così di creare ulteriori problemi ai pazienti stessi, alle famiglie che li accolgono e alla società. Quindi il paziente anziano spesso risulta anche “fragile” e in una situazione di equilibrio precario tra patologie fisiche e problematiche di tipo socio-economico. È proprio in quest’ambito che deve essere rivolta la ricerca gerontologica, la quale deve mirare non solo al semplice prolungamento della vita biologica, ma soprattutto a migliorare la qualità della vita dell’anziano a livello multidimensionale, e quindi anche a livello psicologico e sociale, con lo scopo fondamentale di preservarne il più possibile l’autonomia. Questo scopo può essere raggiunto anche per mezzo della ricerca nell’ambito della medicina predittiva, che si occupa appunto di “predire”, grazie all’interazione geni-ambiente, il rischio di ogni singolo soggetto di sviluppare in futuro una determinata patologia. Quindi in futuro si potrà agire anche prima della manifestazione fenotipica della malattia.
D. Le attuali conoscenze della telomerasi potrebbero essere utilizzate per altre patologie? La ricerca dell’Ospedale S. Raffaele di Milano opera in tale direzione?
R. La ricerca sulle telomerasi e sul meccanismo tramite il quale questi enzimi agiscono preservando la lunghezza dei telomeri coinvolge sicuramente molti ambiti della medicina e della biologia. Come abbiamo detto c’è un crescente interessamento sul coinvolgimento delle telomerasi nel processo di invecchiamento cellulare e quindi anche sull’invecchiamento dell’organismo umano nel suo insieme. Per esempio sono stati fatti alcuni studi sulle cellule di alcuni animali proprio nel tentativo di attivare le telomerasi e quindi di allungare i telomeri e di rallentare così la senescenza cellulare. Questi enzimi sono studiati anche per quanto riguarda la ricerca oncologica; alcune cellule tumorali infatti sembra che esprimano un’aumentata attività proprio delle telomerasi, ottenendo così una capacità di replicazione patologicamente aumentata. Riducendo quindi l’attività di tali enzimi nelle cellule tumorali, si potrebbe quindi in futuro tentare una nuova strategia terapeutica contro vari tipi di tumori come quello ovarico o l’epatocarcinoma. La ricerca oncologica dell’OspedaleS. Raffaele di Milano opera proprio in tale direzione, per es. a livello delle carcinogenesi mammaria. Aumentando invece l’attività funzionale di tali enzimi in cellule sane, in futuro si potrebbe tentare di migliorare la riparazione dei tessuti danneggiati, come quello epiteliale cutaneo nei pazienti ustionati.
L’enzima telomerase è prodotto da un gene presente in tutte le nostre cellule, ma si attacca ad una proteina che lo sopprime, diversamente da quello che avviene per le cellule riproduttive. Esiste ma non produce effetti.
D.Gli studi del Sisci sono orientati a trovare il modo per liberare il gene dalla proteina senza provocare danni a livello cellulare. E’ una strada percorribile che può produrre effetti positivi?
R.In realtà la biologia cellulare è molto più complessa di quella che sembra; infatti non si può parlare soltanto di una proteina che inibisce l’espressione di un gene. Bisogna infatti chiedersi: perché quella proteina sopprime proprio quel gene di quella cellula in quel preciso momento? E se invece in quelle stesse condizioni ambientali l’inibizione dell’espressione del gene della telomerasi avesse più effetti positivi che negativi? Vi sono studi clinici che dimostrano come in alcune cellule tumorali vi sia una patologica attivazione proprio di questo gene e quindi dell’enzima telomerasi, che in questo modo promuoverebbe proprio la patologica replicazione cellulare. Dunque occorre valutare con molta cautela l’ipotesi di attivare questo gene e attendere i risultati degli studi clinici ancora in atto. Bisognerebbe inoltre porsi la domanda, ma l’invecchiamento è veramente una patologia? L’invecchiamento è un processo biologico e, nel soggetto sano, è caratterizzato da una buona qualità della vita; è compito del geriatra e della ricerca scientifica cercare di preservare il più possibile proprio la riserva funzionale di ognuno, affinché la senescenza possa essere vissuta non come malattia da evitare ma come una delle tante fasi della vita di un individuo.
Il tentativo atavico dell’uomo di raggiungere mete impossibili, come la costruzione della Torre di Babele, continua ancora oggi. Se vengono a mancare i sistemi di controllo della P 53 o della P16 Rb, la cellula supera la fase di senescenza e può riattivare la telomerasi, diventando persino immortale, se si dovesse realizzare il sogno di bloccare la scissione e quindi la morte della cellula. Si alimenterebbe in tale modo una tipica fantasia, che potrebbe essere altrettanto fervida, pari a quella dell’indimenticabile scrittore Giulio Verne?
I sistemi di controllo della P53 e della P16 Rb sono molto importanti per impedire lo sviluppo di alcuni tipi di tumore. La proteina P53 è un fattore di trascrizione che regola il ciclo cellulare e la sua attivazione può indurre l’arresto della crescita cellulare, l’apoptosi e la senescenza cellulare. In più della metà dei tumori è stata rilevata una mutazione o una delezione di questa proteina. Anche una mutazione di P16 Rb è associata a un aumento dell’incidenza di melanoma e adenocarcinoma del pancreas. Bisogna quindi valutare molto attentamente sia il lato positivo che il lato negativo della questione “immortalità”. Come ben sappiamo infatti, la vicenda della Torre di Babele poi non ebbe un lieto fine; nel famoso episodio della Genesi infatti gli uomini poi scatenarono la rabbia di Dio.
D.Dunque occorre riflettere sul significato dell’invecchiamento e della morte e quindi sul sogno dell’uomo di eliminarle. Potrebbero invece essere accettate per dare anche un senso alla vita? Queste ricerche possono fare scaturire nella collettività problemi di natura etica?
R. Accade sempre più spesso che la medicina e la ricerca scientifica si incontrino e si scontrino con problematiche di tipo biomedico. In questo caso si parla di immortalità, del significato dell’invecchiamento e della morte. Lo scopo della ricerca medico-scientifica è solo quello di migliorare la qualità della vita o quello di allungarla il più possibile? Il corpo può essere immortale come l’anima? Nel Cantico delle Creature San Francesco scrive: “Laudato sii mi Signore per sora nostra morte corporale”, dunque anche la morte può essere considerata come sorella: non può essere evitata, ma per l’uomo giusto anch’essa è un fatto positivo, e lo stesso credente può giungere in tal modo al cospetto di Dio.
Di recente è stato rilevato che nella discheratosi congenita, con manifestazioni precoci di invecchiamento, il collegamento ad un difetto genetico di una riduzione dell’attività della telemorasi. Si assiste ad una riduzione progressiva dei telomeri, attraverso le successive generazioni.
D.Il decorso di questa malattia ci consente di ipotizzare, che la lunghezza dei telomeri ereditata alla nascita, assuma un ruolo fondamentale nella nostra vita?
R.La discheratosi congenita è una patologia ereditaria causata dall’anomalia di un gene appartenente al cromosoma X, il DKC1, e della proteina da esso codificata. Questa patologia colpisce i tessuti che necessitano di un continuo rinnovo ed è caratterizzata da una serie di manifestazioni tra cui lesioni cutanee, distrofia ungueale e pan citopenia e da un’aumentata incidenza di neoplasie.Da alcuni studi clinici si evince che in questi pazienti i telomeri risultano più corti rispetto ai controlli, suggerendo che la malattia possa essere causata da un’alterazione dell’attività telomerasica.Sarebbe proprio il deficit di questo enzima, che determinerebbe una riduzione delle divisioni cellulari. Dunque la lunghezza dei telomeri ereditata alla nascita potrebbe sicuramente essere un importante fattore da poter prendere in considerazione per prevedere in futuro le modalità di invecchiamento dell’individuo, anche se non sicuramente l’unico. Vi sono infatti molti altri fattori da considerare, come la velocità stessa dell’accorciamento dei telomeri e l’interazione genotipo-ambiente.
D.Esiste un’interazione tra geni e proteine che controllano le cellule staminali e la possibilità di utilizzarle per finalità mediche?
R. Le cellule staminali sono cellule non specializzate dotate della capacità di differenziarsi in diversi altri tipi di linee cellulari. Si possono ottenere tramite varie modalità, per es. dal cordone ombelicale, dal liquido amniotico o da un embrione. Esistono anche cellule staminali adulte di varia tipologia, come quelle ematopoietiche, mesenchimali e endoteliali. Come tutte le altre cellule, anche quelle staminali hanno dei geni la cui espressione può essere controllata tramite l’interazione con alcune proteine. Vi sono molti tentativi atti a valutare la possibilità di far esprimere dei geni che poi a loro volta potrebbero determinare la differenziazione della cellula verso una particolare sottopopolazione, ma per ora si tratta ancora di studi sperimentali.
D.Le attività usuranti, come quelle degli operatori “delle forze dell’ordine”, incidono sul processo di invecchiamento? Come si potrebbero ridurre gli effetti negativi?
R.Molti studi clinici hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione tra uno stress cronico e vari tipi di alterazioni come la riduzione del numero di leucociti, l’inibizione di P53 e un aumento dell’infiammazione sistemica, e quindi una maggiore incidenza di patologie neoplastiche e infettive. Secondo uno studio del 2004 della stessa Elizabeth Blackburn inoltre, le donne in premenopausa sottoposte a maggiori livelli di stress psicologico quotidiano presentavano un accorciamento dei telomeri e quantità minori di telomerasi, un effetto che può equivalere anche a un decennio di invecchiamento addizionale rispetto ai controlli. Infatti i telomeri si accorciano a ogni replicazione cellulare, e la loro lunghezza può servire per determinare l’età biologica dell’organismo. In un altro studio clinico del 2012 è stata misurata la lunghezza dei telomeri in pazienti con disturbo depressivo grave e in individui sani, la quale è risultata minore nei pazienti depressi, confermando i risultati precedenti. Quindi molto probabilmente le persone con attività usuranti sono più predisposte a un invecchiamento accelerato rispetto al resto della popolazione, e ciò dovrebbe far riflettere sull’opportunità di finanziare interventi atti a migliorare le condizioni di lavoro di queste categorie di persone, come la possibilità di istituire un servizio di sostegno psicologico e un migliore ambiente di lavoro.(Alberto De Marco)

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Basilica santo: premio bontà

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Padova – Domenica 20 maggio 2012, presso la Basilica del Santo, avrà luogo la cerimonia conclusiva del Premio della Bontà, giunto ormai alla sua trentottesima edizione. Il Concorso gode dei Patrocini di Conferenza Episcopale Italiana, Regione del Veneto, Provincia di Padova, Comune di Padova e dei contributi di Provincia di Padova, Comune di Padova e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Nella Basilica del Santo, alle ore 11.00 verrà celebrata la Santa Messa, animata dalla Cappella Musicale della Basilica, a seguire la Cerimonia di consegna dei premi nella Sala dello Studio teologico per laici a partire dalla ore 12.15.
I ragazzi premiati (in allegato), provenienti da ogni parte del Bel Paese, saranno nove: primo, secondo e terzo classificato delle scuole primarie e secondarie. Alle scuole dei primi due classificati di ogni ordine sarà elargita una Borsa di Studio per le attività dell’Istituto, particolarmente utile in questo periodo di ristrettezze economiche per la Scuola.
Durante la Cerimonia saranno singolarmente presentati i vincitori e saranno letti brani dei loro elaborati sul tema proposto quest’anno: Quando sogno fa rima con impegno. Il mio futuro di credente e cittadino in una società da trasformare in meglio.
Ai primi classificati assoluti saranno consegnate dalle autorità cittadine le Medaglie inviate dal Santo Padre Benedetto XVI e dal Presidente della Repubblica Italiana mentre il Sig. Sindaco della Città di Padova o un suo delegato consegnerà i Sigilli della Città.
Nell’ambito della premiazione degli elaborati dei giovani vincitori, verrà anche dato un riconoscimento speciale a Cristian Stangalini, titolare delle Officine Meccaniche Piovesi di Arzergrande, neo-imprenditore per sogno e necessità, che ha vinto la crisi sua e di altri con impegno personale e si pone come esempio e speranza per i tanti che, in questo tempo, perdono il lavoro e la voglia di vivere.

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Azione universitaria su attentato Brindisi

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Italiano: Logo di Azione Universitaria

Italiano: Logo di Azione Universitaria (Photo credit: Wikipedia)

“L’attentato che oggi ha sconvolto l’Italia è il sintomo che ormai la misura è colma. In attesa di capire chi siano i responsabili e i moventi che hanno spinto persone senza dignità a un’azione di una gravità e di una meschinità senza precedenti, l’unico sentimento che ci sentiamo di esprimere è quello della solidarietà con le famiglie delle vittime e di reazione nei confronti di un sistema che colpisce al cuore il futuro del nostro Paese” è quanto si legge in una nota di Azione Universitaria movimento di studenti di centro destra in merito al vile attentato che ha avuto luogo questa mattina davanti la scuola “Morvillo Falcone” di Brindisi.
“Colpire una scuola è un chiaro segnale che si vuole colpire i giovani. Qualunque sia la conclusione delle indagini, che speriamo arrivi presto, Azione Universitaria si sente di dire ai giovani di alzare la testa, di svegliarsi, di reagire, di fare la propria parte per combattere un sistema che li vuole schiacciati e silenziosi. Non sappiamo – continua la nota – se di tratta di criminalità organizzata o no, ma sappiamo di certo che si tratta di “mafia” nel senso più largo del termine, nel senso di prevaricazione, di potere, di violenza. A tutto questo è ora di dire basta. Se davvero amiamo il nostro Paese è ora di fare la nostra parte!”

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La ricetta di Gian Antonio Stella per salvare l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

“Ci vogliono secoli per creare un paesaggio ricco e meraviglioso come quello italiano. Basta un assessore corrotto per distruggere tutto”: così, parafrasando Benedetto Croce, l’editorialista del “Corriere della Sera” Gian Antonio Stella ha esordito nel suo discorso sulle bellezze e – ahinoi – bruttezze del nostro Paese.
Accompagnato ad Art&Tourism dal collega e co-autore di Vandali! L’assalto alle bellezze d’Italia, Sergio Rizzo, Stella ha allietato e avvilito al contempo il primo giorno della fiera dedicata al turismo culturale con dati e numeri da brivido: il Belpaese è sì la nazione più ricca al mondo di Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, ma è anche un Paese capace di ricavare da essi un terzo di quanto non ricavi la Cina (che ne possiede molti meno) dai suoi. Di più: nel 1970 l’Italia era il Paese più visitato dai turisti in tutto il mondo, oggi è solo il quinto. E ancora: il museo del Louvre incassa da solo, in un anno, 36 milioni di euro in più di tutte le città d’arte italiane messe insieme. Ma la scarsa valorizzazione del patrimonio culturale italiano non è l’unico dramma del nostro Paese, dove abbondano sprechi, ecomostri, brutture, cementificazione e ogni tipo di squallore. Basti pensare a Villa Adriana, “vicino alla quale vogliono costruire una discarica”, sempre secondo Stella, o agli scavi di Pompei, abbandonati al loro destino. “Per non parlare della Cittadella di Alessandria – ha sostenuto Rizzo – dove è nato il Risorgimento: un grande esempio di architettura militare in pieno degrado”. Tutto ciò mentre le coste vengono divorate da palazzoni di cemento e la gente, “come a Scampia”, secondo Stella, è costretta a vivere nello squallore urbano. Un crescendo di orrori che ha portato il giornalista a invocare ironicamente l’intervento delle Frecce Rosse per “bombardare le bruttezze d’Italia”, scatenando l’ilarità nel numerosissimo pubblico di Art&Tourism. Meno ironica ma non meno sorprendente l’altra, reale idea di Stella per salvare la Penisola: raggruppare in un solo ministero l’ambiente, il turismo e i beni culturali. Per un’ottica comune con la quale affrontare la gestione dell’enorme ricchezza artistica e paesaggistica italiana, un dicastero realmente capace di farsi sentire e di “battere i pugni” quando si tratta di prendere le decisioni. Nel nostro Paese non mancano comunque, secondo le due firme del “Corriere”, esempi di gestione virtuosa del patrimonio culturale: è il caso, tra gli altri, della Reggia di Venaria, alle porte di Torino, passata in meno di dieci anni dall’abbandono allo splendore. Una storia positiva per continuare a sperare.

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Il governo fa le battute mentre i cittadini piangono

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

Greyhounds make great pets too

Greyhounds make great pets too (Photo credit: Wikipedia)

La famigerata proposta di una tassa su cani e gatti che ne prevedeva l’istituzione da parte dei comuni, dopo la proposta del PDL nel 2008 era approdato alle commissioni prima di essere presentato in Parlamento e dopo le dichiarazioni del Sottosegretario Polillo che “la condivideva in linea di principio e la levata di scudi da parte di associazioni e di numerosi parlamentari fa “Dietrofront”. Lo stesso Sottosegretario Polillo dichiara che la sua “era solo una battuta nei confronti di un Deputato che l’aveva proposta”. Battute? In questi momenti? Ma come sono spiritosi i nostri governanti. Meglio così comunque, mi domando solo come si possa giocare o anche solo dire dichiarare di giocare . Siamo alla follia. I cani o i cosiddetti animali d’affezione sono spesso un sostegno sociale a persone anziane o sole e tassarne la proprietà è un atto che considero folle soprattutto in un momento in cui stanno aumentando i suicidi per questioni finanziarie e per questioni legate alla sopravvivenza ed all’abbandono dell’Essere Umano. Il cane è un componente del nucleo familiare, richiede un impegno dai suoi possessori ma da anche tantissimo in termini affettivi. Quindi no a questa tassazione e si a maggiori risorse o meglio ad un migliore loro utilizzo per creare spazi di sgambatura accessibili a tutti e non solo nelle zone periferiche, si alla guardia medica veterinaria, si ad un codice deontologico dei possessori di cani, si ad una cultura per una città più pulita, si a tante cose che spesso costano nulla e fanno la differenza. Auspico che terminati i tempi delle “Battute” si torni ad una politica fatta per la gente, scevra da uniche questioni di bilancio e che tenga conto sempre di più della centralità del Cittadino come essere Umano e non come semplice voce o numero di un bilancio da risanare.

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Gioco: apparecchi intrattenimento

Posted by fidest press agency su domenica, 20 Mag 2012

A group of old British fruit machines at Teign...

A group of old British fruit machines at Teignmouth pier, Devon. (Photo credit: Wikipedia)

(Jamma) Ultimi ritocchi al decreto dell’Aams con il quale verranno introdotte modifiche alla procedure di produzione degli apparecchi da intrattenimento a vincita limitata. Salvo imprevisti il progetto di decreto potrebbe essere già inviato la settimana prossima a Bruxelles per il necessario periodo di stand still il decreto dei Monopoli di Stato.
Tra le novità quella che impone l’utilizzo di una card per giocare alle newslot. Il nuovo strumento servirà a impedire l’accesso al gioco ai minori di 18 anni, su quale card verrà utilizzata sono due le ipotesi possibili: potrebbe essere creata di un’apposita carta del giocatore, oppure ci si potrebbe servire della tessera sanitaria. Ieri i Monopoli di Stato hanno incontrato i concessionari di rete, i produttori e le associazioni di categoria dei gestori per confrontarsi sugli ultimi aspetti del decreto. Il testo prevede anche una serie di ulteriori misure come l’introduzione di un codice partita per identificare ogni singola giocata; la schermatura delle schede contenute nelle macchine e l’aggiornamento dei software per consentire di cifrare in dati inviati a Sogei, misure che serviranno a impedire frodi fiscali. Diverse le posizioni prospettate ieri nel corso dell’incontro. I punti e le proposte suggerite dall’Aams sono sono state avallate da alcuni e criticate da altri. Sembrerebbe non aver troppo larga condivisione l’idea di una omologa distinta per ogni singola scheda di gioco. Un sì ‘a metà’ per la carta del giocatore che potrebbe funzionare da carta di accesso al gioco (più difficile da adottare la soluzione della tessera sanitaria). Non ancora quantificati i costi necessari per la modifica e aggiornamento degli apparecchi. Le valutazioni infatti divergono sensibilmente uio, di certo non si sarebbe orientati verso una sostituzione totale degli apparecchi. Il decreto fiscale recentemente convertito in legge prevede una riduzione del prelievo fiscale (già dal 2012 è passato all’11,8%), in vista anche dell’aggiornamento delle macchine.

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