Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

La ricetta di Gian Antonio Stella per salvare l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2012

“Ci vogliono secoli per creare un paesaggio ricco e meraviglioso come quello italiano. Basta un assessore corrotto per distruggere tutto”: così, parafrasando Benedetto Croce, l’editorialista del “Corriere della Sera” Gian Antonio Stella ha esordito nel suo discorso sulle bellezze e – ahinoi – bruttezze del nostro Paese.
Accompagnato ad Art&Tourism dal collega e co-autore di Vandali! L’assalto alle bellezze d’Italia, Sergio Rizzo, Stella ha allietato e avvilito al contempo il primo giorno della fiera dedicata al turismo culturale con dati e numeri da brivido: il Belpaese è sì la nazione più ricca al mondo di Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, ma è anche un Paese capace di ricavare da essi un terzo di quanto non ricavi la Cina (che ne possiede molti meno) dai suoi. Di più: nel 1970 l’Italia era il Paese più visitato dai turisti in tutto il mondo, oggi è solo il quinto. E ancora: il museo del Louvre incassa da solo, in un anno, 36 milioni di euro in più di tutte le città d’arte italiane messe insieme. Ma la scarsa valorizzazione del patrimonio culturale italiano non è l’unico dramma del nostro Paese, dove abbondano sprechi, ecomostri, brutture, cementificazione e ogni tipo di squallore. Basti pensare a Villa Adriana, “vicino alla quale vogliono costruire una discarica”, sempre secondo Stella, o agli scavi di Pompei, abbandonati al loro destino. “Per non parlare della Cittadella di Alessandria – ha sostenuto Rizzo – dove è nato il Risorgimento: un grande esempio di architettura militare in pieno degrado”. Tutto ciò mentre le coste vengono divorate da palazzoni di cemento e la gente, “come a Scampia”, secondo Stella, è costretta a vivere nello squallore urbano. Un crescendo di orrori che ha portato il giornalista a invocare ironicamente l’intervento delle Frecce Rosse per “bombardare le bruttezze d’Italia”, scatenando l’ilarità nel numerosissimo pubblico di Art&Tourism. Meno ironica ma non meno sorprendente l’altra, reale idea di Stella per salvare la Penisola: raggruppare in un solo ministero l’ambiente, il turismo e i beni culturali. Per un’ottica comune con la quale affrontare la gestione dell’enorme ricchezza artistica e paesaggistica italiana, un dicastero realmente capace di farsi sentire e di “battere i pugni” quando si tratta di prendere le decisioni. Nel nostro Paese non mancano comunque, secondo le due firme del “Corriere”, esempi di gestione virtuosa del patrimonio culturale: è il caso, tra gli altri, della Reggia di Venaria, alle porte di Torino, passata in meno di dieci anni dall’abbandono allo splendore. Una storia positiva per continuare a sperare.

Una Risposta a “La ricetta di Gian Antonio Stella per salvare l’Italia”

  1. Maurizio said

    Francamente, fra i pochi esempi positivi, Venaria è il più strano: infatti, tanto per la chiarezza delle cose, in quel caso, più che di un recupero si è trattato di una ricostruzione di un edificio che erandato in malora già sul finire del Settecento, prima grazie ai Savoia che trasformarono in caserma di cavalleria l’ex reggia e poi – sempre con destinazione militare – grazie ai Francesi nel periodo napoleonico, allorchè il Piemonte era stato incorporato nel territorio metropolitano francese. Ora, senza disconoscere l’eccellenza del risultato, non sarebbe stato più proficuo impiegare risorse nel salvataggio di qualche bene artistico che “oggi” stiamo mandando in malora ?

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