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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Lettera aperta a Grillo

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Maggio 2012

Grillo a distanza di 20 anni dall’outsider Silvio Berlusconi presenta, per il politologo, molte assonanze con quel percorso che riuscì a colmare un vuoto della politica determinato dalla falcidia di “mani pulite”, dall’ottusità dei poteri di allora e dalla mancanza di un progetto politico credibile.
Ma c’è anche chi va più a ritroso nel tempo ed evoca il ruolo svolto dal nuovo settimanale “L’uomo qualunque” fondato da Guglielmo Giannini. Tutto sembra assomigliare a quell’iniziativa: allora vi era la figura di un torchio inserito in una U a simboleggiare la striminzita immagine di un uomo schiacciato da una classe politica che opprime il piccolo borghese. Oggi Grillo nelle sue invettive ha come epicentro una classe politica inefficiente, avida, poco rappresentativa e una leadership mediocre. Lo strumento adottato per cogliere l’attenzione popolare è la satira, in entrambi i casi, anche se Giannini adoperava l’arma della carta stampata e Grillo il web. Giannini con il suo “Uomo qualunque”, lo “abbasso tutti” si confrontò con il voto amministrativo e politico riscuotendo un iniziale grande successo. Grillo sta ripercorrendo la stessa strada e Parma è diventata il suo “cavallo di Troia” capace, come per i greci, d’espugnare i palazzi del potere.
Ma ora che si stanno meglio definendo i contorni bisogna capire chi, a fronte di una debolezza elettorale dei due massimi partiti: il Pdl e il Pd, riesce meglio degli altri a fagocitare il consenso degli astenuti che stanno a guardare alla finestra. E su questo punto sappiamo bene che sia il Pdl sia il Pd nutrono la segreta speranza di recuperare, da questo bacino di potenziali voti, la debacle subita.
In questo frangente il Pdl rispolvera il solito rosario di promesse assicurando gli elettori che intende farlo rinnovandosi al suo interno ma guardandosi bene da appalesarsi, come lo è in effetti, il movimento che è solo in grado di puntare a tutto cambiare per nulla cambiare e la recente proposta del semipresidenzialismo va in questa direzione.
IL Pd è diventato una sorta di “asino di Buridano” che non sapendo scegliere i propri alleati in modo chiaro ed intellegibile finirà solo con il morire di fame e di sete.
Restano la destra “detta estrema” di Francesco Storace e tutto quello sciame di movimenti, a partire dal più consistente che è l’Idv di Di Pietro che si definisce di un centro che guarda a sinistra, e gli altri che si riconoscono con la sinistra anch’essa denominata “estrema” ma poco “accettati” e potrebbero correre il rischio di restare congelati all’opposizione con la Lega di Maroni come lo è stato con il Msi di Almirante.
A questo punto la palla ritorna a Grillo, ma quali possibilità ha di vincere le politiche, e ancora se le vince con chi potrà allearsi? E se stiamo all’esperienza del suo illustre predecessore Giannini il rischio che finisca con l’infrangersi contro gli scogli di una politica sempre più insidiosa è reale e traumatico per gli effetti che produrrebbe.
Resta la nostra proposta di azzerare il voto per il Pd, il Pdl e il Fli e di far convergere i voti sul movimento di Vendola, Di Pietro e Grillo e farli diventare una maggioranza assoluta. Significa che in un sol colpo gli italiani si liberebbero di tutti i leader carismatici che da anni calcano le scene e di riproporsi con nuovi volti e di liberarsi dei giochi e giochetti da mercato delle pulci. E questa, a mio avviso, è la vera rivoluzione democratica che potremmo aspettarci nell’interesse di tutti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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