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Barometer Report: 8% dei sedentari sviluppa il diabete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2012

Una dieta bilanciata, l’esercizio fisico e il controllo del peso riducono del 50% il rischio di sviluppare il diabete. Non è un caso che sono colpite dalla patologia l’8% delle persone che non praticano alcuna attività sportiva, contro l’1% dei soggetti che svolgono attività fisica in modo continuativo, e che i grandi obesi presentano un rischio di sviluppare il diabete superiore di 60 volte rispetto ai normopeso. È questa la fotografia scattata dall’Italian Barometer Report 2012, documento prodotto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) dell’Università di Tor Vergata e presentato al Senato in un convegno. Il messaggio che emerge è che spesso «le scelte relative agli stili di vita possono essere influenzate da fattori ambientali, come le strutture sociali, le condizioni culturali e politiche e l’ambiente in cui si vive». Tanto che la diffusione della malattia risulta di 5 volte inferiore tra i laureati o con diploma superiore , in confronto a chi ha solo la licenza elementare e ancora una volta si conferma che sono i cittadini del Sud a essere i più colpiti: «il 7,8% dei lucani e il 7,6% dei calabresi sono diabetici, contro il 2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% dei valdostani e dei veneti, il 3,6% dei lombardi». In generale, anche i livelli di attività fisica e di obesità sono soggetti a differenze regionali: «la percentuale di persone completamente sendentarie per esempio è vicina al 15% in Trentino, mentre supera il 60% in Sicilia ed è attorno al 50% in Calabria, Campania e Puglia». E in questo quadro l’arma migliore per combattere la patologia, che «uccide ogni anno 27.000 italiani tra i 20 e i 79 anni», rimane la prevenzione: «Grazie a stili di vita adeguati» commenta Antonio Tomassini, presidente della XII commissione Igiene e sanità del Senato «si possono ottenere grandi risultati anche dal punto di vista economico». Ma anche la prevenzione secondaria riveste una importanza fondamentale: «Il buon controllo della patologia da attuare subito dopo la diagnosi e un trattamento precoce e intensivo dei principali fattori di rischio» aggiunge Agostino Consoli, coordinatore del Report 2012 e ordinario di Endocrinologia presso l’Uni versità di Chieti «come glicemia, ipertensione e colesterolo alto, riduce del 50% il rischio di gravi complicanze e di morte a distanza di 13 anni». D’altra parte, aggiunge Renato Lauro, presidente dell’Osservatorio e rettore dell’ateneo romano, «la lotta al diabete assorbe il 9% della spesa sanitaria italiana annuale, pesando sulle casse statali per 9,22 miliardi di euro, pari a 2.660 euro per ogni paziente».(fonte doctor news)

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