Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for gennaio 2013

National Day of Service

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2013

English: Kathleen Sebelius speaking after her ...

English: Kathleen Sebelius speaking after her official nomination as Secretary of Health and Human Services. President Barack Obama is standing behind Sebelius (Photo credit: Wikipedia)

Washington January 19th, 2013 Americans came together to once again show that by giving back, we make our communities stronger. A tribute to Dr. Martin Luther King Jr.’s legacy of service, the National Day of Service helped kick off the 57th Presidential Inauguration with a nationwide effort to give back. Volunteers worked together with national and local community service organizations at thousands of service projects in all 50 states and D.C.—and they have already pledged more than one million hours to ongoing service in their communities. Continuing a tradition they started during President Obama’s first inauguration in 2009, the first family contributed their own time to service yesterday, helping improve a school in northeast D.C. The Vice President and members of the President’s Cabinet, including Secretary of Education Arne Duncan, Secretary of Health and Human Services Kathleen Sebelius, Secretary of Commerce Rebecca Blank, Secretary of Labor Hilda Solis, and Secretary of the Interior Ken Salazar, also participated in service projects in and around D.C. D.C. area residents as well as visitors in town for the inaugural festivities also participated in a service summit on the National Mall, featuring nearly 100 organizations and opportunities to get involved right away. Chelsea Clinton, the honorary chair of the Day of Service, stopped by to help out, along with Eva Longoria, Beau Biden, Ben Folds, Angela Bassett, Star Jones, and more. As President Obama begins his second term, he’s asking Americans to continue yesterday’s momentum and join him in committing to give back on a continuing basis. Pledge to keep strengthening your community through service.

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Il Parlamento approva storico accordo di partnership con Iraq

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Gli eurodeputati hanno dato il loro consenso al primo accordo in assoluto con il Paese asiatico giovedì. Gli obiettivi del trattato sono il potenziamento della sicurezza e della stabilità e l’accompagnamento nella transizione democratica irachena. In un’altra risoluzione approvata sempre giovedì, il Parlamento esprime preoccupazione per i continui atti di violenza e per le violazioni dei diritti umani in Iraq e chiede una maggiore presenza UE nell’area.L’accordo di partenariato e cooperazione (APC) aumenterà la collaborazione in una serie di settori, dal commercio agli investimenti per lo sviluppo. L’accordo commerciale non preferenziale, in vigore provvisoriamente dal 1° agosto 2012, include norme di base di cooperazione commerciale per aiutare l’Iraq a prepararsi per un’eventuale adesione all’OMC.”Il APC è un simbolo della determinazione dell’UE a svolgere un ruolo importante nella transizione dell’Iraq. Dobbiamo però sostenere le nostre ambizioni politiche e le partecipazioni strategiche con le necessarie risorse umane e finanziarie”, ha detto il relatore Mario Mauro (PPE, IT) mercoledì durante un dibattito.Secondo l’accordo rinnovabile di 10 anni, firmato l’11 maggio 2012 e approvato oggi dall’Aula, i ministri si incontreranno ogni anno per valutare i progressi compiuti su pace, democrazia e Stato di diritto. L’UE inoltre aiuterà l’Iraq ad aderire allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.L’accordo promuove anche i diritti umani e le libertà fondamentali e mira a combattere il terrorismo e la proliferazione delle armi.

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Made In: marchio d’origine deve essere obbligatorio per prodotti importati

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Secondo il Parlamento europeo, l’Unione deve rendere obbligatorio l’uso del marchio d’origine per i beni importati da paesi terzi. Gli eurodeputati hanno reiterato la loro domanda giovedì, durante un dibattito in plenaria e in una risoluzione. Dopo aver criticato la decisione della Commissione di ritirare il regolamento sul “made in” proposto, che aveva ricevuto il forte sostegno del Parlamento nel 2010, gli eurodeputati hanno chiesto una nuova proposta.
Cristiana Muscardini (ECR, IT), relatrice per il dossier legislativo sul “made in”, durante un dibattito con il Commissario per il commercio Karel de Gucht, ha detto: “Il mercato globalizzato porta sviluppo solo se le regole sono comuni e condivise”. Con riferimento all’esistenza di norme sul marchio d’origine in paesi concorrenti come Brasile, Cina e USA, Muscardini ha detto: “L’Europa non può dirsi giusta verso i propri cittadini se non è capace di difenderne i diritti” approvando le stesse norme o chiedendone l’abrogazione nei paesi competitori, e ha chiesto un incontro con Commissione e Consiglio per superare l’impasse.
Poiché gli Stati membri non sono riusciti a mettersi d’accordo sull’indicazione del paese d’origine obbligatoria per i prodotti importati nell’UE, quali abiti, scarpe e gioielli, la Commissione deve esplorare altre strade per garantire “condizioni di parità tra le imprese dell’UE e i loro concorrenti dei paesi terzi” e la tutela dei consumatori, chiede il Parlamento.
Solo un’etichettatura con l’indicazione del paese d’origine di un prodotto può garantire una scelta informata da parte dei consumatori, affermano i deputati, che pertanto chiedono alla Commissione di proporre un nuovo testo in tal senso.
I deputati sottolineano infine che nell’UE non si applicano norme comuni sull’attestazione di origine delle merci importate, ad eccezione di determinati casi nel settore agricolo e che paesi quali Brasile, Canada, Cina e Stati Uniti già impongono tale obbligo su alcuni prodotti.

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Eurodeputati: un’attenta mutualizzazione del debito sovrano farebbe bene all’euro

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Una risoluzione per reiterare la richiesta alla Commissione e agli Stati membri di esplorare tutte le strade possibili per introdurre strumenti di mutualizzazione del debito pubblico è stata approvata mercoledì. Il testo afferma che i rischi di “free-riding” potrebbero essere evitati con soluzioni designate ad hoc, in modo che la mutualizzazione del debito non diventi automaticamente un tabù. È stato inoltre evidenziato la contraddizione dell’Eurozona, che ha una moneta unica ma non un mercato obbligazionario comune.La risoluzione – firmata dalla liberale francese Sylvie Goulard – richiede alla Commissione di stilare una relazione sulle differenti opzioni per mutualizzare il debito pubblico dei paesi dell’Euro, accompagnandola se possibile con una tabella di marcia per la sua introduzione.I deputati richiedono l’istituzione di un fondo europeo di rimborso del debitoLa risoluzione fornisce varie opzioni. Alcune, come il fondo europeo di rimborso, potrebbero entrare in vigore immediatamente o nel medio termine, mentre per altre, come l’emissione comune di debito nazionale o la creazione di un debito comune europeo, si richiederebbero delle modifiche ai trattati.
La risoluzione rileva che il caso dell’Eurozona è unico: malgrado ci sia una moneta unica, manca un mercato obbligazionario o una politica di bilancio comuni. Per arrivare alla stabilità dell’eurogruppo, quindi, il processo di unione va completato e ciò sicuramente porterà degli effetti positivi sui mercati finanziari.

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Micron Technology apporta miglioramenti all’accordo di Joint Venture Inotera Memories

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Boise, Idaho, (GLOBE NEWSWIRE) Micron Technology, Inc. (Nasdaq: MU) ha oggi annunciato di aver stipulato accordi con Nanya Technology Corporation per migliorare il loro rapporto nella joint venture riguardante Inotera Memories Inc., un importante produttore taiwanese di memorie DRAM, e apportare perfezionamenti al loro accordo di sviluppo congiunto. I nuovi accordi hanno effetto immediato. Le modifiche includono un nuovo accordo di fornitura tra Micron e Inotera in base al quale Micron si preparerà all’acquisto di tutta la produzione manifatturiera di Inotera, con Micron che acquisterà sostanziale tutta la produzione a partire dai primi mesi del 2013. In base agli accordi precedenti, Nanya e Micron erano generalmente obbligate ad acquistare metà della produzione di Inotera. Anche i termini commerciali del nuovo accordo di fornitura tra Micron e Inotera sono cambiati. Secondo il nuovo accordo, il prezzo di acquisto di Micron per la produzione di Inotera è basato sul prezzo di mercato, anziché in relazione alla condivisione del margine, come era previsto dal precedente accordo. Inoltre Nanya non parteciperà più al programma di sviluppo tecnologico delle DRAM in collaborazione con Micron, che è stato avviato quando Micron e Nanya avevano creato la joint venture di Inotera nel 2008. Micron, inoltre, fornirà a Nanya una licenza tecnologica soggetta a royalty.
Micron e Nanya collettivamente continueranno a detenere la maggioranza delle azioni di Inotera, tenendo conto che Nanya, o le sue società affiliate, acquisiranno probabilmente nel prossimo anno una partecipazione di capitale maggiore. Micron, Nanya e i loro affiliati attualmente sono rispettivamente in possesso di circa il 40 per cento e il 29 per cento delle azioni in circolazione di Inotera.Gli accordi oggi annunciati non cambiano le stime del secondo trimestre fiscale 2013 precedentemente comunicate riguardanti la crescita della produzione di bit DRAM, della ricerca e sviluppo e del prezzo di vendita medio trimestrale stimato (includendo il mix di prodotti previsti per il trimestre) e il costo per bit.
Micron Technology Inc. è uno dei maggior fornitori al mondo di soluzioni avanzate per semiconduttori. Attraverso i suoi impianti di produzione a livello mondiale la Micron produce e commercializza una gamma completa di memorie DRAM, memorie flash NAND e NOR, così come altre tecnologie di memoria innovative, moduli di memoria e sistemi a semiconduttori per l’uso in prodotti d’avanguardia, prodotti al consumo, per il networking, per la telefonia mobile e sistemi integrati. Le azioni ordinarie della Micron sono quotate al NASDAQ con il simbolo MU. Per ulteriori informazioni su Micron Technology Inc., visitare il sito http://www.micron.com

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Does Europe need a specific anti-mafia legislation?

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

The next meeting of the Special Committee on Organised Crime, Corruption and Money Laundering (CRIM) will take place on 23 and 24 January, room PHS 4B001.
The committee will hold a public hearing to discuss criminal law, transnational investigation and prosecution in the fight against organised crime, corruption and money laundering.Particularly, Members will debate with experts on:
– the preservation of individual rights (including defence rights in investigations) and the protection of personal data
– criminal responsibility of corporations and fight against tax fraud and tax evasion (including VAT fraud): Algirdas Semeta, Commissioner for Taxation and Customs Union, will deliver a speech on the protection of EU financial interests, controlling financial flows and dealing with non-regulated areas.
The meeting will kick off with a debate on the working document drafted by CRIM rapporteur Mr Iacolino, which will serve as a basis for the mid-term paper.

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La giustizia in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Ho scritto queste cose venti anni fa. Sta al lettore di oggi rilevare le eventuali diversità intro-dotte nel sistema giudiziario italiano e capire, come credo, quanto poco sia stato fatto per restituire al precetto giuridico la sua identità e il suo indirizzo nella realtà sociale e civile di un Paese che vorremmo definire a democrazia compiuta.
Come posso ampiamente rilevare la società contemporanea, da una parte, ha fatto tesoro delle esperienze passate, recenti e remote, maturate negli studi approfonditi degli studiosi del diritto che, a mio avviso, hanno inteso, in questo modo, tutelare l’ordinato evolversi della “comunità” rispetto ai suoi compositi impegni ai quali è, di volta in volta, chiamata. Alla base di questo modello “evoluto e specialistico”, offertoci dall’amministrazione della giustizia, vi è stata, da sempre, la convinzione che solo una “società” ordinata, secondo certi principi universalmente riconosciuti e accettati dalle genti che sceglievano di vivere in comunità e che tracciavano un’area autonoma di territorio dove costruire il loro avvenire, potesse offrire una base concreta sulla quale poter assicurare forza e determinazione ai suoi progetti unitari. Scrivevo, infatti: “La storia, per altro, ci insegna che là dove è venuta meno la giustizia e con essa l’autonomia del giudice dagli altri poteri forti dello Stato, vi è stato il collasso statuale e la crisi è diventata irreversibile fino alle sue estreme conseguenze con le dittature, lo Stato di polizia e via dicendo.” Ma la giustizia per essere valida non ha solo bisogno di buone leggi e quindi di un legislatore nato per essere “saggio, accorto e sensibile alle realtà del mondo che cambia”, ma deve far sentire la sua presenza facendo in modo che essa pervenga ai destinatari, attori o convenuti che siano, con tempestività, equità e uniformità di giudizio a prescindere dalle loro condizioni sociali, dal ceto e dal ruolo politico svolto. Ebbene in Italia, e in una certa misura anche nel resto del mondo industrializzato e non, stanno venendo meno questi presupposti perché si sta scivolando sul piano inclinato di una giustizia che si vuole al servizio di qualcuno, ad usum delphini e non nell’interesse generale. Questo malessere è avvertito un po’ da tutti. Scriveva nel 1986, tra l’altro, il Presidente pro tempore della Corte di Appello di Roma Carlo Sammarco: “Finora il cittadino italiano nutriva una sostanziale fiducia nei suoi giudici, pur essendo ripagato con disfunzioni e ritardi.” “Di recente ha mutato atteggiamento: esso è divenuto critico se non sospettoso nei confronti dell’istituzione giudiziaria.” La verità è che il giudice italiano è chiamato a rendere giustizia in una società che nel-l’ultimo trentennio si è profondamente trasformata e lo ha fatto ad un ritmo vertiginoso. L’avvento dello stato sociale, finalizzato a garantire a tutti i conso-ciati i benefici conseguiti attraverso lo sviluppo eco-nomico, ha comportato la tendenza alla socializ-zazione del diritto; nel contempo il processo di democratizzazione del sistema socio-economico, per effetto di una imponente moltiplicazione dei sog-getti economici sociali ed istituzionali, ha, a sua volta, sviluppato la tendenza al policentrismo del diritto, essendosi la funzione legislativa del Parla-mento rivolta alla composizione degli interessi ed alla regolamentazione dei poteri dei corpi intermedi e dei gruppi in competizione fra di loro, per cui le leggi spesso si atteggiano a veri e propri statuti di gruppo. A queste due tendenze del diritto se n’è aggiunta una terza: la proliferazione del diritto; le leggi si accumulano, si contraddicono, si cancellano, il tutto in maniera caotica. Di conseguenza, è venuta appannandosi la posizione di terziarità del giudice, per cui taluno ha parlato di amministrativizzazione della funzione giudiziaria.” Ebbene mentre cambia-vano, a un ritmo inusitato, i connotati sostanziali della giurisdizione e il ruolo del giudice si ampliava e si potenziava occupando spazi un tempo impen-sabile, non si provvedeva prontamente alla riconsi-derazione della sua professionalità e al rinnovamento della legge concernente il loro status e dei codici di rito e tanto meno all’ammodernamento delle strutture organizzative. Cosicché, accanto alle disfunzioni di sempre, andatesi viepiù aggravandosi, è venuta proponendosi una messa in mora per i modi in cui la giustizia è amministrata in Italia. Un evento, questo, carico di conseguenze negative per l’ordinato vivere civile della comunità nazionale di fronte alla quale non si può rimanere inerti e conti-nuare a credere che tutto possa rimanere come prima. Ebbene nonostante questo e molti altri appelli apparsi sugli organi di stampa, non solo spe-cialistici, e in tutte quelle sedi, compreso il Parla-mento dove non solo si poteva informare ma anche decidere una svolta, nel senso voluto in apparenza da tutti, per ridare fiato alla questione giustizia e a conferirle quella funzione vitale per la tenuta stessa della democrazia, poco o nulla è stato fatto. Queste riflessioni ho incominciato a farle nella prima stesura di un mio lavoro, ovvero nel 1995. L’ho vista come la giustizia che si propone con sconti di pena, di condoni e di amnistie, ma nessuno sembrava voler prendere il classico toro per le corna ed affrontare il problema alla radice. E’ sempre di quel tempo il commento-sfogo, fin troppo amaro, per quanto fosse realistico, di un magistrato, Fabio Salamone – chiamato a svolgere una delicata inchiesta – quando in un’intervista, rilasciata a un giornalista del “Corriere della sera”, dice: “Come il solito in questa Italia che continua a prendersi in giro, il problema non è posto correttamente, mi pare.” Intanto, i processi una volta in piedi si devono fare. Salvo che il potere politico si assuma la responsabilità di bloccarli o modificarne la procedura in corso d’opera. “Ovviamente – egli rileva – non spetta a noi magistrati decidere.” “Siamo solo dei tecnici che potremmo esprimere un parere, se richiesto, fermo restando l’obbligo di applicare leggi e norme fatte da altri, da un altro potere costituzionale, appunto quel-lo legislativo.” “II chiarimento, quindi, va ricercato esclusivamente in sede politica.” Se ci soffermiamo un attimo a considerare proprio questo specifico aspetto richiamato da Salamone, per quanto ovvio, ci troviamo a dover registrare la prima grossa incongruenza nel sistema Italia. Il Parlamento legifera ed è quello che è chiamato a fare nel caso specifico, ma non ci sembra corretto, per non dire altro, che una volta affidate le leggi, da esso emanate, ai magistrati per farle applicare, si debba dire “tra le righe” che se colpiscono certi uomini influenti le stesse norme non valgono più e che, ancor peggio, esistono degli “intoccabili” che possono rubare, uccidere e compiere qualsiasi illecito, ma guai a chi osa chiamarli a risponderne. Anche in questa circostanza continua a valere la logica del più forte, quella del vincitore che in guerra si vede assolte le sue atrocità mentre condanna quelle del nemico sconfitto, che trasforma in “eroi” dei biechi assassini e riduce a “carnefici” quelli dell’altra parte che hanno avuto il demerito di essere dei perdenti. Dov’è la giustizia in questi casi? E’ indubbiamente in un solo posto: nel cuore dei malvagi, dei prevaricatori, e allora non chiamiamola, ipocritamente, giustizia, ma qualcosa d’altro. E al contrario di quanto pensa Salamone, dico che in Italia, e aggiungo non solo in Italia, non si tratta di schizofrenia del potere politico quando affronta i temi della giustizia peccando di farlo senza uno studio sereno, né di avvalersi di emozioni legate a casi particolari tanto da valutare ogni grande tematica in rapporto solo alla soluzione di una singola emergenza, ma è qualcosa di ancora più grave. E’ vero e proprio disfattismo. La corru-zione non è solo il frutto di una burocrazia malata, ma è la volontà di alcune categorie di voler comun-que mestare nel torbido per ricavarvi il massimo profitto a costo zero. Ci sembra persino comico il voler perseguire il capo della lega Bossi allorché “minaccia” il “separatismo” per voler fondare la repubblica del Nord. E a chi si straccia le vesti scandalizzato per queste oscenità da “ergastolo”, chiediamo se onestamente lo Stato italiano, dalla sua unità a oggi, abbia mai fatto qualcosa in nome di tutta la nazione o, più semplicemente, se non si sia servito del Meridione come di un semplice mercato di sbocco delle produzioni concentrate nel Nord.
Allo stesso modo si è comportata la Francia di Napoleone III nel momento in cui intese favorire l’unità d’Italia.
La sua riserva mentale era quella di procurarsi uno spazio “privilegiato” per i suoi commerci in Italia in cambio degli appoggi resi.
Le forze politiche devono quindi avere la serenità di valutare i temi della giustizia nella loro globalità e senza preconcetti.
C’è troppa confusione. L’ignoranza della legge non scusa, si dice. Ma non esiste un codex, un corpus con tutte le norme penali. Si fa una legge finanziaria e s’inserisce una norma penale. Si vara una legge sui bovini ed è lo stesso.
Con la conseguenza che nessuno sa quanto siano i reati in Italia.
A questo punto è urgentissimo ordinare la materia. Non dimentichiamo che nel nostro Paese vige un codice penale di una società che non esiste più.
“A questo si aggiunge il problema del sovraccarico degli uffici penali”. (Riccardo Alfonso)

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Il dibattito politico nella cultura storica del Meridione

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Luigi Sturzo

Luigi Sturzo (Photo credit: Wikipedia)

Oggi si parla di “riformismo” e si pensa a qualcosa di nuovo e di originale. Diciamo, piuttosto, che esso è ricorrente nella storia dell’umanità.
Senza andare molto a ritroso nel tempo mi basta ricordare il riformismo del Settecento, proposto da genovesi e Galanti, e che avevano visto nella campagna e nella provincia meridionali il vero campo d’azione, il terreno su cui misurare successi e sconfitte. Riformismo è stato ancora ripresentato, ad esempio, nel più recente grande convegno siciliano su Luigi Sturzo.
E oggi che ritorniamo a proporre in politica il riformismo dobbiamo riconsiderare per l’ennesima volta l’aspetto deteriore di una politica che passa sopra le attese del popolo meridionale, lo sfiora e ancora una volta disattende le sue attese, i suoi bisogni, il suo anelito di crescere e di identificarsi nella sua cultura e di confronto con quella degli altri.
Tutte le vicende che sono sotto i nostri occhi vanno sempre articolate senza esaltazioni e senza condanne che invece, con riferimento alle vicende politiche ed economiche italiane, e non solo a quelle meridionali, hanno finora prevalso nella pubblicistica e nella saggistica nazionale e interna-zionale. E’ chiaro, tra l’altro, che da ragionamenti tutti indistintamente uniformi, nell’ottimismo sempre giustificazionista o nel pessimismo spesso assai antagonista e pregiudizialmente politicizzato, non può non determinarsi il rischio dell’interruzione del circuito della buona e efficace comunicazione di cui invece vi è forte bisogno in questo nostro Paese. E’ bene che i politici lo abbiano ben presente per evitare che l’ennesima delusione non diventi, se già non lo è, il prezzo di una arrestabile depauperamento del sistema paese nella sua interezza che non può non riguardare, ovviamente, la politica quanto la cultura, quanto la stessa civiltà e democrazia. (Riccardo Alfonso)

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La grande tradizione dell’Italia comunitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

L’Italia, non dimentichiamolo, è tra i paesi fondatori dell’Unione europea. Essa è la custode dell’originale spirito europeistico. Il suo ruolo è ancora più importante oggi perché assume un significato più diretto, naturale e immediato con le nazioni mediterranee e medio orientali e che essa considera per nulla “marginali” nella politica estera comunitaria e nazionale. E’ l’Italia di ieri e di oggi che ha avvertito e continua a farlo nel presente l’esigenza di dare ai paesi della sponda Sud del Mediterraneo una loro convinta partecipazione alla nuova grande Comunità europea. Questa non è solo una lezione magistrale di vita, ma è anche una costante nell’insegnamento che va giustamente ripreso e rilevato di continuo nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Se noi vogliamo uscire dalle nostre chiusure territoriali grandi o piccole che siano dobbiamo incominciare ad essere multietnici e multiculturali proprio nei luoghi dove il sapere viene aperto alla conoscenza e dove i giovani si misurano nella ricerca costante di una loro identità unitaria sia pure commisurata alle loro differenti tradizioni e al rispetto e alla conservazione di esse. Ciò non deve, tuttavia, far perdere di vista il grande carico di equilibrio che si aggiunge sulle spalle dei futuri go-vernanti della grande Europa, per evitare il pericolo di egemonie di ruoli attorno a paesi in grado di eser-citare forti attrazioni, come ad esempio la Germania rispetto ai paesi dell’Est, e quindi a favore di una politica est-ovest, a scapito dell’equilibrato rapporto generale, ma soprattutto nord-sud. (Riccardo Alfonso)

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Catena alimentare e selezione della specie

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

L’informazione sulla fame del mondo e delle condizioni di estrema povertà di tanto in tanto conquistano l’attenzione dei media e l’occasione permette a tutti noi di riandare ad un tema che è, e resta centrale, nella realtà quotidiana e dovrebbe indurci ad interventi più decisi e duraturi. Non è, purtroppo, così. La questione la suddividerei in due parti. La prima riguarda il contingente e le misure adottabili devono essere fondate sulla necessità di programmi alimentari che consentano di stimolare le popolazioni interessate a produrre in proprio con l’ausilio di tecnologie ad hoc. La seconda riguarda le ragioni della nostra esistenza e la capacità di sostentamento che ci permette di utilizzare le risorse in rapporto alla loro effettiva disponibilità. In altre parole la popolazione mondiale che si avvia sui set-te miliardi è eccessiva. Dobbiamo contenerla se non ridurla. Vi ostano pregiudizi di ogni genere, ovvia-mente. Eppure dobbiamo arrivarci. La natura ci insegna con la logica della “catena alimentare” e l’ecosistema si tutelano con la selezione naturale delle varie specie. Chi è, invece, al vertice di questa catena ha, da una parte, il vantaggio di non subire decimazioni da soggetti più forti e aggressivi, ma dall’altra subentra il rischio di un eccesso di pre-senze che finiscono con l’alterare l’equilibrio delle altre categorie e, in ultima analisi, di far collassare l’intero sistema. E’ di questi giorni la notizia, ad esempio, dell’aumento dei consumi dei prodotti ittici e il pericolo che essi possano provocare danni irre-versibili con la loro estinzione. Ma vi è anche un altro e più insidioso pericolo. Riguarda la selezione della specie. I più dotati, già oggi, si sentono una sorta di “casta privilegiata” e sanno concentrare a loro uso e consumo le grandi risorse della natura a svantaggio degli altri. Se tutto ciò diventasse “siste-ma” avremmo su sei miliardi di abitanti ben 4-5 miliardi di “paria” e restarvi, senza soluzione di continuità, contro i restanti che potrebbero assorbire quasi in toto le risorse energetiche ed alimentari esistenti. Se ponessimo quest’aspetto tra gli argo-menti di riflessione e di studio e senza caricarlo da condizionamenti di natura religiosa e di “sufficienza accademica”, forse riusciremmo a comprendere meglio ciò che siamo e ciò che possiamo essere nel presente e nel futuro se vogliamo offrire una conti-nuità genetica al nostro essere e divenire sulla terra o altrove. In alternativa resta solo l’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso)

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I deputati spingono i ministri UE ad adottare la Garanzia per i giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Il sistema della “Garanzia per i giovani”, disegnato affinché nessun giovane nell’UE rimanga senza un lavoro, un percorso d’istruzione o un tirocinio per più di quattro mesi, ha ricevuto il forte sostegno del Parlamento mercoledì. I deputati hanno votato una risoluzione che invita i ministri del lavoro dell’UE a trovare un accordo – entro febbraio – su una raccomandazione del Consiglio che preveda l’introduzione di questo sistema in tutti gli Stati membri.”Non cerchiamo di forzare la creazione di posti di lavoro, ma di mettere in moto degli strumenti che diano ai giovani una possibilità ed evitino di perdere una generazione”, ha detto la presidente della commissione occupazione Prevenche Berès (S&D, FR), nel dibattito di lunedì.L’obiettivo dei sistemi di “garanzia per i giovani”, si legge nella risoluzione, è assicurare a tutti i cittadini legalmente residenti nell’UE sotto i 25 anni di età e ai neolaureati under-30 una buona offerta di lavoro, un nuovo percorso di studi o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione.La risoluzione è stata adottata con 546 voti a favore, 96 contrari e 28 astensioni.Il Parlamento ha già richiesto due volte l’adozione di questi sistemi e sostiene fermamente la proposta della Commissione europea per una raccomandazione del Consiglio per introdurre questi sistemi in tutti gli Stati membri.
I sistemi di garanzia per i giovani, sostengono i deputati, dovrebbero poter accedere ai finanziamenti europei, in particolare al Fondo sociale europeo (FSE), su cui si dovrebbe quindi concentrare il 25% dei fondi strutturali dell’UE.
Il Parlamento richiede inoltre alla Commissione di aiutare quegli Stati membri in difficoltà economiche, affinché tutti possano adottare la garanzia.
La disoccupazione giovanile nell’UE ha raggiunto una media del 23,7% nel novembre 2012. In Italia, il tasso dello stesso mese era del 37,1%, mentre in Paesi come la Grecia e la Spagna supera il 50%.

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Le nuove regole per le agenzie di rating confermate dal Parlamento europeo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Nuove regole su quando e come le agenzie di notazione del credito possono emettere rating sul debito pubblico e sullo stato di salute finanziaria delle aziende private sono state approvate mercoledì. Secondo la nuova legislazione, le agenzie potranno emettere rating non richiesti sul debito sovrano solo in periodi specifici e per prevenire conflitti d’interessi, è fissato un tetto alle quote azionarie che le agenzie possono possedere negli enti di cui devono stilare la valutazione. È introdotta anche la possibilità per gli investitori di richiedere i danni per rating che si rivelano infondati e danneggiano i loro interessi. Le nuove regole sono state già concordate con il Consiglio.
Grazie ai deputati, le nuove norme migliorano la trasparenza dei rating introducendo l’obbligo per le agenzie di illustrare gli elementi chiave che le hanno portate a stabilire un rating e di astenersi da qualsiasi tentativo di influenzare le politiche nazionali. Date prestabilite per l’emissione di notazioni sul debito sovrano.
Rating non richiesti sul debito sovrano potranno essere pubblicati due o tre volte l’anno, in date stabilite in precedenza dalle stesse agenzie alla fine dell’anno precedente. Inoltre, questi rating potranno essere pubblicati solo dopo la chiusura dei mercati europei e almeno un’ora prima dell’apertura.
Gli investitori che basano le loro attività sui rating potranno citare in giudizio un’agenzia nel caso che la notazione emanata sia in contrasto con le nuove regole previste da questa legislazione, sia intenzionalmente sia per forte negligenza, indipendentemente dalla presenza di una relazione contrattuale fra le parti. Tali violazioni includono anche, a titolo di esempio, la pubblicazione di una notazione compromessa da un possibile conflitto d’interessi.
Per ridurre l’eccessivo affidamento sui rating, i deputati chiedono agli istituti di credito e a quelli privati d’investimento di sviluppare al loro interno le capacità per valutare il rischio creditizio. La Commissione europea dovrebbe inoltre considerare la possibilità di sviluppare delle linee guida europee.
Entro il 2020, nessuna legislazione europea dovrà più fare riferimento a rating esterni e le istituzioni finanziarie non saranno più obbligate a vendere automaticamente in caso di rating verso il basso.
Un’agenzia di notazione del credito dovrà astenersi dal pubblicare rating, o informare il pubblico sull’esistente conflitto d’interessi, nel caso in cui un azionista o un socio, in possesso di almeno il 10% dei diritti di voto, abbia investito nel soggetto valutato.Le nuove regole impediscono infine a qualsiasi persona di possedere più del 5% di diverse agenzie, salvo che queste non appartengano allo stesso gruppo.La relazione Domenici sul regolamento è stata adottata con 579 voti a favore, 58 contrari e 60 astensioni e quella sula direttiva con 599 voti a favore, 27 contrari e 68 astenuti.

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Obesità addominale e rischi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Si sa che sia l’obesità addominale (circonferenza addominale > 102 cm nell’uomo e 88 cm nella donna) che il BMI sono associati all’ipertensione, al diabete, alla malattia cardiovascolare ed alla mortalità. Ma non è ancora chiaro se l’obesità addominale (probabilmente attraverso il meccanismo dell’insulino-resistenza, che sappiamo essere coinvolta nella patogenesi dell’ipertensione e dell’aterosclerosi) sia di per sé associata alle malattie cardiovascolari indipendentemente dal BMI. Il NHANES (US National Health and Nut rition Examination Survey) ha esaminato nel triennio 2007/2010 i dati di soggetti sopra i 18 anni (11.145 partecipanti) in relazione a obesità addominale, BMI e ipertensione, con i seguenti risultati: i soggetti con obesità addominale avevano il 50% di probabilità in più di essere ipertesi (OR 1.51, 95% IC 1.27-1.81) rispetto a quelli con circonferenza addominale normale. Dopo aggiustamento per le diverse covariate (età, genere, razza/etnia, livello di educazione, rapporto reddito/povertà, BMI, diabete, malattia cardiovascolare, fumo e attività fisica nel tempo libero) i soggetti:
con obesità addominale e BMI normale
con obesità addominale e BMI da sovrappeso
con obesità addominale e BMI da obesità
mostravano un’aumentata prevalenza di ipertensione quando confrontati con individui con normale BMI e senza obesità addominale (rispettivamente OR 1.81, 95% CI 1.28-2 .57; OR 1.87, 95% CI 1.55-2.25: OR 3.23, 95% CI 2.63-3.96). Vedi figura allegata. In conclusione, il NHANES conferma che l’obesità addominale è associata ad ipertensione indipendentemente dal BMI. Quindi, non solo il BMI, ma anche la circonferenza addominale (cioè entrambi) dovrebbero essere ricercati sistematicamente tra i fattori di rischio di ipertensione.
Ostchega Y et al. Am J Hypertens 2012; 25 (12) 1271-1278(fonte medicinalterna33)

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Rapporto insulina-glucosio modificato e diagnosi di insulinoma

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

La Endocrine Society ha pochi anni fa confermato nelle linee guida per la diagnosi dei disturbi ipoglicemici quelli che debbono considerarsi i criteri biochimici appropriati per la diagnosi di insulinoma (Cryer PE et al. Evaluation and management of adult hypoglycemic disorders: an Endocrine Society Clinical Practice Guideline. J Clin Endocrinol Metab 2009; 94: 709):
glicemia < 3,1 mmol/L [<55 mg/dL]) elevata (o non soppressa) insulinemia (> 18 pmol/L)elevati livelli di C-peptide (> 0,2 nmol/L [> 0,61 ng/ml])
livello di proinsulina >5 pmol/L e concomitante soppressione del livello di acido idrossi-butirrico.
Tuttavia, le linee guida non specificano quanti di questi criteri devono essere soddisfatti per supportare la diagnosi biochimica di un insulinoma. Inoltre, l’accuratezza diagnostica può essere persa se “prevale” il valore del glucosio su quello della insulina, tanto che è prassi comune integrare i dati di laboratorio con il rapporto insulina – glucosio (insulina espressa in pmol/L / glucosio espresso in mmol/L) che per essere orientativo per diagnosi di insulinoma deve essere > 0.30. Un recente studio retrospettivo, che ha coinvolto 114 pazienti di due centri universitari tedeschi in follow up per un disturbo ipoglicemico, si è proposto di valutare se, tenendo conto che la cellula beta per concentrazioni di glucosio < alle 1.7 mmol/L secer ne una trascurabile quantità di insulina, modificando il rapporto in questo modo: insulina espressa in pmol/L / (glucosio espresso in mmol/L – 1,7 mmol/L), si potesse ottenere una maggiore resa diagnostica. Il range di normalità del modificato rapporto era di 53.6 o meno rispetto a quello “tradizionale” di 32 (pmol/L)/(mmol/L). Le valutazioni ematiche effettuate in questi pazienti sono state le seguenti: glucosio, insulina, C-peptide, e la versione modificata del rapporto insulina-glucosio, misurate durante ed alla sospensione di digiuni prolungati. Questi i risultati sintetizzati nella Figura acclusa: dei 114 pazienti che sono stati valutati, 49 hanno avuto la resezione chirurgica di insulinomi istologicamente confermati, mentre in 65 si è potuto escluderne la presenza; i pazienti con insul inoma, alla fine del digiuno prolungato, avevano livelli di glucosio inferiori e quote di insulina e C-peptide generalmente superiori rispetto ai pazienti di controllo, ma vi era una considerevole sovrapposizione. Invece utilizzando il cut off del rapporto insulina-glucosio modificato come sopra indicato è stato possibile identificare correttamente 48 dei 49 pazienti con insulinoma ed escludere la diagnosi in 64 dei 65 pazienti di controllo, con conseguente valore predittivo positivo di 0.98 (95% CI, 0.89-1.00) e negativo di 0.99 (CI, 0.92 – 1.00).
Nauck MA and Meier JJ. Diagnostic Accuracy of an “Amended” Insulin-Glucose Ratio for the Biochemical Diagnosis of Insulinomas. Ann Intern Med 2012;157(11): 767-775 (fonte medicinalterna33)

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Rapporto 2013 dell’American Heart Association su cardiopatie e stroke

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Ogni anno l’American Heart Association, insieme al Center for Disease Control and Prevention ed il National Institute of Health, pubblica i dati statistici raccolti negli Stati Uniti riguardanti le malattie cardio- e cerebro-vascolari ed i relativi fattori di rischio. Si tratta di un documento ricchissimo di dati, che costituisce un importante punto di riferimento per medici, ricercatori, gestori e manager della sanità, riportando indici di morbilità e mortalità, rischi, qualità delle cure, procedure mediche e interventistiche e costi complessivi. Di seguito viene riportata una breve sintesi dei dati presentati:
i fattori di rischio per mortalità cv nella popolazione americana sono costituiti dall’ipertensione arteriosa nel 40.6%, il fumo nel 13.7%, una alimentazione scorretta nel 13.2%, l’inattività fisica nel 11.9% e una iperglicemia nell’8.8% dei casi nonostante gli interventi promossi il 21.2% dei maschi ed il 17.5% delle donne americane di età superiore a 18 anni continua a fumare ed il 40.1% dei soggetti non fumatori nel 2007-2008 aveva livelli elevati di nicotina nel sangue per esposizione al fumo passivo (percentuali molto più basse in bambini e adolescenti) 1/3 degli adulti non pratica attività fisica nel tempo libero
negli anni si osserva un aumento di apporto calorico (carboidrati in particolare), per pasti più abbondanti ed assunzione di bevande zuccherate
la pr evalenza di sovrappeso ed obesità in età superiore a 20 anni è pari al 68.2% e tra 2 e 19 anni è del 31.8%
la prevalenza di colesterolemia > 240 mg/dL negli adulti sopra i 20 anni è del 13.8% il 33% degli adulti > 20 anni di ambo i sessi è iperteso (l’82% è consapevole di questa condizione, il 75% assume farmaci ma solo il 53% raggiunge il target previsto) la prevalenza di diabete noto nella popolazione adulta è dell’8.2%, con l’aggiunta del 4% di diabete misconosciuto e 39.2% di prediabete; il 34% della popolazione ha una sindrome metabolica (35.1% nei maschi e 32.6% nelle donne). Altri dati di notevole interesse riguardano i tassi di mortalità:
il tasso di mortalità per malattie cv è pari a 236.1 per 100.000, con valori più elevati nei maschi e nella razza negra, con una riduzione tra il 1999 ed il 2009 del 32.7% nel 2009 le malattie cv hanno determinato il 32.3% della morti totali; circa 2.150 soggetti muoiono giornalmente per malattie cv (1 ogni 40 secondi)
1 morte su 6 è correlata a malattia coronarica (nel 2009 n 386.324 decessi); ogni anno 635.000 americani sono ricoverati per un infarto cardiaco di nuova insorgenza o muoiono per cardiopatia ischemica (si registra 1 evento coronarico ogni 25 secondi e una morte coronarica ogni minuto) tra il 1999 ed il 2009 l’incidenza di stroke è diminuita del 36.9% e la conseguente mortalità del 23% (si registra 1 stroke ogni 40 secondi ed 1 su 19 decessi è attribuibile a tale patologia). Gli indicatori di qualità delle cure erogate ai pazienti ospedalizzati per cause cardiovascolari documentano una buona aderenza alle raccomandazioni contenute nelle linee guida. Tra il 2000 ed il 2010 gli interventi e le procedure per problemi cv sono aumentati del 28%, mentre i costi diretti ed indiretti per le malattie cv e stroke nel 2009 sono stimati essere pari a 312.6 miliardi di dollari (a fronte di 228 miliardi per le malattie tumorali).
Go AS et al. Heart Disease and Stroke Statistics-2013 Update. A Report From the American Heart Association. Circulation 2013 DOI: 10.1161/CIR.0b013e31828124ad
(fonte medicinalterna33)

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French troops in Mali

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

The Mali Empire at its height under Mansa Musa.

The Mali Empire at its height under Mansa Musa. (Photo credit: Wikipedia)

French troops are moving north Wednesday for their first major ground operation in Mali alongside Malian troops, in an attempt to stop rebels, believed to be associated with the terrorist group al-Queda, from dominating a region that some fear could become an extremist hot spot and a launching pad for terrorist attacks. The insurgents have moved north into southern Algeria, where they kidnapped several people including Japanese nationals as well as other foreigners. (Sources: BBC, AP, New York Times)

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Ricette e certificati: firma elettronica dovrà diventare digitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

La semplice firma elettronica delle ricette mediche, ora generata dall’uso di Id e password, dovrà essere sostituita dalla firma digitale dello specialista prescrivente, secondo quando stabilito dalla Direttiva comunitaria del 20 dicembre 2012. Tale normativa, spiega una nota dell’Anorc, Associazione nazionale per operatori e responsabili della conservazione digitale, entra in contraddizione con quella italiana, la quale prevede che «il sistema per l’autenticazione dei medici, predisposto per l’utilizzo della piattaforma del Sistema di accoglienza centrale (Sac quello alla base anche della tessera sanitaria) e per la generazione di certificati di malattia e ricette mediche digitali si basi tramite la semplice digitazione di Id e password, con la conseguenza che il documento informatico costituente la prescrizione o la ricetta medica risulta provvisto della sola firma elettronica semplice, ai sensi dell’art. 21 del Codice dell’amministrazione digitale». Il rischio è di generare documenti non più validi, dal momento che, si legge nella nota, la nuova direttiva stabilisce che gli Stati membri provvedano a che le ricette contengano, tra gli altri dati previsti anche «la firma per l’identificazione dello specialista prescrivente» che deve necessariamente essere in «forma scritta o digitale in base al mezzo scelto per l’emissione della ricetta». Secondo Andrea Lisi, presidente di Anorc, la semplificazione e il contenimento della spesa pubblica in ambito sanitario, presentano «il paradosso di avallare la circolaz ione di documenti informatici che rappresentano prescrizioni mediche prive dello stesso valore giuridico e probatorio di quelle generate in forma cartacea, senza considerare le difficoltà per adeguare il sistema allo standard indicato ora dall’Unione».(fonte doctornews)

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Fimmg: poca informazione su generico, più facile scelta brand

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

È la poca informazione da parte dei produttori di generici che non permette al medico di «approfondire bene la conoscenza di questi farmaci». È quanto sostenuto da Giacomo Milillo, segretario della Fimmg commentando sia i dati sulla quota di mercato del comparto (17%), sempre inferiore a quella degli Usa (80%) e della media europea (55%), sia la diffidenza dei medici e di pazienti rilevata da due recenti ricerche americane. «I produttori di farmaci generici non fanno molta inf ormazione» chiarisce Milillo «il medico non può quindi approfondire bene la conoscenza di questi farmaci e dei loro effetti collaterali che possono essere diversi, perché bisogna sempre ricordare che dire che sono equivalenti a quello con brand non significa dire che sono uguali». E aggiunge: «Il medico ha necessità di avere piena contezza di quello che ha prescritto, per questo alla fine è più facile che la scelta ricada su farmaci che già conosce». Obiezioni a cui Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici risponde ribadendo che «se le case farmaceutiche produttrici di farmaci equivalenti vogliono continuare a vendere prodotti che costano mediamente il 60% in meno di quelli di marca, non potendo sacrificare la qualità devono per forza rinunciare a investire in ricerca, visto che le molecole che utilizzano sono state già scoperte, e in informazione medico scientifica», e invitan do i medici a prendere in considerazione la possibilità di «informarsi da soli». Secondo Foresti, la diffidenza dei pazienti è giustificabile dall’introduzione «un po’ forzosa giustificando la scelta soltanto con un risparmio economico, ma quella del medico no, anzi deve essere proprio lui a dissipare ogni timore prescrivendo sin da subito un farmaco generico laddove possibile». E conclude: «La norma della doppia dicitura in ricetta, principio attivo più eventualmente nome del farmaco, introdotta di recente da Balduzzi mi sembra giusta: è un primo passo per educare i cittadini».(fonte frarmacista33)

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Hybrid Heat Pumps Create New Opportunities in the Retrofit Sector

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Edinburgh, Scotland Heat pumps sales in Europe have flat-lined for the last few years. Hybrids – a combined electric air-source heat pump plus a gas boiler, will open up new opportunities, enabling electric heat pumps to compete with conventional gas boilers – a potentially huge market with 8 million installations per year across Europe. Hybrids also offer opportunities to decarbonise the off-gas grid sector (i.e. when combined with oil boilers).New in depth research on hybrid heat pumps by Delta-ee, which analyses the current market and outlook for hybrids, indicates that the best potential for hybrids with gas boilers lies in markets such as the UK, The Netherlands and Germany. Four of the five biggest boiler companies in Europe are already offering a hybrid, and there are already nearly 20 different hybrid products on the market. Sales could increase tenfold to 2020, from close to 10,000 per year across Europe today. Five reasons why hybrids will open up the residential on-gas retrofit market:
Customer economics: The upfront cost of a hybrid is significantly lower than for an electric heat pump alone. Further, where the heat pump works predominantly for space heating, and the boiler provides hot water, running cost savings can be achieved through hybrids compared to a boiler alone.
Consumer acceptance: Hybrids using a gas boiler could be far easier to sell to both customers and traditional heating installers than a pure heat pump – gas is familiar and trusted, particularly in gas-dominated markets like the Netherlands, UK and parts of Germany (as shown in Delta-ee’s report for ENA). Could re-naming the system from “hybrid heat pump” to “hybrid boiler” further increase appeal?
Retrofitability: A wide range of hybrid system designs fit with a wide range of building types. Emerging compact integrated products which may be able to directly replace combi boilers could open up mass market opportunities. Un-integrated products where the heat pump can be retrofitted to an existing boiler, open up new market opportunities to ‘up-sell’ existing heating systems.
Lower carbon than a boiler: Hybrids can play a role in decarbonising heat – by offering a lower carbon alternative to a gas or oil boiler, and potentially even saving carbon relative to a pure HP.
Reducing grid impact: ‘Smart’ operation of hybrids (the ability to switch away from electricity at peak times) increases electricity system flexibility & helps manage grid congestion. Therefore, hybrids reduce grid impact relative to full electrification. The value of hybrids to the electricity grid as we move towards a low carbon future could be immense.

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Lipoplasty Most Performed Procedure In Latest International Study

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Hanover The International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS) has released the results of the third annual statistical analysis: Global Study of Aesthetic/Cosmetic Surgery Procedures Performed in 2011. The outcome is now posted on the ISAPS website. Comparative results of the 2010 and 2011 surveys are available at http://www.isaps.org/isaps-global-statistics.html.
The 2012 study invited approximately 20,000 plastic surgeons to participate. In addition, the American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS) and the Brazilian Society of Plastic Surgery (SBCP) assisted with this year’s ISAPS study. Results are projected to reflect international statistics and are exclusively based on the estimated number of plastic surgeons in each country and the respondent sample.
Results reveal a hierarchy of countries with the most surgical and non-surgical aesthetic/cosmetic procedures performed by board certified (or the equivalent) plastic surgeons in 2011. Several summaries provided on the ISAPS website include tables showing the number of surgeons and procedures by country. Caution is urged when observing year‐to‐year comparisons, because studies such as this can experience substantial variances within specific procedures. The pool of responding physicians varies from year to year and the sample sizes for specific countries may significantly fluctuate between years.
Procedural Frequency Shows Modest Variation Lipoplasty remains the most performed procedure, representing 19.9% of total surgical procedures, while Botulinum Toxin Type A (Botox and Dysport) leads with 38.1% among non-surgical procedures. The popularity of surgical procedures varied by country. The United States, Brazil, China, Japan, and Italy ranked as the top five most dominant countries for surgical procedures.
Grand Totals The ISAPS surveyreports several important statistics with regard to the total number of board certified (or national equivalent) plastic surgeons practicing globally, estimated to be 32,000. These figures do not take into account surgical and non-surgical procedures performed by medical professionals and others who are not plastic surgeons.
Methodology Thesurvey was compiled, tabulated, and analyzed by Industry Insights, Inc. (www.industryinsights.com) an independent research firm based in Columbus, Ohio in the United States. The survey leader was Scott Hackworth, CPA and research analyst who has conducted various forms of research on trends in Aesthetic Plastic Surgery for over 15 years. Participants in the survey completed a two-page, English language questionnaire that focused on the number of surgical and non-surgical procedures they performed in 2011. Final figures have been projected to reflect international statistics and are based exclusively on the estimated number of plastic surgeons in each country. To aid in tallying the total number of plastic surgeons, representatives of National Societies provided the counts for over 90% of the 32,000 total estimated plastic surgeons. A formula was used to estimate numbers in non-reporting countries based on their Gross Domestic Product and Population.
Journalists Please Note: We appreciate your citing the ISAPS website, a non-commercial, information based, consumer service site, so that others may see full details of the ISAPS Worldwide Survey. http://www.isaps.org
The forty-three year old International Society of Aesthetic Plastic Surgery is the largest international society of individual plastic surgeons with 2,360 current members in 93 countries. Surgeons undergo a strict application process to determine their qualifications to join the society. The ISAPS mission is twofold: the continuing education of plastic surgeons in latest techniques in the field of aesthetic (cosmetic) surgery and medicine – and the promotion of patient safety.

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