Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 11 gennaio 2013

“Caregivers”: nel mondo ci sono 52 milioni di colf e badanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Sono 52,6 milioni i lavoratori domestici, come colf e badanti, stimati in tutto il mondo, per l’83% donne. Lo dice uno studio dell’Organizzazione internazionale del lavoro in un rapporto pubblicato oggi a Ginevra. Oltre la metà non è protetto da alcun limite alla durata dell’orario di lavoro settimanale secondo la legislazione nazionale e circa il 45% non ha diritto a periodi di riposo settimanale. Inoltre, poco più della metà dei lavoratori domestici ha diritto a uno stipendio minimo equivalente a quello degli altri lavoratori. E tra le donne, oltre un terzo non ha protezione della maternità. Tra il 1995 e il 2010 i lavoratori domestici nel mondo sono aumentati di 19 milioni. Il lavoro domestico rappresenta il 7,5% dell’occupazione femminile dipendente nel mondo.
Le ore lavorate superano la media di 66 ore a settimana in Malaysia e si situano tra 60 e 65 ore in Qatar, Namibia, Tanzania e Arabia Saudita. Gli orari dei lavoratori domestici sono tra i più lunghi ed i più imprevedibili di tutte le categorie di lavoratori”, viene sottolineato.
Sulla base delle statistiche ufficiali di 117 paesi e territori, il rapporto dell’Ilo giunge alla nuova stima di 52,6 milioni di lavoratori domestici in tutto il mondo nel 2010. Il dato è in aumento appunto di 19 milioni di persone dal 1995, quando erano 33,2 milioni, afferma l’Ilo sottolineando che si tratta di “stime prudenti che probabilmente sottostimano la reale portata del lavoro domestico”. Dai dati sono inoltre esclusi i lavoratori domestici sotto i 15 anni (circa 7,4 milioni secondo una stima del 2008).
Il rapporto indica, quindi, che solo il 10% dei lavoratori domestici (5,3 milioni) è disciplinato dalla normativa generale del lavoro al pari di altri lavoratori mentre più di un quarto (29,9% o circa 15,7 milioni) è completamente escluso dal campo di applicazione delle leggi nazionali del lavoro. Tra questi due estremi, esistono regimi intermedi.
Diversi Paesi dell’America latina e dei Caraibi, dell’Africa e del mondo industrializzato hanno esteso ai lavoratori domestici le protezioni minime previste per altri lavoratori, ma molto resta da fare, soprattutto in Medio Oriente e in Asia.
In Italia su un totale un totale di 651.911, 133.431 sono italiani (uomini e donne, le donne costituiscono però la stragrande maggioranza). L’Inps attesta che dal 2008 ad oggi colf e badanti di nazionalità italiana sono aumentate del 20%. Nel 2° trimestre 2012, secondo l’Istat, le occupate italiane nel Sud sono cresciute di 61 mila unità, di cui 50 mila con marito rimasto senza lavoro. Molte sono disposte anche a recarsi a svolgere questi lavori all’estero, dove c’è mercato. Senza contare il sommerso che, secondo Eures, la rete europea dei servizi per l’impiego, in questo settore, rappresenterebbe 6 lavoratori su 10.
Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sono questi i dati sorprendenti che la crisi economica fa emergere: delle vere e proprie inversioni di tendenza nel mercato del lavoro. Il mercato dei “caregivers”, i servizi alla persona, non conosce crisi e sempre più esponenti del gentil sesso, ma anche uomini, ne approfittano, disposti anche a cambiare città e, perfino, Nazione. Con la crisi molti gli italiani pronti a fare le valigie e a vivere in famiglia anche all’estero pur di lavorare anche perchè oltreconfine il personale domestico qualificato proveniente dal nostro Paese è sempre più richiesto.

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Acqua, vita, ambiente e fattore economico

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

“Il nostro impegno nel ricercare la migliore compatibilità fra esigenze irrigue per l’agricoltura ed obbiettivi della Direttiva Europea sulle Acque si chiama Irriframe, un sistema intelligente che, attraverso la combinazione di più fattori, permette il miglior consiglio per l’irrigazione, garantendo risparmi pari ad almeno il 20% nel fabbisogno idrico. La stessa Unione Europea ha avvalorato l’efficienza del progetto, voluto dall’ANBI e già operante in molte regioni italiane.”
Lo afferma Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni (A.N.B.I.), intervenendo al workshop “Servizi di consulenza ed assistenza per l’irrigazione”, organizzato a Roma unitamente ad I.N.E.A. (Istituto Nazionale Economia Agraria) e Gru.S.I. (Gruppo Studi Irrigazione).
“L’acqua – prosegue Gargano – è un fattore fortemente economico, perché è determinante per quel sistema territorio, brand inclonabile del nostro Paese, universalmente riconosciuto vincente e per questo copiato. Non solo: si prevede che, nel 2030, l’insufficienza idrica a livello globale raggiungerà il 40%. Il pericolo, senza adeguate politiche di gestione della risorsa, è l’esplodere di conflitti, conseguenza della mancata tenuta dei principi di coesione sociale. Sono questioni, verso le quali serve una maggiore attenzione del mondo politico, cui si offrirà l’opportunità di nuovi investimenti sul Piano Irriguo Nazionale: in particolare –conclude il Presidente A.N.B.I. – bisogna guardare con grande attenzione all’asse 2 della nuova Politica Agricola Comune 2014-2020, che offre rinnovate opportunità, tra le quali collocare anche l’innovazione nell’irrigazione.”

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NATO and EU Work Together to Disrupt Pirate Group

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

English: A high angle port view of the battles...

English: A high angle port view of the battleship USS Iowa (BB-61) refueling the guided missile destroyer USS Halyburton (FFG-40) during an underway replenishment. The ships are participating in NATO Exercise Ocean Safari ’85. (Photo credit: Wikipedia)

Late on Sunday 6th January, the NATO warship, USS Halyburton and the EUNAVFOR ship FS Surcouf worked together to disrupt a pirate vessel which is believed to have attacked a merchant ship earlier in the day.A Panama-flagged merchant vessel was en route from Salalah to Mombasa when she was approached by a suspected pirate skiff with 6 people on board, off the eastern coast of Somalia.While the crew assembled in the ship’s secure citadel from where they broadcast a distress message, the on-board Armed Security Team took up position and exchanged fire with the suspected pirates.

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Madrid: medici mobilitati contro la privatizzazione della sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Da Plaza de Neptuno, accanto al Parlamento, fino alla Puerta del Sol, dove è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare “la morte della sanità pubblica” e dove è stato letto un “Manifesto in difesa di una sanità universale, gratuita e di qualità”. Questo l’itinerario seguito ieri a Madrid dalla “marea blanca”, un corteo costituito da migliaia di medici e operatori del settore sanitario, affiancati da molti comuni cittadini. Obiettivo dello sciopero: protestare contro l’approvazione – che sarebbe dovuta avvenire proprio ieri – della legge di bilancio regionale in base alla quale 6 ospedali e 27 centri sanitari su 270 sarebbero stati privatizzati. In realtà la manifestazione di ieri, pur se di particolare intensità, corrispondeva all’inizio della quinta settimana di sciopero dei medici. I sindacati di categoria, infatti, da tempo hanno annunciato ricorso contro la legge chiedendone la revoca, denunciando l’illeicità della consegna al settore privato di strutture e servizi sanitari finanziati dal settore pubblico e il rischio che vadano persi almeno 8mila posti di lavoro. In particolare, la riforma prevede una riduzione del 7,7% della spesa del 2012 e la privatizzazione totale del 10% degli ambulatori delle aziende sanitarie locali. Il Governo regionale, guidato da Ignacio González (Partido popular), controbatte che la manovra è indispensabile per tenere sotto controllo il bilancio, che l’occupazione non corre pericoli e che il diritto di sciopero dei medici andrebbe regolament ato contro i recenti eccessi. Le manifestazioni per le strade di Madrid stanno però rallentando le decisioni del governo regionale, mentre proseguono altre forme di protesta: le dimissioni in blocco effettuate dai medici di vari centri ospedalieri, e in alcuni casi lo sciopero della fame. E mentre si preannuncia una grande mobilitazione in febbraio, nuovi fermenti si sono aperti in Andalusia, nelle Asturie, in Catalogna e in Castiglia, dove si teme che il progetto di privatizzazione di Madrid sia solo un banco di prova da applicare più estesamente.

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Le questioni sanitarie in sospeso dopo la caduta del governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Nell’incertezza di una legislatura interrotta e in attesa di un nuovo governo che riprenda le redini del Paese, qualcosa di certo c’è anche in campo sanitario: i tagli. Nel 2013 saranno 600 milioni e nel 2014 un miliardo le cifre che il servizio sanitario dovrà risparmiare in aggiunta a quelle già previste da spending review, dal decreto “salva-Italia” e dalle ultime manovre. Inoltre, risale ancora al periodo in cui il ministro dell’economia era Giulio Tremonti il provvedimento che indica in due miliardi aggiuntivi l’ammontare del recupero da attuare attraverso i ticket, a partire dal 2014. Alt re questioni rimangono sospese, a partire dall’attuazione del cosiddetto “decreto Balduzzi”: dall’intramoenia alle assicurazioni, dalla riforma della medicina territoriale alla revisione dei livelli essenziali di assistenza, numerosi punti non diventeranno operativi in assenza di ulteriori decisioni. Spicca tra questi il delicato disegno di legge sul fine vita: dopo un iter lungo e accidentato, che ha diviso il mondo politico e l’opinione pubblica, è probabile che il provvedimento non vedrà la luce prima delle elezioni. Probabilmente troveranno sorte analoga il testo che intendeva aprire la porte alla donazione del corpo post mortem ai fini di ricerca e il provvedimento che avrebbe consentito di donare i farmaci non utilizzati alle Onlus per una distribuzione gratuita alle fasce più deboli. Il ministro Balduzzi intende comunque lasciare un documento di indirizzo politico in eredità al prossimo governo. Il punto di partenza è il monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha invitato a una maggiore attenzione all’equità proclamando che “chi ha di più deve pagare di più”. Perché questo sia possibile è però condizione essenziale una reale conoscenza dei redditi degli italiani, resa per ora ardua da un’evasione fiscale ancora fuori controllo. L’incrocio delle banche dati si propone come lo strumento più moderno e incisivo per affrontare il problema.

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In ricordo di Rita Levi Montalcini

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Rita Levi Montalcini, 20 april 2009

Rita Levi Montalcini, 20 april 2009 (Photo credit: Wikipedia)

Il 2012 si è concluso con la perdita di una delle menti più fulgide e illuminate della scienza italiana. Rita Levi Montalcini è stata un esempio per intere generazioni di cosa significhi passione per la ricerca biomedica. Nomi come il suo e quello di Renato Dulbecco, scomparso lo scorso febbraio, hanno scritto pagine di storia della medicina, inducendo molti ragazzi a intraprendere percorsi di studio che avessero come obiettivo quello di incrementare le conoscenze al fine di migliorare la salute delle persone. Rita Levi Montalcini, però, era anche molto altro. Dotata di grande passione civica non ha mai mancato di dare il suo appoggio a battaglie di libertà e giustizia sociale. Divenne Senatrice a vita a 92 anni e si dichiarò subito più felice di questo riconoscimento che del Nobel vinto nel 1986 per le scoperte sul Fattore di crescita nervoso (Ngf). Da giovane, aveva dovuto lasciare l’Italia per le leggi razziali. Mai, però, abbandonò la ricerca, anche in situazioni di enorme precarietà. Conosceva bene il valore della vita ed era una grande combattente. Chi scrive ha avuto modo di conoscerla nei giorni caldi della fiducia al Governo Prodi, maggio 2006. In Senato c’era chi la sbeffeggiava e con grande insolenza le offriva in aiuto delle stampelle. Non ne aveva bisogno. Ogni volta che si trovava a parlare lei si alzava in piedi e a gran voce declamava il suo pensiero. Parlammo privatamente proprio della difficile situazione politica e mi dichiarò con fermezza che non si sarebbe fatta intimorire da nessuno e che lei il sostegno, a Prodi, non l’avrebbe fatto mancare. Poi incominciò l’intervento pubblico all’insegna delle sue parole d’ordine di sempre: giovani e ricerca.
Amava Bertrand Russell, in particolare queste parole in cui si riconosceva appieno e che per noi rappresentano il suo più meritato epitaffio: “Tre passioni semplici ma irresistibili hanno governato la mia vita: la ricerca della conoscenza, la sete d’amore e una struggente compassione per le sofferenze dell’umanità”. Nicola Miglino

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Monito Anaao a difesa del Ssn e della salute dei cittadini

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

In periodo di piena campagna elettorale, l’associazione dei medici dirigenti Anaao-assomed torna a tuonare contro la politica di tagli messa in atto dal governo Monti e da quelli che lo avevano preceduto. In un comunicato pubblicato lo scorso venerdì sul proprio sito, il sindacato rileva la disparità tra gli atti governativi e le affermazioni che li hanno accompagnati, prendendosela, in particolare con il documento “Analisi di un anno di governo” comparso sul sito ministeriale.
«Come una stanca litania – osserva l’ Anaao – il testo ripete di avere operato senza conseguenze negative sull’erogazi one dei servizi ai cittadini. Una sorta di mantra che tradisce la falsa coscienza di un equilibrismo verbale, che ha distorto i vocaboli trasformando razionamento in razionalizzazione e tagli in miglioramento».
Secondo il sindacato, lo schema si è ripetuto nei diversi provvedimenti governativi, a partire dalla spending review ma anche con il regolamento sugli standard ospedalieri e con la revisione dei livelli essenziali di assistenza che la mancanza di fondi rischia di bloccare.
Una riduzione dei finanziamenti era già stata attuata da Tremonti ed è continuata con il successivo “governo dei tecnici”, producendo una situazione da molti giudicata insostenibile, a partire dalla Conferenza delle Regioni. Il rischio è che venga messo in pericolo l’universalismo del Sistema sanitario nazionale, la cui distruzione o privatizzazione avrebbe conseguenze nefaste, secondo l’Anaao, non solo sui livelli di salute della popolazione ma sull’intera economia , erodendo il potere d’acquisto di tutti i cittadini. I medici dirigenti rivolgono un appello ai partiti, ricordando che «la questione del finanziamento del Ssn è profondamente politica, prima che tecnica, e la scelta del modello di Welfare sanitario interessa la nostra concezione di democrazia».

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Smi, su prescrizioni inutili paghino anche i pazienti

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Se si vuole arginare il fenomeno delle prescrizioni inutili o improprie di visite o indagini specialistiche mediante le sanzioni, a pagare queste ultime non siano solo i medici ma anche i pazienti. È questa la provocazione con la quale Giuseppe Del Barone, presidente nazionale del Sindacato medici italiani (Smi), risponde alle disposizioni previste dal decreto Balduzzi sui nuovi livelli di assistenza. Ai generalisti, infatti, è imposto di specificare la motivazione dell’esame richiesto ed è previsto che sulle loro ricette siano effettuati controlli casuali; così sarà possibile ris contrare eventuali irregolarità e sanzionare i responsabili a rigor di legge. Un meccanismo, questo, che offende la professionalità dei camici bianchi, secondo Del Barone, che denuncia: «si vanno a colpire i medici come se fossero gli unici responsabili di alcune storture del sistema. Maggiori controlli sono necessari, ma la strada intrapresa del Ministro è ancora una volta sbagliata. Chi difende il medico dal “ricatto” del paziente che, se non ottiene quello che vuole, si fa assegnare a un altro professionista?». E poi, rincara «nessuno parla, per esempio, dei tanti esami prescritti a pazienti che poi li fanno effettuare a parenti che non hanno diritto all’esenzione». Quale soluzione concreta si potrebbe adottare, allora? «È importante l’informatizzazione dei flussi» afferma Del Barone «che consente la tracciabilità e il controllo a tappeto e non si limita a un campione residuale, come previsto dal Ministro ». Solo in questo modo si difenderebbe la grande maggioranza dei professionisti che opera in maniera seria e, allo stesso tempo, si sniderebbe la minima quota di medici scorretti, estendendo i controlli anche agli specialisti, in ambito ospedaliero e privato. Infine, conclude Del Barone «bisogna predisporre per tutte le patologie percorsi diagnostico-terapeutici condivisi da tutte le categorie mediche. Solo così ci sarà uniformità e appropriatezza per le cure e nei controlli». Un problema, quell’uniformità delle prescrizioni, che coinvolge tutta Europa, tanto che la Commissione europea ha approvato una direttiva sui requisiti minimi da inserire nelle prescrizioni per la loro riconoscibilità negli altri Stati membri. Le nuove norme che, rende noto la Fnomceo, dovranno essere recepite entro il 25 ottobre 2013, introducono un insieme di elementi per aiutare a identificare medici, pazienti e prodotti prescritti. Con l’attuale diversit& agrave; delle prescrizioni in tutta l’Ue, spiega la Fnomceo, si stima che oltre la metà dei pazienti abbia problemi di riconoscibilità della prescrizione.

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Nuovi Lea, Gentile (Pdl): una presa in giro non saranno approvati

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Il disegno di legge sui nuovi Lea «è una presa in giro, poiché lo scioglimento delle Camere non permette né la discussione in Commissione né quella in aula» lo sottolinea il senatore del Pdl Antonio Gentile commentando l’annuncio di fine anno del ministro della Salute Renato Balduzzi sul documento messo a punto dal ministero da sottoporre al vaglio dell’Economia e che dovrà passare l’intesa con le Regioni. Tra i punti previsti il riconoscimento di 110 patologie rare che da tempo attendevano di essere incluse, e di cinque nuove patologie croniche: enfisema polmonare e broncopolmonite cronica, le osteomieliti (patologie infiammatorie delle os sa), le malattie renali croniche, il rene policistico autosomico dominante e la sarcoidosi al II, III e IV stadio. Nei Lea entra anche la sindrome da Talidomide. Tra gli obiettivi dei nuovi Lea mettere un freno ai troppi esami prescritti, che spesso nemmeno servono e che costano caro al Ssn, con controlli su almeno il 5% delle ricette e obbligo per il medico di motivare la prescrizione pena l’inutilizzabilità della ricetta. Inoltre la cura della ludopatia e un incentivo alla pratica del “parto indolore”, anche se l’epidurale potrà essere messa a disposizione delle future mamme solo nelle strutture adeguatamente attrezzate che le Regioni dovranno individuare, sviluppando appositi programmi per diffonderne l’utilizzo. Difficile quindi nei numerosi piccoli ospedali con punti nascita che fanno meno di 500 parti l’anno.Perplesso anche il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari regionali, Antonio Palagiano . «L’Italia – afferma in una nota – attende la ridefinizione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria da anni, ma appare molto sospetto questo aggiornamento, del tutto virtuale, proposto dal ministro Balduzzi proprio a ridosso delle elezioni. Avanziamo, in particolare, forti perplessità, per quanto riguarda l’anestesia epidurale. Per attuare nei nostri ospedali il tanto desiderato parto indolore, richiesto dal 90% delle gestanti ma offerto soltanto dal 16% delle strutture, sarebbe necessario un numero ben più considerevole di anestesisti rispetto a quello oggi offerto nei nostri nosocomi». Le condizione attuali però, prosegue, «sono ben diverse da quelle che lascia prospettare il ministro Balduzzi nell’inserire la partoanalgesia nei nuovi Lea».(Marco Malagutti)

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Mediazione civile e riforma forense

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Rispettate le attese fortemente volute dall’ANPAR. Nella riforma forense recentemente approvata dal Senato in merito alla controversie stragiudiziali (mediazione civile e commerciale compresa) si e’ tenuto conto che le parti in lite “possono” richiedere prestazione di consulenza ed assistenza agli avvocati”. Una vera manna dal cielo questa norma per i mediatori, perche’ nel caso in cui la parte o le parti chiamate a mediare non siano in grado di ottenere autonomamente i risultati desiderati potranno farsi assistere o chiedere consiglio ad un avvocato. E’ stata dunque lasciata libera la volonta’ delle parti di partecipare da solo alla mediazione e non di essere “obbligatoriamente costretta a servirsi di un legale”, come paventato in prima una prima stesura della norma. “Questo e’ un risultato che ci fa onore che abbiamo fortemente voluto – dice Pecoraro presidente dell’associazione nazionale per la l’arbitrato e la conciliazione, dal 1995, unica associazione regolamentata ai sensi della Direttiva europea del 7 settembre 2005 e e dell’art. 26 della legge n. 206/2007 a rappresentare i mediatori civili e commerciali alla relativa piattaforma di Bruxelles. Con questa norma, gli avvocati non hanno piu’ alibi da contrapporre alla mediazione se hanno a cuore veramente gli interessi dei propri clienti. Questa norma tra l’altro, si adatta benissimo anche a quanto previsto dall’art. 55/bis del codice deontologico forense. Infatti, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, un nuovo decreto legislativo disciplinera’ le societa’ tra Avvocati, i quali dovranno limitarsi a un unico campo o materia di studio:
o essere societa’ di mediatori o di avvocati. Il decreto legislativo, sara’ emanato sulla base della delega conferita al Governo per disciplinare l’esercizio della professione forense in forma societaria; tra i suoi principi e criteri direttivi, la previsione che l’esercizio della professione forense in tale forma sia consentito esclusivamente a societa’ di persone, a societa’ di capitali o societa’ cooperative i cui soci siano Avvocati iscritti all’Ordine. Tra gli altri criteri direttivi della delega, l’impossibilita’ di far parte di piu’ di una societa’, l’inammissibilita’ di estranei negli organi di gestione, la responsabilita’ disciplinare, la qualificazione dei redditi prodotti dalla societa’ come redditi di lavoro autonomo, l’esclusione della societa’ come attivita’ di impresa e dunque l’esclusione dall’assoggettamento e dalla procedura fallimentare.

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Malattia cardiovascolare negli anziani

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

E’ disponibile, nel Download Center di Doctor33, il capitolo dedicato alla “Malattia cardiovascolare negli anziani” tratto dalla nona edizione di “Malattie del cuore di Braunwald”. Il capitolo n. 80 illustra in dettaglio epidemiologia, fisiopatologia, terapia farmacologica, vasculopatia, scompenso cardiaco, aritmie e valvulopatia in questa particolare categoria di pazienti. Il Download Center di Doctor33 è la nuova area dalla quale i lettori del portale possono scaricare gratuitamente contenuti della pubblicistica Elsevier. Si tratta di un’iniziativa volta alla formazione e all’aggiornamento della nostra comunità Medikey.

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Malattie cardiovascolari prima causa di morte

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

«La Relazione sullo stato sanitario del Paese presentata dal Ministro della salute Balduzzi martedì scorso certifica un dato di fatto che la Società italiana di cardiologia (Sic) e i cardiologi tutti da tempo sottolineano: la necessità di privilegiare l’attenzione agli stili di vita; oggi più che mai in un quadro di persistente crisi economica e di aumento dell’aspettativa di vita, con tutte le conseguenze legate alla crescita delle malattie croniche e di aumento di costi per i sistema sociosanitari di tutto il mondo», ha dichiara Salvatore Novo, presidente della Sic, al 73° Congresso nazionale della società che si è chiuso oggi a Roma. Gli ultimi dati Istat disponibili (2009) indicano che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte con 224.830 decessi (il 38,2% del totale); lo sono tra le donne, con 127.060 decessi pari al 42,1%, mentre negli uomini sono al secondo posto (97.770 decessi; il 34,1%) dopo i tumori. «La Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini che si trovano sul territorio italiano il diritto alla salute come diritto inalienabile», ha aggiunto Francesco Romeo, presidente della Federazione italiana di cardiologia (Fic). «Questo diritto tuttavia confligge con una situazione economica che impone scelte di priorità», ha continuato Romeo auspicando che si tenga conto della situazione del Paese senza danneggiare una disciplina come la cardiologia che «ha contribuito per l’80% al risultato dell’allungamento dell’aspettativa di vita di 7 anni negli ultimi 30 e che non può essere trattata con un taglio lineare, che p roprio per la sua geometria taglia principalmente le punte, cioè le eccellenze». «Non dimentichiamo» ha concluso Novo «che bisogna pensare non solo all’oggi, ma soprattutto al futuro, perché oggi costruiamo il nostro domani, e di fronte a 1 bambino su 3 in sovrappeso od obeso, non possiamo non porci la domanda se anziché semplicemente risparmiare non si debba invece investire in prevenzione. (fonte cardiologia33)

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Nasce la Superagenzia italiana del farmaco

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

È stato siglato, dal direttore generale dell’Aifa Luca Pani, dal Comandante Nas Cosimo Piccinno, e dal ministero della Salute, il protocollo operativo che disciplinerà le attività di controllo in materia di farmaci per uso umano dando così il via a una “Superagenzia” italiana del farmaco. Lo ha reso noto un comunicato congiunto in cui si sottolinea che «l’innovativa ed efficace sinergia interistituzionale consentirà di seguire la vita del medicinale nelle fasi della produzione, dell’immissione in commercio, della distribuzione, della dispensazione e della dist ruzione, per evitare che la filiera ufficiale farmaceutica possa essere inquinata da principi attivi, sostanze e farmaci illegali, potenzialmente pericolosi per la salute pubblica». La Superagenzia, spiega la nota, nasce per superare i limiti dovuti al frazionamento delle competenze, dunque ora, «le migliori professionalità del ministero della salute, dell’Aifa e dei Nas, porranno in essere una evoluta struttura di intelligence per esaminare informazioni, segnalazioni, flussi commerciali e la coerenza con l’andamento delle patologie sul territorio, al fine di rilevare anomalie di sistema, di migliorare la programmazione dei controlli e di intervenire con la necessaria rapidità in fase di emergenza». Secondo Pani con questo protocollo «si consolida la collaborazione già da tempo avviata, e si ampliano ulteriormente le aree di mutua cooperazione per tutelare con maggiore incisività la salute dei cittadini». Il progetto , ha spiegato Piccinno, nasce da una convenzione internazionale e il protocollo siglato, ha aggiunto, «pone l’Italia in una posizione di preminenza in campo internazionale e rappresenta la risposta operativa del nostro Paese all’adesione alla convenzione “Medicrime”, siglata a Mosca nell’ottobre 2011, che consentirà di combattere il crimine farmaceutico in tutte le sue forme, dalla contraffazione all’immissione sul mercato id principi attivi di dubbia provenienza, dalle truffe farmaceutiche all’abuso di farmaci non terapeutici». Per il ministro Renato Balduzzi, questo è un traguardo di «straordinaria portata, frutto di una visione strategica che il nostro Paese persegue oramai da un decennio».(fonte farmacista33)

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Guida ai consigli d’istituto

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Oltre mille Consigli d’istituto nuovi di zecca stanno partendo, ma nessuno si preoccupa di formarne i componenti. I più navigati sanno per esperienza che per fare un buon lavoro è sempre utile conoscere i meccanismi segreti ed è per questo che AGe Toscana ha pensato di pubblicare una guida unica nel suo genere: “Come (non) funziona il Consiglio d’istituto”.
Analisi e suggerimenti sono stati messi a punto da Sara Ruffo, una ragazza di Verbania che, frequentando il corso di laurea in “Scienze cognitive e processi decisionali” (il cui focus è lo studio di gruppi sociali), per la tesi finale ha rivolto la sua attenzione al Consiglio d’istituto. Ne ha analizzato tutte le caratteristiche sia sotto il profilo socio – psicologico, che sotto quello della sua composizione e amministrazione, intervistando tutti i dirigenti e le varie componenti scolastiche delle scuole del suo territorio. “A mano a mano che il lavoro si sviluppava –commenta Sara- il mio interesse verso questo gruppo di lavoro aumentava, portandomi a pormi delle domande e a cercare delle risposte. Questo è il motivo per cui mi sono rivolta all’Associazione genitori A.Ge. Toscana:volevo trovare delle risposte concrete alle problematiche che oggi albergano all’interno del Consiglio d’istituto”. Noi di AGe Toscana siamo stati ben lieti di farci intervistare prima e pubblicare poi l’elaborato di Sara, che abbiamo trovato di grande qualità. “La nostra ‘ricetta’ –dichiara la presidente Rita Manzani Di Goro- consiste semplicemente nella formazione, che dovrebbe essere obbligatoria per tutti coloro che fanno parte degli organi rappresentativi. La guida è stata inviata a tutti i Consigli di circolo e d’istituto della Toscana e può essere scaricata dal nostro sito http://www.agetoscana.it alla pagina Documenti scaricabili”. Ecco alcuni dei contenuti principali: La scala della partecipazione è suddivisa in otto livelli; nel mezzo della scala si trovano i tre livelli di tokenism (“dare un contentino”): l’informazione, la consultazione e la soluzione dei conflitti; all’apice della scala di partecipazione ci sono la partnership, la delega di potere e il controllo popolare (es: il referendum).
L’obiettivo per essere tale deve innanzitutto essere chiaro: il gruppo deve sapere esattamente cosa deve fare.A differenza dell’obiettivo che indica il “perché”, lo scopo del lavoro di gruppo, il compito indica l’attività che il gruppo deve svolgere, il lavoro che deve fare per raggiungere l’obiettivo prefissato. Se il compito non è chiaro, il gruppo si troverà in difficoltà poiché non ha a disposizione gli strumenti necessari per raggiungere l’obiettivo.
La strategia è utile per semplificare il compito che deve svolgere il gruppo di lavoro. Un approfondimento necessario riguarda le risorse che il gruppo ha a disposizione, ad esempio il tempo: se il tempo passato è stato speso male, non si può tornare indietro.
Il conflitto, se ben gestito, non è un fattore negativo, anzi può portare dei cambiamenti positivi all’interno del gruppo attraverso il confronto tra i membri; se invece viene mal gestito o addirittura ignorato può sfociare in un atteggiamento negativo che può portare addirittura allo scioglimento del gruppo stesso.
La minoranza è composta da tutti quei membri che si trovano in disaccordo con il resto del gruppo e se è in grado di giocare al meglio le proprie carte può influenzare il processo decisionale e portare cambiamenti significativi.
Ci sono ruoli comuni in tutti i gruppi? indubbiamente la figura del leader, del nuovo arrivato e del capro espiatorio, che ha una funzione fondamentale nel gruppo poiché permette agli altri membri di risolvere i propri conflitti interni, proiettandole su di lui.
Il leader più efficiente è l’individuo meglio equipaggiato per aiutare il gruppo a raggiungere i suoi obiettivi in tale contesto. In un altro momento o in un altro luogo qualcun altro può emergere come leader. Lo stile di leadership vede leaders che impartiscono comandi ed esortano i membri a osservare le regole e ruoli gerarchici; altri che invece danno e chiedono spiegazioni, consigli, opinioni, creando così una forte interazione tra i membri dl gruppo.
Il Consiglio d’istituto è un gruppo di lavoro anomalo, perché vede la compresenza di due leaders, il dirigente scolastico e il presidente del Consiglio d’istituto, con caratteristiche ben definite: competenza in materia e rappresentanza dell’istituto l’uno, guida dell’organo di indirizzo l’altro. Per riequilibrare il sistema, l’unica possibile soluzione è la formazione mirata del Presidente e degli altri Consiglieri; una formazione che potrebbe essere svolta gratuitamente dalle Associazioni professionali e dei genitori, oppure da coloro che già hanno ricoperto cariche elettive nella scuola.

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MEPs favour police access to asylum seekers’ fingerprints, subject to safeguards

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

European Union

European Union (Photo credit: ana branca)

EU law enforcement authorities, such as the police or Europol, should be given access to asylum seekers’ fingerprints in the Eurodac data base, but only if their personal data are properly protected, said the Civil Liberties Committee on Monday. Eurodac stores the fingerprints of asylum seekers aged over 14. Since 2003 it has been used to help determine which EU member state is responsible, under the Dublin regulation, for dealing with asylum applications made to EU or Dublin Associated States, i.e. Norway, Iceland, Switzerland and Liechtenstein.
To address data protection concerns and help combat terrorism and serious crime, the European Commission proposed in May 2012, at the member states’ request, to update Eurodac rules to allow national law enforcement authorities such as the police and Europol, to compare fingerprints held in their own databases with those contained in Eurodac. “This regulation will increase safety in the EU. In cases of terrorism or serious crime, law enforcement authorities in member states will be able to compare fingerprints from crime scenes with those stored in Eurodac for a more efficient and quick identification of suspects, victims and witnesses”, explained rapporteur Monica Luisa Macovei after the committee vote.
MEPs voted in favour of giving police the access to Eurodac, but first inserted stricter safeguards than originally proposed to protect asylum seekers’ data and ensure that they know that these data could be used not only for identification, but also for law enforcement purposes. The committee text points out that Eurodac “registers fingerprint data of persons to whom a legal presumption applies that they have a clear criminal record”. The committee’s amendments stipulate that comparing fingerprints for law enforcement purposes would possible only to prevent, detect or investigate specific cases of terrorist offences or other serious criminal offences where “there is an overriding public security concern which makes proportionate the querying of the database”.
In such cases, an authority would be designated at national level to request, via an electronic form, a comparison of fingerprint data with those stored in Eurodac. If approved, the designated authority could then access Eurodac via a national access point. A verifying national authority would first check that the conditions for requesting such access are met. Both authorities may be part of the same organisation, but the verifying body should act independently and not receive instructions from the other authority, say MEPs.The temporary or permanent impossibility of providing usable fingerprints should not adversely affect a person’s legal situation and neither should it constitute sufficient grounds to refuse to examine or to reject an international protection application, stressed the committee.
The Civil Liberties Committee adopted its position on Eurodac by 41 votes to 11 with 4 abstentions. The vote gives rapporteur a mandate to start talks with the Council, on 18 December.

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