Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 14 gennaio 2013

La crisi della partecipazione politica e sociale in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

La tendenza, che si manifesta con sempre maggiore evidenza in questi ultimi anni, a escludere l’avversario politico deve farci riflettere sulla neces-sità di sviluppare una cultura politica inclusiva, dove il senso democratico si sviluppi primariamente in tutta la società intesa come una struttura di rete che cerca la propria coesione come valore in sé e non perché legata a qualche potere politico più o meno forte e pensato esclusivo. Siamo, in effetti, ancora lontani da quella idea di riportare la definizione della democrazia proprio come valore del vivere sociale dell’uomo, prima che come importanza politica.
Affermava in proposito Giuseppe Toniolo: “la democrazia nel suo concetto essenziale può definirsi quell’ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pie-nezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo nell’ulti-mo risultato a prevalente vantaggio delle classi inferiori.” In altri termini l’essenza della democrazia è determinata dal fine e non dalle regole che pur devono esserci, ma in funzione dello scopo da rag-giungere e costantemente giudicate da questo. Può apparire, a taluni, una sorta di semplificazione di carattere paternalistico, ma che alla luce della situa-zione attuale del vivere democratico nelle nostre società occidentali, si evidenzia la necessità di un rinnovamento che sappia produrre frutti veramente nuovi se non nell’altro caposaldo del pensiero che fonda le sue radici sul trascendentale e ci lascia una prospettiva di vita con valori più rispondenti alla natura e alla ragione stessa del nostro essere e divenire. Dobbiamo convenire che la libertà dell’uo-mo è in rapporto diretto con le sue condizioni sociali ed è una sfida che non è mai fine a se stessa ma che ci coinvolge tutti e si ascrive nell’essere dell’uo-mo che la deve costantemente scoprire e adattare a se e agli altri. (Riccardo Alfonso)

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Pediatri Usa: warning sui cellulari per rischio radiazioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

I pediatri americani hanno approvato un documento, “The cell phone right to know act”, promosso da un deputato dell’Ohio, che prevede l’apposizione sui dispositivi di avvisi sui rischi delle radiazioni emesse dai telefoni cellulari. L’American academy of pediatrics (Aap) ha anche appoggiato un nuovo programma nazionale di ricerca proprio su questi rischi e chiedendo all’Environmental protection agency (Epa) di aggiornare i riferimenti per il tasso di assorbimento specifico (Sar, Specific absorption rate). In una lettera indirizzata al deputato, i pediatri hanno espresso preoccupazione per i potenziali pericoli da esp osizione, in particolare per le donne in gravidanza e i bambini, anche alla luce della crescente mole di documentazione sul legame tra l’uso dei cellulari e i tumori cerebrali. Documentazione in cui compare anche la sentenza della Corte di cassazione italiana che nello scorso ottobre ha riconosciuto la connessione tra la malattia tumorale che ha colpito un uomo e l’uso intensivo e a lungo termine che per motivi professionali dei dispositivi ne ha fatto nel tempo. In Italia non c’è una normativa specifica in materia, ma, ricorda Giovanni Corsello presidente della Società italiana pediatria «in attesa di ulteriori studi, è doveroso diffondere alcune raccomandazioni e adottare il principio di precauzione, tuttavia arrivare all’avviso sui cellulari potrebbe ingenerare un eccesso di allarmismo sui telefonini.(fonte doctornews)

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La politica come spettacolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

Le democrazie occidentali, del vecchio continente, stanno sposando sempre di più la logica delle “politiche spettacolo”, d’importazione statunitense, dove si mettono in primo piano le notizie che riguardano la sfera familiare, salvo poi fingere di scandalizzarsi se il cronista di turno scava più a fondo e scopre altarini diversi. Sembra che l’impe-rativo sia quello di catturare le prime pagine dei quotidiani e l’attenzione dei commentatori televisivi costi quel che costi. E non c’è che dire. La formula è vincente. Chi cerca di fare politica con il vecchio stampo si ritrova senza audience. Non solo. Negli stessi convegni si prediligono gli “oratori” che riescono a essere brevi, essenziali, dalla battuta facile e di agevole comprensione. Vi è anche chi grida e si accolla il ruolo del bastian contrario. Cosa dice Berlusconi? Io dico il contrario. Fa una cosa giusta? Ma io so metterci lo zampino del dubbio, del risvolto inquietante. Così come se ci trovassimo su un palcoscenico ad assistere uno spettacolo di varietà accanto alle belle donnine, il più possibile discinte, si intercala tutta una batteria di comici che creano per il diletto degli spettatori dei ruoli parti-colari. Non cito nomi ma è facile a ciascuno di noi identificare il politico che si è assunto un certo ruolo e davanti alle telecamere si mette in mostra sciori-nando la parte che gli è stata assegnata o che ha scelto per farsi distinguere più e meglio degli altri. Almeno ci prova. Un tempo il modesto “uditore” era affascinato dalle parole. Ricordo che negli anni della mia giovinezza mi capitava talvolta di seguire le dotte omelie nella settimana di Pasqua di un padre benedettino o gesuita o di seguire la concione di un avvocato, di grido, nella sua arringa difensiva in corte d’appello e in quelle circostanze vi era sempre qualcuno che usciva con il dire: che bello, come parla bene, è davvero grande, che parolone. Ma se gli avessi chiesto cosa lo aveva più impressionato mi rendevo conto che non aveva capito nulla. Erano solo le parole ad affascinarlo non i contenuti e meno che mai il messaggio che trasmetteva. Talvolta facevo fatica anch’io a capirli tanto erano fantasiosi, i loro voli pindarici. Da allora a oggi non sono passati anni luce eppure abbiamo fatto passi da gigante in fatto di costumi, abitudini, modi d’intendere non solo la politica ma nello stabilire rapporti con i nostri simili “vicini e lontani”. Il rischio di oggi è che finiamo con il banalizzare i grossi problemi esistenziali in specie se non ci toccano personalmente. Tolleriamo la politica solo se si trasforma in uno spettacolo, solo se grida, se mette in piazza cose che nulla hanno a che fare con la pratica politica. Se questo non è un imbarbarimento dei nostri rapporti sociali, di certo ci manca poco. Dovremmo avere il coraggio e la forza d’invertire questa pericolosa tendenza e renderci consapevoli della necessità di mutare il nostro agire prima che sia troppo tardi. (Riccardo Alfonso)

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Caffeina nascosta negli integratori Usa, rischio overdose

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

Il contenuto in caffeina nei supplementi dietetici varia considerevolmente e le etichette dei prodotti non sono sempre accurate nel riportare se e quanta caffeina è presente. Ciò non rende un prodotto pericoloso di per sé, ma può rappresentare un rischio per la salute degli ignari consumatori qualora dovessero associare all’integratore un altro alimento o bibita “caffeinati”. E leggere attentamente l’etichetta alcune volte non basta, come evidenziato da uno studio statunitense che ha analizzato la composizione di 31 prodotti dietetici venduti nelle basi militari dell’esercito Usa. Dai risultati, pubblicati su Jama Internal Medicine, è emerso che dei 20 integratori contenenti caffeina: 9 riportavano in etichetta informazioni corrette sul contenuto; in 5 prodotti il contenuto in caffeina era maggiore o minore di quanto dichiarato in etichetta; nei rimanenti 6 erano presenti alti livelli di caffeina (da 210 a 310 mg per porzione, mentre una tazza di caffè ne contiene 100 mg) ma l’etichetta non specificava il quantitativo. La legislazione Usa in materia di etichettatura dei supplementi dietetici presenta delle omissioni che consentono, di fatto, ai produttori di evitare legalmente la segnalazione puntuale dei quantitativi di caffeina. Così però esiste il rischio di overdose, dato che la caffeina è presente anche in molte bibite e alimenti di uso estremamente comune come il caffè, il cioccolato, gli energy drinks e le bevande a base di c ola. Tra l’altro un eccesso di caffeina sarebbe particolarmente dannoso proprio per i militari, per i quali effetti collaterali come tremori e ansia si andrebbero a sommare a una condizione di base già sufficientemente stressante. Troppa caffeina ha dichiarato uno degli autori, Pieter Cohen dell’Harvard Medical School di Boston «potrebbe far passare una persona dall’essere semplicemente un po’ nervoso all’avere un vero e proprio attacco di panico».
JAMA Intern Med. 2013;():1-2. doi:10.1001/jamainternmed.2013.3254 (fonte farmacista33)

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La crisi economica segna il futuro dei neonati

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

Passare i primi mesi di vita in una situazione di crisi economica può comportare un aumento significativo del rischio di avere disturbi comportamentali (dall’abuso di sostanze al coinvolgimento in atti illegali) a partire dall’adolescenza. È questa la conclusione di uno studio pubblicato online a fine 2012 sugli Jama psychiatry), diretto da Seethalakshmi Ramanathan della New York upstate mdical university, che ha utilizzato i dati della National longitudinal survey of youth. I ricercatori hanno coinvolto un campione di quasi 9000 giovani adolescenti americani, nati tra il 1 gennaio 1980 e il 31 di cembre del 1984 – rappresentativi della popolazione nazionale – somministrando un questionario sia ai ragazzi sia ai loro genitori per raccogliere informazioni su lavoro, scuola, background famigliare, salute, abitudini e comportamenti. Partendo da questi elementi, Ramanathan e colleghi hanno esaminato la relazione tra l’elevato tasso di disoccupazione che si ebbe in Usa durante e dopo le recessioni del 1980 e del 1981-82 e i tassi di delinquenza (arresto, utilizzo di armi, furti, appartenenza a bande, distruzione di proprietà, comportamenti aggressivi) e l’uso di sostanze d’abuso (marijuana, fumo, alcol, droghe) registrati nel 1997 tra gli adolescenti. L’analisi ha ovviamente tenuto in considerazione anche l’influenza di fattori di rischio noti per i problemi comportamentali degli adolescenti, come il sesso, lo stile di vita dei genitori, la stagione di nascita e il posto in cui vivono. Dall’analisi emerge che i bambini che all’età di un anno vivev ano in un ambiente macroeconomico con un alto tasso di disoccupazione corrono più pericoli: basta un aumento dell’1% dei tassi medi di disoccupazione locali (rispetto alla media della regione) per osservare un significativo aumento del consumo di marijuana (+9% sempre rispetto alla media della regione), assunzione di alcool (+6%), arresto (+17%), appartenenza a bande (+9%), e coinvolgimento in furti (11%). Non è stata invece trovata una correlazione significativa con l’uso di droghe pesanti e il comportamento aggressivo. «Sebbene il passato non preveda il futuro, può, però, fornire lezioni importanti» concludono i ricercatori. «I nostri risultati delineano un fattore di rischio statistico da non tralasciare, che i professionisti della salute mentale dovrebbero tenere in considerazione quando hanno a che fare con bambini esposti a una crisi economica. Per questo speriamo che lo studio possa ispirare il lavoro di questi professionisti, per trovare degli interventi adeguati, in grado di attenuare alcune di queste conseguenze a lungo termine». Arch Gen Psychiatry. 2012 Dec 31:1-8 (fonte pediatria33)

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Per la ricerca occorre semplificare il consenso

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

Quando si conduce una ricerca che coinvolge i bambini, ottenere il consenso informato di entrambi i genitori non è oggi sempre facile, ma è di norma necessario, soprattutto per la ricerca in cui il soggetto è esposto a rischi significativi senza neanche la prospettiva di benefici diretti. La bioetica ha elaborato il concetto di genitore “ragionevolmente reperibile” (reasonably available) per consentire in casi specifici di procedere con il consenso di un solo genitore, ma questo concetto – secondo un ampio studio pubblicato su Pediatrics – non è privo di ambiguità, ed è quindi soggetto a diverse interpretazioni da parte dei diversi comitati etici. Lo studio diretto da Daniel Nelson, dell’Office of human research ethics dell’Università di Chapel Hill in North Carolina, ha studiato in dettaglio la situazione delle oltre 3.000 famiglie contattate per una ricerca che prevedeva uno screening neonatale della sindrome dell’X fragile, che era stata approvata dal comitato etico a condizione di avere il consenso di entrambi i genitori. Il test individua sia la mutazione completa del gene Fmr1 coinvolto nella sindrome sia l’assai più frequente permutazione, e il suo valore è controverso perché non esistono terapie per la sindrome dell’X fragile e non è chiaro il valore di un’individuazione precoce dei portatori. Secondo l’analisi di Nelson e colleghi, in 589 casi (quasi il 20% del totale) i padri sono risultati assenti (158 di loro hanno dato prova chiara di non voler essere coinvolti): le cause principali dell’assenza sono state identicate nella partecipazione a missioni militari all’estero, detenzione in carere, cambiamento di residenza e di Stato o mancato coinvolgimento nella vita della madre. Quando entrambi i genitori sono stati interpellati, l’approvazione è arrivata in due casi su tre (64%). Partendo da queste osservazioni, i ricercatori hanno elaborato un semplice algoritmo per codificare ogni passaggio prima di poter affermare “ragionevolmente” che uno dei genitori (in questo caso il padre) è irreperibile o non ha un ruolo nelle decisioni (perché oltre a non essere presente non figura sul certificato di nascita). Pediatrics. 2013 Jan;131(1):e223-9 (fonte pediatria33)

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