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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

L’UE deve combattere la biopirateria, chiedono i deputati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2013

deve combattere la “biopirateria” delle multinazionali che sfruttano piante con proprietà medicinali e rimedi tradizionali originari dei paesi in via di sviluppo, senza condividerne i profitti con le popolazioni indigene, secondo quanto afferma il Parlamentò in una risoluzione non legislativa approvata martedì.La biopirateria, la pratica di brevettare e commercializzare le conoscenze tradizionali o le risorse genetiche di popoli indigeni, può bloccare lo sviluppo economico di paesi in via di sviluppo e il raggiungimento degli stessi obiettivi dell’UE in materia, affermano i deputati nella risoluzione approvata per alzata di mano. Nel testo, si sottolinea che il 70% delle popolazioni povere del mondo “dipende direttamente dalla biodiversità per la sopravvivenza e il benessere”.”Il novanta per cento del patrimonio biologico del mondo si trova nei paesi in via di sviluppo, ma la maggior parte dei brevetti è detenuta da quelli sviluppati. Le nostre regole per l’utilizzo delle risorse naturali e delle conoscenze tradizionali non sono ben definite e le aziende sfruttano questa situazione d’incertezza giuridica per utilizzare il know-how tradizionale. L’UE deve contribuire a garantire che i benefici siano condivisi in modo equo, in linea con il suo impegno nella lotta contro la povertà”, ha detto la relatrice Catherine Grèze (Verdi, FR).Anche se ci sono accordi internazionali a tutela dei diritti delle popolazioni indigene su risorse genetiche e conoscenze tradizionali, non ci sono meccanismi per farle rispettare. Il diritto di proprietà intellettuale, cosi come esiste oggi, può anche avere effetti negativi, in quanto valuta le conoscenze tradizionali esclusivamente dal punto di vista del mercato, dicono i deputati.
Per prevenire la biopirateria, i deputati chiedono che la concessione di un brevetto sia subordinata all’obbligo di rivelare l’origine delle risorse genetiche e del sapere tradizionale utilizzati, e fornire la prova del consenso da parte delle autorità del paese fornitore e anche la prova di una equa condivisione dei benefici L’Unione non dovrebbe chiedere ai paesi in via di sviluppo di firmare accordi commerciali che includano norme “di ampia portata” in materia di proprietà intellettuale (sementi e farmaci), poiché queste al momento non soddisfano le esigenze di chi possiede le conoscenze tradizionali, dicono i deputati. L’UE dovrebbe anche aiutare i paesi in via di sviluppo nella costruzione di meccanismi giuridici e istituzionali e nella comprensione dei sistemi di protezione dei brevetti In tal senso, I deputati vedono con favore la decisione della Commissione di implementare il protocollo di Nagoya, che mira proprio a tutelare i diritti dei paesi e delle comunità locali sull’uso di risorse genetiche e conoscenze tradizionali.

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