Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Archive for 19 gennaio 2013

Il Parlamento approva storico accordo di partnership con Iraq

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Gli eurodeputati hanno dato il loro consenso al primo accordo in assoluto con il Paese asiatico giovedì. Gli obiettivi del trattato sono il potenziamento della sicurezza e della stabilità e l’accompagnamento nella transizione democratica irachena. In un’altra risoluzione approvata sempre giovedì, il Parlamento esprime preoccupazione per i continui atti di violenza e per le violazioni dei diritti umani in Iraq e chiede una maggiore presenza UE nell’area.L’accordo di partenariato e cooperazione (APC) aumenterà la collaborazione in una serie di settori, dal commercio agli investimenti per lo sviluppo. L’accordo commerciale non preferenziale, in vigore provvisoriamente dal 1° agosto 2012, include norme di base di cooperazione commerciale per aiutare l’Iraq a prepararsi per un’eventuale adesione all’OMC.”Il APC è un simbolo della determinazione dell’UE a svolgere un ruolo importante nella transizione dell’Iraq. Dobbiamo però sostenere le nostre ambizioni politiche e le partecipazioni strategiche con le necessarie risorse umane e finanziarie”, ha detto il relatore Mario Mauro (PPE, IT) mercoledì durante un dibattito.Secondo l’accordo rinnovabile di 10 anni, firmato l’11 maggio 2012 e approvato oggi dall’Aula, i ministri si incontreranno ogni anno per valutare i progressi compiuti su pace, democrazia e Stato di diritto. L’UE inoltre aiuterà l’Iraq ad aderire allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.L’accordo promuove anche i diritti umani e le libertà fondamentali e mira a combattere il terrorismo e la proliferazione delle armi.

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Made In: marchio d’origine deve essere obbligatorio per prodotti importati

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Secondo il Parlamento europeo, l’Unione deve rendere obbligatorio l’uso del marchio d’origine per i beni importati da paesi terzi. Gli eurodeputati hanno reiterato la loro domanda giovedì, durante un dibattito in plenaria e in una risoluzione. Dopo aver criticato la decisione della Commissione di ritirare il regolamento sul “made in” proposto, che aveva ricevuto il forte sostegno del Parlamento nel 2010, gli eurodeputati hanno chiesto una nuova proposta.
Cristiana Muscardini (ECR, IT), relatrice per il dossier legislativo sul “made in”, durante un dibattito con il Commissario per il commercio Karel de Gucht, ha detto: “Il mercato globalizzato porta sviluppo solo se le regole sono comuni e condivise”. Con riferimento all’esistenza di norme sul marchio d’origine in paesi concorrenti come Brasile, Cina e USA, Muscardini ha detto: “L’Europa non può dirsi giusta verso i propri cittadini se non è capace di difenderne i diritti” approvando le stesse norme o chiedendone l’abrogazione nei paesi competitori, e ha chiesto un incontro con Commissione e Consiglio per superare l’impasse.
Poiché gli Stati membri non sono riusciti a mettersi d’accordo sull’indicazione del paese d’origine obbligatoria per i prodotti importati nell’UE, quali abiti, scarpe e gioielli, la Commissione deve esplorare altre strade per garantire “condizioni di parità tra le imprese dell’UE e i loro concorrenti dei paesi terzi” e la tutela dei consumatori, chiede il Parlamento.
Solo un’etichettatura con l’indicazione del paese d’origine di un prodotto può garantire una scelta informata da parte dei consumatori, affermano i deputati, che pertanto chiedono alla Commissione di proporre un nuovo testo in tal senso.
I deputati sottolineano infine che nell’UE non si applicano norme comuni sull’attestazione di origine delle merci importate, ad eccezione di determinati casi nel settore agricolo e che paesi quali Brasile, Canada, Cina e Stati Uniti già impongono tale obbligo su alcuni prodotti.

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Eurodeputati: un’attenta mutualizzazione del debito sovrano farebbe bene all’euro

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Una risoluzione per reiterare la richiesta alla Commissione e agli Stati membri di esplorare tutte le strade possibili per introdurre strumenti di mutualizzazione del debito pubblico è stata approvata mercoledì. Il testo afferma che i rischi di “free-riding” potrebbero essere evitati con soluzioni designate ad hoc, in modo che la mutualizzazione del debito non diventi automaticamente un tabù. È stato inoltre evidenziato la contraddizione dell’Eurozona, che ha una moneta unica ma non un mercato obbligazionario comune.La risoluzione – firmata dalla liberale francese Sylvie Goulard – richiede alla Commissione di stilare una relazione sulle differenti opzioni per mutualizzare il debito pubblico dei paesi dell’Euro, accompagnandola se possibile con una tabella di marcia per la sua introduzione.I deputati richiedono l’istituzione di un fondo europeo di rimborso del debitoLa risoluzione fornisce varie opzioni. Alcune, come il fondo europeo di rimborso, potrebbero entrare in vigore immediatamente o nel medio termine, mentre per altre, come l’emissione comune di debito nazionale o la creazione di un debito comune europeo, si richiederebbero delle modifiche ai trattati.
La risoluzione rileva che il caso dell’Eurozona è unico: malgrado ci sia una moneta unica, manca un mercato obbligazionario o una politica di bilancio comuni. Per arrivare alla stabilità dell’eurogruppo, quindi, il processo di unione va completato e ciò sicuramente porterà degli effetti positivi sui mercati finanziari.

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Micron Technology apporta miglioramenti all’accordo di Joint Venture Inotera Memories

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Boise, Idaho, (GLOBE NEWSWIRE) Micron Technology, Inc. (Nasdaq: MU) ha oggi annunciato di aver stipulato accordi con Nanya Technology Corporation per migliorare il loro rapporto nella joint venture riguardante Inotera Memories Inc., un importante produttore taiwanese di memorie DRAM, e apportare perfezionamenti al loro accordo di sviluppo congiunto. I nuovi accordi hanno effetto immediato. Le modifiche includono un nuovo accordo di fornitura tra Micron e Inotera in base al quale Micron si preparerà all’acquisto di tutta la produzione manifatturiera di Inotera, con Micron che acquisterà sostanziale tutta la produzione a partire dai primi mesi del 2013. In base agli accordi precedenti, Nanya e Micron erano generalmente obbligate ad acquistare metà della produzione di Inotera. Anche i termini commerciali del nuovo accordo di fornitura tra Micron e Inotera sono cambiati. Secondo il nuovo accordo, il prezzo di acquisto di Micron per la produzione di Inotera è basato sul prezzo di mercato, anziché in relazione alla condivisione del margine, come era previsto dal precedente accordo. Inoltre Nanya non parteciperà più al programma di sviluppo tecnologico delle DRAM in collaborazione con Micron, che è stato avviato quando Micron e Nanya avevano creato la joint venture di Inotera nel 2008. Micron, inoltre, fornirà a Nanya una licenza tecnologica soggetta a royalty.
Micron e Nanya collettivamente continueranno a detenere la maggioranza delle azioni di Inotera, tenendo conto che Nanya, o le sue società affiliate, acquisiranno probabilmente nel prossimo anno una partecipazione di capitale maggiore. Micron, Nanya e i loro affiliati attualmente sono rispettivamente in possesso di circa il 40 per cento e il 29 per cento delle azioni in circolazione di Inotera.Gli accordi oggi annunciati non cambiano le stime del secondo trimestre fiscale 2013 precedentemente comunicate riguardanti la crescita della produzione di bit DRAM, della ricerca e sviluppo e del prezzo di vendita medio trimestrale stimato (includendo il mix di prodotti previsti per il trimestre) e il costo per bit.
Micron Technology Inc. è uno dei maggior fornitori al mondo di soluzioni avanzate per semiconduttori. Attraverso i suoi impianti di produzione a livello mondiale la Micron produce e commercializza una gamma completa di memorie DRAM, memorie flash NAND e NOR, così come altre tecnologie di memoria innovative, moduli di memoria e sistemi a semiconduttori per l’uso in prodotti d’avanguardia, prodotti al consumo, per il networking, per la telefonia mobile e sistemi integrati. Le azioni ordinarie della Micron sono quotate al NASDAQ con il simbolo MU. Per ulteriori informazioni su Micron Technology Inc., visitare il sito http://www.micron.com

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Does Europe need a specific anti-mafia legislation?

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

The next meeting of the Special Committee on Organised Crime, Corruption and Money Laundering (CRIM) will take place on 23 and 24 January, room PHS 4B001.
The committee will hold a public hearing to discuss criminal law, transnational investigation and prosecution in the fight against organised crime, corruption and money laundering.Particularly, Members will debate with experts on:
– the preservation of individual rights (including defence rights in investigations) and the protection of personal data
– criminal responsibility of corporations and fight against tax fraud and tax evasion (including VAT fraud): Algirdas Semeta, Commissioner for Taxation and Customs Union, will deliver a speech on the protection of EU financial interests, controlling financial flows and dealing with non-regulated areas.
The meeting will kick off with a debate on the working document drafted by CRIM rapporteur Mr Iacolino, which will serve as a basis for the mid-term paper.

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La giustizia in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Ho scritto queste cose venti anni fa. Sta al lettore di oggi rilevare le eventuali diversità intro-dotte nel sistema giudiziario italiano e capire, come credo, quanto poco sia stato fatto per restituire al precetto giuridico la sua identità e il suo indirizzo nella realtà sociale e civile di un Paese che vorremmo definire a democrazia compiuta.
Come posso ampiamente rilevare la società contemporanea, da una parte, ha fatto tesoro delle esperienze passate, recenti e remote, maturate negli studi approfonditi degli studiosi del diritto che, a mio avviso, hanno inteso, in questo modo, tutelare l’ordinato evolversi della “comunità” rispetto ai suoi compositi impegni ai quali è, di volta in volta, chiamata. Alla base di questo modello “evoluto e specialistico”, offertoci dall’amministrazione della giustizia, vi è stata, da sempre, la convinzione che solo una “società” ordinata, secondo certi principi universalmente riconosciuti e accettati dalle genti che sceglievano di vivere in comunità e che tracciavano un’area autonoma di territorio dove costruire il loro avvenire, potesse offrire una base concreta sulla quale poter assicurare forza e determinazione ai suoi progetti unitari. Scrivevo, infatti: “La storia, per altro, ci insegna che là dove è venuta meno la giustizia e con essa l’autonomia del giudice dagli altri poteri forti dello Stato, vi è stato il collasso statuale e la crisi è diventata irreversibile fino alle sue estreme conseguenze con le dittature, lo Stato di polizia e via dicendo.” Ma la giustizia per essere valida non ha solo bisogno di buone leggi e quindi di un legislatore nato per essere “saggio, accorto e sensibile alle realtà del mondo che cambia”, ma deve far sentire la sua presenza facendo in modo che essa pervenga ai destinatari, attori o convenuti che siano, con tempestività, equità e uniformità di giudizio a prescindere dalle loro condizioni sociali, dal ceto e dal ruolo politico svolto. Ebbene in Italia, e in una certa misura anche nel resto del mondo industrializzato e non, stanno venendo meno questi presupposti perché si sta scivolando sul piano inclinato di una giustizia che si vuole al servizio di qualcuno, ad usum delphini e non nell’interesse generale. Questo malessere è avvertito un po’ da tutti. Scriveva nel 1986, tra l’altro, il Presidente pro tempore della Corte di Appello di Roma Carlo Sammarco: “Finora il cittadino italiano nutriva una sostanziale fiducia nei suoi giudici, pur essendo ripagato con disfunzioni e ritardi.” “Di recente ha mutato atteggiamento: esso è divenuto critico se non sospettoso nei confronti dell’istituzione giudiziaria.” La verità è che il giudice italiano è chiamato a rendere giustizia in una società che nel-l’ultimo trentennio si è profondamente trasformata e lo ha fatto ad un ritmo vertiginoso. L’avvento dello stato sociale, finalizzato a garantire a tutti i conso-ciati i benefici conseguiti attraverso lo sviluppo eco-nomico, ha comportato la tendenza alla socializ-zazione del diritto; nel contempo il processo di democratizzazione del sistema socio-economico, per effetto di una imponente moltiplicazione dei sog-getti economici sociali ed istituzionali, ha, a sua volta, sviluppato la tendenza al policentrismo del diritto, essendosi la funzione legislativa del Parla-mento rivolta alla composizione degli interessi ed alla regolamentazione dei poteri dei corpi intermedi e dei gruppi in competizione fra di loro, per cui le leggi spesso si atteggiano a veri e propri statuti di gruppo. A queste due tendenze del diritto se n’è aggiunta una terza: la proliferazione del diritto; le leggi si accumulano, si contraddicono, si cancellano, il tutto in maniera caotica. Di conseguenza, è venuta appannandosi la posizione di terziarità del giudice, per cui taluno ha parlato di amministrativizzazione della funzione giudiziaria.” Ebbene mentre cambia-vano, a un ritmo inusitato, i connotati sostanziali della giurisdizione e il ruolo del giudice si ampliava e si potenziava occupando spazi un tempo impen-sabile, non si provvedeva prontamente alla riconsi-derazione della sua professionalità e al rinnovamento della legge concernente il loro status e dei codici di rito e tanto meno all’ammodernamento delle strutture organizzative. Cosicché, accanto alle disfunzioni di sempre, andatesi viepiù aggravandosi, è venuta proponendosi una messa in mora per i modi in cui la giustizia è amministrata in Italia. Un evento, questo, carico di conseguenze negative per l’ordinato vivere civile della comunità nazionale di fronte alla quale non si può rimanere inerti e conti-nuare a credere che tutto possa rimanere come prima. Ebbene nonostante questo e molti altri appelli apparsi sugli organi di stampa, non solo spe-cialistici, e in tutte quelle sedi, compreso il Parla-mento dove non solo si poteva informare ma anche decidere una svolta, nel senso voluto in apparenza da tutti, per ridare fiato alla questione giustizia e a conferirle quella funzione vitale per la tenuta stessa della democrazia, poco o nulla è stato fatto. Queste riflessioni ho incominciato a farle nella prima stesura di un mio lavoro, ovvero nel 1995. L’ho vista come la giustizia che si propone con sconti di pena, di condoni e di amnistie, ma nessuno sembrava voler prendere il classico toro per le corna ed affrontare il problema alla radice. E’ sempre di quel tempo il commento-sfogo, fin troppo amaro, per quanto fosse realistico, di un magistrato, Fabio Salamone – chiamato a svolgere una delicata inchiesta – quando in un’intervista, rilasciata a un giornalista del “Corriere della sera”, dice: “Come il solito in questa Italia che continua a prendersi in giro, il problema non è posto correttamente, mi pare.” Intanto, i processi una volta in piedi si devono fare. Salvo che il potere politico si assuma la responsabilità di bloccarli o modificarne la procedura in corso d’opera. “Ovviamente – egli rileva – non spetta a noi magistrati decidere.” “Siamo solo dei tecnici che potremmo esprimere un parere, se richiesto, fermo restando l’obbligo di applicare leggi e norme fatte da altri, da un altro potere costituzionale, appunto quel-lo legislativo.” “II chiarimento, quindi, va ricercato esclusivamente in sede politica.” Se ci soffermiamo un attimo a considerare proprio questo specifico aspetto richiamato da Salamone, per quanto ovvio, ci troviamo a dover registrare la prima grossa incongruenza nel sistema Italia. Il Parlamento legifera ed è quello che è chiamato a fare nel caso specifico, ma non ci sembra corretto, per non dire altro, che una volta affidate le leggi, da esso emanate, ai magistrati per farle applicare, si debba dire “tra le righe” che se colpiscono certi uomini influenti le stesse norme non valgono più e che, ancor peggio, esistono degli “intoccabili” che possono rubare, uccidere e compiere qualsiasi illecito, ma guai a chi osa chiamarli a risponderne. Anche in questa circostanza continua a valere la logica del più forte, quella del vincitore che in guerra si vede assolte le sue atrocità mentre condanna quelle del nemico sconfitto, che trasforma in “eroi” dei biechi assassini e riduce a “carnefici” quelli dell’altra parte che hanno avuto il demerito di essere dei perdenti. Dov’è la giustizia in questi casi? E’ indubbiamente in un solo posto: nel cuore dei malvagi, dei prevaricatori, e allora non chiamiamola, ipocritamente, giustizia, ma qualcosa d’altro. E al contrario di quanto pensa Salamone, dico che in Italia, e aggiungo non solo in Italia, non si tratta di schizofrenia del potere politico quando affronta i temi della giustizia peccando di farlo senza uno studio sereno, né di avvalersi di emozioni legate a casi particolari tanto da valutare ogni grande tematica in rapporto solo alla soluzione di una singola emergenza, ma è qualcosa di ancora più grave. E’ vero e proprio disfattismo. La corru-zione non è solo il frutto di una burocrazia malata, ma è la volontà di alcune categorie di voler comun-que mestare nel torbido per ricavarvi il massimo profitto a costo zero. Ci sembra persino comico il voler perseguire il capo della lega Bossi allorché “minaccia” il “separatismo” per voler fondare la repubblica del Nord. E a chi si straccia le vesti scandalizzato per queste oscenità da “ergastolo”, chiediamo se onestamente lo Stato italiano, dalla sua unità a oggi, abbia mai fatto qualcosa in nome di tutta la nazione o, più semplicemente, se non si sia servito del Meridione come di un semplice mercato di sbocco delle produzioni concentrate nel Nord.
Allo stesso modo si è comportata la Francia di Napoleone III nel momento in cui intese favorire l’unità d’Italia.
La sua riserva mentale era quella di procurarsi uno spazio “privilegiato” per i suoi commerci in Italia in cambio degli appoggi resi.
Le forze politiche devono quindi avere la serenità di valutare i temi della giustizia nella loro globalità e senza preconcetti.
C’è troppa confusione. L’ignoranza della legge non scusa, si dice. Ma non esiste un codex, un corpus con tutte le norme penali. Si fa una legge finanziaria e s’inserisce una norma penale. Si vara una legge sui bovini ed è lo stesso.
Con la conseguenza che nessuno sa quanto siano i reati in Italia.
A questo punto è urgentissimo ordinare la materia. Non dimentichiamo che nel nostro Paese vige un codice penale di una società che non esiste più.
“A questo si aggiunge il problema del sovraccarico degli uffici penali”. (Riccardo Alfonso)

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Il dibattito politico nella cultura storica del Meridione

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

Luigi Sturzo

Luigi Sturzo (Photo credit: Wikipedia)

Oggi si parla di “riformismo” e si pensa a qualcosa di nuovo e di originale. Diciamo, piuttosto, che esso è ricorrente nella storia dell’umanità.
Senza andare molto a ritroso nel tempo mi basta ricordare il riformismo del Settecento, proposto da genovesi e Galanti, e che avevano visto nella campagna e nella provincia meridionali il vero campo d’azione, il terreno su cui misurare successi e sconfitte. Riformismo è stato ancora ripresentato, ad esempio, nel più recente grande convegno siciliano su Luigi Sturzo.
E oggi che ritorniamo a proporre in politica il riformismo dobbiamo riconsiderare per l’ennesima volta l’aspetto deteriore di una politica che passa sopra le attese del popolo meridionale, lo sfiora e ancora una volta disattende le sue attese, i suoi bisogni, il suo anelito di crescere e di identificarsi nella sua cultura e di confronto con quella degli altri.
Tutte le vicende che sono sotto i nostri occhi vanno sempre articolate senza esaltazioni e senza condanne che invece, con riferimento alle vicende politiche ed economiche italiane, e non solo a quelle meridionali, hanno finora prevalso nella pubblicistica e nella saggistica nazionale e interna-zionale. E’ chiaro, tra l’altro, che da ragionamenti tutti indistintamente uniformi, nell’ottimismo sempre giustificazionista o nel pessimismo spesso assai antagonista e pregiudizialmente politicizzato, non può non determinarsi il rischio dell’interruzione del circuito della buona e efficace comunicazione di cui invece vi è forte bisogno in questo nostro Paese. E’ bene che i politici lo abbiano ben presente per evitare che l’ennesima delusione non diventi, se già non lo è, il prezzo di una arrestabile depauperamento del sistema paese nella sua interezza che non può non riguardare, ovviamente, la politica quanto la cultura, quanto la stessa civiltà e democrazia. (Riccardo Alfonso)

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La grande tradizione dell’Italia comunitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2013

L’Italia, non dimentichiamolo, è tra i paesi fondatori dell’Unione europea. Essa è la custode dell’originale spirito europeistico. Il suo ruolo è ancora più importante oggi perché assume un significato più diretto, naturale e immediato con le nazioni mediterranee e medio orientali e che essa considera per nulla “marginali” nella politica estera comunitaria e nazionale. E’ l’Italia di ieri e di oggi che ha avvertito e continua a farlo nel presente l’esigenza di dare ai paesi della sponda Sud del Mediterraneo una loro convinta partecipazione alla nuova grande Comunità europea. Questa non è solo una lezione magistrale di vita, ma è anche una costante nell’insegnamento che va giustamente ripreso e rilevato di continuo nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Se noi vogliamo uscire dalle nostre chiusure territoriali grandi o piccole che siano dobbiamo incominciare ad essere multietnici e multiculturali proprio nei luoghi dove il sapere viene aperto alla conoscenza e dove i giovani si misurano nella ricerca costante di una loro identità unitaria sia pure commisurata alle loro differenti tradizioni e al rispetto e alla conservazione di esse. Ciò non deve, tuttavia, far perdere di vista il grande carico di equilibrio che si aggiunge sulle spalle dei futuri go-vernanti della grande Europa, per evitare il pericolo di egemonie di ruoli attorno a paesi in grado di eser-citare forti attrazioni, come ad esempio la Germania rispetto ai paesi dell’Est, e quindi a favore di una politica est-ovest, a scapito dell’equilibrato rapporto generale, ma soprattutto nord-sud. (Riccardo Alfonso)

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