Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for febbraio 2013

I profeti del malaugurio

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2013

Si sta formando in Italia un “partito” degli ottimisti per i quali la crisi mondiale che ci sovrasta non è poi tanto drammatica come sembra e l’Italia, in particolare, ha saputo fare come la laboriosa formica nel raccogliere nei periodi di abbondanza le risorse necessarie che oggi può mettere in campo nei momenti di crisi. L’altro “partito”, che possiamo definire dei pessimisti, è ovviamente, di segno contrario se pensa agli sprechi, al nostro debito pubblico da capogiro, al lavoro nero e senza tutele, alla disoccupazione, ecc.
L’opinione pubblica, ovviamente, interpreta tutto ciò a seconda dei suoi personali accadimenti. Se la famiglia ha un figlio disoccupato, o un genitore o entrambi, se sono alle prese con il mutuo della casa, di certo parteggeranno per il partito dei pessi-misti. A questo punto dovremmo pensare che esiste una terza possibilità, come dire “in medio stat vir-tus”. Lo dobbiamo alla nostra arte di saperci arrangiare. Se non fosse così come potremmo spie-garci l’abilità dei pensionati, una famiglia mono-reddito di quattro persone, i primi con un reddito da 500 euro e gli altri sui 1.200 al mese a pagare il fitto di casa, la luce, il gas, il telefono, le spese condo-miniali e ad alimentarsi e vestirsi? Sono i milioni di italiani che si arrangiano come possono così come accadeva nel periodo di guerra con la borsa nera e le tessere annonarie. E se gli italiani si arrangiano, non devono certo dire grazie al governo che in queste cose non c’entra, anzi diventa in talune circostanze un ingombro. Tutto questo potrebbe apparire una gran bella risorsa, un prodotto da esportare nel mondo, se non ci rendessimo conto che così ingegnandoci tracciamo un solco sempre più profondo tra la politica e i cittadini. Un solco di incomprensioni, del fai da te per mancanza di solidarietà, pavesato di egoismi e che si stanno traducendo in un volontariato alternativo a compiti che lo stato non dovrebbe abdicare come l’assistenza sanitaria, la sicurezza, con le ronde, l’istruzione, ecc. Alla fine avremo un anti-stato a tutto campo e ci chiederemo che senso ha avere un parlamento, una giustizia, un esercito, una scuola pubblica, se tali istituzioni tendono ad allontanarsi sempre più dalla realtà del paese, a non comprenderla, a non governarla, a non riuscire ad immedesimarsi con i suoi bisogni. A questo punto il malaugurio o il ben augurio diventa una vera e propria iattura. (editoriale Fidest a cura di Riccardo Alfonso)

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EU would exceed its powers by limiting bankers’ pay

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2013

The agreement reached yesterday between representatives of the European Parliament and officials from the European Commission to place a cap on bonus payments in the financial services sector cannot be lawfully ratified by the Council of Ministers because it exceeds their powers.
Although preliminary agreement has been reached between the European Parliament and the European Commission on the limiting of bonus payments in the financial service sector it has still to be approved by the Council of Ministers. This is generally regarded as a formality, yet does the EU have the powers to impose such a cap on variable pay levels? According to Robin Chater, Secretary-General of the Federation of European Employers (FedEE) – and a former advisor to The European Commission. “What EU negotiators have failed to apprecate is that such an action is beyond the powers vested in the European Union under the EU Treaty. Article 153 (5) of the Treaty clearly states that EU legislative powers shall “not apply to pay”. Furthermore, even if the Council’s powers were not challenged in this matter financal institutions would remain free to increase base salaries to reward and retain key staff.” Chater also points out that “what politicians and bureaucrats have always ignored is that high remuneration levels in the financial sector – and especially substantial variable payments – serve to minimise fraud levels, retain talent, drive high performance and encourage continuity of employment. That is why corruption is so rife in many states where senior banking staff are badly paid. Many EU states have long coveted the City of London’s success as an international financial centre and regarded high bonus payments as its Achilles’ heel. This measure is therefore no more than an attempt to exploit the current vulnerability of the City by riding on the back of the collective jealousy of bankers’ pay in public opinion and the recent downgrading of the UK’s international credit rating.”
What is FedEE?
The Federation of European Employers (FedEE) is the leading organization for multinational companies operating in Europe. It was founded in 1989 with assistance from the European Commission and has its head office in London, UK. The Federation is a direct member organisation with corporate members throughout the world.

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Ipertrofia prostatica benigna, uno studio comparativo

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2013

di Luigi Turinese L’obiettivo principale di uno studio condotto in India tra il 2005 e il 2008 è stato quello di comparare i risultati del trattamento costituzionale, di quello sintomatico e dell’associazione dei due approcci terapeutici di fronte a una condizione comune negli uomini sopra i 45 anni come l’Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB). Lo screening e il follow-up sono stati effettuati seguendo i dati provenienti dall’eco grafia, dal PSA, dall’uroflussimetria, dagli indici di funzionalità renale (azotemia e creatininemia), oltre che dall’esplorazione digito-rettale e valutati secondo l’IPSS (International Prostate Symptom Score). Criteri di esclusione dal presente studio sono stati un PSA superiore a 4 nmol/ml, la presenza di adenocarcinoma, la completa ritenzione urinaria, la presenza di calcoli e di idronefrosi bilaterale.
Sono stati registrati i dati riguardanti 180 pazienti, divisi in tre gruppi: uno riceveva soltanto il rimedio di fondo, il secondo soltanto i medicinali sintomatici e il terzo una combinazione ragionata delle due tipologie di rimedi. In tutti i gruppi si è verificato un miglioramento del punteggio di IPSS, con una prevalenza nel gruppo trattato con la combinazione di rimedio sintomatico e costituzionale. In particolare, dei sessanta pazienti trattati con il solo rimedio costituzionale, il 12% ha presentato un miglioramento marcato, il 60% un miglioramento di media entità, il 22% un miglioramento modesto e il 6% nessun miglioramento; il 10% dei 60 pazienti trattati con la sola terapia sintomatica è migliorato nettamente, il 58% in maniera moderata, il 27% di poco e il 5% per nulla; del terzo gruppo, che ha ricevuto la combinazione di trattamento di fondo e di trattamento sintomatico, è migliorato in modo marcato il 15%, in maniera moderata il 72%, il 10% in maniera lieve e soltanto il 2% per nulla. In tutti i pazienti, inoltre, si è assistito a un decremento del residuo vescicale. Homeopathy, 2012, 101, (4), 217

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Medicine Complementari e cure primarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2013

Grassi Il gruppo coordinato da Miek C. Jong ha proposto su Patient Education Counselling un sondaggio ad un gruppo di pazienti con malattie articolari, al quale ha risposto un totale di 416 pazienti. La maggior parte di essi soffriva di osteoartriti (51%), altri di artrite reumatoide (29%) e di fibromialgia (24%). l’86% degli intervistati aveva già provato un qualche tipo di Medicina Complementare (MC), come i rimedi omeopatici o le vitamine o i prodotti fitoterapici, mentre il 71% negli ultimi due anni era stato visitato da medici esperti in MC per terapie manuali, agopuntura e omeopatia. Il sondaggio ha stabilito che una minoranza (30%) ha comunicato attivamente l’utilizzo di terapie MC al proprio medico di riferimento (MMG), mentre la maggioranza (92%) ha preferito un medico che fosse informato sulle terapie MC, e il 70% che lo stesso medico le praticasse, mentre il 42% auspicavano che il medico collaborasse con gli operatori MC. Ne è risultato, quindi, che i pazienti con malattie articolari avvertono la necessità di integrare le terapie MC nelle cure primarie e il ruolo del MMG è visto come colui che ascolta, che informa sulle MC e, se necessario, relazioni o collabori con i professionisti MC. Al momento, invece, esiste un divario gigantesco tra la medicina convenzionale e i pazienti che desiderano essere informati sulle MC, in quanto i pazienti non ne parlano con i loro medici di base.
Sempre secondo questo studio, il MMG deve avviare un confronto sulle MC con i propri pazienti. È interessante notare che quasi un quarto dei pazienti con malattie articolari, da quando ha iniziato l’uso di terapie di MC, riferisce di utilizzare meno farmaci convenzionali e di avere diminuito le visite dal proprio medico di famiglia. Recentemente, l’analisi di un insieme di dati, ha dimostrato che i pazienti curati da MMG con formazione in MC (medicina antroposofica, omeopatia, agopuntura) presentano fino al 30% di costi sanitari inferiori rispetto alla spesa sostenuta da quei MMG sprovvisti di una formazione MC. Questi risultati giustificano ulteriori ricerche per indagare i costi-benefici di una gestione integrata nelle cure primarie delle malattie articolari.Patient Edu Counseling,

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Grillini: operazione addomesticamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2013

oramai chiaro dalle prime battute l’intenzione dei partiti che si confrontano con il popolo dei grillini, di quelli che oggi siedono in parlamento. La prima mossa l’ha fatta il Pd paventando l’idea che il gruppo non sia del tutto compatto e che è possibile una “erosione” in termini di transfughi. In questo modo il partito democratico mostra d’essere non diverso dal Pdl con lo shopping parlamentare di Berlusconi di passata, ma non remota, rimembranza.
In seconda battuta si vuole in tutti i modi dimostrare la irresponsabilità di un movimento che cerca di non assicurare la governabilità al Paese. Anche in questo caso vi sono abbondanti dosi di ciniscmo.
Credo, invece, che a nessuno dovrebbe sfuggire il fatto che se oggi ci ritroviamo con la composizione di questo parlamento dove Cinque stelle è il partito più eletto in Italia lo dobbiamo al fallimento della proposta politica sia del Pd sia del Pdl, per non parlare di Monti.
Ciò significa che entrambi i leader dei rispettivi schieramenti dovrebbero fare un passo indietro e cedere il passo a chi sappia presentare un progetto politico credibile e attuabile in breve tempo. Penso al conflitto d’interessi, al costo della politica,al costo delle istituzioni (chi dire ad esempio la riduzione del 50% delle spese delle due presidenze? (consiglio dei ministri e presidenza repubblica). In quest’ultimo caso dovrebbe essere un impegno solenne da parte del neo inquilino del Quirinale. Andrebbe poi presa alla lettera l’offerta di Berlusconi di donare quattro miliardi di euro del suo patrimonio per togliere l’imposta Imu sulla prima casa. Vi sono, poi, le spese per la difesa? Hanno un senso? Se l’Europa comunitaria vuole fare la politica “muscolare” si assuma lei per intero i costi per la difesa italiana. In questo modo non andrebbero a gravare sul bilancio dello Stato.
Tutte le volte che si è formato in Italia un nuovo governo ho scritto una lettera al neo presidente del consiglio suggerendo qualche mia personale proposta come quella di costituire, a titolo non oneroso per il bilancio dello stato, di un sottosegretario per la ricerca degli sprechi e sul modo come ovviarli nella P.A.(compreso il personale) e nel patrimonio immobiliare pubblico e degli edifici presi in localzione. Tempo fa avevo fatto notare che nella sola capitale gli uffici della presidenza del consiglio sparpagliati nei diversi edifici erano una dozzina.
Per quanto riguarda il carico fiscale avevo avanzato una proposta che ritengo tuttora ragionevole consentendo al contribuente di beneficiare in misura più ampia delle deduzioni attualmente previste per far emergere, se non altro, le mancate fatturazioni degli artigiani. Vi è poi la giustizia ed è stata anch’essa motivo di un progetto messo a punto dai centri studi della Fidest per il quale gli esperti hanno espresso un giudizio positivo ma con la laconica annotazione: manca copertura politica.Tutto queste e molte altre cose sono di certo già nell’agenda dei grillini ma riuscirano i nostri “eroi” a farcela? Io lo spero nell’interesse della parte sana del paese ma conoscendo l’altra faccia della medaglia nutro forti dubbi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Trattamento omeopatico dell’emicrania pediatrica

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2013

di Tiziana Di Giampietro L’obiettivo dello studio prospettico, multicentrico pubblicato dal gruppo di Danno su JACM era quello di valutare l’efficacia della medicina omeopatica nella prevenzione e nel trattamento dell’emicrania in un’età compresa fra 5 e 15 anni.
Gli attacchi di emicrania provocano dolore severo, nausea, vomito, dolori addominali oltre che il consumo elevato di farmaci; numerosi approcci sono stati descritti per la prevenzione dell’emicrania: limitazioni dietetiche, beta-bloccanti, autoipnosi, biofeedback termale, controllo dello stress. Questo studio sull’effetto terapeutico dell’omeopatia è stato condotto in 12 paesi da 59 omeopati su 168 pazienti con diagnosi di emicrania fatta seguendo i criteri del 2004 della Società Internazionale di Cefalea. Le prescrizioni erano individualizzate per ogni paziente. A tre mesi dall’inizio del trattamento omeopatico l’effi cacia dell’omeopatia è stata evidenziata nella prevenzione degli attacchi. Diminuite in modo significativo (p<0,001), anche la frequenza, l’intensità e la durata, con un conseguente calo di assenze scolastiche da 5,5 a 2 giorni (p<0,001). I farmaci omeopatici prescritti nella maggioranza dei casi per la prevenzione degli attacchi sono stati: Ignatia amara (25%), Lycopodium clavatum (22%), Natrum muriaticum (21%), Gelsemium (20%) e Pulsatilla (12%) a potenze di 9-15CH. Nella cura degli attacchi acuti le più prescritte sono risultate essere Belladonna (32%), Ignatia amara (11%), Iris versicolor (10%), Kalium phosphoricum (10%) e Gelsemium (9%). Interessante il fatto che il 38% dei pazienti erano da soli in grado di controllare i propri sintomi coi farmaci omeopatici. I limiti dello studio: a) la metodologia adottata non ha dimostrato l’individualizzazione degli effetti della terapia preventiva e curativa; b) la rilevazione dei risultati si è basata sulle dichiarazioni dei genitori nelle visite di controllo, per cui eventuali errori mnemonici dovrebbero essere presi in considerazione; c) nessun dato è stato annotato sui pazienti che hanno rifiutato di partecipare allo studio; d) poiché lo studio non ha previsto un braccio di controllo, eventuali effetti del placebo non sono stati verificati: fatto questo importante, dato che le review degli studi precedenti sull’emicrania suggerivano un forte effetto placebo; ma giudizi in tal senso sono prematuri per la scarsità di trial randomizzati e controllati.JACM, 2012

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Il rapporto tra l’occupato e il pensionato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Questo rapporto è andato decrescendo a svantaggio dell’occupato e, secondo le previsioni, toccherà il raddoppio per il 2016: due pensionati per un occupato in seguito a due eventi concomitanti:
a) Prolungamento della vita
b) Minori possibilità lavorative che gene-rano disoccupazione, sottooccupazione, part-time, lavoro nero, mancati aggiornamenti tecnologici, professioni che scompaiono e altre che non si diffon-dono con la stessa velocità, ecc.)
L’argomento è di grande attualità in questi giorni poiché l’attuale Governo è tendenzialmente portato a colpire il sistema previdenziale, unita-mente a quello assistenziale per far quadrare i conti pubblici in dissesto. I motivi sono senza dubbio seri e noi tutti ben li conosciamo, ma ritengo anche che ben altre vie sono percorribili per porvi riparo.
Penso, ad esempio, ad un miglior funzionamento della macchina pubblica i cui sprechi non sono venuti meno nonostante che da anni si parla di rigore e di sana amministrazione e ad una pianificazione delle risorse e ad un loro più efficace utilizzo. Da queste mancate soluzioni è venuta meno una lotta più serrata e soprattutto più efficace alle evasioni e ai malgoverni locali e centrali degli Enti e delle istituzioni pubbliche e private. In effetti un tentativo fu fatto, ma, nel corso d’opera, fu viziata dal tentativo non tanto di far funzionare la pubblica amministrazione quanto di scardinare il suo ruolo privatizzando i profitti e lasciando alla mano pub-blica i servizi in perdita. Stiamo, in altri termini, pagando il prezzo di una politica economica fondata sui privilegi di pochi e sui sacrifici di tanti. Certo, il governo è in grave difficoltà anche per le mancate scelte del passato però, a questo punto, non può pretendere di mettere mano ai tagli là dove la gente non può difendersi. Resta la solita tecnica dei Governi di destra dominati dalla logica dei potentati dove si diventa deboli con i più forti e forti con i deboli, mentre il centro-sinistra una volta al governo ha dato prova d’incapacità decisionale per i veti incrociati al suo interno. Ora le pensioni stanno diventando il vero banco di prova di questa protervia governativa di scaricare sui più deboli ed esposti gli errori che dal passato al presente mostrano la loro lunga ombra che ha tutti i requisiti per protendersi minacciosa sul nostro futuro proprio perché nessun governo ha cercato di porvi riparo con una iniziativa che affronti la questione nella sua globalità. Oggi, dalle poche notizie che filtrano, sappiamo che per l’ennesima volta resta la logica di sempre ovvero quella di operare tagli alla cieca pur di non mettere mano a una seria riforma del sistema. Ritengo, invece, che sia giunto il momento di dare una risposta ferma poiché la misura è colma e il peso è insopportabile. Il rovescio della medaglia è inquie-tante. Se si vuole, infatti, la “morte civile” di milioni di pensionati va detto chiaramente e non si instilli in essi il “lento veleno” dei sacrifici economici che portano i poveri alla infelice condizione di indigenti e di disperati drogati da un eccesso d’informazione che confonde e non educa la gente a capire e ad assumere consapevolmente le sue scelte. D’altra parte è inutile che c’illudiamo, oltre ogni ragionevole misura. I nostri giovani non troveranno con facilità dei posti di lavoro perché sono venuti meno i ben noti “ammortizzatori sociali” offerti dalla mano pubblica con impieghi facili, anche se scarsamente remunerati, e dalla presenza d’imprese private che private avevano solo il nome in quanto venivano foraggiate dallo Stato per interessi clientelari e di consorterie politiche. E d’imprese senza “mercato” in Italia ve ne sono ancora tante e quel che è peggio continuano ad essere sostenute pur sapendo che non hanno un avvenire. D’altra parte dobbiamo riconoscere il fallimento della vecchia previdenza statalista proprio perché si riduce la forza lavoro, aumenta la disoccupazione e la vita si allunga con un pensionato più longevo. La logica vorrebbe che, di pari passo, si procedesse con l’allungamento dell’età lavorativa portando da 35 a 40 anni i contributi massimi e nello stesso tempo si offrisse ai “pensionati”, ancora “efficienti” fisicamente ed intel-lettualmente, l’opportunità di ricoprire posti e servizi in “part-time” per un recupero “economico” derivante dall’erosione della pensione dal “caro vita” e con un prelievo ad hoc da tali lavori che andasse a beneficio di coloro che non sono più in grado di essere “riciclati” in attività lavorative. Nello stesso tempo potrebbe essere consentito ai giovani una “pensione integrativa” da pianificare con i contributi volontari versati agli istituti previdenziali apposita-mente autorizzati dallo Stato. Diciamo pure che queste “proposte” dovevano essere messe in cantiere già una decina di anni fa per trovarci oggi nella condizione di trarne un qualche beneficio. Applicarlo ora diventa complesso per due ordini di motivi: Prima di tutto giacché il “buco” dello Stato continua a essere, nonostante gli annunciati ripianamenti, sempre più vistoso. Basta pensare ai debiti accumulati dalle amministrazioni locali. In secondo luogo ci troveremo con un incremento forse insopportabile della disoccupazione sia per le possibili riconversioni industriali che per la mancan-za di strutture adeguate per aggiornamenti profes-sionali, per il recupero del gap dell’istruzione tradi-zionale chiaramente inefficiente ad affrontare il nuovo e il diverso che si profila nel mondo econo-mico occidentale e per la mancata “industrializ-zazione” di vaste aree del nostro Paese. E dire che per il meridione abbiamo speso, dal dopo guerra ad oggi, ben mille miliardi di euro tradotti al valore attuale per ritrovarci al punto di partenza. In definitiva per far rientrare nei binari della normalità l’azienda Italia, dovremmo continuare a “licenziare” i dipendenti pubblici eredi di organici gonfiati per motivi politici, riconvertire numerose produzioni e provocare un calo dell’occupazione nell’industria e nei servizi. Nel frattempo continueremo con le ben note inefficienze con un’impresa pubblica al solito inefficace e sprecona, dove mancano i magistrati ma abbondano i maestri, dove crescono i medici ma mancano i paramedici, dove sono carenti i posti letto ma vengono chiusi i piccoli ospedali e così via.
Se questo è l’andazzo dobbiamo seria-mente ripensare a tutta la filiera generazionale che ci porta dalla nascita all’ultimo passo e capire come vanno riscritti i vari passaggi pur tenendo fermi i principi consolidati nei suoi valori fondanti e nella volontà di un’equa ridistribuzione delle risorse. Da qui parte il progetto messo a punto dai Centri studi della Fidest e che ha mostrato la sua validità incassando numerosi consensi ma ha trovato anche una larga fetta della classe politica, e dai media che la fiancheggia, delle chiusure pregiudiziali legate più alla logica della dipendenza ai poteri forti, alle lobby e ai comitati d’affari che non a quella del senso dello Stato e di una corretta giustizia distributiva delle proprie risorse. (Riccardo Alfonso)

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Cardio-oncologia, tra sopravvivenza e tossicità da antitumorali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Un tema complesso nella gestione dei pazienti oncologici è costituito da prevenzione e cura degli effetti collaterali cardiovascolari dei chemioterapici. Il tema è stato affrontato a Firenze, durante l’International symposium on cardio-oncology. «Se un tempo la tossicità cardiovascolare influiva poco sulla speranza di vita, con il guadagno in sopravvivenza della terapia antineoplastica, gli eventi cardiovascolari possono aumentare di frequenza e diventare causa di morbilità e mortalità durante e dopo il trattamento oncologico» spiega Gian Franco Gensini, presidente del Simposio. «La tossicità non è più solo acuta ma anche tardiva» aggiunge Domenico Prisco, del dipartimento di Area critica dell’università di Firenze. «Quindi assistiamo alla comparsa di scompensi cardiaci, che si possono verificare anche dopo anni su pazienti che all’inizio presentavano un cuore assolutamente sano. D’altra parte, con l’avanzare dell’età media, sempre più spesso vanno affrontati casi di pazienti con pregressa storia di cardiopatia e che per la comparsa di un tumore devono essere sottoposti a un trattamento che può essere cardiotossico». Inoltre alcuni trattamenti oncologici possono avere ripercussioni non solo sul cuore, ma su tutto l’apparato circolatorio: la trombosi, per esempio, è la seconda causa di morte del paziente con tumore. Per far fronte a queste esigenze è nato in Italia il settore interdisciplinare della cardio-oncologia, con lo sviluppo di linee guida per l’identificazione di pazienti ad alto rischio cardiovascolare mediante biomarcatori o tecniche strumentali. «La nascita di un percorso mirato» spiega Gensini «è necessario in un polo oncologico di eccellenza, perché il paziente cardiopatico presenta problemi che richiedono di essere affrontati in modo molto accorto. Per esempio, la presenza di una neoplasia può rendere difficile o impossibile l’impiego di alcuni farmaci, come gli antitrombotici». Inoltre, con la cronicizzazione delle malattie, si va verso il “cronic care model” e la concomitanza di problemi cardiovascolari e tumorali obbliga a un lavoro di squadra. (fonte dica33)

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The Collection of the Duchess of Alba

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Paris – Christie’s France is honoured to announce the sale on 23rd May 2013 of an exceptional group of furniture created by the celebrated French Art Deco cabinet maker, Armand Albert Rateau (1882-1938), for the private apartments of the Duchess of Alba, doña María del Rosario de Silva y Gurtubay (1900-1934), in the Liria Palace, Madrid. Commissioned between 1920-1921 by her husband, Jacobo Fitz-James Stuart y Falco (1878-1953), 17th Duke of Alba, probably on the occasion of their marriage on 7th October 1920 at the Spanish Embassy in London, these pieces are amongst the most famous and legendary creations produced by the designer/cabinet maker/sculptor, trained at the renowned École Boulle.“The House of Alba has decided to sell the Armand Albert Rateau furniture commissioned by the 17th Duke of Alba, don Jacobo Fitz-James Stuart in the early 1920s in France, in order to support the funding of its heritage and of its various palaces throughout Spain as well as supporting new projects for the family. This is part of a general reorganization undertaken by the House of Alba, as illustrated by the recent exhibition ‘El Legado Casa d’Alba’, the first ever organized in Madrid between December 2012-March 2013. These pieces of furniture are all that remain of a larger ensemble that no longer exists. They do not form part of the historic collection of the House of Alba nor do they relate to the history of Spain”, stated the House of Alba”, stated the House of Alba.

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Le ragioni di una quasi sconfitta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Per un pelo il Pd è riuscito ad acchiappare la maggioranza alla Camera mentre al Senato è stato costretto a gettare la spugna. Il Pdl, a sua volta, non si può dichiarare soddisfatto a parte i sondaggi “taroccati” che gli davano perdente con uno stacco di ben dieci punti percentuali e che ora, sappiamo, sono diventati un’inezia.
Non intendo seguire la corrente dei tanti che, con il senno di poi, hanno pontificato sugli errori degli uni e quelli degli altri e dei meriti dei rispettivi leader, ma limitarmi solo a poche osservazioni di merito.
Incomincio con il dire che se mi fossi trovato nella condizioni di stare alla finestra ad osservare le mosse degli uni e quelle degli altri, nel contesto della vita italiana in questi ultimi venti anni, sarebbe stato ovvio partire dalla caduta rovinosa del sistema partitico che vedeva in primo piano la Dc da una parte e, dall’altra, il Pci condannato ad essere opposizione non tanto e non solo per via dei numeri ma soprattutto da ragioni di politica internazionale. Una volta, però, che il Pci si liberò da questi condizionamenti, non riuscì lo a raggiungere la “meta agognata” per colpa della sua stessa ideologia che è rimasta condizionata dal suo passato tant’è che ha finito con lo spianare la strada a un outsider della politica, ma non dell’intrallazzo, e nel ritenere lo Stato una sorta di “strenna aziendale” per le sue imprese. Così sono mancate le riforme, è stato peggiorato il rapporto stato-cittadini, sono state alimentate le tendenze più scorrette con l’evasione fiscale, i contributi a fondo perduto per le imprese decotte, accresciuto a dismisura il costo della politica e via di questo passo. Alla fine il paese si è diviso su tutto ed è prevalsa la logica dell’arrembaggio, dove è stata fatta man bassa delle risorse pubbliche e portata l’economia del paese allo sfacelo. Siamo così diventati un paese di corrotti e di corruttori e su queste poco esaltanti condizioni la stessa campagna elettorale di questi giorni si è misurata.
Ora che i giochi sono compiuti mi è parso ovvio considerare che la vivacità impressa alla campagna elettorale da Berlusconi aveva la sua logica intenzione di fermare la voglia di cambiamento del Paese, mentre sull’altro versante il Pd continuava a restare nel guado paralizzato dai veti incrociati delle sue tante anime.
Ora l’occasione può venire dal movimento di Grillo e dal fatto che può essere considerata un’intesa, sia pure sui programmi, più adatta e capace di fermare i critici interni del Pd che sono fermi sullo statu quo.
Grillo, quindi, è il saggio mentore che come nella storia di Collodi vuol portare alla ragione chi l’ha persa per il regno dei balocchi, ma può essere rinsavito e reso virtuoso.
Auguriamocelo di tutto cuore nell’interesse del paese. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Azienda italiana premiata negli USA per la sostenibilità ambientale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

È un’azienda italiana, la Rotoprint Sovrastampa di Lainate (MI), la vincitrice del Silver Flexible Packaging Achievementconferito dalla FPA – Flexible Packaging Association, nella categoria “Environmental & Sustainability Achievement”. Le premiazioni sono avvenute a Naples, Florida, il 26 febbraio, durante il convegno annuale dell’associazione. «La FPA è una delle più importanti realtà a livello mondiale a riunire gli operatori del mondo della stampa su supporti flessibili -commenta Gian Carlo Arici, fondatore e titolare di Rotoprint-. Ci fa molto onore vedere riconosciuta la validità, in termini di riduzione degli sprechi e di sostenibilità ambientale, del nostro sistema brevettato per modificare gli imballaggi sovrastampandoli». Il metodo di Rotoprint dà la possibilità di correggere errori, modificare grafiche e testi o addirittura cambiare completamente volto a un materiale per imballaggio non più utilizzabile: un problema che le aziende hanno di frequente e che costa loro molto in termini di stoccaggio e smaltimento dei materiali obsoleti o difettati, e di produzione di nuovi imballaggi. E che, naturalmente, costa anche all’ambiente: senza Rotoprint, in quasi quant’anni di attività, sarebbero stati mandati in discarica o all’inceneritore qualcosa come 750.000 Km, pari a quasi un viaggio di andata e ritorno dalla Terra alla Luna. «La cosa che più ci rende orgogliosi -continua sempre Gian Carlo Arici- è che con questo premio rappresentiamo l’Italia e la sua creatività, la sua ricerca di innovazione, che non viene meno neppure in questi tempi di difficoltà economica. Made in Italy vuol dire questo, oltre che affidabilità e garanzia di un risultato perfetto».
La FPA – Flexible Packaging Association rappresenta negli Stati Uniti la voce dell’industria degli imballaggi flessibili da 59 anni. Ogni anno premia le migliori aziende del settore, dagli stampatori ai fornitori, non solo americani: nel 2012 sono stati inviati alla giuria della FPA 127 progetti, ma di questi solo 25 hanno ricevuto uno (o più) dei 29 riconoscimenti previsti. Rotoprint Sovrastampa è stata fra le imprese premiate nella categoria “Ambiente e sostenibilità”. L’impegno di Rotoprint per l’ambiente e la qualità del suo lavoro sono riconosciuti in tutto il mondo: la GAA – Gravure Association of America nel 2012 ha premiato Rotoprint con il Golden Cylinder nella categoria Technical Innovation, l’associazione Americana PLGA Global ha conferito una menzione d’onore all’azienda all’ultima edizione dei Print Quality Awards e infine la E.R.A (European Rotogravure Association) ha premiato Rotoprint con l’Innovation Award 2011.
Rotoprint Sovrastampa S.r.l. Nata nel 1978 a Lainate (MI), Rotoprint Sovrastampa è specializzata nel modificare imballaggi già stampati, siano essi in formati (tetrarex, combiblok, elopak, scatole microonda, astucci, blister, cluster) o in bobina con supporto mono o pluristrato (alluminio, carta, poliammide, polietilene, polipropilene, poliestere, sleeves, tetrapak). Rotoprint Sovrastampa è una Società con Sistema di Gestione Qualità Certificato UNI EN ISO 9001: 2008 e per il suo Procedimento Brevettato ha vinto l’Oscar dell’Imballaggio 1993 (conferito dall’Istituto Italiano Imballaggio). http://www.rotoprint.com

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Paul U. Unschuld a Bologna per una Lezione Magistrale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Bologna 16 marzo 2013, ore 9 – Ingresso Gratuito Aula Magna dell’Istituto di Anatomia Umana Normale, Università di Bologna, Via Irnerio 4
Su invito dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS il Prof. Paul U. Unschuld per la prima volta tiene una Lezione Magistrale a Bologna, dal titolo dal titolo “Chinese Medicine between Tradition and invented tradition”. Il Prof. Unschuld è uno dei più importanti sinologi viventi e le sue ricerche sono delle pietre miliari della conoscenza del Pensiero e della Cultura Tradizionali Cinesi.
Ha fondato e ne è il Direttore del Horst-Goertz-Institute for the Theory, History, and Ethics of Chinese Life Sciences alla Charité-Universitaetsmedizin di Berlino. E’ Presidente della International Society for the History of East Asian Science, Technology and Medicine.
Nel maggio 2012, su invito della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli del Presidente Romano Prodi e dell’Università di Bologna, è stato tra i principali relatori del primo “Dialogue on Human Health between Traditional Chinese Medicine Culture and Western Medicine Culture (TCM Dialogue)”.
In occasione della Lezione Magistrale, verrà firmata una convenzione di collaborazione tra il Horst-Goertz-Institute e l’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS nel campo della didattica e della ricerca.

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Il calcio nelle arterie è l’oroscopo del diabetico

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Il tasso di calcificazione delle arterie coronarie (Cac) è un marcatore importante per la diagnosi di aterosclerosi e la sua progressione è associata in modo indipendente alla mortalità per tutte le cause nella popolazione generale ma non in modo altrettanto convincente nei pazienti con diabete mellito. Eppure la coronaropatia è la prima causa di morte nei diabetici che, in più del 70% dei casi, muoiono per cause cardiovascolari. Tutte le manifestazioni di danno arterioso, dall’ictus all’infarto, dall’angina alla morte cardiaca improvvisa sono due volte più frequenti nei diabeti ci che nella popolazione generale. Per questo Sarkis Kiramijyan e collaboratori del HarborUcla Medical center di Torrance, in California, hanno messo a punto uno studio, pubblicato sull’Americal journal of cardiology, con lo scopo di valutare le differenze nella progressione della calcificazione coronarica, gli effetti della terapia con statine e la mortalità per tutte le cause in soggetti con e senza diabete mellito. «Abbiamo reclutato 296 persone con diabete di tipo 2, asintomatiche per disturbi cardiovascolari, e 300 controlli» spiega Kiramijyan. «Il tasso di calcificazione coronarica è stato valutato alla partenza e poi dopo due anni». Sono stati misurati il tasso di variazione assoluta del Cac, la progressione percentuale (deltaCAC%) e gli effetti della terapia con statine sulla sopravvivenza libera da eventi. Il follow-up medio è stato di circa cinque anni e mezzo. La variazione assoluta di Cac è stata pari a 81 +/- 10 nei pazienti diabetici e 34 +/- 5 nei controlli (differenza altamente significativa in termini statistici). La percentuale di progressione annuale di Cac è stata del 29 +/- 9% nei diabetici e del 10 +/- 7% nei controlli. Anche questa differenza è significativa. Il rischio di morte è quasi doppio nei diabetici con un deltaCac dal 10 al 20% (rischio relativo 1,88), più del doppio con un deltaCac tra 21 e 30% (rischio relativo 2,29) e quasi sette volte maggiore con un deltaCac maggiore del 30% (rischio relativo 6,95). Viceversa la terapia con statine riduce la mortalità per tutte le cause del 70% circa nei soggetti di controllo, della metà nei diabetici senza progressione di Cac e del 30% circa in pazienti diabetici con un aumento progressivo delle calcificazioni arteriose. In sostanza, la progressione della calcificazione è stata più rapida, e il tasso di sopravvivenza libero da eventi più basso, nei soggetti diabeti ci rispetto ai controlli, con un andamento proporzionale alla progressione di Cac. «I risultati suggeriscono che la progressione di Cac sia un fattore predittivo indipendente di mortalità nei pazienti diabetici» conclude Kiramijyan. «In studi precedenti, la calcificazione arteriosa era considerata solo alla baseline, mentre la sua analisi nel corso dei follow-up consente di intervenire tempestivamente e con una terapia più intensa ed efficace nei casi a rischio». Am J Cardiol 2013; 111:356-361

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Scontro politico sui farmaci di fascia C

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

«Basta a provvedimenti sui farmaci di fascia C» a dichiararlo ieri nel corso dell’incontro con la politica organizzato a Roma da Federfarma il segretario del Pdl Angelino Alfano. Una frase che non è andata a giù al presidente della Federazione nazionale farmacia non convenzionata Giuseppe Scioscia. «Scorretto, disinformato e profondamente irrispettoso» ha detto riferendosi ad Alfano, aggiungendo come frasi a effetto e ad alto sapore elettorale non fanno che «generare confusion e: una cosa, infatti, è la pianta organica, altro è bloccare definitivamente il processo di liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Forse Alfano dimentica» conclude Scioscia «che le parafarmacie sono oggi in Italia 4500, danno lavoro a 9mila persone e consentono ai cittadini un reale risparmio sui farmaci che pagano di tasca propria». La fascia C è stata al centro degli interventi di due altri esponenti politici, nel corso dell’evento romano, Antonio Ingroia di Rivoluzione Civile e Oscar Giannino di Fare per Fermare il Declino. Per il primo «non è giusto che un pensionato paghi un farmaco quanto lo paga un miliardario. Alcuni medicinali di fascia C sono già gratuiti per alcune categorie e noi riteniamo che vada estesa la gratuità anche a pensionati, disoccupati e chi ha un salario minimo come lavoratore». Giannino, invece, più genericamente parla di «un dibattito da fare ser iamente anche con le farmacie sui farmaci di fascia C e su come costruire un’offerta che non disconosca le loro caratteristiche di presidio sanitario territoriale». Lo stesso Giannino, peraltro, in una lettera inviata ai titolari di parafarmacia e pubblicata sul loro sito specifica di credere «che si debba arrivare alla logica conclusione, liberalizzando integralmente i farmaci di fascia C e consentendone la vendita in tutti gli esercizi che siano presidiati da un farmacista laureato. La concorrenza» continua Giannino «che ha funzionato coi farmaci da banco, funzionerà anche con le specialità soggette a prescrizione».

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La lanterna di Diogene

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

La storia ci riporta la figura di un filosofo greco che, tra le altre cose, fu ricordato soprattutto nell’atto di individuare con una lanterna in mano l’uomo che avesse conservato la virtù più difficile da trovare sulla terra. In altre parole era la ricerca della perfezione, nella quintessenza del bene, in opposizione al male di cui avvertiva il dilagare e la corruttela nello spirito e nella materia.
E il suo vagolare tra le tenebre appena sfiorate dal tremulo chiarore di un lumicino voleva anche dimostrare, ai suoi contemporanei, che la saggezza e la felicità possono appartenere all’uomo che è indipendente dalla società come se questa fosse la fonte primaria di tutti i mali che ci attanagliano da millenni. Una società che spesso si appaga delle forme e disdegna la sostanza. Si crogiola dell’apparenza e tralascia i contenuti. Questo rapporto incompreso tra l’essere e il divenire rende emblematica la nostra esistenza. E’ e resta ancora forte la nostra domanda tra una società che forgia un modello di appartenenza che si realizza nel lavoro e nella prosperità e tende a estromettere chi vive ai suoi margini, e quella del rifiuto tra coloro che per ragioni indipendenti dalla propria volontà: mancanza di lavoro, ambienti malsani, impossibilità di accedere ad una istruzione adeguata o per un deficit fisico e intellettivo, non si dimostrano integrabili. Questo distinguo è il segno della nostra xeno-fobia che va oltre il colore della pelle e la provenienza e il credo religioso. Ora questo veleno che si accompagna alla nostra società tecnologica sta diventando globale e tende ad acuire il rapporto tra nazioni e al loro interno. E’ un nervo sensibile che è messo a nudo proprio nei momenti di crisi del sistema con le economie e le finanze che vanno in tilt. A questo punto l’essere umano si ritrova solo con i suoi problemi e le sue lacune, con le sue incertezze e i suoi dubbi. Solo nel gridare le sue miserie al cospetto di una società che tende a rifugiarsi nella cittadella del benessere, a isolarlo, a negarlo. E’ una solitudine rappresentata da miliardi di esseri umani, ovvero da almeno tre quarti dell’umanità. E’ una solitudine intollerabile che finirà un giorno per ritrovare il suo punto d’incontro e per gridare la sua esistenza e il suo diritto a vivere e a essere rispettati. Se vogliamo, a questo punto, salvare l’idea di società che abbiamo costruito nei millenni dobbiamo oggi più che mai sciogliere il nodo gordiano delle difformità e aprirci al diverso, all’idea e alla cultura della condivisione e della solidarietà per dare al fratello che ha meno quel più che in casa d’altri avanza. E si badi bene: non possiamo permetterci altri rinvii. (Riccardo Alfonso)

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Maculopatia: guerra di cifre su costi farmaci innovativi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

È scontro di cifre e dati in merito ai costi e all’accessibilità alle cure innovative per i pazienti affetti da maculopatia. Due i farmaci disponibili: bevacizumab, da impiegare off label e oggi non più rimborsato dal Ssn e ranibizumab che invece ha l’indicazione per la patologia ed è rimborsato. Tutto è cambiato, a livello normativo, in questi mesi per cui, secondo la Società oftalmologica italiana (Soi), bevacizumab, che ha costi più bassi, non può più essere utilizzato nelle strutture pubbliche a vantaggio di ranibizumab con aumento di costi conseguente e rischio per molti pazienti di essere esclusi dalla terapie. «Il sistema sanitario dovrà reperire oltre 1 miliardo di euro solo per il 2013 o, in alternativa, decidere di impedire a tutti i pazienti l’accesso alle cure di cui necessitano» dice Matteo Piovella presidente Soi, in occasione della presentazione del libro bianco sul trattamento della degenerazione maculare senile,.Così Gaia Panina, direttore medico di Novartis, azienda che ha sviluppato ranibizumab: «Sui costi per il Servizio sanitario nazionale di ranibizumab girano cifre prive di fondamento. Non abbiamo mai dimenticato la sostenibilità economica per il sistema. Il prezzo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non tiene conto dell’ulteriore sconto che praticheremo alle strutture pubbliche, e dell’altro sconto che verrà fatto in base ai volumi acquistati. Inoltre l’azienda si è impegnata con l’Aifa a sviluppare uno studio su 5mila pazienti, a cui il farm aco verrà fornito gratuitamente e questo consentirà un notevole risparmio al Ssn. Normalmente la terapia con questo farmaco dura circa 3 anni per un costo medio complessivo si aggira sui 3-5mila euro a paziente e una spesa annua per il Ssn di circa 50 milioni di euro».
I due farmaci hanno lo stesso profilo di sicurezza ed efficacia? Anche qui non c’è unanimità di pareri tra gli esperti: «Sono due farmaci gemelli» dice Piovella. «In Usa bevacizumab viene usato dal 60% dei pazienti, in Inghilterra e Germania nel 40% in Spagna e in Italia, almeno fino a oggi, nel 90% dei casi».
Francesco Bandello, direttore della Clinica oculistica dell’università Vita e Salute del San Raffaele di Milano: «Uno studio indipendente sponsorizzato dai National institutes of health ha dimostrato che per la degenerazione maculare legata all’età non ci sono sostanziali differenze tra i due farmaci in termini di efficacia , ma ve ne sono per la sicurezza e le complicanze. Il bevacizumab viene usato per questa patologia fuori dalle indicazioni per cui è stato approvato e ha più effetti collaterali».
L’auspicio è che le parti, autorità regolatorie comprese, facciano chiarezza al più presto rispetto a una polemica che dura ormai da troppo tempo e che rischia di mettere a repentaglio la salute dei pazienti i quali, se non curati per tempo, possono perdere rapidamente la loro capacità visiva.(fonte doctornews33)

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Italia, spesa sanità più bassa in Ue ma regioni in deficit

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

In Italia, nonostante per la sanità si spenda il 26,1% in meno rispetto a paesi come Francia e Germania, tutte le regioni si avviano a chiudere il 2012 in deficit a causa della sanità. A ciò si somma il dato, reso noto dal Censis, secondo cui nello scorso anno 9 milioni di italiani hanno rinunciato totalmente o parzialmente alle cure per motivi economici. A dirlo è Walter Ricciardi, direttore l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in occasione della presentazione del Country Report Italia 2 013, documento di studio ed analisi dello stato di salute degli italiani, condotto in collaborazione con l’Associazione di iniziativa Parlamentare e legislativa per la Salute. Ciò che è emerso, tra le altre cose, è che a fronte di un’aumentata richiesta di salute di una popolazione che invecchia, oltre il 20% degli italiani ha più di 65 anni, la spesa sanitaria, pure tra le più basse d’Europa, cresce a un ritmo più elevato del Pil. «Negli ultimi 10 anni» ha sottolineato infatti Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità del Senato «la spesa sanitaria pubblica è cresciuta complessivamente di 61,8 miliardi di euro, passando dai 51,7 miliardi agli attuali 113,5 miliardi, e se consideriamo la componente privata si arriva a 144 miliardi di euro, aumentando più velocemente della crescita economica, peraltro estremamente contenuta nel nostro Paese, e le Regioni vanno in rosso proprio a causa della sanità». Il documento, pensato per essere uno strumento di lavoro per addetti e decisori politici, ha messo in evidenza una popolazione con esigenze cui il Servizio sanitario non dà risposte adeguate: il 90% degli eventi cardio e cerebrovascolari ha cause ambientali note eliminabili e modificabili, un terzo dei pazienti con infarto giunge troppo tardi in ospedale e quindi non viene trattato con terapia riperfusiva, le risorse diagnostiche e terapeutiche per la cardiopatia ischemica sono utilizzare meno efficacemente per le donne rispetto agli uomini, sono fermi al 23% i fumatori con più di 14 anni, al Nord ci si ammala di più di tumore ma si guarisce di più. Tutto ciò a fronte di un progressivo e marcato aumento delle aspettative di vita: il 10,3% degli italiani ha tra i 65 e i 74 anni e un altro 10% ne ha più di 75, in particolare donne. La situazione, si osserva nel rapporto, e andrebbe risolta con maggior coordinamento d elle politiche nazionali e locali, attività di prevenzione e di educazione alla salute nonchè un adeguamento dei servizi alla domanda di assistenza. (S.Z.fonte farmacista33)

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La civiltà europea

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Si sposta Ciò che sta accadendo in questi giorni in Europa e nella vicina afroasia ci porta a considerare un aspetto che, probabilmente, o abbia-mo sottovalutato o semplicemente ignorato. Siamo sempre partiti dall’idea che il “mediterraneo è la culla della civiltà europea” ovvero, per dirla con Duby è “la sorgente profonda della cultura che illumina la nostra civiltà, poiché da secoli attinge l’Europa dalle ricchezze culturali offerte dal mediter-raneo in modo inesauribile”. Ora dobbiamo chieder-ci, se non lo abbiamo fatto già in passato, se dopo la scoperta dell’America questa fioritura della civiltà europea non si sia spostata in via definitiva altrove. Nel secolo XVI la modernità dell’idea europea trovò spazio ed ascolto soprattutto nel nord dell’Europa. Ma come possiamo dimenticare, nel contempo, che le insofferenze delle concezioni religiose (la Rifor-ma), le diverse sensibilità dell’uomo verso il denaro e verso la ricchezza (l’insorgere del capitalismo), il multiforme vigore della scienza e della tecnologia (più tecnica meno umanesimo), le più articolate espressioni della politica (il parlamentarismo e la democrazia) sono tutte frutto della ricchezza civile e spirituale e civile del mediterraneo? Goethe si sentiva finalmente un “uomo” in Italia, ma non vi scopriva un luogo di progresso. Questa contrad-dizione resta oggi tra Nord e Sud dell’Europa.
L’Europa mediterranea sembra voler vivere con l’orgoglio del suo passato, nonostante le incon-gruenze del presente eppure non vuol passare per qualcosa di diverso o di separato. Resta la sua ansia di ricongiungersi all’Europa del Nord sull’altare del progresso politico e scientifico e della modernità, talvolta dimenticando se stessa. Sembra che l’Europa, nel suo insieme, sia stata capace più di altrove nel creare i mali e nel trovare nello stesso tempo gli antidoti e, a loro volta, i rimedi agli antidoti. Penso al capitalismo e poi al marxismo e poi ancora al suo crollo e alla ricerca di un nuovo umanesimo.
Questo alternarsi di eventi sovente traumatici, come quelli di dittature di destra e di sinistra, di democrazie e di socialismo reale, espone a tutt’oggi l’Europa al concetto di una entità geografica fortemente presentata ai conflitti esistenziali di grande portata e di notevole sofferenza per le sue evidenti contraddizioni interne. E in ciò noi intrave-diamo il suo declino ma anche la possibilità di riscattarsi seguendo la stessa logica di sempre tra male e antidoto, tra bene e antidoto. Ma ciò che ci preoc-cupa è che i tempi di maturazione tradizionali sono troppo lunghi rispetto a quelli di una civiltà che è in continua evoluzione e che si muove a ritmi sempre più rapidi.(Riccardo Alfonso)

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Nel diabetico, meglio la chirurgia dell’angioplastica

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

I pazienti con diabete e arteriopatie diffuse stanno meglio (e costano meno) quando vengono rivascolarizzati chirurgicamente con by-pass rispetto a quando si usa l’angioplastica percutanea. Non solo: la “vecchia” tecnica, apparentemente più invasiva, risulta avere un migliore profilo di costo-efficacia. Lo dimostra Freedom, uno studio pubblicato su Circulation e condotto su 1.900 pazienti con diabete e arteriopatie diffuse, sottoposti in modo randomizzato a uno dei due interventi in esame. Il follow-up è durato 5 anni (dal 20 05 al 2010) ma i risultati sono stati utilizzati per ottenere, con l’aiuto di apposito programma, una proiezione di costo-efficacia sulla durata della vita ipotizzabile in base ai dati epidemiologici e ai costi sanitari statunitensi. «Benché il costo iniziale della chirurgia sia più alto di quello dell’angioplastica, soprattutto per via dei giorni di ricovero, il follow-up a cinque anni suggerisce che i miglioramenti clinici associati alla procedura più invasiva portino a una riduzione dei costi a lungo termine» spiega Elizabeth A. Magnuson, cardiologa del Saint Luke’s mid America heart institute di Kansas City che ha coordinato un ampio gruppo di ricercatori. Ad alzare i costi dell’angioplastica è la necessità di ripetere frequentemente la procedura negli anni successivi. Nonostante ciò, se si tiene conto dei calcoli a cinque anni, questa procedura rimane più conveniente. È la proiezione sulla totalità della vita a ribaltare l’esito dell’analisi, con guadagni sostanziali sia nell’aspettativa di vita sia nella qualità di vita per anno guadagnato a favore della chirurgia. Non solo si risparmiano circa 10.000 dollari l’anno per tutta la durata della vita del paziente, ma anche la qualità della sopravvivenza è migliore. «Questo studio fornisce dati consistenti con quelli precedenti, in particolare per quanto riguarda il rapporto di costo-efficacia dell’angioplastica nei 12 mesi post intervento» spiega l’esperta. «Benché vi sia un aumento dell’uso dell’angioplastica in molti Paesi, anche perché i pazienti tendono a preferirla per la minore invasività, il risultato non ci sorprende e dovrebbe far riflettere sull’organizzazione del trattamento dei disturbi vascolari nei pazienti diabetici».(fonte cardiologia33)

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Scompenso: italiano il calcolatore online dell’indice prognostico

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Un ampio studio multicentrico coordinato dalla Fondazione Monzino di Milano ha permesso – attraverso la combinazione di test da sforzo cardiopolmonari con dati clinici, laboratoristici ed ecocardiografici routinari – di ottenere un punteggio prognostico molto affidabile di rischio di morte cardiovascolare o di urgente trapianto cardiaco entro 2 anni: il Mecki (Metabolic exercise cardiac kidney index) score. L’algoritmo di calcolo è stato inoltre trasformato in un applicativo on line utilizzabile in forma anonima sia dai curanti – cardiologi o medici di famiglia – sia dai pazienti per ottenere in tempo rea le il risultato (in quest’ultimo caso si raccomanda il supporto del medico per il corretto inserimento dei parametri e l’interpretazione dei risultati, ma anche per la gestione di eventuali reazioni d’allarme nell’assistito o nei parenti). Una volta collegati alla pagina web, non occorre fare altro che riempire i campi obbligatori, corrispondenti a 6 parametri, indicati sul sito mediante sigle internazionali – peak Vo2, Ve/Vco2 slope, Hemoglobin, Na+, Lvef, Mdrd – corrispondenti nell’ordine a picco di consumo d’ossigeno (% rispetto all’atteso), efficienza ventilatoria, emoglobinemia, sodiemia, frazione d’eiezione ventricolare sinistra (valutata ecocardiograficamente) e stima della funzione renale (secondo l’equazione dello studio Modification of diet in renal disease). Sono proprio questi 6 parametri su cui si basa il Mecki score, apparsi correlati in modo indipendente allo scompenso cardiaco in base ai risultati della ricerca coordinata da Piergiuseppe Agostoni del Centro cardiologico Monzino, che ha coinvolto 2.716 pazienti scompensati, seguiti in 13 centri italiani per un follow-up medio di 1.041 giorni, considerando un endpoint combinato di morte cardiovascolare e trapianto cardiaco urgente, al termine di un’analisi di regressione di Cox per i rischi proporzionali con selezione graduale delle variabili e procedura di validazione incrociata.(fonte cardiologia33)

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