Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 27 febbraio 2013

Il rapporto tra l’occupato e il pensionato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Questo rapporto è andato decrescendo a svantaggio dell’occupato e, secondo le previsioni, toccherà il raddoppio per il 2016: due pensionati per un occupato in seguito a due eventi concomitanti:
a) Prolungamento della vita
b) Minori possibilità lavorative che gene-rano disoccupazione, sottooccupazione, part-time, lavoro nero, mancati aggiornamenti tecnologici, professioni che scompaiono e altre che non si diffon-dono con la stessa velocità, ecc.)
L’argomento è di grande attualità in questi giorni poiché l’attuale Governo è tendenzialmente portato a colpire il sistema previdenziale, unita-mente a quello assistenziale per far quadrare i conti pubblici in dissesto. I motivi sono senza dubbio seri e noi tutti ben li conosciamo, ma ritengo anche che ben altre vie sono percorribili per porvi riparo.
Penso, ad esempio, ad un miglior funzionamento della macchina pubblica i cui sprechi non sono venuti meno nonostante che da anni si parla di rigore e di sana amministrazione e ad una pianificazione delle risorse e ad un loro più efficace utilizzo. Da queste mancate soluzioni è venuta meno una lotta più serrata e soprattutto più efficace alle evasioni e ai malgoverni locali e centrali degli Enti e delle istituzioni pubbliche e private. In effetti un tentativo fu fatto, ma, nel corso d’opera, fu viziata dal tentativo non tanto di far funzionare la pubblica amministrazione quanto di scardinare il suo ruolo privatizzando i profitti e lasciando alla mano pub-blica i servizi in perdita. Stiamo, in altri termini, pagando il prezzo di una politica economica fondata sui privilegi di pochi e sui sacrifici di tanti. Certo, il governo è in grave difficoltà anche per le mancate scelte del passato però, a questo punto, non può pretendere di mettere mano ai tagli là dove la gente non può difendersi. Resta la solita tecnica dei Governi di destra dominati dalla logica dei potentati dove si diventa deboli con i più forti e forti con i deboli, mentre il centro-sinistra una volta al governo ha dato prova d’incapacità decisionale per i veti incrociati al suo interno. Ora le pensioni stanno diventando il vero banco di prova di questa protervia governativa di scaricare sui più deboli ed esposti gli errori che dal passato al presente mostrano la loro lunga ombra che ha tutti i requisiti per protendersi minacciosa sul nostro futuro proprio perché nessun governo ha cercato di porvi riparo con una iniziativa che affronti la questione nella sua globalità. Oggi, dalle poche notizie che filtrano, sappiamo che per l’ennesima volta resta la logica di sempre ovvero quella di operare tagli alla cieca pur di non mettere mano a una seria riforma del sistema. Ritengo, invece, che sia giunto il momento di dare una risposta ferma poiché la misura è colma e il peso è insopportabile. Il rovescio della medaglia è inquie-tante. Se si vuole, infatti, la “morte civile” di milioni di pensionati va detto chiaramente e non si instilli in essi il “lento veleno” dei sacrifici economici che portano i poveri alla infelice condizione di indigenti e di disperati drogati da un eccesso d’informazione che confonde e non educa la gente a capire e ad assumere consapevolmente le sue scelte. D’altra parte è inutile che c’illudiamo, oltre ogni ragionevole misura. I nostri giovani non troveranno con facilità dei posti di lavoro perché sono venuti meno i ben noti “ammortizzatori sociali” offerti dalla mano pubblica con impieghi facili, anche se scarsamente remunerati, e dalla presenza d’imprese private che private avevano solo il nome in quanto venivano foraggiate dallo Stato per interessi clientelari e di consorterie politiche. E d’imprese senza “mercato” in Italia ve ne sono ancora tante e quel che è peggio continuano ad essere sostenute pur sapendo che non hanno un avvenire. D’altra parte dobbiamo riconoscere il fallimento della vecchia previdenza statalista proprio perché si riduce la forza lavoro, aumenta la disoccupazione e la vita si allunga con un pensionato più longevo. La logica vorrebbe che, di pari passo, si procedesse con l’allungamento dell’età lavorativa portando da 35 a 40 anni i contributi massimi e nello stesso tempo si offrisse ai “pensionati”, ancora “efficienti” fisicamente ed intel-lettualmente, l’opportunità di ricoprire posti e servizi in “part-time” per un recupero “economico” derivante dall’erosione della pensione dal “caro vita” e con un prelievo ad hoc da tali lavori che andasse a beneficio di coloro che non sono più in grado di essere “riciclati” in attività lavorative. Nello stesso tempo potrebbe essere consentito ai giovani una “pensione integrativa” da pianificare con i contributi volontari versati agli istituti previdenziali apposita-mente autorizzati dallo Stato. Diciamo pure che queste “proposte” dovevano essere messe in cantiere già una decina di anni fa per trovarci oggi nella condizione di trarne un qualche beneficio. Applicarlo ora diventa complesso per due ordini di motivi: Prima di tutto giacché il “buco” dello Stato continua a essere, nonostante gli annunciati ripianamenti, sempre più vistoso. Basta pensare ai debiti accumulati dalle amministrazioni locali. In secondo luogo ci troveremo con un incremento forse insopportabile della disoccupazione sia per le possibili riconversioni industriali che per la mancan-za di strutture adeguate per aggiornamenti profes-sionali, per il recupero del gap dell’istruzione tradi-zionale chiaramente inefficiente ad affrontare il nuovo e il diverso che si profila nel mondo econo-mico occidentale e per la mancata “industrializ-zazione” di vaste aree del nostro Paese. E dire che per il meridione abbiamo speso, dal dopo guerra ad oggi, ben mille miliardi di euro tradotti al valore attuale per ritrovarci al punto di partenza. In definitiva per far rientrare nei binari della normalità l’azienda Italia, dovremmo continuare a “licenziare” i dipendenti pubblici eredi di organici gonfiati per motivi politici, riconvertire numerose produzioni e provocare un calo dell’occupazione nell’industria e nei servizi. Nel frattempo continueremo con le ben note inefficienze con un’impresa pubblica al solito inefficace e sprecona, dove mancano i magistrati ma abbondano i maestri, dove crescono i medici ma mancano i paramedici, dove sono carenti i posti letto ma vengono chiusi i piccoli ospedali e così via.
Se questo è l’andazzo dobbiamo seria-mente ripensare a tutta la filiera generazionale che ci porta dalla nascita all’ultimo passo e capire come vanno riscritti i vari passaggi pur tenendo fermi i principi consolidati nei suoi valori fondanti e nella volontà di un’equa ridistribuzione delle risorse. Da qui parte il progetto messo a punto dai Centri studi della Fidest e che ha mostrato la sua validità incassando numerosi consensi ma ha trovato anche una larga fetta della classe politica, e dai media che la fiancheggia, delle chiusure pregiudiziali legate più alla logica della dipendenza ai poteri forti, alle lobby e ai comitati d’affari che non a quella del senso dello Stato e di una corretta giustizia distributiva delle proprie risorse. (Riccardo Alfonso)

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Cardio-oncologia, tra sopravvivenza e tossicità da antitumorali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Un tema complesso nella gestione dei pazienti oncologici è costituito da prevenzione e cura degli effetti collaterali cardiovascolari dei chemioterapici. Il tema è stato affrontato a Firenze, durante l’International symposium on cardio-oncology. «Se un tempo la tossicità cardiovascolare influiva poco sulla speranza di vita, con il guadagno in sopravvivenza della terapia antineoplastica, gli eventi cardiovascolari possono aumentare di frequenza e diventare causa di morbilità e mortalità durante e dopo il trattamento oncologico» spiega Gian Franco Gensini, presidente del Simposio. «La tossicità non è più solo acuta ma anche tardiva» aggiunge Domenico Prisco, del dipartimento di Area critica dell’università di Firenze. «Quindi assistiamo alla comparsa di scompensi cardiaci, che si possono verificare anche dopo anni su pazienti che all’inizio presentavano un cuore assolutamente sano. D’altra parte, con l’avanzare dell’età media, sempre più spesso vanno affrontati casi di pazienti con pregressa storia di cardiopatia e che per la comparsa di un tumore devono essere sottoposti a un trattamento che può essere cardiotossico». Inoltre alcuni trattamenti oncologici possono avere ripercussioni non solo sul cuore, ma su tutto l’apparato circolatorio: la trombosi, per esempio, è la seconda causa di morte del paziente con tumore. Per far fronte a queste esigenze è nato in Italia il settore interdisciplinare della cardio-oncologia, con lo sviluppo di linee guida per l’identificazione di pazienti ad alto rischio cardiovascolare mediante biomarcatori o tecniche strumentali. «La nascita di un percorso mirato» spiega Gensini «è necessario in un polo oncologico di eccellenza, perché il paziente cardiopatico presenta problemi che richiedono di essere affrontati in modo molto accorto. Per esempio, la presenza di una neoplasia può rendere difficile o impossibile l’impiego di alcuni farmaci, come gli antitrombotici». Inoltre, con la cronicizzazione delle malattie, si va verso il “cronic care model” e la concomitanza di problemi cardiovascolari e tumorali obbliga a un lavoro di squadra. (fonte dica33)

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The Collection of the Duchess of Alba

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Paris – Christie’s France is honoured to announce the sale on 23rd May 2013 of an exceptional group of furniture created by the celebrated French Art Deco cabinet maker, Armand Albert Rateau (1882-1938), for the private apartments of the Duchess of Alba, doña María del Rosario de Silva y Gurtubay (1900-1934), in the Liria Palace, Madrid. Commissioned between 1920-1921 by her husband, Jacobo Fitz-James Stuart y Falco (1878-1953), 17th Duke of Alba, probably on the occasion of their marriage on 7th October 1920 at the Spanish Embassy in London, these pieces are amongst the most famous and legendary creations produced by the designer/cabinet maker/sculptor, trained at the renowned École Boulle.“The House of Alba has decided to sell the Armand Albert Rateau furniture commissioned by the 17th Duke of Alba, don Jacobo Fitz-James Stuart in the early 1920s in France, in order to support the funding of its heritage and of its various palaces throughout Spain as well as supporting new projects for the family. This is part of a general reorganization undertaken by the House of Alba, as illustrated by the recent exhibition ‘El Legado Casa d’Alba’, the first ever organized in Madrid between December 2012-March 2013. These pieces of furniture are all that remain of a larger ensemble that no longer exists. They do not form part of the historic collection of the House of Alba nor do they relate to the history of Spain”, stated the House of Alba”, stated the House of Alba.

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Le ragioni di una quasi sconfitta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Per un pelo il Pd è riuscito ad acchiappare la maggioranza alla Camera mentre al Senato è stato costretto a gettare la spugna. Il Pdl, a sua volta, non si può dichiarare soddisfatto a parte i sondaggi “taroccati” che gli davano perdente con uno stacco di ben dieci punti percentuali e che ora, sappiamo, sono diventati un’inezia.
Non intendo seguire la corrente dei tanti che, con il senno di poi, hanno pontificato sugli errori degli uni e quelli degli altri e dei meriti dei rispettivi leader, ma limitarmi solo a poche osservazioni di merito.
Incomincio con il dire che se mi fossi trovato nella condizioni di stare alla finestra ad osservare le mosse degli uni e quelle degli altri, nel contesto della vita italiana in questi ultimi venti anni, sarebbe stato ovvio partire dalla caduta rovinosa del sistema partitico che vedeva in primo piano la Dc da una parte e, dall’altra, il Pci condannato ad essere opposizione non tanto e non solo per via dei numeri ma soprattutto da ragioni di politica internazionale. Una volta, però, che il Pci si liberò da questi condizionamenti, non riuscì lo a raggiungere la “meta agognata” per colpa della sua stessa ideologia che è rimasta condizionata dal suo passato tant’è che ha finito con lo spianare la strada a un outsider della politica, ma non dell’intrallazzo, e nel ritenere lo Stato una sorta di “strenna aziendale” per le sue imprese. Così sono mancate le riforme, è stato peggiorato il rapporto stato-cittadini, sono state alimentate le tendenze più scorrette con l’evasione fiscale, i contributi a fondo perduto per le imprese decotte, accresciuto a dismisura il costo della politica e via di questo passo. Alla fine il paese si è diviso su tutto ed è prevalsa la logica dell’arrembaggio, dove è stata fatta man bassa delle risorse pubbliche e portata l’economia del paese allo sfacelo. Siamo così diventati un paese di corrotti e di corruttori e su queste poco esaltanti condizioni la stessa campagna elettorale di questi giorni si è misurata.
Ora che i giochi sono compiuti mi è parso ovvio considerare che la vivacità impressa alla campagna elettorale da Berlusconi aveva la sua logica intenzione di fermare la voglia di cambiamento del Paese, mentre sull’altro versante il Pd continuava a restare nel guado paralizzato dai veti incrociati delle sue tante anime.
Ora l’occasione può venire dal movimento di Grillo e dal fatto che può essere considerata un’intesa, sia pure sui programmi, più adatta e capace di fermare i critici interni del Pd che sono fermi sullo statu quo.
Grillo, quindi, è il saggio mentore che come nella storia di Collodi vuol portare alla ragione chi l’ha persa per il regno dei balocchi, ma può essere rinsavito e reso virtuoso.
Auguriamocelo di tutto cuore nell’interesse del paese. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Azienda italiana premiata negli USA per la sostenibilità ambientale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

È un’azienda italiana, la Rotoprint Sovrastampa di Lainate (MI), la vincitrice del Silver Flexible Packaging Achievementconferito dalla FPA – Flexible Packaging Association, nella categoria “Environmental & Sustainability Achievement”. Le premiazioni sono avvenute a Naples, Florida, il 26 febbraio, durante il convegno annuale dell’associazione. «La FPA è una delle più importanti realtà a livello mondiale a riunire gli operatori del mondo della stampa su supporti flessibili -commenta Gian Carlo Arici, fondatore e titolare di Rotoprint-. Ci fa molto onore vedere riconosciuta la validità, in termini di riduzione degli sprechi e di sostenibilità ambientale, del nostro sistema brevettato per modificare gli imballaggi sovrastampandoli». Il metodo di Rotoprint dà la possibilità di correggere errori, modificare grafiche e testi o addirittura cambiare completamente volto a un materiale per imballaggio non più utilizzabile: un problema che le aziende hanno di frequente e che costa loro molto in termini di stoccaggio e smaltimento dei materiali obsoleti o difettati, e di produzione di nuovi imballaggi. E che, naturalmente, costa anche all’ambiente: senza Rotoprint, in quasi quant’anni di attività, sarebbero stati mandati in discarica o all’inceneritore qualcosa come 750.000 Km, pari a quasi un viaggio di andata e ritorno dalla Terra alla Luna. «La cosa che più ci rende orgogliosi -continua sempre Gian Carlo Arici- è che con questo premio rappresentiamo l’Italia e la sua creatività, la sua ricerca di innovazione, che non viene meno neppure in questi tempi di difficoltà economica. Made in Italy vuol dire questo, oltre che affidabilità e garanzia di un risultato perfetto».
La FPA – Flexible Packaging Association rappresenta negli Stati Uniti la voce dell’industria degli imballaggi flessibili da 59 anni. Ogni anno premia le migliori aziende del settore, dagli stampatori ai fornitori, non solo americani: nel 2012 sono stati inviati alla giuria della FPA 127 progetti, ma di questi solo 25 hanno ricevuto uno (o più) dei 29 riconoscimenti previsti. Rotoprint Sovrastampa è stata fra le imprese premiate nella categoria “Ambiente e sostenibilità”. L’impegno di Rotoprint per l’ambiente e la qualità del suo lavoro sono riconosciuti in tutto il mondo: la GAA – Gravure Association of America nel 2012 ha premiato Rotoprint con il Golden Cylinder nella categoria Technical Innovation, l’associazione Americana PLGA Global ha conferito una menzione d’onore all’azienda all’ultima edizione dei Print Quality Awards e infine la E.R.A (European Rotogravure Association) ha premiato Rotoprint con l’Innovation Award 2011.
Rotoprint Sovrastampa S.r.l. Nata nel 1978 a Lainate (MI), Rotoprint Sovrastampa è specializzata nel modificare imballaggi già stampati, siano essi in formati (tetrarex, combiblok, elopak, scatole microonda, astucci, blister, cluster) o in bobina con supporto mono o pluristrato (alluminio, carta, poliammide, polietilene, polipropilene, poliestere, sleeves, tetrapak). Rotoprint Sovrastampa è una Società con Sistema di Gestione Qualità Certificato UNI EN ISO 9001: 2008 e per il suo Procedimento Brevettato ha vinto l’Oscar dell’Imballaggio 1993 (conferito dall’Istituto Italiano Imballaggio). http://www.rotoprint.com

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Paul U. Unschuld a Bologna per una Lezione Magistrale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Bologna 16 marzo 2013, ore 9 – Ingresso Gratuito Aula Magna dell’Istituto di Anatomia Umana Normale, Università di Bologna, Via Irnerio 4
Su invito dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS il Prof. Paul U. Unschuld per la prima volta tiene una Lezione Magistrale a Bologna, dal titolo dal titolo “Chinese Medicine between Tradition and invented tradition”. Il Prof. Unschuld è uno dei più importanti sinologi viventi e le sue ricerche sono delle pietre miliari della conoscenza del Pensiero e della Cultura Tradizionali Cinesi.
Ha fondato e ne è il Direttore del Horst-Goertz-Institute for the Theory, History, and Ethics of Chinese Life Sciences alla Charité-Universitaetsmedizin di Berlino. E’ Presidente della International Society for the History of East Asian Science, Technology and Medicine.
Nel maggio 2012, su invito della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli del Presidente Romano Prodi e dell’Università di Bologna, è stato tra i principali relatori del primo “Dialogue on Human Health between Traditional Chinese Medicine Culture and Western Medicine Culture (TCM Dialogue)”.
In occasione della Lezione Magistrale, verrà firmata una convenzione di collaborazione tra il Horst-Goertz-Institute e l’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS nel campo della didattica e della ricerca.

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