Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Cardio-oncologia, tra sopravvivenza e tossicità da antitumorali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Un tema complesso nella gestione dei pazienti oncologici è costituito da prevenzione e cura degli effetti collaterali cardiovascolari dei chemioterapici. Il tema è stato affrontato a Firenze, durante l’International symposium on cardio-oncology. «Se un tempo la tossicità cardiovascolare influiva poco sulla speranza di vita, con il guadagno in sopravvivenza della terapia antineoplastica, gli eventi cardiovascolari possono aumentare di frequenza e diventare causa di morbilità e mortalità durante e dopo il trattamento oncologico» spiega Gian Franco Gensini, presidente del Simposio. «La tossicità non è più solo acuta ma anche tardiva» aggiunge Domenico Prisco, del dipartimento di Area critica dell’università di Firenze. «Quindi assistiamo alla comparsa di scompensi cardiaci, che si possono verificare anche dopo anni su pazienti che all’inizio presentavano un cuore assolutamente sano. D’altra parte, con l’avanzare dell’età media, sempre più spesso vanno affrontati casi di pazienti con pregressa storia di cardiopatia e che per la comparsa di un tumore devono essere sottoposti a un trattamento che può essere cardiotossico». Inoltre alcuni trattamenti oncologici possono avere ripercussioni non solo sul cuore, ma su tutto l’apparato circolatorio: la trombosi, per esempio, è la seconda causa di morte del paziente con tumore. Per far fronte a queste esigenze è nato in Italia il settore interdisciplinare della cardio-oncologia, con lo sviluppo di linee guida per l’identificazione di pazienti ad alto rischio cardiovascolare mediante biomarcatori o tecniche strumentali. «La nascita di un percorso mirato» spiega Gensini «è necessario in un polo oncologico di eccellenza, perché il paziente cardiopatico presenta problemi che richiedono di essere affrontati in modo molto accorto. Per esempio, la presenza di una neoplasia può rendere difficile o impossibile l’impiego di alcuni farmaci, come gli antitrombotici». Inoltre, con la cronicizzazione delle malattie, si va verso il “cronic care model” e la concomitanza di problemi cardiovascolari e tumorali obbliga a un lavoro di squadra. (fonte dica33)

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