Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Le ragioni di una quasi sconfitta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Per un pelo il Pd è riuscito ad acchiappare la maggioranza alla Camera mentre al Senato è stato costretto a gettare la spugna. Il Pdl, a sua volta, non si può dichiarare soddisfatto a parte i sondaggi “taroccati” che gli davano perdente con uno stacco di ben dieci punti percentuali e che ora, sappiamo, sono diventati un’inezia.
Non intendo seguire la corrente dei tanti che, con il senno di poi, hanno pontificato sugli errori degli uni e quelli degli altri e dei meriti dei rispettivi leader, ma limitarmi solo a poche osservazioni di merito.
Incomincio con il dire che se mi fossi trovato nella condizioni di stare alla finestra ad osservare le mosse degli uni e quelle degli altri, nel contesto della vita italiana in questi ultimi venti anni, sarebbe stato ovvio partire dalla caduta rovinosa del sistema partitico che vedeva in primo piano la Dc da una parte e, dall’altra, il Pci condannato ad essere opposizione non tanto e non solo per via dei numeri ma soprattutto da ragioni di politica internazionale. Una volta, però, che il Pci si liberò da questi condizionamenti, non riuscì lo a raggiungere la “meta agognata” per colpa della sua stessa ideologia che è rimasta condizionata dal suo passato tant’è che ha finito con lo spianare la strada a un outsider della politica, ma non dell’intrallazzo, e nel ritenere lo Stato una sorta di “strenna aziendale” per le sue imprese. Così sono mancate le riforme, è stato peggiorato il rapporto stato-cittadini, sono state alimentate le tendenze più scorrette con l’evasione fiscale, i contributi a fondo perduto per le imprese decotte, accresciuto a dismisura il costo della politica e via di questo passo. Alla fine il paese si è diviso su tutto ed è prevalsa la logica dell’arrembaggio, dove è stata fatta man bassa delle risorse pubbliche e portata l’economia del paese allo sfacelo. Siamo così diventati un paese di corrotti e di corruttori e su queste poco esaltanti condizioni la stessa campagna elettorale di questi giorni si è misurata.
Ora che i giochi sono compiuti mi è parso ovvio considerare che la vivacità impressa alla campagna elettorale da Berlusconi aveva la sua logica intenzione di fermare la voglia di cambiamento del Paese, mentre sull’altro versante il Pd continuava a restare nel guado paralizzato dai veti incrociati delle sue tante anime.
Ora l’occasione può venire dal movimento di Grillo e dal fatto che può essere considerata un’intesa, sia pure sui programmi, più adatta e capace di fermare i critici interni del Pd che sono fermi sullo statu quo.
Grillo, quindi, è il saggio mentore che come nella storia di Collodi vuol portare alla ragione chi l’ha persa per il regno dei balocchi, ma può essere rinsavito e reso virtuoso.
Auguriamocelo di tutto cuore nell’interesse del paese. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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