Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 19 marzo 2013

Ca prostatico, nuovi marker contro biopsie inutili

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2013

La diagnosi precoce del carcinoma della prostata ha costituito uno degli argomenti più ampiamente dibattuti nel corso del 28° Congresso annuale Eau (European association of urology), in corso a Milano. La ricerca internazionale si sta rivolgendo soprattutto alla identificazione di nuovi biomarker o di nuovi metodi più affidabili rispetto alla sola misurazione del Psa. Tra gli studi che hanno suscitato maggiore interesse uno è stato condotto da un team della Università Fudan di Shanghai (Cina). Gli autori hanno messo a punto uno score genetico basato su polimorfismi a singolo nucleotide associati al rischio di carcinoma prostatico. Questo score è stato poi validato come fattore predittivo indipendente dell’outcome di una biopsia prostatica. In particolare, l’area sotto la curva Roc (Auc) per la discriminazione degli esiti delle biopsie è aumentata in modo statisticamente significativo da 0,82 a 0,86 quando lo score genetico è stato aggiunto a un modello basato su età e Psa totale. Un’èquipe internazionale, coordinata da Massimo Lazzeri dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ha presentato i risultati del Progetto multicentrico europeo Prometeo, dal quale è emersa la maggiore accuratezza dell’isoforma P2Psa e dei suoi derivati (%P2Psa e Phi) nella diagnosi precoce del ca prostatico in pazienti con familiarità positiva, nella capacità di evitare un elevato numero di biopsie non necessarie e nella correlazione con il grado di aggressività del tumore. Un ulteriore lavoro, frutto di una collaborazione svedese-statunitense, ha confermato come l’impiego di un “panel” basato su un modello di quattro callicreine (età, Psa totale, Psa libero, Psa intatto, hK2), pur facendo uso di un subset circoscritto di marker, permetta di predire con maggiore accuratezza l’esito di una biopsia e quindi di evitare l’esecuzione di asportazioni non necessarie di tessuto.

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Calcio e vitamina D non evitano fratture

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2013

Mancano prove sufficienti a sostenere l’uso dell’aggiunta alla dieta di vitamina D e calcio per prevenire le fratture tra gli uomini sani e nelle donne sane in premenopausa. Parola di Virginia Moyer, professore di pediatria al Baylor College of Medicine di Houston, Texas, nonché coautrice di un documento ufficiale della Us preventive services task force (Uspstf) pubblicato su Annals of internal medicine. Anzi: secondo la task force ci sono addirittura prove per sconsigliare l’uso di vitamina D e calcio nella prevenzione primaria delle fratture nelle donne in postmenopausa. «Ciononostante, la decisi one ultima rimane ai clinici, che dovrebbero sì conoscere pro e contro della letteratura scientifica, ma prendere anche decisioni personalizzate a seconda del paziente che si trovano davanti» dice Moyer. Per arrivare alle conclusioni del suo documento ufficiale, l’Uspstf ha svolto due revisioni sistematiche e una metanalisi sugli effetti ossei della supplementazione di vitamina D con o senza calcio in una popolazione di adulti sani. E, analizzando i dati, ha scoperto da un lato che vitamina D e calcio non modificano la frequenza di fratture ossee, e dall’altro che non ci sono prove sull’ effetto benefico della vitamina D da sola sul rischio di frattura. «Infine, lo studio Women’s health iniziative, condotto su 36.282 donne sane in post-menopausa, dimostra un leggero aumento del rischio di nefrolitiasi associata alla supplementazione di vitamina D e calcio» riprende la ricercatrice, puntualizzando però l’esiguità del danno. E, in un editoriale di commento, Marian Nestle, ricercatrice della New York University e Malden Nesheim della Cornell university di Ithaca, New York, pongono l’accento sull’assenza di prove a favore dell’aggiunta di vitamina D. «C’è urgente bisogno di ulteriori studi che chiariscano il ruolo della vitamina D nell’organismo oltre alla mineralizzazione ossea» scrivono i due editorialisti. Ma in attesa di questi risultati, la USPSTF, prudentemente, invita i medici a riflettere prima di prescrivere calcio e vitamina D agli individui sani. (fonte ginecologia33, Ann Intern Med. 26 February 2013)

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Dall’uomo qualunque a M5S

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2013

Esiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: ”non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie. Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che parteciparono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo sia per ragioni storiche, sia per il suo bacino elettorale (proprietari terrieri ed elettorato prevalentemente meridionale) una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi. Dico tutto questo, tuttavia, per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che tende ad ampliarsi intorno a loro. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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