Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Il ruolo dei collaboratori parlamentari

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2013

Il coordinamento dei collaboratori parlamentari (Co.co.parl.) ha scritto una lettera ai presidenti della Camere, Piero Grasso e Laura Boldrini, “per sottoporre una questione che rientra in quelle iniziative finalizzate alla razionalizzazione e alla riduzione delle spese per l’attività istituzionale e per una maggiore trasparenza nell’utilizzo dei fondi pubblici a ciò destinati”. Esprimendo vivo apprezzamento per le prime prese di posizione dei Presidenti, il Cocoparl sottolinea come “la questione dei collaboratori parlamentari sia diventata in qualche modo una cartina al tornasole per l’opinione pubblica circa la reale volontà (o la mancanza) di cambiamento all’interno del Parlamento.“Crediamo – prosegue il Cocoparl – che siano maturi i tempi perché anche il nostro Paese proceda ad una regolamentazione del rapporto fra parlamentare e collaboratore attraverso l’adozione del cosiddetto ‘modello europeo’. In estrema sintesi, si tratta di identificare uno specifico “fondo per lo staff”, a disposizione di ciascun parlamentare, vincolandone rigidamente l’erogazione all’effettivo instaurarsi di un rapporto di lavoro regolare con i collaboratori e far sì che questo rapporto sia amministrato direttamente dal Parlamento, anche attraverso l’individuazione di contratti tipo che superi l’attuale giungla contrattuale.In Italia, invece, tale fondo viene erogato direttamente ai parlamentari in maniera di fatto forfettaria, indipendentemente cioè dal suo effettivo utilizzo per i fini ai quali è destinato. Per fare un esempio, secondo gli ultimi dati resi pubblici, nel 2010 i contratti regolarmente registrati presso la Camera dei deputati erano circa 230. Ciò significa che circa 400 deputati non utilizzavano per la stipula di un contratto con il collaboratore il fondo (pari a 3690 euro). In questa situazione, che ad oggi non risulta essersi modificata sostanzialmente, l’adozione del ‘modello europeo’ porterebbe ad un risparmio per la sola Camera di circa 17 milioni di euro l’anno (3690 euro per 400 deputati moltiplicati per 12 mensilità) e comunque, costituirebbe un formidabile incentivo alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro.Il risultato sarebbe un immediato impatto sui costi, un innegabile vantaggio in termini di trasparenza e, soprattutto, rimuoverebbe alla radice il dubbio che, proprio nel cuore delle istituzioni, possano sussistere rapporti lavorativi poco nitidi e poco equi”.

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