Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Asl, si misurano le performance e poi non se ne fa nulla

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2013

Nelle Asl italiane, le misure di performance dei servizi di assistenza primaria si fanno, solo che poi non si utilizzano. È questa l’estrema sintesi dei risultati di una ricerca su 59 aziende sanitarie locali coordinata da Antonella Cifalinò, vicedirettrice del Centro di ricerche e studi in management sanitario (Cerismas). Se ne è discusso nei giorni scorsi a Milano, in una tavola rotonda che ha riunito diversi direttori di Asl e che è stata presieduta da Americo Cicchetti, di rettore dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems). «Dall’indagine sono emerse essenzialmente due cose» spiega Cicchetti «La prima è che le aziende ritengono che vi siano indicatori per la misurazione delle performance più che sufficienti, ovvero che i flussi di dati per misurare le performance delle strutture dedicate all’assistenza primaria non sono così limitate come si potrebbe pensare. La seconda, e qui sta il problema, è il loro utilizzo: tutti hanno concordato sul fatto che è molto limitato». Le misure di performance dei servizi del primary healthcare risultano presenti nel 92% dell’assistenza medica primaria, nel 90% della farmaceutica territoriale e dell’assistenza domiciliare, nell’85% della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza residenziale e semiresidenziale. C’è dunque un potenziale di informazioni non sfruttato. Quali sono i motivi? «È emerso in maniera ch iarissima che è un problema di cultura organizzativa» riferisce Cicchetti. «Su un’altra cosa importante si è rilevata una certa convergenza: c’è poca chiarezza sui modelli organizzativi; mentre negli ospedali è tutto molto chiaro, sul territorio i modelli organizzativi adottati dalle asl non permettono di chiarire in maniera esatta chi fa cosa e chi è responsabile di cosa».
È un peccato, perché in questo modo è difficile innescare processi di miglioramento: «come accade sempre, c’è un po’ di ritrosia al cambiamento organizzativo per la paura delle diverse categorie di perdere il proprio ruolo all’interno di un sistema. Si pensa che il processo di miglioramento colpisca le persone invece di introdurre miglioramenti vantaggiosi per tutti».(fonte doctornews33)

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