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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

In libreria “palazzine romane. valutazioni economiche e fattibilità del progetto di conservazione” del Prof. Alfredo Passeri

Posted by fidest press agency su martedì, 2 luglio 2013

Conoscere le palazzine romane d’autore del Novecento per salvarle e apprezzarne il loro valore, la loro qualità. È questo l’assunto da cui prende forma il libro “palazzine romane. valutazioni economiche e fattibilità del progetto di conservazione”, ARACNE Editrice, Roma 2013, scritto dall’Architetto, Alfredo Passeri, docente a Roma Tre.
Un’opera pluriennale costituita da materiali reperiti dagli studenti di Roma Tre, presso gli Uffici del Comune di Roma. Una ricerca paziente, che ha portato alla luce i progetti delle palazzine presentati per le “licenze edilizie”. Il volume raccoglie schede tecniche delle palazzine, saggi e testimonianze ed illustrazioni.Una delle principali motivazioni della raccolta dal titolo Palazzine romane, è quella di affrontare il tema della valutazione economica del «tipo edilizio a palazzina». Ed anche di riguardare quest’ultimo sotto un nuovo angolo visuale per considerare e dibattere della possibilità di conservazione e del restauro di esse. “palazzine romane” è destinato, tra l’altro, ai proprietari–possessori, assai spesso inconsapevoli di abitare opere d’arte. Anche agli studiosi certamente, appassionati
delle “atmosfere” alle quali s’ispiravano gli autori di palazzine. È destinato alla nuova borghesia quella che si dovrebbe, a detta di molti, ripresentare in un immediato futuro sulla scena italiana; è destinato a coloro che intendono l’architettura come costruzione di qualità e tassello essenziale della cultura. Il libro racconta la storia dell’invenzione delle palazzine borghesi, nate a Roma e poi diffusosi in tutta Italia e all’estero, diventando un modello architettonico. Ma Passeri non si limita solo a raccontare il passato e lancia un appello: le palazzine romane d’autore sono oggi, quasi tutte, in condizioni di profondo degrado. E non, ovviamente, per colpa degli architetti. Purtroppo le ragioni di tale degrado nascono da molto lontano ed è difficile imputare tale condizione solo agli attuali
proprietari–possessori. Ma, proprio per questo, le palazzine debbono essere considerate un bene culturale per la loro sostanziale e intima “qualità architettonica”. Con tutte le implicazioni che ne conseguono.Demonizzata oltre ogni limite, la palazzina torna oggi di grande attualità, non solo per i motivi culturali sopra delineati, ma soprattutto per ragioni economiche. Il volume contenuto del tipo edilizio a palazzina permette investimenti ragionevoli, in particolare nel presente momento storico caratterizzato da forte incertezza. Pertanto si studia, si ricerca, si attribuisce “valore” a ciò che ha fornito prova di rappresentare un riparo sicuro del credito, ciò che corrisponde per davvero alle richieste dell’utenza, e che ha assorbito il gradimento economico del prodotto. La palazzina risolve, nel suo conformismo, tutte queste esigenze. Gli autori dedicano la loro abilità, il loro mestiere alle belle palazzine; esse diventano il tema preferito di molti di essi (Luigi Moretti, Ugo Luccichenti, Ludovico Quaroni, Carlo Aymonino, Edoardo Monaco e Amedeo Luccichenti, Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl, Mario De Renzi, Luigi Pellegrin, Bruno Zevi, ed altri ancora) perché è un tema compatto,obbligato… I vincoli del Regolamento Edilizio sono uno stimolo in più per la progettazione, ben sapendo che l’operazione palazzina, farà accrescere il valore dell’area dove insiste il fabbricato, fino ad un livello senza paragoni rispetto ad altri tipi edilizi. Per merito (o per colpa) della committenza privata, impegnata a calcolare attentamente i ricavi di una così facile, veloce, significativa iniziativa economica. L’affare-palazzina ha durata di pochi mesi e ricavi praticamente immediati,grazie alla vendita degli alloggi che procede sempre a gonfie vele, perché il mercato è quello della danarosa borghesia, tra l’altro desiderosa di riflettere la propria immagine nella casa d’autore, alla moda. Gli autori sono cercati con insistenza, a loro si affidano i costruttori che sanno guardare lungo e che determinano il mercato stesso.
Se un errore è stato commesso finora nei giudizi sulle palazzine del Novecento (soprattutto quelle d’autore), esso riguarda proprio la scarsa propensione a far appartenere tali beni alla categoria dei beni inclusivi. Nei processi decisionali, infatti, le scelte pubbliche dovrebbero essere compiute mediante il coinvolgimento di amministratori (certamente), ma anche di cittadini privati (ovvero “comuni cittadini”), soprattutto se abitanti o possessori di palazzine d’autore. Perché l’inclusione è un processo dinamico e multifattoriale, teso a creare reti di legami significativi che favoriscono la partecipazione attiva e organica di tutti soggetti preposti agli ambiti fondamentali del processo delle buone pratiche. In breve da ciò che precede, si spiega l’interesse oggi per la palazzina: un bene che appartiene alla cultura della città.
Alfredo Passeri, Professore di Estimo a Roma Tre ha lavorato con Manfredo Tafuri sull’edilizia popolare a Vienna degli anni Venti, ed è stato redattore della rivista Eupalino diretta da Paolo Portoghesi. La sua principale opera realizzata è la sede del Rettorato e della Facoltà di Giurisprudenza di Roma Tre (2000). Tra le sue più recenti pubblicazioni: Indagine sull’Estimo (2004), Editoriali di Estimo (2006), L’insegnamento dell’Estimo, scritto e discusso sul web (2009), Sabaudia (2010), Riflessioni di Estimo, cinquanta editoriali sul sito (2010).

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