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Empoli: Condizioni di vita degli ultra sessantaquattrenni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2013

Come stanno le persone con più di 64 anni residenti sul nostro territorio? Ce lo mostrano i risultati emersi dalle interviste telefoniche effettuate nel 2012 dal personale dell’Unità operativa Igiene e sanità pubblica e da quattro laureande dell’Agenzia per la formazione dell’Asl 11 su 350 cittadini selezionati nell’ambito dello studio “Passi d’argento”, un sistema di monitoraggio promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie del Ministero della Salute.
L’Educazione alla salute del Dipartimento prevenzione dell’Asl 11 ha analizzato i dati ottenuti a livello territoriale tracciando un profilo complesso. Per quanto riguarda la propria salute, la percezione di stare bene è una condizione più frequente tra i maschi (53,2% contro il 30,7% delle femmine). Anche l’insoddisfazione per la vita è più elevata nelle femmine: 26 femmine su cento dichiarano di essere insoddisfatte contro 17 maschi su cento. Le problematiche inerenti la propria salute fisica sono la ragione principale del non sentirsi bene che riguarda oltre un terzo del campione. Il malessere principale è l’ansia, seguito dalla depressione e dallo stress. In questo caso non ci sono differenze tra femmine e maschi. I risultati ottenuti analizzando le abitudini di vita mostrano che chi fa uso di alcolici ha un’età media più elevata tra le femmine e più bassa tra i maschi ovvero con il progredire dell’età i maschi tendono a bere meno e le femmine a bere un po’ di più. Le quantità sono modiche e in genere vanno da 1 a 2 bicchieri di vino al giorno. In generale hanno fumato più i maschi (64,7% contro il 22% delle femmine). Al momento dell’intervista, invece, tra gli ultra 64enni si rileva una percentuale maggiore di femmine che dichiarano attualmente di fumare. Tra le malattie l’ipertensione è quella più comune, presente in oltre un terzo del campione. Seguono la bronchite cronica, l’insufficienza respiratoria ed il diabete. Ogni soggetto ha in genere più di una malattia diagnosticata dal medico e sono state rilevate 88 combinazioni diverse di malattie. La metà dei soggetti (52%) è stata visitata dal medico di medicina generale negli ultimi 30 giorni che hanno preceduto l’intervista, oltre i 3 mesi è stato visitato circa il 22% di soggetti. Esiste una relaziona significativa tra il tempo trascorso dall’ultima visita e altre variabili come l’età, il peso delle malattie e il valore di abilità.
Il 60% dei soggetti totali si è vaccinato contro l’influenza ma tra gli ultra 80enni questo valore sale fino al 90% circa.
L’attività sociale più frequente è parlare al telefono o incontrarsi per fare “quattro chiacchiere” (occupazione spesso sedentaria), sono poche le occasioni di “formazione” (4,6%), buona la partecipazione all’associazionismo (seppur senza specificazione). Meno del 13% partecipa a gite o soggiorni organizzati.
L’anziano costituisce una risorsa per la famiglia. Infatti, il 40% circa dei soggetti accudisce persone che appartengono al nucleo familiare.
Si rileva che le attività svolte in totale autonomia sono telefonare (79,7%), prendere le medicine (79,0%), cucinare e riscaldare i cibi (70,7%). Le attività svolte con minore autonomia sono invece spostarsi fuori casa, la cura della casa, fare il bucato, pagare le bollette. In generale, si può dire che le capacità di base, messe in atto autonomamente per soddisfare i bisogni primari, sono alimentarsi (93,1%), andare in bagno (84,6%), vestirsi e spogliarsi (82,0%), spostarsi in casa (80,2%). Ovviamente le abilità che rendono autonomi dipendono dall’età e si rileva che in generale dopo gli 83-84 anni molte funzioni necessitano di un aiuto o possono essere effettuate soltanto da altre persone. Per i soggetti meno indipendenti l’aiuto viene prevalentemente dei familiari (circa nel 90% dei casi), a seguire da persone pagate per aiutare (23%). Il giudizio complessivo sull’aiuto ricevuto è stato valutato buono dal 70% dei soggetti.
Circa la metà dei soggetti (47,7%) vive con il coniuge (o compagno di vita), solo il 18% vive da solo. La convivenza con i figli si ritrova nel 23% circa del campione. Oltre la metà (63%) vive in una casa di proprietà (propria o del coniuge), il 22% è in usufrutto (5,9%) o in case di familiari o di amici (16,2%). Solo il 15% circa è in affitto. Il 68% del campione riceve una pensione. Il titolo di studio più frequente è quello elementare (63%), solo il 3,3% dichiara di non possedere alcun titolo di studio. Il 6% circa percepisce “poco sicuro” il quartiere dove vive. L’accessibilità ai servizi essenziali quali comune, farmacia, medico di famiglia, negozi di alimentari (o supermercati) è abbastanza buona: l’80% dei soggetti dichiara di accedere facilmente a questi servizi.

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