Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 12 settembre 2013

L’ospedale gonfiabile

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2013

Rispondere a un’emergenza umanitaria è una corsa contro il tempo. Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) lo sperimentano direttamente ogni volta che nel mondo una catastrofe naturale o un conflitto armato mettono a rischio la vita di intere popolazioni. Uno degli strumenti più innovativi che MSF utilizza nelle emergenze è l’Ospedale gonfiabile, una struttura unica e immediatamente operativa. Per la prima volta l’organizzazione medico umanitaria lo presenta in Italia, con l’obiettivo di avvicinare al grande pubblico modalità di lavoro che fanno la differenza in contesti di estrema complessità. I visitatori – al fianco degli operatori umanitari – possono condividere l’esperienza di MSF nella lotta quotidiana per garantire cure mediche di qualità durante guerre e catastrofi naturali. “L’Ospedale gonfiabile di MSF nasce per dare una risposta concreta e soprattutto immediata”, dichiara Gabriele Eminente, Direttore generale di Medici Senza Frontiere Italia. “Lo proponiamo in Italia per far capire al pubblico che cosa vuol dire garantire cure mediche in contesti di emergenza come il terremoto ad Haiti o il conflitto in Siria. Proprio questi due scenari sono quelli proposti ai visitatori che, vestendo i panni dei nostri operatori umanitari, potranno immergersi nella realtà di MSF, un’organizzazione in grado di intervenire nelle emergenze umanitarie grazie alla propria capacità logistica, alla professionalità del proprio staff e all’esperienza maturata in oltre 40 anni di attività”. Cosa significa allestire un sistema di potabilizzazione e distribuzione dell’acqua? Cosa significa avere, poche ore dopo un terremoto, tutto il materiale necessario per allestire ospedali da campo ed effettuare interventi chirurgici? Cosa significa avere le persone formate per intervenire in un’emergenza? Quali sono le priorità mediche dopo una catastrofe naturale? A questi e altri interrogativi vuole dare risposta l’ospedale gonfiabile di MSF che toccherà varie città d’Italia. Creato per essere utilizzato in contesti di crisi, nell’immediato periodo post-emergenza, l’ospedale gonfiabile è composto da una serie di tende pneumatiche. L’assemblaggio di diverse tende permette, con un approccio modulare, di comporre un vero e proprio ospedale, provvisto di tutti i servizi, dal pronto soccorso alla sala operatoria alla farmacia, necessari al suo corretto funzionamento. Si tratta di una struttura pensata per essere completamente indipendente da fonti locali di energia e dal sistema idrico locale. E’ stato utilizzato per la prima volta da MSF nel terremoto del Pakistan del 2005, e poi con successo in altri contesti, tra cui il terremoto di Haiti del 2010 e ora nell’emergenza in Siria.

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Invecchiamento precoce

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2013

Sappiamo che la popolazione italiana sta invecchiando, i dati ISTAT 2011 indicano che gli over 65 sono aumentati di circa due milioni di unità negli ultimi 10 anni, il 20,8% degli individui, tra i quali, in aumento, anche gli over 85. Quello che non sappiamo è se la popolazione sta invecchiando precocemente, cioè se l’età biologica è superiore a quella anagrafica, e di conseguenza gli organi e i sistemi dell’organismo siano più o meno efficienti di quanto dovrebbero. Molti studi dimostrano che lo stile di vita nei paesi industrializzati logora: inquinamento, stress, alimentazione, tanti sono i fattori che ai giorni nostri inducono all’invecchiamento precoce.L’indagine dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano dimostra che i fattori modificabili che possono contrastare l’invecchiamento precoce sono poco o solo parzialmente considerati dagli italiani, soprattutto mette in evidenza la scarsa pratica dell’attività fisica e abitudini alimentari che, soprattutto nei giovani, non contrastano l’invecchiamento precoce. Se si paragona lo stile di vita medio dichiarato dagli intervistati con quello consigliato dagli esperti, si comprende quanto si sia distanti dal contrastare l’invecchiamento precoce. Specie i giovani dovrebbero prendere in seria considerazione lo stile di vita che segue perché questo diminuirà il rischio di ammalarsi a tutte le età, ma li aiuterà ad essere degli anziani con minori problemi di salute, ed anche ad avere un aspetto più giovane della loro età anagrafica.Il team di esperti dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano ha esaminato quanto un individuo adotti uno stile di vita che possa contrastare l’invecchiamento precoce. La gerontologia sostiene che aumentare la durata della vita in sé è sicuramente positivo, ma l’obiettivo vero della società dovrebbe essere la riduzione della disabilità e della perdita di autonomia dell’età avanzata e quindi vivere a lungo e bene.In particolare, la ricerca ha verificato quanto lo stile di vita delle persone aiuti a evitare o contrastare l’invecchiamento precoce, quindi diminuire il rischio di contrarre malattie nel corso della vita (non solo in età avanzata), ma anche avere un aspetto ed una efficienza migliori. Si tratta di fattori detti modificabili, cioè dipendenti dal nostro atteggiamento.Un campione di 1453 persone (77% femmine 23% maschi) ha compilato un questionario che attraverso 15 domande traccia il profilo del soggetto: età, sesso, peso, altezza, attività fisica, fumo e abitudini alimentari. Il campione è stato diviso in tre fasce d’età (18-30, 31-60, over 60) e i dati emersi dal questionario sono stati confrontati con i più importanti fattori modificabili per valutare il grado di contrasto all’invecchiamento precoce della persona: il peso e relativo indice di massa corporea (BMI), l’assunzione regolare e bilanciata di alimenti con nutrienti protettivi, l’attività fisica, il fumo.Dai dati antropometrici emerge che il 60% del campione è normopeso (BMI compreso tra 18,5-24,9), il 26% sovrappeso e il 9% obeso (BMI superiore a 30). Il BMI aumenta con l’età. Si passa da una prevalenza di normopeso dell’80% tra i 18-30 anni, al 37,4% dopo i 60 anni, mentre i sovrappeso o obesi sono l’8,3% i più giovani e il 46% i più anziani.Da tempo la letteratura scientifica segnala che all’aumentare dell’età aumenta il BMI, ma l’entità dell’aumento evidenziato dall’indagine è davvero elevata. Paradossalmente, valutando le abitudini alimentari, emerge che mangiano meglio le persone sopra i 60 anni (più frutta, più verdura, più pesce) rispetto ai giovani.“Possiamo pensare che le persone più anziane siano quelle con le migliori abitudini alimentari da sempre: mangiare correttamente è un fattore importante sull’aspettativa di vita – spiega la Dott.ssa Michela Barichella responsabile medico della SS di Dietetica e Nutrizione Clinica ICP di Milano – In particolare, dai dati dell’Osservatorio nutrizionale Grana Padano, risulta che gli anziani, rispetto ai giovani, assumono più alimenti ricchi di antiossidanti e nutrienti protettivi come alcune vitamine e minerali e i grassi omega 3”.Dai dati emersi dai questionari, infatti, emerge che il 18 % degli intervistati tra i 18-30 anni non assume pesce (rispetto al 9% degli individui sopra i 60 anni). Il 97 e 98% degli over 60 assume giornalmente verdura e frutta (rispetto al 93 e 80,5% dei ragazzi). In particolare, la frutta è più gradita dagli anziani e il 47% di essi ne introduce da due a tre porzioni al giorno. I legumi non sono molto graditi ai ragazzi; il 16% non li consuma (rispetto al 10 % dei sessantenni). L’olio d’oliva è il condimento preferito dopo i 60 anni.
Sebbene la maggior parte delle abitudini emerse siano migliori negli ultra sessantenni, abbiamo una controtendenza per quanto riguarda il consumo dell’acqua. Il 22% degli intervistati sopra i 60 anni assume meno di 0,5 litri di acqua al giorno e solo il 33% introduce più di 1,5 litri al giorno.
Nelle 3 fasce di età i non fumatori sono 88,6% di femmine contro 89% dei maschi, si nota anche come con l’avanzare dell’età i fumatori diminuiscano, infatti tra i 18 e 30 sono il 12,2% mentre gli over 60 che ancora fumano sono il 9,7%, un campione sicuramente virtuoso rispetto alla media. Per l’attività fisica però le cose purtroppo cambiano, le femmine che la praticano sono il 44,3% contro il 63,6% dei maschi. I giovani non si muovono molto di più dei meno giovani; solo il 50,3% ha tra 18 e 30 anni mentre gli over 65 seguono a ruota con il 45,9%.

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Il verbale e la decurtazione dei punti sulla patente di guida

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2013

Non sono validi se il modulo di contestazione non indica se il telelaser era segnalato. Più trasparenza nella redazione dei verbali: in caso contrario la multa è nulla. Lo ripete da anni lo “Sportello dei Diritti” che in tal senso riporta all’attenzione i principi contenuti in un esemplare sentenza la 422/13 del giudice Antonino Fazio del tribunale di Piacenza, che in particolare ha stabilito che il verbale e la decurtazione dei punti sulla patente di guida devono essere annullati se il modulo di contestazione non indica la presenza del cartello che segnala ai conducenti in transito la presenza del famigerato telelaser.
Il giudice togato, sottolinea Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ha rilevato come l’ente accertatore debba sempre ispirarsi ai principi costituzionali dell’efficienza e dell’imparzialità dell’azione amministrativa e dunque predisporre i prestampati utilizzati dalla polizia municipale in modo che l’obbligo di segnalazione del telelaser o dell’autovelox risulti espressamente rispettato. Nel caso di specie è stato accolto l’appello, con conseguente declaratoria d’invalidità del verbale, ad una sentenza di rigetto del giudice di pace che aveva confermato la validità della contestazione perché il giudice onorario “avrebbe dovuto attenersi alle risultanze dell’atto fidefacente (ndr il verbale), così concludendo per l’assenza sui luoghi dell’apparecchio di rilevamento della velocità”. Dev’essere sottolineato, infatti, che dopo l’entrata in vigore dell’articolo 3 del decreto legge 117/07, che ha modificato il codice della strada, è stato introdotto l’obbligo di segnalazione dell’accertamento delle infrazioni in maniera automatica che ovviamente vale anche per il telelaser e altri apparecchi simili gestiti dalla polizia. Rileva il giudice, che il principio di imparzialità impone all’amministrazione di documentare in qualche modo di aver adempiuto all’incombente di segnalare agli automobilisti la presenza dell’apparecchio: in tal senso si spiega la ragione per cui il modulo di contestazione, anche se prestampato, deve contenere l’indicazione sulla presenza o l’assenza della segnaletica mobile. Ma il giudice di pace, per il giudice dell’appello, aveva commesso un altro errore nell’ammettere la testimonianza dell’ufficiale di polizia che ha elevato la contravvenzione, in quanto il verbale in questione non risulta impugnato con querela di falso e quindi non è contestabile dalla parte, tanto che eventuali prove orali contrarie sono inammissibili. Proprio per tale motivo, quindi, va ritenuta inammissibile la prova orale “integrativa” del vigile urbano che testimonia per suffragare il corretto accertamento dell’infrazione. Non è possibile, infatti, che l’ente, che nel caso di specie è rappresentato dall’Unione dei piccoli Comuni della Bassa Val Trebbia e Val Luretta, si trasformi «in parte privilegiata», “riscontrando una posizione di supremazia solo apparentemente connessa all’esercizio di poteri autoritativi, ma in realtà contraria al corretto esercizio degli stessi; con ciò concedendo una posizione di favor priva di addentellati normativi”.
Annullato il verbale, restituiti i punti ed esemplare condanna alle spese per l’amministrazione soccombente.

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Pittarello Rosso con la Fondazione Umberto Veronesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2013

Legnaro (PD) Tutti i colori, si sa, sono speciali. Alcuni, però, possono essere addirittura miracolosi e salvare delle vite. È il caso del rosa, che ispira «Pink is good», il progetto della Fondazione Umberto Veronesi per combattere il tumore al seno.
Negli ultimi anni i progressi in questo campo sono stati eccezionali, e la Fondazione Umberto Veronesi vuole fare ancora di più e affondare una stoccata decisiva. Pink is good è un’iniziativa che permetterà di finanziare dieci ricercatori specializzati, già inseriti nei migliori centri italiani; ma soprattutto, consentirà di sensibilizzare la popolazione (non solo quella femminile, come ricordano i principali “testimonial d’eccezione” Prof. Umberto Veronesi–fondatore e Prof. Paolo Veronesi-Presidente), a parlare di prevenzione per favorire una diagnosi tempestiva permettendo quindi, una cura più efficacePittarello Rosso ha deciso, insieme ad altre importanti aziende italiane, di aderire a questo progetto perché crede fermamente che incoraggiando sempre più ricerca e prevenzione si possa fare la differenza per rendere questo male sempre più curabile.«Siamo onorati di sostenere la Fondazione Umberto Veronesi, un esempio italiano di eccellenza nella ricerca», dichiara l’AD Andrea Cipolloni. «Vogliamo contribuire sensibilmente a fare informazione con loro, per favorire la prevenzione e sostenere la ricerca. A nome di tutti i 1.200 dipendenti di Pittarello Rosso faremo il massimo per sostenere l’iniziativa: divulgheremo, ma soprattutto, con il nostro contributo, contribuiremo a finanziare il costo di un ricercatore».Grazie ad una comunicazione che si appoggia ad un sito dedicato http://www.pinkisgood.it, alle televisioni, ai principali periodici della carta stampata, ad un uso importante dei social network (presenza su Facebook, Twitter, Pinterest e Instagram), Pink is good si prepara a diventare un potente strumento di sensibilizzazione. Per Pittarello Rosso il tema è di quelli davvero importanti. In azienda infatti, quattro collaboratori su cinque sono donne. Anche per questo l’impegno nel progetto è intenso e molto esteso: per tutto il mese di ottobre, gli shoppers rosa, i leaflet dedicati e l’esposizione di un cartello in vetrina ricorderanno ai clienti la partecipazione al progetto. Il personale in negozio indosserà una spilla speciale, mentre su http://www.pittarellorosso.com e sulla pagina Facebook della società non mancheranno tutti gli aggiornamenti sugli obiettivi e sulle conquiste di Pink is good.

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Oculistica: scoperta italiana per fermare il cheratocono, patologia degenerativa che colpisce una persona su 500

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2013

Ne soffrono soprattutto i giovani e può portare al trapianto di cornea. La novità permette di fermarne il decorso utilizzando la corrente elettrica. Fondamentali diagnosi precoce e cura tempestiva.
Colpisce una persona su 500, in modo più o meno grave, con un’incidenza maggiore tra giovani, adolescenti e bambini. Se non diagnosticata tempestivamente o non trattata in modo corretto, può portare al trapianto di cornea. Si tratta del cheratocono, una malattia degenerativa della cornea fortemente invalidante che oggi, grazie a una nuovissima tecnica made in Italy, può essere risolta in 15 minuti con un intervento ambulatoriale senza controindicazioni.
«L’impatto sociale di questa malattia è notevole, in quanto colpisce persone in giovane età con una lunga prospettiva di vita – spiega Alberto Bellone, oculista di Torino specializzato in chirurgia refrattiva e microchirurgia oculare -. Il cheratocono riduce notevolmente la qualità della vita e ha un effetto psicologico pessimo sul paziente, che si vede affetto da una malattia che non guarisce, ma che può solo peggiorare. È molto invalidante perché comporta l’inizio di una lunga serie di visite, occhiali, lenti a contatto senza una vera terapia, con un peregrinare del paziente che può durare anni fino al trapianto di cornea».
Proprio dall’Italia arriva oggi una novità per arrestare il decorso della malattia: è stata infatti messa a punto una nuova tecnica indolore, efficace e assolutamente senza rischi, che permette, se eseguita tempestivamente, di evitare il trapianto di cornea. È il cross linking corneale trans epiteliale mediante iontoforesi e consiste in una metodica rivoluzionaria di assorbimento del farmaco all’interno dei tessuti oculari mediante corrente elettrica a basso voltaggio. «È un intervento senza controindicazioni, indolore e ripetibile, che dura 14 minuti ed è realizzato ambulatorialmente – spiega Bellone -. Si tratta del perfezionamento di un metodo di successo già ampiamente in uso, di cui però sono stati migliorati alcuni aspetti per ottenere un risultato davvero ottimale, tanto che può essere praticata anche sui bambini».
Per fermare questa malattia è importante anzitutto diagnosticarla in modo precoce. «La diagnosi può essere fatta in un comune ambulatorio oculistico dotato di un topografo corneale – prosegue lo specialista -. All’oculista spetta l’interpretazione delle immagini e la definizione di un piano terapeutico, per questo è essenziale che i pazienti accedano a centri specializzati nella diagnosi e cura del cheratocono per non incorrere a false interpretazioni diagnostiche e a errati consigli terapeutici».I sintomi possono essere diversi: in genere si manifesta con una graduale perdita della vista, astigmatismo e miopia, aloni notturni e sfregamento agli occhi. La causa della malattia non è ancora chiara, ma pare vi sia una predisposizione genetica (rilevata nel 10-15% dei casi). All’interno del medesimo nucleo familiare questa patologia colpisce a “macchia di leopardo” i vari membri, è di solito bilaterale (85%) e la severità può variare da persona a persona. Colpisce con più frequenza i soggetti giovani, gli adolescenti o i bambini. In caso di forme meno aggressive, la diagnosi avviene anche in età adulta e avanzata.
La iontoforesi. Il cross linking corneale trans epiteliale mediante iontoforesi è una metodica rivoluzionaria per l’assorbimento di un farmaco all’interno dei tessuti oculari. La tecnica attuale è un’evoluzione di una già esistente, si può dire la terza generazione di una metodica inventata in Germania dieci anni fa, che va a migliorarlo ulteriormente e a risolvere alcuni criticità: «Si unisce la sicurezza della tecnica trans epiteliale, cioè priva di rischi infettivi e dolore post operatorio, all’efficacia della tecnica con asportazione dell’epitelio corneale, che dava un maggiore assorbimento del farmaco, grazie alla messa a punto di una tecnica di trasporto del farmaco all’interno delle strutture oculari veicolata da una corrente elettrica a basso voltaggio: la iontoforesi» spiega Bellone. Consiste nell’installazione sulla cornea di una sostanza, la riboflavina o vitamina B2, che è trasportata all’interno del tessuto corneale tramite una corrente a basso voltaggio per 5 minuti. La novità consiste proprio nell’utilizzo della corrente elettrica, per la prima volta in un intervento medico, che permette di ottenere concentrazioni del farmaco molto elevate all’interno della cornea. «La iontoforesi permette al farmaco di essere assorbito dai tessuti in maniera attiva, cioè seguendo il flusso di corrente che lo trasporta come i vagoni di un treno trasportano la merce. La corrente elettrica lo rende quindi più efficace: l’assorbimento del farmaco diventa molto più rapido ed efficace e i tempi si riducono notevolmente, bastano 14 minuti.
Alberto Bellone (www.albertobellone.it). Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Torino nel 1996, ha conseguito l’abilitazione alla professione di medico chirurgo nel 1997 e si è specializzato in Oftalmologia all’Università di Torino nel 2000. Da anni si interessa di chirurgia refrattiva affinando le tecniche più moderne per il trattamento dei vizi di refrazione. Ha una notevole esperienza nella chirurgia conservativa del cheratocono e delle ectasie corneali con l’impianto di anelli corneali intrastromali (Ferrara Ring) e ha acquisito tecniche chirurgiche specifiche per il trattamento delle patologie vitreoretiniche. Ha fatto parte del presidio Valdese di Torino. Riceve e opera in diverse strutture di Piemonte e Lombardia.

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Appello per il Centrafrica

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2013

Un appello per la pace e la riconciliazione nazionale nella Repubblica Centrafricana è stato sottoscritto a Roma, presso la Comunità di Sant’Egidio, da rappresentanti del governo di Bangui, del Consiglio nazionale di transizione, della società civile e delle confessioni religiose presenti di questo paese dell’Africa equatoriale che sta cercando di uscire da una fase molto difficile della sua storia recente, dominata dall’instabilità, dalla crisi economica e da una violenza diffusa che ha coinvolto anche chiese luoghi di culto. Oltre all’ “Appello di Roma”, i partecipanti ai colloqui, che si sono sviluppati dal 6 al 10 settembre nella sede della Comunità, hanno predisposto il testo di un “Patto repubblicano” che mira ad impegnare le forze vive della nazione nella difesa del quadro democratico e dei diritti umani e nella promozione dei valori della Repubblica per una governance di pace e di progresso per tutto il paese, predisponendo altresì una serie di meccanismi permanenti per la prevenzione e la gestione dei conflitti. Il testo del Patto sarà sottoposto alla firma del Presidente Michel Djotodia e del Primo ministro Nicolas Ntiangaye.
L’iniziativa, ha dichiarato il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, conferma il tradizionale impegno dell’associazione a favore della riconciliazione nazionale e per il superamento di situazioni di crisi. Attualmente Sant’Egidio è presente in 30 paesi africani ed anche a Bangui. Il ministro Ntiangaye ha espresso la gratitudine del suo governo per l’attività svoltanel paese.
L’ “Appello di Roma”, illustrato ai giornalisti dal Ministro della Riconciliazione della Repubblica Centrafricana Christophe Gazam Betty, dalla Vice presidente del Consiglio nazionale di transizione Lea Koyassoum Doumta e da Marco Impagliazzo, conferma la “scelta irreversibile” del popolo della Repubblica Centrafricana per la democrazia pluralista e la Repubblica e l’impegno di tutti gli attori sociopolitici “a partecipare all’opera di riconciliazione, al rafforzamento della coesione e dell’unità nazionale”; invita tutti gli attori politici a bandire “ogni forma di azione e di propaganda atta ad incitare alla violenza, all’odio etnico, regionalista, religioso e sessista”, impegnandosi “a gestire la politica nazionale all’insegna del mutuo rispetto, della libertà di espressione e della reciproca accettazione”. Inoltre, i responsabili dello Stato sono sollecitati a “promuovere l’inclusione nella condotta degli affari pubblici e a garantire la migliore gestione delle risorse nazionali a vantaggio del popolo centrafricano”; le autorità della transizione e le future autorità elette sono invitate “a creare le condizioni per il rafforzamento e il consolidamento della pace e della sicurezza sull’intero territorio nazionale”; a tutti i protagonisti della vita istituzionale e della sfera sociale viene chiesto di “privilegiare e partecipare efficacemente all’educazione alla cittadinanza, al civismo e alla promozione di una cultura democratica e di pace in Centrafrica” .Per il governo italiano i lavori del seminario sono stati seguiti dal sottosegretario agli Affari Esteri Mario Giro. I partecipanti ai colloqui romani, che hanno assistito sabato scorso alla veglia di preghiera con il Papa in piazza San Pietro, hanno espresso gratitudine alla Comunità di Sant’Egidio per l’impegno da sempre profuso per la pace in Africa.

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Gli italiani con la berlusconite cronica

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2013

Berlusconi è arrivato al capolinea ma non sembra avvedersene. Convengo con Rosario Amico Roxas quando scrivendomi afferma: “Ci sono elementi piuttosto “strani” in questa tragicommedia che vede Berlusconi prim’attore, regista, suggeritore e capo claque.” Nasce il legittimo sospetto che non tutto si limiti a un processo, ai suoi tre gradi di giudizio e alla condanna passata in giudicato anche se il cavaliere ha fornito prova di non digerirla scagliandosi con veemenza contro i giudici e accusandoli di persecuzione giudiziaria e di complotto “comunista-stalinista”. C’è, indubbiamente, qualcosa d’altro.
Rosario nell’intento di capire quest’atteggiamento così inquietante pensa che “debba essere accaduto qualcosa che non doveva accadere e cioè la personalizzazione di interessi che dovevano rimanere globali o societari; ed invece è emerso un circuito di denaro che non confluiva nella “comune amministrazione, ma finiva nelle tasche di un solo personaggio o, al massimo, di alcuni soci/complici.”
Sta di fatto che questo “panorama” spiega più di tutte le altre possibili ragioni, la volontà di Berlusconi di dimostrare l’infondatezza della condanna pur giunta al suo epilogo naturale. E lo fa non per l’orecchio degli italiani, anche perché per anni hanno dimostrato una sordità patologica, ma per chi, al contrario, ci sente molto bene.
E chi, come ha fatto negli anni andati, è in grado di dargli una mano? Non certo gli uomini e le donne del suo partito, ma una certa classe dirigente del Pd che in passato ha chiuso un occhio e anche due sull’ineleggibilità di Berlusconi, sui suoi conflitti d’interesse, sulle leggine ad personam per favorire le sue televisioni, ecc. ecc.
E le grandi manovre sono già iniziate. Se vi sono dei parlamentari Pd con le mani pulite e credo che siano in tanti non facciano come la classica scimmietta sottraendosi all’ascolto, alla vista e alla parola e dimostrino al proprio elettorato che gli inciuci non sono più di moda. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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