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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Cuore di tenebra

Posted by fidest press agency su sabato, 28 dicembre 2013

Berlusconi-GheddafiIn un racconto di Joseph Conrad, “Cuore di tenebra”, emerge la figura di Kurtz, personaggio che anticipa i caratteri dominanti dell’uomo di potere, pur se ormai vecchio e malandato. Il racconto fu pubblicato nel 1902 e conta tre episodi, diventati poi un romanzo, considerato uno dei più importanti classici del XX secolo. Da personaggio letterario, parto della fantasia, Kurtz ha trovato la reincarnazione in molti personaggi dell’attualità dopo oltre un secolo di mimetizzazione nel silenzio. Lo si può paragonare ad uno “swarovski” con tutte le sue sfaccettature, ognuna delle quali ci mostra un aspetto diverso della realtà, ma tutti riconducibili ai difetti umani. La visione globale appartiene alla perenne tentazione del potere, che diventa avidità del potere, ma se giriamo il monoblocco di puro cristallo, ecco che appare la pavidità di misurarsi con il mondo, imponendo un pensiero unico, che poi è quello del nostro Kurtz. Come è riservato agli Dei, vive solo per il presente, manifestando un deciso disinteresse per il futuro, così come per il passato che non servirebbe a nulla; ai tempi della sua creazione Kurtz non aveva la possibilità di interpellare i sondaggi per scoprire i punti deboli della massa da dominare, così doveva contentarsi del manipolo di adulatori e adoratori, rinunciatari della propria autonomia in cambio di riconoscimenti, incarichi ben remunerati, benefici e contiguità con il capo che adora i consensi per ogni parola, gesto, azione che compie, anche quando si tratta di gaffes mortificanti.
La critica al moderno Kurtz è esclusa: chi osasse sarebbe disprezzato ed estromesso. Convinto di rappresentare l’alfa e l’omega del suo presente, non si cura di assegnare il ruolo di successore, non ritenendo nessuno all’altezza di subentrare nel suo ruolo. Il denaro gli fornisce l’autorità e quest’ultima tenta il gran passo per diventare autorevolezza e carisma. Kurtz sa bene che senza denaro sarebbe “Nessuno”, come lo era quando iniziò la scalata al potere, senza badare ad un minimo di rispetto delle regole; anche l’amore diventa merce di potere, perché Kurtz è vittima del troppo amore che suscita intorno alla sua persona, amato dalle donne che sa bene di pagare per avere, in cambio, concrete manifestazioni di dipendenza ai suoi voleri
Le regole sono considerate da Kurt come un mezzo per pilotare le masse, ma lui è al di sopra delle masse, quindi è privo di regole e di freni inibitori. Le masse di Kurtz sono gli indigeni che ha assoggettato alla sua persona, così come per il Kurtz moderno sono le masse popolari.
Joseph Conrad non poteva neanche immaginare che tanti Kurtz sarebbero giunti nella realtà, con tutti i difetti e con tutta l’assenza di ogni pregio; ha disegnato una macchietta che nel romanzo identifica l’onnipotenza dell’uomo occidentale, che si trasforma in un mostro quando nessuna regola o convenzione esterna impedisce che la sua libertà si spinga oltre ogni limite, coronando il grande sogno di onnipotenza.
Prossimo alla fine Kurtz afferma di voler uccidere tutti gli indigeni, pur di non lasciarli senza la sua illuminata guida. Nello stesso modo ha liquidato ogni possibile successore, resosi conto che la sua dimensione non può essere oggetto di prosieguo. Gli eredi del potere di Kurtz scompaiono dopo essere stati illusi e vanamente esaltati, ma solo per marcare l’abisso che si frappone tra il solo detentore del potere e quanti aspirano a succedergli.
L’incapacità di predisporre una successione diventa una maledizione, che impone la sua sola presenza.
Kurtz somiglia tanto a Berlusconi, anche nell’approssimarsi della sua fine, ben sapendo che con la sua fine tutto finirà, ed è ciò che vuole, per tramandare nella storia l’impossibilità di trovare un analogo capo, per cui tutto sarà destinato a finire. Ma “tutto” cosa ? Non ha realizzato nessuno dei cambiamenti promessi (per fortuna), nessuno degli impegni assunti, nessuna delle promesse spese con dovizia: nessuno potrebbe mai succedere (né sarebbe disposto a farlo) al nulla gonfiato di parole, ma vuoto di fatti.
Per questo ha liquidato gli aspiranti da Antonio Martino, a Marcello Pera, a Pierferdinando Casini, a Giulio Tremonti, a Roberto Formigoni, a Gianfranco Fini e, finalmente, ad Angelino Alfano; se altri dovessero presentarsi verrebbero inchiodati alla parete come trofei: non c’è spazio per il pensiero critico, nell’accampamento di Kurtz/Berlusconi, ma solo per la devozione, l’obbedienza, la riconoscenza e l’adesione acritica al suo pensiero-unico. (Rosario Amico Roxas)

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