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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Emergenza Ucraina

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2014

kiev”il 28 novembre 2013 l’Ucraina avrebbe dovuto sottoscrivere un Accordo di associazione con l’Unione Europea, teso ad avvicinare sensibilmente Kiev e Bruxelles;per poter firmare l’Accordo, il Governo ucraino si sarebbe dovuto impegnare nell’elaborazione di riforme concrete nell’ambito della giustizia selettiva e di riforme del sistema democratico, oltre che nella risoluzione della vicenda legata a Yulia Tymoshenko;il 21 novembre 2013 il Presidente della Repubblica Ucraina, Viktor Fëdorovyč Janukovyč, ha annunciato ufficialmente di non essere intenzionato a firmare l’Accordo di associazione con l’UE;tale scelta, probabilmente dovuta alla consapevolezza da parte di Janukovyč del ruolo dell’Ucraina di cuscinetto tra la Russia e il resto dell’Europa ed alla sua intenzione di riunire tutti i protagonisti di quell’area per portare avanti insieme un’unica trattativa di natura commerciale, ha scatenato le proteste di quell’ampia parte della popolazione che vede nell’ingresso nell’Unione Europea la strada giusta per permettere una crescita dell’intero Paese;a preoccupare la popolazione vi sono anche le tendenze filo-russe del Governo, pressato sia dalla proposta di Putin di creare un’unione doganale extra-UE sia da quanto avvenuto il 24 novembre nel villaggio di Šajkaš, in Serbia, dove sono stati avviati degli scavi per il progetto South Stream, a opera della compagnia russa Gazprom, il maggiore estrattore al mondo di gas naturale;si tratta della costruzione di un gasdotto che servirà a portare il gas naturale russo verso i Balcani ed i Paesi dell’Unione Europea senza passare in territorio ucraino, privando quindi l’Ucraina di tutti i benefici economici che sarebbero conseguiti ad un passaggio del gasdotto all’interno dei propri confini;sono quindi partite una serie di proteste a Kiev, con la nascita di un movimento spontaneo rinominato da Radio Free Europe Euromaidan, dal nome della piazza principale di Kiev, il cui nome in ucraino è Maidan (Piazza dell’Indipendenza), teatro principale delle manifestazioni di protesta;il 30 novembre 2013 più di 100.000 manifestanti ucraini favorevoli all’Unione Europea sono scesi in piazza, sfidando un divieto del Governo che aveva proibito i cortei in centro;gli attivisti si sono radunati nel parco Taras Shevchenk e poi hanno marciato verso Piazza dell’Indipendenza, dove hanno abbattuto le transenne erette attorno a un albero di Natale per scoraggiare gli assembramenti;in tale occasione è stato anche occupato simbolicamente il piano terra del Municipio di Kiev;la reazione della polizia ucraina, autorizzata dal Ministro dell’Interno Vitaly Zakharchenko, è stata estremamente violenta e spropositata, con cariche a ripetizione contro i manifestanti (tra cui molte donne e persone anziane) e l’uso di gas lacrimogeni e granate stordenti;
si è alzato in tale occasione un coro di proteste contro l’operato della polizia ucraina, ed è stato lanciato un appello allo sciopero generale;
gli scontri sono proseguiti anche all’inizio di dicembre, e la tensione è aumentata ulteriormente alla notizia, uscita il 17 dicembre, di un accordo con il quale la Russia ha concesso uno sconto sulle forniture di gas ed ha investito 15 miliardi di dollari in titoli di stato ucraini, segnale di un ulteriore avvicinamento del Governo ucraino alla Russia ed un consequenziale allontanamento dalla possibilità di accordi con l’UE;
la notte del 24 dicembre una giornalista ucraina filo-europea dell’“Ukrainska Pravda”, Tetyana Chornovil, è stata selvaggiamente picchiata a Kiev;la cronista, che ha scritto articoli molto critici nei confronti del Presidente Viktor Janukovyč e dei suoi più stretti alleati, stava guidando quando due uomini l’hanno costretta a fermarsi alla periferia di Kiev e l’hanno picchiata;settimane di manifestazioni di protesta e scontri hanno portato all’approvazione, il 16 gennaio 2014, di un pacchetto di severissime leggi di stampo repressivo, che prevedevano una forte compressione delle libertà di protesta, con pene di detenzione carceraria fino a dieci anni, reintroducevano il reato di diffamazione per i giornalisti che accusavano i politici di corruzione, intaccavano profondamente il diritto ad un’informazione libera ed introducevano il divieto di accamparsi nei luoghi pubblici senza autorizzazione, di indossare maschere antigas o caschi e di distribuire materiale propagandistico;inoltre, le nuove leggi prevedevano che tutte le Ong che ricevevano finanziamenti esteri fossero obbligate a registrarsi come agenti stranieri e che venissero registrati anche tutti i siti che si occupano d’informazione;il 19 gennaio i cittadini di Kiev e di tutta la nazione sono scesi per manifestare in maniera forte e pacifica il loro dissenso a questi provvedimenti ed esternare la volontà di entrare a far parte dell’Unione Europea;la protesta è proseguita nei giorni successivi sfociando in violentissimi scontri, che si sono susseguiti, aumentando ogni giorno di intensità e potenza;le scelte di gestione della piazza da parte del Governo guidato da Janukovyč sono state improntate alla soppressione della protesta con la forza e si sono rivelate del tutto controproducenti, provocando un’escalation di violenza fino ad arrivare ad un drammatico spargimento di sangue;si parla di almeno sei morti tra i giovani manifestanti, di una trentina di persone di cui si sono completamente perse le tracce, di oltre 200 arresti e di centinaia di feriti, che, peraltro, non possono recarsi negli ospedali per farsi curare dato il rischio di essere catturati dalle ronde di polizia;circolano addirittura voci del fatto che il Governo avrebbe fatto ricorso ai “Titishki”, ovvero gruppi di ragazzi comprati con droga ed una manciata di euro per infiltrarsi nelle piazze e sabotare la protesta;questa grave situazione ha suscitato grande sdegno nella comunità internazionale, ed in particolar modo dell’Unione Europea, visto che parte della protesta era di stampo filoeuropeo;il Presidente della Commissione Europea Barroso ha dichiarato la possibilità di sanzioni economiche, mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel, con un messaggio diretto al Presidente della Repubblica Ucraina, ha chiesto di avviare immediatamente nuove trattative con l’opposizione;
la protesta antigovernativa si è allargata anche al resto del Paese, e cinque Consigli regionali delle regioni occidentali e centrali del Paese (ovvero quelle filo-occidentali) sono stati presi d’assalto dai manifestanti, a Leopoli, Rivne, Ternopil, Khmelnytsky e Cherkassy;
manifestanti hanno costruito barricate intorno agli edifici occupati a Lviv e Rovno, ed a Leopoli il governatore Oleg Salo, uomo vicino al Presidente, è stato costretto a dimettersi dai dimostranti, ma ha poi ritrattato;il Presidente ucraino ha dovuto, dunque, aprire uno spiraglio di dialogo, e, dopo un primo colloquio fallimentare, con la conseguente occupazione del Ministero dell’Agricoltura, ha annunciato un rimpasto di Governo, l’amnistia per i manifestanti che in questa settimana abbiano commesso reati non gravi e modifiche alle leggi anti-protesta;poche ore dopo sono ripresi gli scontri, ed allora il 25 gennaio il Presidente Janukovyč ha annunciato la disponibilità a rivedere la Costituzione in senso più pluralista ed ha proposto ad Arseny Yatsenyuk, uno dei tre leader dell’opposizione, di diventare premier ed all’ex campione del mondo di pugilato Vitali Klitschko, un altro dei capi dell’opposizione, di essere vicepremier;la proposta di un Governo guidato dai leader dell’opposizione è stata respinta e la protesta è andata avanti anche il 26 gennaio con l’occupazione di “Casa Ucraina”, una sorta di palazzo delle esposizioni presidiato all’interno dalla polizia;sempre il 26 gennaio circa 3.000 dimostranti hanno preso d’assalto l’edificio del Governo regionale di Dnipropetrovsk, terza città più popolosa dell’Ucraina e capoluogo dell’omonimo Oblast nell’est del Paese, ed altri scontri si sono verificati a Zaporizzja, anch’essa nel sud-est ucraino, dove 5.000 manifestanti si sono raccolti davanti al palazzo del Governo regionale e hanno chiesto al personale di andarsene, finché la polizia non ha respinto la folla utilizzando gas lacrimogeni e granate stordenti;ancora, il 26 gennaio il movimento denominato “Splina Sprava” (che in ucraino significa “Causa Comune”) aveva occupato il Ministero della Giustizia;la mattina seguente l’edificio era stato sgomberato dalle forze dell’ordine, sotto la minaccia del Ministro della Giustizia ucraino, Elena Lukash, sulla proclamazione dello stato d’emergenza se il suo dicastero non fosse stato liberato pacificamente;i manifestanti, nel lasciare l’edificio, avevano annunciato che avrebbero continuato a bloccare l’ingresso dell’edificio in attesa della sessione speciale del Parlamento prevista per il giorno successivo, e che se il Governo non avesse in tale sede ceduto alle richieste dell’opposizione, il Ministero sarebbe stato nuovamente occupato;
a seguito delle trattative tra Governo ed opposizioni si è giunti alle dimissioni del primo ministro Azarov ed all’abolizione da parte del Parlamento delle leggi anti-manifestazioni;il premier Azarov ha dichiarato di aver preso personalmente la decisione di dimettersi per facilitare il raggiungimento di un compromesso socio-politico e di una soluzione pacifica al conflitto;nove delle dodici leggi anti-proteste sono state revocate, tra cui quella che prevede la pena del carcere fino a 15 anni per i trasgressori dei divieti sulla partecipazione alle dimostrazioni;il Presidente ucraino ha proposto ad un esponente del partito della Tymoshenko la guida del Governo, ricevendo però un netto rifiuto;dieci sedi di Consigli regionali su 25 sono occupate o bloccate dai manifestanti, e larga parte dell’ovest del Paese è di fatto sotto il controllo dei dimostranti;il carattere spontaneo e del tutto privo di gerarchie della protesta ha permesso anche a realtà di estrema destra di insinuarsi al suo interno: in particolare si tratta della formazione “Svoboda”, nata da un partito neonazista e che inneggia a Stepan Bandera (collaborazionista di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale), che ancora nel 2004 continuava a definirsi social-nazionale, avendo come emblema una specie di svastica, ed il “Pravi Sektor”, ovvero “Settore di Destra”, altra realtà innervata da ideologie russofobiche e razziste;la presenza di forze che attraversano strumentalmente la protesta e per cui l’integrazione nell’Unione Europea è tutt’altro che una priorità rischia di rovinare un movimento spontaneo e liberal-democratico;in una conferenza stampa congiunta del Presidente del Consiglio italiano ed il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy, Enrico Letta aveva affermato che le porte dell’Europa sono aperte all’avvicinamento ed, un giorno, all’ingresso dell’Ucraina e che l’Italia chiede con forza, esattamente come farà anche Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea, che il dialogo recuperi e superi questa situazione drammatica di ricorso alla violenza che vede ai confini dell’Unione un paese dividersi con spargimento di sangue; l’innalzamento nel mese di febbraio del livello di scontro fino ai drammatici avvenimenti del 18 e 19 febbraio 2014, che hanno visto, da parte delle autorità governative, l’uso di armi convenzionali nei confronti dei manifestanti, con preoccupanti segnali di degenerazione verso un’escalation che non esclude la violenza civile;
l’urgenza di una forte posizione europea di condanna, e di individuazione di strumenti efficaci per favorire una decompressione e l’avvio di una fase di negoziato e di dialogo per scongiurare una degenerazione drammatica che rischia di lasciare sul campo molte vittime e di creare una zona di tensione e di crisi in un paese ponte del partenariato orientale e dell’Europa, tra Unione Europea e Russia, tale da costituire la premessa per maggiori libertà democratiche e da scongiurare lòeggi speciali e violente repressioni che rischiano di diventare un punto di non ritorno. (foto fonte La presse)

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