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Archive for 23 agosto 2014

Commemoration of the Syrian Chemical Attacks of August 21, 2013 Green Cross Calls for Immediate International Support of the Victims

Posted by fidest press agency su sabato, 23 agosto 2014

attacchi chimici sirianiZurich, Switzerland (ots) – A year ago, on August 21, 2013, several residential areas of Damascus, the Ghoutas, were hit by a mayor chemical weapons attack causing the death of an estimated 1.400 civilians and injuring many more. The world was shocked and under international pressure the Syrian government joined the Chemical Weapons Convention and assented to the OPCW-led destruction of its declared chemical weapons arsenals. But one year after the attacks it seems that the international furor over the use of toxic agents against civilians in Syria has subsided. The still-besieged Ghoutas have not received any substantial international aid and the survivors are still suffering from heavy after-effects due to their exposure to toxic agents. Green Cross is calling for immediate international support of the victims and points out the necessity to strengthen international efforts to ban all weapons of mass destruction from the region.
Green Cross has recently successfully implemented an emergency aid project in Ghouta together with the Syrian partner organization, Al-Seeraj. The project aimed at providing urgently needed medicine against the further spread of diseases within the population already weakened by the chemical attacks. But the ill and traumatized people need much more support. “It is a real humanitarian disaster that is taking place in the besieged areas”, says K. A., a woman aged 27, who has lost all her family members during the attack on Zamalka in Eastern Ghouta. She stayed in her besieged neighborhood despite all the horror and is devoting now all her strength as a medical assistant to the suffering people.
Since early 2008, Green Cross has supported local social-medical care projects in the Halabja Region in northern Iraq, infamous for the deadly poison gas attacks ordered by the regime of Saddam Hussein in 1988. These projects are focusing on the long-term sociological, psychological and physical health effects of those chemical attacks and show how important it is to support the victims even a long time after the event.
Falah Muradkhin, survivor of the 1988 attacks and who is today project coordinator of the local partner organization of Green Cross, Wadi Iraq, mourns the victims of the Ghouta attacks and points out that “25 years ago the technology was not available to send immediate news and reports to the world about what happened in Halabja. Today, however, the situation is different. The horrible pictures from the Ghoutas were quickly disseminated and seen by many people. Yet no action was taken to help the victims of the attacks and no adequate response has been seen either from the United Nations or from countries, also in Europe, which supposedly were involved in the development of Syria’s chemical weapon arsenals”. Green Cross is therefore calling on this day of commemoration for immediate international support of the forgotten victims of the Ghouta-attacks.
Green Cross is also supporting actively the establishment of a world truly free of chemical weapons and therefore calls on the remaining six non-State Parties – Angola, Egypt, Israel, Myanmar, North Korea and South Sudan – to join the CWC (Chemical Weapons Convention). And in view of the close relationship between all three classes of weapons of mass destruction – nuclear, chemical, and biological – Green Cross calls for the establishment of a Weapons of Mass Destruction (WMD)-free zone as a next step. “There will be no real security for the people living in this politically tense region as long as there are any weapons of mass destruction stockpiled”, concludes Dr. Stephan Robinson, Unit Manager (Water, Legacy) of Green Cross.

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Commemorazione degli attacchi chimici siriani del 21 agosto 2013

Posted by fidest press agency su sabato, 23 agosto 2014

chemical-attacks-of-august-21-2013Un anno fa, il 21 agosto 2013, svariate zone residenziali della Ghouta, area rurale nei sobborghi di Damasco, furono al centro di un massiccio attacco condotto con armi chimiche che si ritiene abbia causato la morte di 1400 civili e l’invalidità di molti altri. Il mondo ne rimase sconvolto e per effetto della forte pressione internazionale il governo siriano acconsentì alla distruzione, sotto il controllo dell’OPAC (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), dei propri arsenali di armi chimiche. Ma un anno dopo quegli attacchi, l’iniziale forte reazione internazionale sull’uso di agenti tossici contro i civili in Siria sembra essersi acquietata. La tuttora assediata area della Ghouta non ha ancora ricevuto alcun tangibile aiuto internazionale e i sopravvissuti stanno tuttora soffrendo dei gravi effetti collaterali derivanti dall’esposizione a sostanze letali. Green Cross invoca l’immediato sostegno internazionale alle vittime e ribadisce l’assoluta necessità di intensificare gli sforzi internazionali affinché dalla regione vengano bandite tutte le armi di distruzione di massa (ADM). Green Cross è recentemente riuscita, in collaborazione con l’organizzazione partner siriana Al-Seeraj, ad avviare nella Ghouta un progetto di aiuti d’emergenza finalizzato al rifornimento urgente di farmaci per impedire l’ulteriore diffusione di malattie nella popolazione già gravemente debilitata dagli attacchi chimici. Ma quella gente malata e traumatizzata ha bisogno di ben altro sostegno. “È un vero e proprio disastro umanitario quello che si sta verificando nelle zone assediate”, ha dichiarato K. A., una donna di 27 anni che ha perso tutti i suoi familiari nell’attacco a Zamalka, nella Ghouta meridionale. Nonostante gli orrori patiti, essa è rimasta nel quartiere sotto assedio e ora sta dedicandosi anima e corpo come assistente sanitaria a favore di coloro che soffrono.Sin dagli inizi del 2008, Green Cross sta sostenendo dei progetti socio-sanitari locali nella regione di Halabja, nell’Iraq settentrionale, tristemente nota per gli attacchi con gas letali ordinati dal regime di Saddam Hussein nel 1988. Tali progetti sono incentrati sugli effetti sociologici, psicologici e fisici a lungo termine di quegli attacchi chimici e stanno dimostrando quanto sia importante dare un sostegno alle vittime anche molto tempo dopo il verificarsi dell’evento.Falah Muradkhin, sopravvissuto agli attacchi del 1988 e oggi coordinatore di progetto nella Wadi Iraq, l’organizzazione partner locale di Green Cross, piange le vittime degli attacchi nella Ghouta e sottolinea che “25 anni fa non si disponeva di una tecnologia che consentisse di informare con immediatezza il mondo su ciò che stava avvenendo ad Halabja. Ma oggi la situazione è diversa. Le tremende immagini provenienti dalla Ghouta sono state rapidamente divulgate e viste da molte persone. Ma ciò nonostante nessuna azione è stata intrapresa per aiutare le vittime degli attacchi e nessuna risposta adeguata è provenuta dalle Nazioni Unite o da Paesi, tra cui l’Europa, che si presume fossero coinvolti nello sviluppo degli arsenali di armi chimiche della Siria”. Ecco perché Green Cross, in questa giornata commemorativa, chiede l’immediato sostegno internazionale per le dimenticate vittime degli attacchi nella Ghouta.
Green Cross sta anche adoperandosi attivamente a favore della creazione di un mondo realmente liberato dalle armi chimiche e quindi invita i sei Stati che ancora non l’hanno fatto, vale a dire Angola, Egitto, Israele, Birmania (Myanmar), Corea del Nord e Sud Sudan, ad aderire alla CAC (Convenzione sulle Armi Chimiche). Inoltre, tenuto conto dell’intricata interrelazione militare tra i vari tipi di armi di distruzione di massa -ABC-, Green Cross chiede che il passo successivo consista nell’istituzione di una Zona esente da armi di distruzione di massa (ADM). “Fin quando vi sarà anche una sola di queste armi in un qualche deposito, le genti che vivono in questa regione di tensioni politiche non potranno mai contare su una reale sicurezza”, conclude Dr. Stephan Robinson, responsabile settore disarmo e acqua di Green Cross.

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Scuola obsoleta

Posted by fidest press agency su sabato, 23 agosto 2014

scuolatramat3Più spazio alla pratica e all’attualità e meno alla teoria, avere strutture meno fatiscenti e maggiormente attrezzate, rendere la lettura un piacere per gli alunni e non un obbligo. Sono alcune delle caratteristiche principali della scuola ideale che le mamme italiane desidererebbero per i propri figli, le quali inoltre vorrebbero che nei programmi scolastici fosse dato maggiormente spazio ad approfondimenti legati ad arte (56%) religione (49%), ed ambiente (44%). Le principali problematiche? Emergono soprattutto dal punto di vista formativo (61%) che strutturale (39%) nonostante la pesante denuncia di strutture scolastiche fatiscenti (45%) e della mancanza di strumenti multimediali idonei all’insegnamento (39%).
E’ quanto emerge da un’indagine di Liberiamo (www.libreriamo.it), la piazza digitale per chi ama i libri e la cultura fondata da Saro Trovato, condotta su circa 800 mamme italiane, di eta’ compresa tra i 30 e i 60 anni, condotta con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, realizzata in occasione del prossimo inizio dell’anno scolastico. “La scuola è un’istituzione fondamentale per la formazione di quelli che saranno gli adulti di domani – afferma Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo – I problemi del sistema scolastico interessano personalmente un grande numero di persone: gli insegnanti gli studenti, i loro genitori. Proprio di quest’ultimi, in particolare delle mamme, abbiamo voluto raccogliere i pareri e le idee per rendere il sistema scuola una realtà più a misura dei propri figli.”Quali sono le materie che non vengono trattate nel modo adeguato? Secondo le mamme la prima materia da rivedere e’ un italiano “che permetta di saper scrivere correttamente”(45%), quindi troviamo l’informatica (39%), da approfondire piu’ dal punto di vista pratico e meno da quello tecnico e teorico, e la geografia (33%), la quale andrebbe studiata non tanto dal punto di vista fisico, ma soprattutto dal punto di vista culturale, politico, ambientale. Per quanto riguarda le lingue straniere, quasi una mamma su 3 (31%) sottolinea la necessita’ di studiare meno la letteratura e piu’ il linguaggio parlato, mentre il 27% insiste sull’importanza di approfondire in particolare la storia contemporanea, “per comprendere meglio il presente e guardare al futuro”. Quali altre materie non obbligatorie meriterebbero maggiore spazio? Secondo le mamme i programmi didattici delle scuole italiane dovrebbero prevedere maggiori approfondimenti legati all’arte (56%), (o meglio alle diverse arti figurative, in primis la fotografia ed anche il teatro), alla religione (49%), all’ambiente e all’ecologia (44%), sino ad arrivare al diritto ed all’economia (36%). Cosa andrebbe migliorato dal punto di vista formativo? Secondo oltre una mamma su 2 (53%) occorrerebbero maggiori attivita’ extrascolastiche che non comprendano necessariamente attivita’ legate allo studio o al programma didattico. Altre (41%) sognano per i loro figli di studiare programmi legati maggiormente all’attualita’ e a cio’ che sta avvenendo nel mondo, per comprendere meglio la realta’, mentre una cospicua percentuale (26%) desidera orari di insegnamento piu’ flessibili. Cosa non funziona, invece, dal punto di vista strutturale? Qui le mamme italiane lamentano soprattutto la presenza di strutture scolastiche fatiscenti (45%), per le quali occorrerebbe un maggior controllo e messa in regola, la mancanza di strumenti multimediali idonei per attuare un programma didattico al passo con i tempi (39%) e l’assenza nella maggior parte dei casi di una biblioteca scolastica ben fornita (33%). Di chi sono le principali responsabilita’ di queste mancanze? Secondo le mamme italiane a finire “dietro la lavagna” sono in primis le istituzioni (32%), sia a livello locale che nazionali, colpevoli di non dare gli strumenti necessari e basilari per avere in Italia un corretto insegnamento. Seguono i professori (29%), ai quali le mamme rimproverano il fatto di concentrarsi prevalentemente sul lato didattico e meno su quello pedagogico educazionale (56%), di non essere adeguatamente preparati (44%) rimanendo troppo ancorati ai classici metodi d’insegnamento (38%), ed infine il concentrarsi piu’ sulla teoria e meno sulla pratica (31%). Cosa dovrebbero quindi fare gli insegnanti? Secondo le mamme bisognerebbe investire innanzitutto su forme didattiche innovative e multimediali (54%), appassionare allo studio i bambini (49%), coinvolgendoli maggiormente e facendo scoprire il piacere della lettura, da intendere non piu’ come un obbligo, e prevedere all’interno del programma formativo meno libri da studiare (41%), molti dei quali ritenuti troppo pesanti ed ingombranti da trasportare e i cui temi trattati non sempre sono utili dal punto di vista lavorativo. Infine, una mamma italiana su 3 (32%) auspica un maggior confronto con gli insegnanti, nel corso di appositi incontri che non siano i colloqui.

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Art.21: Intercettazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 23 agosto 2014

orlando ministro“Il ministro Orlando, nell’intervista rilasciata ad Alessandro Galimberti del Sole 24 ore, ha annunciato che la nuova legge sulle intercettazioni sarà preceduta anche da una ampia consultazione con editori, direttori, giornalisti, questo per ricercare il giusto punto di equilibrio tra il diritto alla riservatezza e il diritto di cronaca. Si tratta di un annuncio positivo perché materie di questa delicatezza non possono essere affrontate e risolte con metodi sbrigativi oppure ricorrendo a quella logica del bavaglio che non può avere diritto di cittadinanza nel nostro paese”. Lo afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. “Il confronto sarà tanto più produttivo quanto più ciascuno farà la sua parte: il mondo della informazione garantendo una piena ed integrale applicazione delle carte deontologiche e del diritto alla rettifica; il governo e il parlamento assicurando l’insopprimibile dovere per il cronista, di dare, sempre e comunque, qualsiasi notizia che abbia i requisiti della rilevanza sociale e del pubblico interesse. In questo contesto dovrà finalmente essere prevista l’introduzione di una sanzione di chi fa un uso continuato e “temerario” delle querele con il dichiarato scopo di intimidire il giornalista e di molestare l’articolo 21 della Costituzione”.

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Qatar finanzia Isis

Posted by fidest press agency su sabato, 23 agosto 2014

qatar«USA e UE applichino sanzioni al Qatar che finanzia apertamente l’Isis. Analisti e l’intelligence di tutti gli Stati occidentali concordano nel sostenere che esiste un flusso di risorse costante e organizzato che dall’emirato medio orientale giunge a terroristi e integralisti islamici. Si tratta di importi da miliardi di euro che si traducono in armi e risorse che questi utilizzano per seminare morte, fare pulizia etnica e strage della minoranza cristiana in Iraq e in Siria. È dovere dell’Unione Europea e degli Stati Uniti pretendere l’immediata sospensione di questi vergognosi aiuti e ci chiediamo come mai nei confronti del Qatar non ci sia la stessa solerzia con la quale si sono applicate le sanzioni alla Russia. Non vorremmo che la realpolitik valesse solo quando si tratta di difendere gli interessi degli americani – che oltre a quelli economici in Qatar hanno anche una importante base militare – e non quando in gioco ci sono quelli dell’Italia e dell’Europa». E’ quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni.

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