Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Archive for 9 settembre 2014

Social Egg Freezing

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

hotel forum romaRoma Venerdì 19 Settembre 2014 dalle ore 9:30 Hotel Forum Via Tor de’ Conti, 25-30 (a due passi da Via dei Fori Imperiali), una tecnica ancora poco conosciuta e ancor meno praticata in Italia, ma da tempo impiegata in altri paesi europei e in Usa: permette il congelamento degli ovociti per “bloccare” l’orologio biologico della donna, proteggendone la fertilità. Si tratta di una tecnologia originariamente utilizzata per preservare la fertilità nelle pazienti che per motivi di salute rischiavano di perdere la possibilità di concepimento, e oggi impiegata per permettere anche alla donna sana di conservare i propri ovociti in attesa che le condizioni, in questo caso, sociali, economiche ed emotive, le possano consentire di progettare e portare a termine una gravidanza consapevole e realizzare quindi il proprio desiderio di maternità. Una vera e propria rivoluzione – di cui si discuterà a Roma il 19 settembre in occasione del convegno dal titolo “Social Freezing in a Freezing Society” promosso dal Nike Medical Center di Roma, diretto dalla Dottoressa Maria Giuseppina Picconeri – ginecologa e specialista in medicina della riproduzione – con il patrocinio della Facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’Università La Sapienza di Roma. Sullo sfondo di una società moderna, appunto sempre più “congelata”, in cui l’età della donna alla sua prima gravidanza va sempre più alzandosi, a confrontarsi sul tema saranno ginecologi, esperti di medicina della riproduzione e antropologi, il cui obiettivo sarà quello di cercare di comprendere le ragioni sociali di tale innalzamento e di rendere note le potenzialità di una tecnica che si preannuncia rivoluzionaria e in grado di permetterci di affermare che passare dalla preservazione della fertilità, alla prevenzione dell’infertilità è oggi possibile. Durante l’evento di Roma verrà inoltre proiettato, in anteprima, il video vincitore del concorso realizzato nell’ambito della campagna di informazione STOP INFERTILITY, promosso dal Nike Medical Center in collaborazione con gli studenti della RUFA – Rome University of Fine Arts – ai quali è stato chiesto di interpretare il tema del convegno.

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Caritas meeting on the Middle East

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

attacchi chimici sirianiRoma 15-17 September 2014 Caritas Internationalis, Palazzo San Calisto. Caritas Internationalis High Level meeting on crises in the Middle East, including Syria, Gaza and Iraq. Msgr Antoine Audo of Caritas Syria, Fr. Paul Karam of Caritas Lebanon, Wael Suleiman of Caritas Jordan, Nabil Nissan of Caritas Iraq and Fr. Raed Abusahlia of Caritas Jerusalem.The crisis in Syria has left over 13 million people in need of aid both inside and outside the country. There is a ceasefire in heavily damaged Gaza, but no long term plan to end the cycle of violence. Resumption of conflict in Iraq has forced over a million people from their homes. Caritas has responded to the needs of 965,000 people over the last three years affected by the crises in Syria, Gaza and Iraq. This includes shelter, healthcare, food, basic needs, education, protection for women and children, trauma counselling and peacebuilding Caritas Internationalis Secretary General Michel Roy said, “The Middle East is in turmoil. Caritas organisations are overwhelmed as needs grow and resources shrink. This is far beyond our capacity and anyone else’s. A major move has to take place as we cannot accept that millions of people, whole societies, that used to live together in peace, are destroyed “We’re coming together to plan how best to respond to this regional tragedy in the coming months and years and how we can work together with others in the Catholic Church and beyond to promote peace and stability in the region.”

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Born invisible di Sheila Mckinnon

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

born invisibileProsegue fino al 28 settembre al Museo di Roma in Trastevere, Piazza sant’Egidio 1a dal 6 giugno al 28 settembre 2014 “Sheila McKinnon cattura, in singola inquadratura di giovani donne il complicato trinceramento che narra le loro vite – dalla nascita all’essere donna, di generazione in generazione. La bellezza della sua opera non oscura la ricca iconografia del luogo e il racconto culturale della verità rivelato – fedeli alla narrativa situazionale creata nella sua fotografia. Il perdurare del tempo, che definisce il passato culturale, si riversa nella realtà dello spazio e oltre per giungere dentro la nostra coscienza.” – Victoria Ericks Il Museo di Roma in Trastevere ospita la mostra fotografica “BORN INVISIBLE”, un progetto ideato dalla fotografa canadese Sheila McKinnon e curato da Victoria Ericks. Si tratta della prima importante mostra a Roma dedicata al progetto. La mostra, aperta dal 6 giugno al 28 settembre 2014, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
“BORN INVISIBLE” tratta dell’eredità del silenzio, dell’inaudibile presenza di ragazze e donne senza una voce; anime ed esseri trascurati, i cui destini sono gestiti senza il loro consenso. Utilizzando una tecnica unica nel linguaggio artistico, McKinnon ha sviluppato il suo lavoro elaborando un processo creativo per cui ogni immagine può essere trasformata per diventare rappresentazione significativa di migliaia di vite. L’artista scopre “nuovi modi di vedere” le immagini senza abbandonare la potenzialità del contenuto compositivo.
McKinnon usa il colore in un modo figurativamente seducente, come un’esca per attirare la nostra attenzione verso il soggetto centrale: la vita della figura nel fotogramma. Il colore, spesso discusso e apprezzato nell’opera dell’artista per la sua intensità e per la bellezza che conferisce alle sue composizioni, è l’elemento fondamentale che ci rapisce emotivamente e ci riporta al dibattito in corso in tutte le società del mondo moderno sui diritti delle ragazze e sul ruolo delle donne, sulla sessualità e sulla parità di genere. La mostra comprende una selezione di cinquanta fotografie e un video di presentazione. Il libro/catalogo correlato alla mostra è pubblicato da Gangemi Editori. Sarà presentato giovedì 18 settembre, alle ore 18 presso Gangemi Editore, Via Giulia 142, Roma. Il libro, con testi di Maria Giovanna Musso e Victoria Ericks, è in vendita nel circuito internazionale sia in edizione cartacea che in digitale.
Sheila Mckinnon è nata in Canada e vive da molti anni in Italia. Ha lavorato come fotografa e giornalista in Africa, Asia, Europa e in Medio Oriente per varie testate europee e nord americane: The New York Times, Newsweek, The International Herald Tribune, The Los Angeles Times, Geo&Geo, Die Welt, Beaux Arts Magazine, Saveur Magazine, The Toronto Globe and Mail, Elle Spain, Elle Hungary oltre che per il Corriere della Sera, La Repubblica, Panorama, Espresso, Il Messaggero, Amica, Oggi, Gente, Sette, Io Donna, D e Grazia. Ha collaborato con varie organizzazioni umanitarie, come l’UNICEF, la FAO, UNFPA, IDLO, La Comunità di Sant’Egidio, Africare, Aidos ed altri. (born invisibile)

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Le false innovazioni in sanità

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

Nino Cartabellotta«La sostenibilità del nostro SSN» afferma il Presidente Nino Cartabellotta «è continuamente minata dalla proliferazione incontrollata di tecnologie sanitarie spalleggiata dalle crescenti aspettative di cittadini e pazienti, oggi regrediti al ruolo di consumatori di servizi e prestazioni sanitarie. Di fronte all’espansione di un “mercato della salute” continuamente invaso da innumerevoli false innovazioni, non è più differibile una governance istituzionale delle tecnologie sanitarie attraverso una sistematica attività di Health Technology Assessment (HTA)». «Nell’ultimo ventennio in Italia» continua Cartabellotta «diversi fattori hanno reso il SSN un acquirente disinformato di tecnologie sanitarie: la limitata cultura dell’HTA, enfatizzata sino al 2007 dall’assenza di un’agenzia nazionale; lo scarso coinvolgimento degli stakeholders; l’input all’acquisizione di tecnologie proveniente dal mondo clinico in maniera autoreferenziale e spesso condizionato da conflitti d’interesse; l’estremo turn over delle tecnologie sanitarie, mantenuto dall’industria per sostenere il mercato; il filtro “a maglie larghe” delle autorità regolatorie spesso incapaci di arginare il mercato delle false innovazioni; le autonomie regionali che hanno impedito l’attuazione di una forte politica nazionale di HTA». «Anche se con notevole ritardo rispetto ad altri paesi, l’HTA è divenuta anche in Italia oggetto di crescente interesse e acceso dibattito in ambito sanitario, per le sue potenzialità di indirizzare le decisioni di politica sanitaria» conclude il Presidente. «In questa direzione, è di grande rilevanza che un documento di programmazione sanitaria quale il Patto per la Salute 2014-2016 abbia identificato nell’HTA lo strumento per la governance di dispositivi medici (articolo 26) e farmaci (articolo 27)».
Per tutti gli stakeholders impegnati in attività di HTA, la Fondazione GIMBE ha realizzato la traduzione italiana di una checklist finalizzata a uniformare la metodologia di conduzione degli HTA report e a consentire agli utilizzatori di valutarne qualità e affidabilità. La checklist è stata realizzata dall’INAHTA (International Network of Agencies of Health Technology Assessment), il network internazionale che coordina l’attività di 53 agenzie, di cui tre italiane (Age.Na.S, Agenzia Sociale e Sanitaria Emilia Romagna, Unità di Valutazione delle Tecnologie del Policlinico Gemelli).

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Eliminare i batteri invincibili

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

L’olio essenziale di melaleuca o tea tree è più efficace del 25% rispetto al trattamento ospedaliero standard per neutralizzare i ceppi di stafilococco farmaco-resistenti che si sviluppano in più della metà (57%) dei casi di contagio da tale batterio, causa d’infezioni cutanee che aumentano di più di 6 volte il rischio di decesso e rappresentano addirittura una tra le prime 10 cause di morte al mondo. Il trattamento standard con antibiotico è invece più efficace per debellare il batterio quando questo di annida in siti specifici come nel naso: ma la farmaco-resistenza è sempre più spesso in agguato e, quando si verifica, il tea tree rappresenta una cura alternativa. In generale comunque, entrambi i trattamenti riescono a risolvere quasi la metà dei contagi. I dati si riferiscono a una ricerca di qualche anno fa su 550 pazienti del Royal Hampshire County Hospital di journalWinchester, Gran Bretagna. Ma un nuovo studio clinico randomizzato su 445 malati ricoverati in reparti di unità intensiva di ospedali nord-irlandesi, pubblicato nel 2013 su Journal of Antimicrobial Chemotherapy, dimostra che il tea tree è efficace, almeno quanto il trattamento standard, anche per prevenire i contagi. “Sono naturalmente necessari studi ulteriori – afferma Marinella Trovato, segretario della Società italiana di scienze applicate alle piante officinali e ai prodotti per la salute (SISTE), alla XXVI edizione del Sana che si conclude oggi a Bologna Fiere –, più approfonditi e su numeri più significativi di partecipanti per confermare gli ultimi dati e inoltre tali trattamenti sono destinati comunque a stretto controllo medico”. “Nel nuovo studio – spiega Marco Valussi, consulente scientifico SISTE, autore del principale testo sugli oli essenziali in Italia e responsabile scientifico del progetto Officinale Italia – la differenza d’efficacia del 2,5% a favore del tea tree non è statisticamente significativa ma è relativa a una concentrazione al 5% che è troppo bassa, mentre nello studio precedente, pubblicato su Journal of Hospital Infection nel 2004, è stata impiegata una concentrazione doppia con, appunto, risultati significativamente migliori del trattamento ospedaliero, rappresentando così un’opzione in più per combattere i sempre più frequenti ceppi farmaco-resistenti”.
Lo stafilococco ‘aureus’ aggrava ferite chirurgiche, infezioni cutanee sistemiche e superficiali, può causare complicanze respiratorie e urinarie oltre che endocarditi e setticemia, con aumento di rischi, durata dei ricoveri e costi sanitari. “Nonostante i dati clinici sull’attività antimicrobica degli oli essenziali siano ancora poco frequenti in letteratura e pochi i pazienti arruolati – continua Valussi -, vi è però una mole di risultati sperimentali molto promettenti che fanno ben sperare in termini di efficacia, meccanismi d’azione e target”. L’ultima review sull’attività antimicrobica degli oli essenziali, appena pubblicata su Molecules, tra le più autorevoli riviste di chimica organica, conferma che alcuni composti contenuti negli oli essenziali di timo e origano (soprattutto timolo e carvacrolo) dimostrano elevata affinità contro infezioni batteriche e micotiche come la candida in cui l’aumento della farmaco resistenza riduce le opzioni terapeutiche. “Gli oli essenziali possono venire in aiuto – prosegue Valussi – quando le opzioni terapeutiche sono ridotte perché gli antibiotici non agiscono più o a causa della tossicità dei trattamenti o perché non vi è disponibilità di nuove molecole più attive, come per i Gram negativi (ad es. Klebsiella pneumoniare, responsabile delle meningiti neonatali o Pseudomonas aeruginosa resistente naturalmente agli antibiotici), batteri per i quali negli ultimi 40 anni non è stata messa a punto alcuna nuova classe di antibiotici, ad eccezione di una categoria di molecole contro la tubercolosi, giunta 2 anni fa”. Gli oli essenziali possono inoltre essere combinati tra loro o con gli stessi antibiotici, in modo da aumentare l’efficacia di entrambi e ridurre il rischio di resistenza, rappresentando un’innovativa strategia clinica, attualmente sotto studiata. “La sinergia tra oli essenziali e antibiotici ampia lo spettro di attività – conclude Valussi – e può pertanto servire a prevenire il fallimento della terapia quando si sospetti farmacoresistenza, a prevenire lo sviluppo di farmaco resistenze e, non ultimo vantaggio, ad abbassare i costi sanitari. Ma va sottolineato che le combinazioni devono essere utilizzate in terapia con massima cautela e solo dopo avere ottenuto robusti dati di tipo sperimentale”.

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Fumo passivo causa cancro

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

sigaretteIl 25% della popolazione italiana è esposto ai pericoli del fumo passivo e 8 cittadini su 10 non sanno che provoca il cancro del polmone. Il 71% fuma regolarmente in luoghi chiusi, mentre per il 43% smettere con le sigarette non riduce il rischio di sviluppare la malattia. Il livello di conoscenza sui fattori di rischio è scarso, infatti quasi la metà delle persone (48%) pensa che questo tipo di tumore non si possa prevenire. Una diffusa ignoranza che preoccupa, visto che il 49% dichiara di fumare in presenza di bambini e solo il 45% cambierebbe il suo stile di vita per prevenire la neoplasia. Sono alcuni dei dati emersi dal sondaggio nazionale condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e concluso nel luglio scorso su oltre 3.000 cittadini. L’indagine, presentata oggi a Milano in un incontro con i giornalisti, fa parte della campagna nazionale di sensibilizzazione sulla patologia, promossa dall’AIOM, con il patrocinio della Fondazione “Insieme contro il Cancro” e dell’associazione dei pazienti “WALCE” (Women Against Lung Cancer in Europe). “Con circa 38.000 nuove diagnosi ogni anno nel nostro Paese, il tumore del polmone è la terza neoplasia più frequente, dopo quelle al colon retto e al seno – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma -. Ma, a differenza di altre, si caratterizza per un forte stigma sociale. Infatti il 59% degli intervistati ritiene che chi è colpito dalla malattia, soprattutto se si tratta di un fumatore, sia ‘colpevole’ della sua condizione. Ricordiamo che respirare sigarette, proprie e altrui, determina il 90% del totale dei decessi per tumore del polmone. E il fumo passivo è un importante fattore di rischio, che aumenta fino al 30% le probabilità di sviluppare la malattia. Ma, come risulta dal sondaggio, troppi ignorano le regole fondamentali della prevenzione. Per questo abbiamo deciso di promuovere un progetto nazionale rivolto a cittadini, oncologi e Istituzioni”. L’AIOM ha realizzato anche un’indagine fra i propri soci ed è prevista la diffusione in tutti i centri di oncologia della penisola di due opuscoli informativi: uno sui danni del fumo passivo (e attivo), da distribuire anche negli ambulatori dei medici di medicina generale, l’altro su come affrontare al meglio questa neoplasia, destinato ai pazienti e ai familiari. Il bisogno di informazione è molto alto: l’89% degli intervistati vorrebbe infatti ricevere maggiori notizie sulla malattia e per il 72% servono più campagne di prevenzione. “A ottobre – continua il prof. Pinto – partirà un vero e proprio Tour di sensibilizzazione sui danni anche del fumo passivo in otto Regioni, rivolto ai cittadini e alle Istituzioni. Interverranno oncologi, rappresentanti degli Assessorati regionali alla Sanità e delle associazioni dei pazienti. Un momento di confronto e di crescita, oltre che di creazione di un percorso educazionale e informativo”. Il fumo passivo rappresenta il principale fattore inquinante degli ambienti chiusi e provoca nel mondo oltre 600.000 morti l’anno. “Le sigarette – sottolinea il prof. Francesco Cognetti, presidente di ‘Insieme contro il Cancro’ – possono trasformare il salotto di casa o l’abitacolo dell’automobile in vere e proprie camere a gas. Sarebbe opportuno estendere i divieti antifumo a tutti gli ambienti chiusi o troppo affollati come automobili, spiagge, stadi e parchi. Solo così è possibile difendere la salute di tutti i cittadini, specialmente delle persone più a rischio, come le donne in gravidanza e i bambini. Un proposta simile è già stata avanzata dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nell’estate 2013. Il progetto però non è stato accolto. Rinnoviamo il nostro appello alle Istituzioni affinché siano introdotte norme più stringenti, peraltro già adottate con successo in altri Paesi”. Una parte importante della campagna, realizzata con il supporto di Boehringer Ingelheim, è il sondaggio fra oltre 850 specialisti. “Abbiamo condotto questa indagine interna per capire come viene affrontata e trattata la patologia – continua il prof. Pinto -. Il 78% degli oncologi ritiene che questi pazienti siano colpevolizzati, soprattutto se si tratta di fumatori. Inoltre l’86% afferma che lo stigma può influire negativamente sullo stato di salute complessivo. La probabilità di sviluppare una neoplasia polmonare è infatti 14 volte più alta tra i fumatori rispetto ai non tabagisti. Però è fondamentale che il malato avverta la comprensione del personale medico e l’affetto dei familiari. Ben il 95% degli oncologi dichiara infatti di rivolgere domande sul possibile stato di disagio interiore”.

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La coesistenza religiosa alla luce di recenti eventi

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

baha'Quando nell’aprile 2014 un membro del clero islamico iraniano offrì ai baha’i del mondo una riproduzione calligrafia delle parole di Baha’u’llah, compì un gesto senza precedenti che contrastava nettamente con una storia di 170 anni di ininterrotta persecuzione religiosa. Il dono dell’ayatollah Hamid Masoumi Tehrani alla comunità baha’i è di per sé un evento notevole, ma ciò che merita l’elogio e l’attenzione di tutti è l’intenzione con cui è stato offerto. Il fatto che egli abbia mostrato analoghe aperture verso i cristiani indica che nella sua terra c’è un profondo desiderio di favorire la coesistenza. L’Ayatollah non è solo, moltitudini di persone in Iran e in tutto il mondo vogliono la pace e l’armonia. Molti di loro riconoscono di non sapere come fare a conseguirle.Un’illustrazione delle circostanze storiche precedenti l’evento del dono di questo presule offre un punto di riferimento nella recente ondata di commenti e risposte sulla coesistenza pacifica da parte di vari capi religiosi in tutto il mondo.Sin dalla fondazione della Fede baha’i nel 1844, i suoi seguaci sono stati sottoposti, sotto i vari governi che si sono succeduti, a un’interminabile ondata di persecuzioni. Oltre 20 mila seguaci sono stati uccisi per le loro convinzioni religiose e migliaia di migliaia sono stati ingiustamente messi in carcere. Esecuzioni capitali, assassinii, torture e aggressioni violente sono state le più aperte forme di persecuzione.La persecuzione dei baha’i in Iran ha però assunto anche altre forme: confische di proprietà, di centri amministrativi e di Luoghi sacri, profanazioni di alcuni dei più sacri luoghi e dei cimiteri della comunità, atti di vandalismo contro le case e incendi dolosi, vessazione dei bambini baha’i nelle scuole, disseminazione di mistificazioni degli insegnamenti e della storia baha’i in testi di studio usati nelle scuole, esclusione dei giovani dagli studi superiori, arbitrari ritiri di licenze commerciali, chiusura di negozi e l’elenco continua.I baha’i sono tuttora regolarmente definiti eretici e associati ad atti immorali e pratiche occulte nei sermoni religiosi e nei media sponsorizzati dallo stato. Essi sono anche regolarmente accusati di essere spie di vari governi. E i capi religiosi hanno ripetutamente incitato la popolazione a compiere impunemente atti di violenza contro la comunità.Dal 1979 oltre duecento baha’i iraniani sono stati uccisi e centinaia sono stati torturati e imprigionati. E da quando è scoppiata la rivoluzione nessuno dei perpetratori di questi atti criminali è stato portato davanti alla giustizia.La persecuzione contro i baha’i in Iran non mostra segni di miglioramento perché è una politica del governo del paese. D’altronde i capi religiosi iraniani sono colpevoli di fomentare l’odio e il pregiudizio della popolazione contro la comunità baha’i. Un memorandum del governo iraniano che è trapelato nel 1993 e che prescrive che il progresso dei baha’i nella società iraniana sia «bloccato» porta la firma del supremo capo religioso del paese, Ali Khamenei. E più recentemente il signor Khamenei ha emesso una fatwa che prescrive al popolo iraniano di evitare qualunque interazione con i baha’i.È sullo sfondo di questo cieco pregiudizio religioso alimentato dai capi religiosi che l’ayatollah Tehrani ha compiuto per primo fra i presuli del suo rango nell’Iran postrivoluzionario il gesto di evidenziare una credenza baha’i di importanza fondamentale tratta dal più sacro testo della Fede e il diritto della comunità di praticare la propria religione nella sua terra d’origine.I mesi successivi hanno rivelato che il suo gesto risponde a una profonda aspirazione di molte persone di buona volontà in tutto il mondo, compresi i capi di molte religioni e denominazioni, nonché di accademici, giornalisti e difensori dei diritti umani, tanto in Iran quanto nel resto del mondo.Un mese dopo il dono dell’Ayatollah, alcuni esponenti dei diritti umani in Iran hanno espresso, per la prima volta collettivamente, il loro pubblico sostegno dei baha’i e dei loro ex dirigenti ora imprigionati, in occasione del sesto anniversario della loro detenzione. L’ayatollah Tehrani era presente all’incontro e ha affermato: «le opinioni devono cambiare . . . e io penso che questo sia il momento adatto».
Anche al di fuori dell’Iran, l’iniziativa dell’ayatollah Tehrani ha ispirato le reazioni positive di alcuni alti dignitari del mondo musulmano, stimolando ulteriormente la conversazione sulla coesistenza religiosa che si stava facendo strada nei loro paesi. Questi risultati hanno colpito la comunità baha’i non perché qualcosa sia per loro cambiato in Iran, dato che le ultime notizie indicano che negli ultimi mesi le persecuzioni contro i baha’i si sono intensificate, ma perché essi toccano una delle più ardenti aspirazioni dei baha’i sin dai primi giorni dell’esistenza della loro religione.Oltre un secolo fa, quando ‘Abdu’l-Baha, figlio di Baha’u’llah e capo della Fede baha’i dopo il Suo trapasso, Si fermò per un anno in Egitto prima dei Suoi storici viaggi in Occidente, il tema dell’unità religiosa emerse spesso nelle sue interazioni con eminenti personaggi e con i media.Proseguendo nei Suoi viaggi in Europa e nel Nord America, Egli ripeté in molti discorsi pubblici che, come l’umanità è una, così lo sono anche le religioni e che se le religioni sono molte nell’aspetto esteriore, la loro realtà è una sola, proprio come «i giorni sono molti, ma il sole è uno solo».Più recentemente, nella sua lettera ai capi religiosi del mondo nel 2002, la Casa Universale di Giustizia ha scritto che il pregiudizio religioso è una forza pericolosa che sta crescendo nel mondo.«Con il passar dei giorni aumenta il pericolo che i crescenti fuochi del pregiudizio religioso inneschino un incendio mondiale di cui è impossibile prevedere le conseguenze», ha scritto la Casa di Giustizia. «La crisi esige dai capi religiosi una rottura con il passato tanto decisiva quanto quelle che hanno permesso alla società di affrontare gli altrettanto velenosi pregiudizi di razza, di genere e di nazionalità».La storia ha dimostrato che anche gli atti più piccoli possono avere conseguenze di vasta portata. Anche se l’incidente più spesso citato a questo proposito, l’assassinio dell’arciduca Ferdinando come evento scatenante della prima Guerra mondiale, è negativo, è altrettanto vero che un singolo esempio di altruismo può stimolare un aumento della consapevolezza che alla fine fa progredire un’intera comunità, una società, una nazione, il mondo.Coloro che cercano di trovare varie soluzioni per il trambusto di cui è preda il Medio Oriente in questo momento ammettono che il pregiudizio e il fanatismo settari sono alla base degli insolubili problemi che affliggono i popoli di quella regione. Il gesto compiuto dall’ayatollah Tehrani, uno dei molti compiuti da molte persone e da molti gruppi motivati dal desiderio di pace, mette in luce un processo parallelo che sta svolgendosi in contrasto con gli orrori che l’estremismo religioso sta infliggendo al mondo, un processo che offre la speranza di un cambiamento costruttivo e la possibilità che in questo gesto si possa raccogliere un seme che, se sarà curato, potrà diventare un albero che a sua volta si trasformerà in una foresta.

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La preda perfetta dal 18 settembre al cinema

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

La preda perfetta posterBasato sulla serie di romanzi gialli best seller di Lawrence Block, “La preda perfetta” vede protagonista Liam Neeson nel ruolo di Matt Scudder, un ex poliziotto del Dipartimento di Polizia di New York che ora lavora come investigatore privato senza licenza, operando al di fuori della legge. Quando Scudder accetta con riluttanza di aiutare un trafficante di eroina (Dan Stevens) a dare la caccia agli uomini che hanno rapito e poi brutalmente assassinato la moglie, l’investigatore privato scopre che non si trratta della prima volta che questi uomini hanno commesso lo stesso tipo di perverso reato …né sarà l’ultima. Sul confine indecifrabile tra giusto e sbagliato, Scudder intraprende una ricerca tra vicoli di New York per rintracciare i brutali killer prima che possano uccidere di nuovo.

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Former Israeli government minister Dan Meridor named new head of Israel Council on Foreign Relations

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

israelJERUSALEM — Veteran Israeli statesman Dan Meridor has been appointed as the new president of the Israel Council on Foreign Relations (ICFR), a foreign affairs think-tank which operates under the auspices of the World Jewish Congress (WJC). Meridor will succeed former Israeli ambassador Avi Primor. Meridor was born in Jerusalem in 1947. He served in successive Israeli governments, notably as deputy prime minister, minister of intelligence and atomic energy, minister of justice, minister of finance and cabinet secretary. Dan Meridor was a member of the Knesset, Israel’s parliament, from 1984 to 2003 and from 2009 to 2013 and he also served as chairman of the Knesset Foreign Affairs Committee from 1999 to 2001.Accepting the position of ICFR president, Meridor said: “In a rapidly changing world, Israel’s foreign relations are of growing importance. I hope to contribute to the activity of the Council, which serves as a forum for high-level discussion and deliberation of these issues.”
Ambassador Avi Primor, ICFR president since the passing of ICFR founder David Kimche in 2010, said of Meridor: “I am glad about the choice of Dan Meridor. He is a particularly worthy person and I know he will make a great contribution to the work of the Council.” Primor will remain with the Council as president emeritus.Commenting on the transition, WJC President Ronald S. Lauder declared: “We know that Dan Meridor will bring to this position his eloquence, wisdom, leadership and love of Israel — and in so doing, will further enhance the strong reputation of this important component of the World Jewish Congress. We are grateful to Ambassador Primor for his dynamic leadership of the Council over the past four years.”
WJC CEO Robert Singer added: “I am pleased that the ICFR is enhancing its cooperation with similar institutions in other countries, and I am sure Dan Meridor will be able to use his contacts and good name to further advance this objective, which gains new urgency given the international attempts to isolate Israel.”

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A Natural Wine Revolution

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

naturalresistance-3_bisTuesday, September 9, 201411:30am – 12:00pm: Meet Jonathan Nossiter 12:00pm – 12:30pm Press Istituto Italiano di Cultura – 496 Huron St., Toronto Free admission. Limited seating. Click here to RSVP! On the occasion of the North American premiere at TIFF 2014 of Jonathan Nossiter’s Natural Resistance, the Istituto Italiano di Cultura and the Italian Trade Commission are proud to present A Natural Wine Revolution: The Italian Avant Garde. A talk by documentary film director Jonathan Nossiter. Four revolutionary Italian winegrowers fight for their cultural-ecological dream, using the magical power of cinema to stir the hidden rebel in us all.In Natural Resistance, director Jonathan Nossiter combines his love for wine, cinema and Italy. The former sommelier, Nossiter is the author of the critically acclaimed 2004 documentary Mondovino where he explores how globalization threatened to drive out distinctive wines. Ten years after, he returns to the topic after finding himself in Tuscany with a group of Italian winemakers dedicated to resisting the prevalent use of chemicals. Joining them was Gian Luca Farinelli, a crusader for film preservation and the director of Cineteca di Bologna.

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“Discovering the Archaeologists of Italy 2012-14. On line il report italiano”

Posted by fidest press agency su martedì, 9 settembre 2014

ambienteLa Confederazione Italiana Archeologi annuncia la pubblicazione del Report sugli Archeologi Italiani, “ Discovering the Archaeologists of Italy 2012-14 ”, redatto nell’ambito del Progetto Europeo DISCO2014 (http://www.discovering-archaeologists.eu), che ha promosso un’indagine su migliaia di archeologi in tutta Europa.
La Confederazione Italiana Archeologi, in rappresentanza dell’Italia, ha realizzato centinaia di interviste su tutto il territorio italiano, indagando molti campi della vita degli archeologi italiani, dalla formazione all’impatto con il mondo del lavoro, dalle tipologie contrattuali alle committenze, dai salari alla mortalità professionale, con particolare riguardo alle questioni di genere. I dati e le storie raccolti raccontano di un settore in forte difficoltà, ma ricco di professionisti e imprese intraprendenti, che affrontano la complessità della crisi rischiando, continuando ad investire sulla propria professionalità e adoperandosi nelle mille sfaccettature che la professione dell’archeologo oggi può assumere.
Il Report rappresenta uno strumento prezioso, non solo per gli operatori del settore, ma anche per le Istituzioni, per disegnare il futuro della professione degli archeologi italiani.
Nel ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta dei dati, la Confederazione Italiana Archeologi invita tutti i colleghi archeologi a leggere e a contribuire alla diffusione del testo del Report, per contribuire a diffondere una conoscenza più approfondita della nostra professione.

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