Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 3 ottobre 2014

“My pain feels like…”

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

BruxellesIl Progetto “My pain feels like…” è stato presentato oggi in una conferenza presso lo European Economic and Social Committee, con il patrocinio della Presidenza Italiana a Bruxelles. Active Citizenship Network, la rete internazionale di Cittadinanzattiva, ha organizzato la conferenza per presentare le buone pratiche europee nella gestione del dolore cronico, e “My pain feels like…” è stata selezionata come uno degli esempi virtuosi, in questo campo, a livello continentale. Il progetto “My pain feels like…” è stato presentato da uno dei suoi sviluppatori, il dottor Roberto Casale, del Dipartimento di Neurofisiologia Clinica e responsabile dell’Unità di riabilitazione del dolore dell’Ircss di Montescano (Pavia). L’iniziativa “My pain feels like…” è stata sviluppata in collaborazione con Grünenthal – azienda farmaceutica costantemente impegnata nella ricerca di soluzioni innovative per il trattamento dei pazienti con dolore, ma anche nello sviluppo di progetti destinati a favorire la corretta comunicazione fra medico e paziente. Elemento chiave del Progetto presentato a Bruxelles è il questionario “My pain feels like…”, che aiuta i pazienti a descrivere in modo dettagliato il proprio dolore. La miglior comprensione dei sintomi da parte dei medici, infatti, può favorire una diagnosi ottimale e il trattamento più efficace.
«Il questionario “My pain feels like…” ha aiutato i miei pazienti a descrivere meglio I tratti salienti del proprio dolore. – ha dichiarato il dottor Roberto Casale –. Personalmente, trovo che sia molto utile per favorire la corretta diagnosi e scegliere il trattamento più appropriato, ha concluso Casale.
Sul sito http://www.mypainfeelslike.com, i pazienti possono trovare maggiori informazioni sul dolore del quale stanno soffrendo, leggere le esperienze di altri pazienti e scaricare il questionario che li aiuterà a comunicare con i propri medici curanti.
Oltre 26 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di dolore neuropatico1. Circa il 60% di tutti questi casi può essere definito “dolore neuropatico localizzato” (LNP), in quanto riguarda un’area del corpo circoscritta2. Solo il 40-60% dei pazienti che soffrono di dolore neuropatico localizzato ottengono un sollievo adeguato3. Spesso questi pazienti sono sottoposti a terapie che procedono per tentativi (c.d. “trial and error treatments”) o sono costretti a sopportare cure insufficienti, adeguate gradualmente ma in un lasso di tempo che può raggiungere mesi e persino anni3. Sono pazienti la cui sofferenza non è quindi soltanto fisica, ma anche emotiva, psicologica e sociale. Una corretta e tempestiva diagnosi è fondamentale per individuare il trattamento appropriato. Nell’80% dei casi i medici sovrastimano o sottostimano il livello di inabilità dei propri pazienti correlata al dolore4. Per questo è importante che i pazienti siano messi nelle condizioni di descrivere in modo dettagliato, ai medici, i propri sintomi dolorosi. Se medici e pazienti si formano un’idea comune e un’idea realistica dell’impatto e del tipo di dolore accusato dal paziente, il trattamento può iniziare prima, consentendo terapie caratterizzate da più elevati tassi di successo.

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Medicina sul web

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

webNell’era del Web 2.0, come deve adeguarsi il modo di comunicare dei professionisti dell’informazione su temi fondamentali come quello della salute? La comunicazione giornalistica in ambito medico-scientifico risponde ancora ai bisogni dei suoi fruitori? Per discutere questi ed altri aspetti, Merck Serono S.p.A., affiliata italiana di Merck, ha convocato a Milano esperti del settore in occasione dell’incontro “Biotecnologie ed Innovazione in Medicina sul Web 2.0. Fonti di informazione, fruitori, linguaggi”. Obiettivo dell’iniziativa quello di offrire spunti di riflessione sull’impatto che i nuovi media hanno sull’attività di quanti sono chiamati ad informare, in maniera corretta e referenziata, l’opinione pubblica sui temi della salute e del progresso scientifico.“L’incontro con i professionisti dell’informazione sul tema della corretta comunicazione giornalistica sulle biotecnologie e l’innovazione scientifica è oramai diventato un appuntamento fisso: è infatti il terzo anno che Merck Serono S.p.A. promuove questa iniziativa – ha sottolineato Antonio Tosco, Direttore Health Outcomes & Market Access di Merck Serono S.p.A. – Siamo convinti che fare cultura ed alimentare la discussione su questi temi sia più che mai necessario, soprattutto in un momento storico in cui l’avvento di nuovi media digitali altamente interattivi e particolarmente pervasivi, impone a tutti coloro che fanno comunicazione nell’ambito della salute di riflettere sul proprio modus operandi. La necessità di una ridefinizione del modo di relazionarsi con il proprio target non riguarda quindi solo i professionisti dell’informazione, ma coinvolge tutti gli attori del settore healthcare”. “Merck Serono S.p.A. – ha concluso il Dott. Tosco – si sta dimostrando particolarmente attiva in ambito digital, seppur con l’attenzione necessaria in un settore così regolamentato quale il farmaceutico: abbiamo in essere circa 20 i progetti, tra siti Internet, App per tablet e smartphone, account e pagine sui social network nell’ambito delle nostre iniziative istituzionali più importanti”.

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Medicina di genere e salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

Ambientamento_CamerinoCamerino. Il Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, per la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni dell’Università di Camerino organizza per il prossimo lunedì 6 ottobre il convegno sul tema “La medicina di genere e la promozione della salute”.La medicina di genere, una innovativa branca in ambito biomedico, ancora poco diffusa in Italia, indaga sulle relazioni tra l’appartenenza al genere sessuale e l’efficacia delle terapie farmacologiche e mediche. In questo contesto, il concetto di genere non si applica semplicemente ai caratteri sessuali degli individui e quindi a fattori anatomici e fisiologici, ma anche ai fattori ambientali, e cioè all’influenza che la società, la cultura, l’educazione e la psicologia possono avere sull’individuo, come uomo e donna.
Grazie alle indicazioni che provengono dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (e, in Italia, da Istituto Superiore di Sanità e AIFA), le ricerche in ambito medico e farmacologico si stanno sempre più orientando verso la soluzione delle problematiche mediche e farmacologiche in termini di genere, alfine di individuare soluzioni terapeutiche basate sulla consapevolezza della differenza di genere.“Abbiamo fortemente voluto organizzare questo convegno – ha dichiarato la prof.ssa Piera di Martino, Presidente del Comitato Unico di Garanzia (CUG) di Unicam – perché siamo fermamente convinte che la divulgazione delle tematiche di genere in un contesto scientifico ampio tra gli operatori del settore e chi si accinge alla pratica medica e farmacologica sia estremamente importante”.Il convegno si terrà a Camerino presso l’Aula Arangio Ruiz del Palazzo ducale a partire dalle ore 9.30 e sarà aperto dai saluti del Rettore Unicam Flavio Corradini, del Sindaco di Camerino Gianluca Pasqui e della presidente del CUG Piera Di Martino. Interverranno poi in qualità di relatori alcuni dei massimi esperti sulla tematica della medicina di genere tra cui Giovannella Baggio dell’Università di Padova, Adriana Albini di Ondaosservatorio, l’Osservatorio nazionale sulla salute della Donna, e Stefano Vella dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel pomeriggio invece parteciperanno in qualità di relatori Enrico Bordoni Direttore Agenzia Regionale Sanitaria delle Marche, Pierluigi Gigliucci Direttore dell’Area Vasta 3, Tiziana Sabetta dell’Università Cattolica di Roma, Celestino Bufarini dell’Ospedale di Torrette di Ancona, Silvia Casili e Claudia Santoni dell’Osservatorio di Genere di Macerata

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La cultura dell’espresso

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

Caffè Fiume 2TriestEspresso Expo, la più importante fiera dedicata esclusivamente al caffè espresso organizzata da Aries, torna per la sua settima edizione dal 23 al 25 ottobre 2014 per celebrare in tutte le sue forme il caffè italiano per eccellenza.Conferenze, workshop, degustazioni oltre naturalmente alle miscele, alle macchine da caffè, agli impianti e a tutti gli accessori presentati dagli espositori saranno gli ingredienti della fiera professionale di Trieste. “Mi fa molto piacere partecipare a TriestEspresso Expo in qualità di Executive Director dell’International Coffee Organization – rileva Robeiro Oliveira Silva -. L’Italia è un paese che ha contribuito moltissimo alla storia del caffè, è un membro assai attivo dell’ICO e il prossimo anno, a settembre 2015, ospiterà il Global Coffee Forum. Ringrazio gli organizzatori per l’invito e non vedo l’ora di unirmi ai professionisti che arriveranno da tutto il mondo per celebrare la cultura dell’espresso”.Per tre giorni l’espresso sarà infatti protagonista assoluto di questa fiera fortemente focalizzata sul business: se ne parlerà innanzitutto nel convegno d’apertura in programma alle ore 10.00 di giovedì 23 ottobre durante il quale interverrà lo stesso Robeiro Oliveira Silva con un outlook sulla produzione del prossimo anno. Il giorno seguente, venerdì 24 ottobre alle ore 16.30 nella Conference Hall, si discuterà della candidatura dell’espresso a bene immateriale dell’Unesco, un obiettivo a cui ha iniziato a lavorare il “Consorzio per la tutela del caffè espresso italiano tradizionale” costituito da importanti brand italiani di settore.Chi vorrà acquisire maggiori competenze e conoscenze su questo prodotto potrà seguire i workshop e le educational sessions della Speciality Coffee Association Europe – SCAE che ha messo in calendario, fra gli altri, i moduli su “Come degustare il caffè” base e avanzato, “Come gestire la curva di tostatura”, “Come torrefare il caffè per l’espresso”.Per mettere alla prova le proprietà abilità di degustazione, si potrà tentare di riconoscere i vari aromi in tazza al banco di degustazione della FIPE, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, dove compilando un apposito modulo si potrà contribuire a un’indagine realizzata in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori volta a mettere in luce l’effettiva conoscenza dei consumatori dell’espresso. Il cup tasting sarà anche al centro di uno degli approfondimenti messi a punto per TriestEspresso da illycaffè. L’azienda leader sinonimo di caffè italiano di qualità nel mondo, con sede proprio a Trieste, ha curato con la propria Università del Caffè un programma di incontri che si susseguiranno nei tre giorni di fiera sia allo stand che nel padiglione della Centrale Idrodinamica.
L’espresso sarà celebrato anche al di fuori dei padiglioni del Porto Vecchio di Trieste: percorsi guidati nei caffè storici della città, una speciale degustazione nella Grotta Gigante (la più grande grotta turistica al mondo), l’iniziativa dell’Associazione Caffè Trieste e del Trieste Coffee Cluster nella tensostruttura in Piazza Sant’Antonio e “Io bevo caffè di qualità” al Caffè San Marco sono pensate per coinvolgere il grande pubblico e per far continuare a gustare l’aroma di caffè ai visitatori professionali anche al di fuori degli spazi espositivi.Tre giornate per celebrare la cultura dell’espresso in tutte le sue forme: programma completo e pre-registrazioni su http://www.triestespresso.it

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Emoglobina umana

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

Duomo_e_Battistero_di_ParmaSono frutto dell’attività congiunta di ricercatori dell’Università di Parma e del National Institutes of Health di Bethesda (USA) i risultati di un lungo e complesso lavoro sperimentale sull’emoglobina umana pubblicati sulla prestigiosa rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences “(USA)
Il gruppo di lavoro dell’Università di Parma comprende Cristiano Viappiani e Stefania Abbruzzetti del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra “Macedonio Melloni”, Andrea Mozzarelli del Dipartimento di Farmacia, Stefano Bettati e Luca Ronda del Dipartimento di Neuroscienze.La ricerca si inserisce all’interno di una collaborazione con il dott. William A. Eaton, direttore del Laboratory of Chemical Physics, National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases del National Institutes of Health a Bethesda, negli Stati Uniti; una collaborazione iniziata nel 1991 con una pubblicazione su “Nature” e proseguita poi con altre pubblicazioni, tra cui un altro articolo pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences” nel 2004.La ricerca sull’emoglobina umana (la proteina contenuta nei globuli rossi che lega l’ossigeno nei polmoni e lo trasporta ai tessuti) ha affrontato e risolto alcune incongruenze del modello che Monod, Wyman e Changeaux hanno proposto nel 1965 per descrivere il legame dell’ossigeno all’emoglobina umana. Nel mondo scientifico questo modello ha avuto conseguenze di vasta portata nella descrizione del comportamento di proteine complesse, ed è uno dei lavori più citati. Tuttavia non è in grado di descrivere gli effetti che alcuni composti che si legano all’emoglobina hanno sull’affinità della proteina per l’ossigeno.Utilizzando una strumentazione sviluppata appositamente presso la nostra Università e un approccio nanotecnologico, è stato possibile evidenziare l’importante ruolo che alcune conformazioni normalmente instabili dell’emoglobina hanno negli equilibri di legame dell’ossigeno alla proteina.I risultati ottenuti sull’emoglobina umana hanno una valenza moto più ampia e si applicano alla descrizione quantitativa della funzione di molte delle proteine complesse che negli organismi viventi regolano il metabolismo, come gli enzimi e i recettori. La ricerca ha anche potenziali ricadute in campo terapeutico, suggerendo strategie per modulare le proprietà dell’emoglobina necessarie per trattare malattie quali l’anemia falciforme o potenziare l’efficacia di agenti antitumorali.

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Il paradosso dei medicinali generici

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

farmaciLa pubblicazione dei dati di ripiano della spesa farmaceutica ospedaliera 2013 ripropone tutta l’irrazionalità del meccanismo del payback applicato ai produttori di farmaci equivalenti. “Un meccanismo, introdotto dalla Legge 135/2012 che penalizza in modo insopportabile il comparto dei farmaci a brevetto scaduto” dice Francesco Colantuoni, vicepresidente di AssoGenerici. “I generici vengono acquistati esclusivamente attraverso il meccanismo delle gare che, come spesso si dimentica, si basano sul criterio del minor prezzo, che non viene stabilito da chi vende, ma da chi compra. Nel momento in cui i produttori di questi farmaci si aggiudicano una gara hanno quindi già fatto risparmiare il Servizio Sanitario Nazionale. Se la spesa complessiva supera il tetto, come nel 2013, anche il comparto fuori brevetto è chiamato alla restituzione attraverso il pay back nonostante gli acquisti di equivalenti abbiano contribuito in maniera determinate al contenimento di questa parte della spesa rispetto al 2012. Ma non basta: ci troviamo ogni anno a restituire somme che ancora non abbiamo incassato, visti i cronici ritardi nei pagamenti”. In alcune regioni, a nove mesi dalla chiusura del 2013 le forniture non sono state saldate. “Se si aggiunge che la Legge stabilisce che non è possibile interrompere le forniture alle strutture ospedaliere in vigenza di contratto anche a fronte della più ostinata morosità, c’è da domandarsi se la vendita di generici in ospedale in Italia sia un modello di attività proponibile” prosegue Colantuoni. Per le aziende di AssoGenerici resta fondamentale che i farmaci fuori brevetto vengano esclusi dal meccanismo del payback sulla spesa ospedaliera, e intendono mettere in atto tutte le possibili azioni per contrastare una norma che nel tempo potrebbe portare, come di fatto in alcuni casi già accade, alla scomparsa della concorrenza con il ritorno del monopolio. Un intervento del legislatore nel caso specifico sarebbe quanto mai auspicabile.

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Ictus: nuove terapie

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

ictus cerebraleL’utilizzo della ‘taglia unica’ nella terapia di recupero post-ictus porta spesso a scarsi risultati. Per evitarlo, dev’essere attuata una differenziazione degli interventi in base all’entità del danno cerebrale. La notizia viene da un lavoro dei ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, pubblicato di recente su Nature Reviews Neurology.“Le indicazioni di questo studio – sottolinea il Dr. Giovanni Di Pino, ricercatore in Neurologia e Bioingegneria del Campus Bio-Medico e prima firma dello studio – aprono la strada a terapie di recupero dall’ictus sempre più personalizzate e, per questo, più efficaci anche a distanza di anni dall’evento”.“Per fare un parallelismo – spiega il Prof. Vincenzo Di Lazzaro, Direttore della Cattedra di Neurologia del Campus Bio-Medico e senior author della ricerca – è come se, in fase di attraversamento di una strada, vedessimo arrivare un’automobile in corsa. La scelta di affrettare il passo verso l’altra parte o di tornare indietro dipende da quanta distanza abbiamo già percorso dal marciapiede. In tal modo, un utilizzo più mirato degli impulsi elettrici e dei campi magnetici consentirà di interfacciarsi con il cervello ‘riavviandolo’ e ‘riprogrammandolo’, un po’ come avviene con i computer”.Il cervello umano funziona trasformando impulsi elettrici in segnali chimici (rilascio di neurotrasmettitori) e viceversa. Attraverso questo meccanismo, all’apparenza semplice, miliardi di cellule nervose comunicano in ogni istante e ci permettono di pensare, parlare e muoverci. Quando si verifica un ictus cerebrale, questi meccanismi possono essere danneggiati in maniera più o meno grave, con conseguenti danni alle normali funzioni cerebrali. Negli ultimi anni, le neuroscienze hanno aperto le porte a un nuovo approccio terapeutico per promuovere il recupero dopo un ictus che potrebbe affiancarsi alla riabilitazione. Si tratta di una strategia ‘elettromagnetica’ in grado di modulare la trasmissione dei segnali elettrici cerebrali e potenziare la comunicazione tra diverse aree cerebrali e tra queste e i muscoli. Ma tale approccio innovativo, basato sull’uso di campi elettrici e magnetici, ha finora permesso di ottenere risultati ancora molto limitati.Dall’analisi effettuata dai ricercatori del Campus Bio-Medico emerge che le due principali ‘scuole di pensiero’ sul trattamento con tecniche di neuromodulazione cerebrale non-invasiva nell’ictus non sono da contrapporre, ma vanno adattate a seconda dell’entità del danno subito dal cervello.
Il primo modello è quello della cosiddetta ‘competizione tra emisferi’, secondo cui, in un cervello colpito da ictus, andrebbe inibita la parte sana per impedire che la sua iperattività rallenti il recupero dell’emisfero leso. Al contrario, l’altro approccio vede nella stimolazione dell’emisfero non colpito da ictus un elemento di forza per favorire il migliore recupero delle funzioni motorie del paziente, sfruttandone l’attività ‘sostitutiva’.I ricercatori del Campus Bio-Medico indicano che non c’è una strada unica valida genericamente per tutti i pazienti. La scelta del trattamento indicato, piuttosto, dipende da quanto grande è il danno cerebrale. Secondo gli studiosi, infatti, se è di modesta entità, l’obiettivo è tornare ad avere un cervello che funzioni come faceva prima dell’ictus. Di conseguenza, l’approccio più adeguato è quello di inibire l’iperattività dell’emisfero sano. Se, viceversa, il danno cerebrale è molto vasto, la strategia di recupero vincente è quella che potenzia l’emisfero cerebrale non colpito dall’ictus in sostituzione di quello danneggiato.A questa ricerca si lega un secondo studio, realizzato sempre dai neurologi del Campus Bio-Medico e pubblicato sulla rivista Brain Stimulation. I ricercatori hanno scoperto che alcune caratteristiche genetiche influenzano il modo in cui il cervello di un soggetto colpito da ictus si riorganizza dopo l’evento. Lo studio si è focalizzato sugli effetti delle varianti di un singolo gene, che codifica una proteina della famiglia delle neurotrofine, chiamata Brain Derived Neurotrophic Factor (BDNF). Questa proteina favorisce la sopravvivenza dei neuroni e influenza i fenomeni di plasticità cerebrale. “Abbiamo scoperto – chiarisce Di Lazzaro – che per poter definire i programmi terapeutici e riabilitativi post-ictus anche le caratteristiche genetiche dell’individuo rappresentano un elemento rilevante da prendere in considerazione. Di fatto, questo gene influenza il modo in cui i due emisferi cerebrali reagiscono a un ictus: nei soggetti con la forma più diffusa del gene l’emisfero cerebrale non colpito prende il sopravvento, diventando ipereccitabile agli stimoli esterni. Nei soggetti con una variante del gene, detta polimorfismo, lo sbilanciamento tra l’attività dei due emisferi che si verifica dopo l’ictus è nove volte inferiore. L’ipereccitabilità dell’emisfero non colpito da ictus ha un ruolo significativo nei processi di recupero, in quanto può favorirlo, soprattutto quando i danni dell’ictus sono molto estesi, ma può anche interferire con esso nel caso di lesioni di minori dimensioni”.I risultati di questi due studi apriranno la strada ad approcci terapeutici post-ictus molto più promettenti, potenzialmente efficaci anche ad anni di distanza dall’evento.

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Infertilità in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 ottobre 2014

fertilità“La ricerca del Censis sull’infertilità in Italia presentata ieri lancia un forte grido d’allarme: oggi più che mai è necessario intervenire efficacemente e con interventi mirati per tutelare la fertilità rivalutando la giusta età fisiologica, piuttosto che cercare risposte quando ormai è tardi”, commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali di Scienza & Vita.“Il diffuso analfabetismo sia riguardo il proprio corpo sia delle abitudini utili alla salvaguardia della propria capacità riproduttiva, sommati alla scarsità di informazioni sul tema, rendono improrogabile la concretizzazione di azioni per la prevenzione dell’infertilità. Tra queste sicuramente vanno inserite tutte quelle che riguardano la rimozione degli ostacoli economici e sociali all’avvio di un progetto di genitorialità per i giovani”. “Guardiamo con attenzione al Piano nazionale per la fertilità presentato dal governo italiano, con cui condividiamo l’urgenza e la priorità nella veicolazione di dati e indicazioni. In questo senso Scienza & Vita continuerà e potenzierà la sua azione formativa e informativa volta alla prevenzione delle cause, alla diffusione della conoscenza dei meccanismi che regolano la fertilità e alla promozione della fecondità attraverso la presa di consapevolezza del valore della propria sessualità”.

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